CURIOSITÀ SUI DISCHI

Ho trovato questo articolo nel sito di STEFANO TARQUINI http://digilander.libero.it/pinkside/index.htm e mi è sembrato giusto riproporre questa sezione perchè la trovo molto interessante. Invito inoltre a visitare tutto il sito di Stefano perchè per noi italiani è veramente strepitoso, ci sono molte storie interessanti.

Ma ora concentriamoci sui dischi: se volete sapere tutto, ma proprio tutto sui dischi dei Floyd non vi resta che cliccare qui sotto e  leggere l’articolo!

“THE PIPER AT THE GATES OF DAWN”.

“The Piper at the Gates of Dawn”, uscito ufficialmente nell’agosto del 1967 in Inghilterra, la prima fatica del gruppo, richiamava essenzialmente i primi due singoli, “Arnold Layne” del marzo 1967 e “See Emily Play” del giugno 1967, che già dal primo periodo furono un successo di vendita. Raggiunse il 6° posto nella classifica inglese dei 33 giri, rimanendo per 7 settimane nella Top20 Inglese. Registrato agli Abbey Road Studios di Londra quasi nello stesso momento di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, il disco fu sottovalutato all’inizio dai fans, tranne che per due canzoni, “Interstellar Overdrive” e “Astronomy Domine”, considerate invece ‘underground’, in linea con il periodo.

Il titolo di questo LP viene dal titolo del settimo capitolo del libro di Kenneth Graham “Wind in the Willows”, dove Ratty e Molly cercano un animale perduto, e hanno una specie di esperienza religiosa quando incontrano, appunto, “The Piper At The Gates Of Dawn” (che molti identificano in Pan). Il titolo per l’album-tributo a Syd Barrett “Beyond the Wildwood” è anch’esso preso dal nome del settimo capitolo di quel libro.

La copertina di “The Piper at the Gates of Dawn” è in perfetto stile ‘flower power’ del 1967: una serie di scatti sovrapposti dei quattro Floyd in abiti di “Granny Takes A Trip”, realizzata da Vic Sigh, un amico del produttore Norman Smith. Per quanto riguarda invece il retro della copertina, Syd Barrett fu il principale responsabile della scelta del motivo, dato che era un suo disegno: anche questo fu ispirato dalla session di foto che i Floyd fecero in un parco di Londra.
Norman Smith (che già lavorava con i Beatles, sino a “Ribber Soul”), uno dei produttori dello staff della EMI, fu uno dei principali mecenati dei Floyd, che portò la band a stipulare il contratto con la EMI, presente in ogni giornata di session durante la registrazione dell’album.

Peter Jenner fu presente nell’album attraverso la sua voce: la si può udire tra le voci che pronunciano i nomi dei corpi celesti con il megafono durante “Astronomy Domine”. L’inspirazione di questo pezzo fu presa, secondo i più informati fan, da alcuni della EMI dalla prima esperienza di Syd con l’LSD e per la sua passione per i corpi celesti. Comunque, la canzone fu inclusa negli spettacoli dal vivo per parecchie date, prima della versione finale che poi risultò nell’album

Alcune variazioni sui brani. L’edizione giapponese del disco ha aggiunto “See Emily Play” alla fine della seconda facciata, mentre l’edizione americana è un tantino differente da quella europea. Qui sotto sono riportati i brani presenti sulle due edizioni:
edizione americana: see emily play – pow r. toc h. – take up my stethoscope and walk – lucifer sam – matilda mother – the scarecrow – the gnome – chapter 24 – interstellar overdrive;
edizione europea: astronomy domine – lucifer sam – matilda mother – flaming – pow r. toc h. – take up thy stethoscope and walk – interstellar overdrive – the gnome – chapter 24 – scarecrow – bike.
Negli U.S.A., il disco fu affidato dalla Capitol alla Tower Records, che realizzò una versione dell’album la cui uscita coincideva con il tour americano di ottobre dei Floyd. Ma la versione americana fu assemblata anch’essa in maniera differente rispetto a quella europea

La disposizione all’origine dei pezzi del disco non includeva “Interstellar Overdrive”, che inizialmente era stata registrata per essere pubblicata su 45 giri e poi accantonata dal gruppo in attesa di incidere qualche nuovo brano.

Il titolo e gran parte dei testi di “Chapter 24” furono riprese direttamente dal libro “Chapter 24” di “I Ching”, un vecchissimo testo cinese di 5000 anni, che all’epoca era uno dei libri preferiti da Syd. Invece, “Pow R. Toc H” fu rinominata “The Pink Jungle” durante l’esecuzione della suite “The Man” nel 1969. E’ stato detto che il brano non era niente altro che le prove embrionali di quello che sarebbe poi diventato “Interstellar Overdrive” e che doveva essere inserito in quella canzone. Poi, però, diventò un pezzo unico.

Alcune variazioni delle copertine.
In Italia, l’album uscì nel 1971, con una copertina totalmente differente: rappresentava una foto dei Floyd con Gilmour, fatta circa alla fine del 1969 davanti ai Key Gardens a Londra.
Nel 1983, invece, in Inghilterra, la ristampa dell’album fatta dalla Fame uscì con la parola “Fame” scritta a lettere rosse obliquamente nell’angolo in alto a destra.

“Take Up Thy Stethoscope And Walk” fu la prima composizione di Waters ad essere registrata negli studi. La canzone doveva ricreare il suono on stage della band, ma Norman Smith tagliò la parte mediana.

Si dice che “The Gnome” fu inspirata sia dal libro di J.R.R. Tolkin “Il Signore degli Anelli”, sia da “Wind in the Willows” di Kenneth Grahame. La canzone sembra essere la descrizione di un viaggio di Frodo, il piccolo gnomo che si trova nel libro.

Come si pronuncia “Domine”.
La domanda può essere evasa con un “dom-in.ee”, in rima con la parola precedente (“astronomy”), oppure secondo una interpretazione dal latino “doh-mi-nay” o “domine”, dominare. Ascoltando alcuni Roio ed alcune interviste, possiamo dire che entrambe le pronunce sono verosimili. Perfino Mason in una intervista del 1994, pronunciava la parola come “domine”, alla maniera latina.

“See Emily Play” fu una rivisitazione di un precedente pezzo della band, “Games For May”, che fu scritto ed interpretato appositamente per il concerto del Queen Elizabeth Hall del maggio del 1967, durante la serata dei “Free Games For May”. Si dice che durante la session di registrazione del pezzo, il 21 maggio 1967, Gilmour fece visita all’amico Barrett negli studi di registrazione, proprio mentre usava il suo effetto preferito, un accendino Zippo sulle corde della sua chitarra, come se fosse un effetto slide.
Il nome di Emily deriva, secondo i più assidui fans, da Emily Young, una sedicenne assidua frequentatrice della Notting Hill Free School, dove sul finire dell’anno precedente il gruppo aveva potuto collaudare il proprio repertorio, in seguito affermata scultrice, figlia di Wayland Hilton Young, 2° baronetto di Kennet, chiamata anche “the psychedelic schoolgirl” per la sua assidua frequentazione dell’UFO Club, dove i Floyd suonavano spesso.

Cosa significa “Pow R Toc H”?
Secondo la maggior parte dei fans significa “Power Toke” oppure “Power Tokage”. Qualcuno suggerisce invece che possa significare “Power Touch”. Ma il vero problema con quest’ultima interpretazione è che esiste lo spazio tra la “C e la “H”.
Ci sono delle interviste alla band che disse che il titolo si annuncerebbe come si legge, ovvero “pow are toc ache”: se lo si pronuncia velocemente e ripetutamente, vedrete che diventerà “power tokage”.
Comunque, sappiamo che la canzone, o almeno il ritornello iniziale, fu ispirato da un avvenimento realmente accaduto durante uno dei primi concerti del gruppo: dopo lo show, mentre la band stava smontando gli strumenti, un ubriaco salì sul palco, barcollò sino al microfono e cominciò a cantare: “ka-choom pa pa, ka-choom pa pa…”.

Cosa si dice nell’inizio di “Astronomy Domine”? E’ Peter Jenner (il manager dei Floyd di allora) che grida qualcosa (potrebbe essere un oroscopo), e un’altra persona che parla attraverso un megafono. E’ veramente arduo scoprire esattamente cosa dicono, ma Mark Brown e Matt Denault hanno immaginato questo:
“Moon in both [houses]…” ….. “…Scorpio, [Arabian Skies], Libra…”….. “…Pluto was not discovered until 1930…”.
“…[two/ten] seconds to [ignition]…”….. “…all systems satisfied…”.
“…just completed orbital…”.

Come si traduce in spagnolo il titolo?
Letteralmente, il titolo dovrebbe essere tradotto come “El Gaitero A las Puertas Del Amanecer”, ma nelle versioni in lingua spagnola del Sudamerica, come la stampa del Venezuela, il titolo viene tradotto come “El Flautista De La Puerta De La Madrugada”. Analizzando il titolo, il termine “alba” (“dawn”) può essere tradotto in vari modi in spagnolo, come “alba”, “madrugada”, “amanecer”, “romper el día”, “aurora”. Per cui, c’è poca differenza. La differenza, invece, c’è con il termine “piper”, in quanto si deve parlare di due strumenti differenti: infatti, la parola, come tradotta in Sudamerica (“Flautista”) indica un suonatore di flauto, un pifferaio, mentre il termine più giusto, “Gaitero”, è il comune zampognaro.
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“A SAUCERFUL OF SECRETS”.

“A Saucerful of Secrets”, secondo disco della band, registrato tra l’agosto 1967 ed il maggio 1968 agli EMI Studios di Abbey Road ed ai Sound Techniques Studios di Chelsea a Londra, uscì ufficialmente il 29 giugno 1968 in Inghilterra, dopo essere stato missato agli studi di Abbey Road (sia la versione mono che quella stereo). Contiene 8 brani, tra i quali spiccano “Set the controls for the heart of the sun” e la mini-suite “A Saucerful of Secrets”, che da il titolo all’album. A differenza del primo, questo disco non contiene singoli di successo (come era avvenuto per i primi due nel 1967).
Fu l’album della transizione, poichè nelle sue canzoni erano presenti tutti e cinque i Floyd, anche se in momenti diversi. Infatti, alla fine del 1967, Barrett aveva cominciato i suoi ‘esperimenti’ con l’LSD ed iniziava a crollare; l’arrivo di Gilmour contribuì a cambiare le cose ed a fare uscire la band da una specie di periodo di attesa. Così, agli inizi del 1968, la band cambiò anche il nome, togliendo il “The” e confermando che Barrett non era più un membro del gruppo.

E’ il primo album dei Pink Floyd con la copertina fatta dalla Hipgnosis di Storm Thorgerson, che ha usato anche la fotografia del “Dr. Strange” (dalla saga di Marvel Comics) per simboleggiare gli stati alterati della coscienza. La copertina del disco si rivelò piuttosto complessa, avendo richiesto ben tredici diverse sovrapposizioni a colori, create da Thorgerson e Powell, che riuscirono a creare in poco tempo una sorta di collage di tredici immagini sovrapposte: alcuni fumetti della Marvel Comics, una vecchia fotografia di un alchimista, immagini di ampolline e bottigliette, una ruota zodiacale, il sole, alcuni pianeti, una piccola foto del gruppo sulle rive di un fiume fuori Londra. lo strano effetto del collage di copertina fu ideato da John Whitely. Per ottenere l’immagine Thorgerson si chiuse in una camera oscura, dove vivrà anche alcune delle sue visioni oniriche, aiutato dalle esalazioni emanate dal bagno di fissaggio delle pellicole. Sembra anche che confessò di essere riuscito ad ottenere i migliori effetti di terrore e sublime passando per la paura che spaventa i più i bambini: quella del buio.

Nella copertina cosa significano la “y” e la “d” prima del nome “Pink Floyd” e la successiva “p”?
Una piccola controversia era nata negli anni ’80 sul significato delle lettere sulla copertina, la “y” e la “d” prima del nome “Pink Floyd” e la successiva “p”.
Secondo alcuni, le prime due lettere sono la fine del nome “FLOYD”. Il nome Pink Floyd, secondo l’intenzione originaria dell’Hipgnosis, avrebbe dovuto essere ripetuto più volte. Ma non ci sono conferme in questo. La ciclicità è un elemento importante dei Pink Floyd, come si vede in alcune altre occasioni. E anche la “p” finale dovrebbe essere l’inizio del nuovo nome “PINK”, a conferma di questa tesi.
(p i n k f l o) y d pinkfloyd p (i n k f l o y d)
Ma c’è un’altra teoria, più affascinante. Secondo altri, l’interpretazione delle prime due lettere sta nel fatto che siano da riferire a Syd Barrett, che lasciò la band in quell’anno. Così, potrebbe essere:
(S) y d pinkfloyd p (ink floyd)
In effetti, la tesi che potesse essere riferito a Syd Barrett può spiegarsi con il fatto che Syd è una parte dell’album, avendo suonato e composto alcune canzoni, e la copertina potrebbe riflettere questa situazione, voluta dai Floyd o dalla Hipgnosis. Infatti, secondo le sessions di registrazione, Syd Barrett è presente sul disco solo in “Remember a Day” e “Jugband Blues”.

I brani non inclusi.
Alcuni brani non sono stati inclusi nel disco. Nel sul eccellente libro, “The Making of the Madcap Laughs”, Malcolm Jones elencò l’intera sessione in studio alla EMI per i due primi dischi dei Floyd. Quella di “ASoS” ha all’interno alcune canzoni sconosciute: “John Latham”, “In The Beechwoods”, “Richards Rave Up”, “Nicks Boogie (1st, 2nd and 3rd movement)”, “The Boppin’ Sound”. Questi pezzi non sono mai stati ripresi, ad eccezione di “Nicks Boogie”, che fu registrato inizialmente nel gennaio 1967. Qualcuno ha asserito che questi pezzi non sono canzoni vere e proprie, ma brani di prova per i vari segmenti del brano “A Saucerful Of Secrets”, incluso nel disco.
Le session di “ASoS” elencano solo canzoni complete, non prove o spezzoni di canzoni. Tuttavia, “Nicks Boogie” potrebbe essere riferito a “Syncopated Pandemonium”, e “Richards Rave Up” a “Storm Signals”.

I brani in cui suonò Syd Barrett.
Lo dobbiamo a Gilmour stesso (“Guitar World”, Feb. 1983) se sappiamo con certezza in quali brani suonò Syd: lui dice che Syd suonò in 3 o 4 pezzi, tra cui “Remember a Day” e “Jugband Blues”, oltre a partecipare con una piccola parte a “Set The Controls For the heart of the Sun”.
malcom Jones, in un articolo su “Record Collector” del febbraio del 1992, suggerì che Syd aveva suonato anche in “Corporal Clegg”, non confermato da altri biografi.

I testi di “Set The Controls For The heart Of The Sun”.
Roger Waters basò le parole di “Set The Controls For The heart Of The Sun” da un libro cinese di poesie, che conteneva alcuni pezzi di Li Ho e di Li Shang-Yin.

Le influenze nei testi di “Let There Be More Light”.
I testi della canzone di “Let There Be More Light” furono influenzati da vari libri scientifici, come, “Mildenhall” (una base della R.A.F.), “Hereward the Wake” (un guerriero inglese, conosciuto come “the last Englishman”, l’ultimo inglese, che combattè contro l’oppressione normanna), “Carter’s father” (Edgar Rice Burroughs, il creatore di Tarzan, che scrisse anche delle storie su John Carter of Mars), “The Rhull” (A.E.Van Voght scrisse un libro intitolato “The War against the Rull”, da non confondere con i “Krull” dei cartoons della serie della Marvel.

“Remember A Day” era stata in origine registrato sotto il nome di “Sunshine” per il precedente album, ma fu scartata durante l’assemblaggio; fu però inclusa nel secondo lavoro della band. Un fatto curioso fu che Barrett suonò in questo pezzo la chitarra, anche se il brano fu finito dopo la sua partenza.

La suite di “A Saucerful Of Secrets” ebbe la sua prima apparizione durante la BBC Session del giugno del 1968, con il titolo di “Massed Gadgets of Hercules”. Il pezzo poi divenne uno dei migliori brani dal vivo del loro spettacolo, anche se con parecchie variazioni improvvisate.
Sino all’uscita di “Ummagumma” (dove era presente la sua versione live), i quattro movimenti in cui era divisa la canzone non avevano titolo; in quel momento diventarono:
a) Something Else,
b) Syncopated Pandemonium,
c) Storm Signal,
d) Celestial Voices (quest’ultimo era di gran lunga usato all’interno della famosa suite “The Journey” durante il tour del 1969).
Una curiosità: Gilmour per “A Saucerful Of Secrets” usò una amplificazione Selmer da 50W con un 4×12 cabinet ed una unità Eco Binson, con una chitarra Telecaster (rubata in seguito e rimpiazzata dalla famosa Stratocaster). Saltuariamente, il Selmer fu sostituito da un Hi-Watt Gear, con effetti a pedale.
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“MORE”.

La terza fatica dei Pink Floyd uscì nel luglio del 1969, con poche difficoltà e sembra dopo sole poche settimane di registrazione agli Abbey Road Studios di Londra nel marzo del 1969: era la colonna sonora dell’omonimo film “More”, diretto da Barbet Schroeder. Durante la registrazione, il gruppo non smise però di suonare dal vivo e partecipò a 9 concerti.
Ai singoli componenti del gruppo venne offerta la somma di 600 sterline per comporre i brani; la band veniva da altre esperienze filmografiche: “Tonight! Let’s All Make Love In London” nel 1967, “San Francisco” nel 1968 con i 16 minuti di “Interstellar Overdrive”, “The Committee” sempre nel 1968, anche se erano solo pezzi singoli rivisitati. Con “More” i Floyd fecero la loro prima intera colonna sonora per una pellicola, poi bissata nel 1972 da “Obscured By Clouds”.
Il film non ebbe il successo sperato, tranne che in Francia, dove debuttò al 22° Festival Internazionale del Film di Cannes (13 maggio 1969). Di conseguenza fece conoscere il gruppo anche in quel paese un po’ restio alla musica rock anglo-americana.

Durante la preparazione della colonna sonora vennero scartate 2 canzoni: “Hollywood” e “Seabirds”. La prima era strumentale, scritto da Gilmour per la colonna sonora, ma mai pubblicata, la seconda, scritta da Waters, doveva essere usata come sottofondo in una scena del film, ma alla fine non furono pubblicate nel film. “Seabirds” venne successivamente pubblicata in “The Pink Floyd Songbook” (Lupus Music/Music Sales, 1976).

Per la copertina del disco, venne utilizzato semplicemente un fotogramma del film di Barbet Schroeder che, dopo essere stato esposto, fu ricolorato a tinte forti. Come al solito fu creata dalla Hipgnosis, che aggiunse anche i titoli di testa completi del film “Soundtrack from the film MORE played and composed by Pink Floyd”.

Alcuni pezzi hanno accompagnato i Floyd durante il tour del 1969, soprattutto la canzone “Cymbaline”, che fu suonata dal vivo all’inizio come “Nightmare” (incubo) nella famosa suite “The Man” e “The Journey” (che si può ammirare sentendo il CD del concerto di Amsterdam del 17 settembre 1969). Durante la canzone, verso la metà, l’incubo cominciava: il camminare di passi spettrali attraverso il pavimento, l’apertura di una porta che cigola, ecc. (tutti la possono sentire in vari nastri dell’epoca). Tutto questo rappresentava la grande opportunità per i Floyd di spegnere momentaneamente il loro sistema del suono, il famoso Azimut Coordinator. Così, anche dopo la performance di “The Man” e “The Journey”, potevano suonare ancora i segmenti della canzone. In aggiunta al loro tradizionale impianto quadrifonico, i Floyd mettevano diffusori su livelli multipli (su balconi e simili). Potevano così, usando un controllo come un joystick, spedire suoni su e in giù per il sistema, intorno al pubblico e tutto intorno alla sala del concerto. La versione di questa canzone del film aveva invece testi differenti ed era cantata da Roger Waters, mentre nell’album è cantata da David Gilmour.

Nell’edizione americana della Capitol (SW-11198), il disco (non la cover) riporta i seguenti titoli per “Up The Khyber” e “Quicksilver”: “Up The Kyber (Juke Box)” e “Quicksilver (Water-Pipe)”. E’ stato detto che la canzone “Up The Khyber” è stata voluta per accompagnare una scena di sesso anale nel film. “Khyber” è gergo slang per “arse”. Dettagli più convincenti furono dati da David King in un articolo sul film More nel numero 40 di BD.

“Green Is The Colour” fu suonata anch’essa nella suite di “The Journey” con il titolo di “The Beginning”. In seguito, durante i successivi tour, fu attaccata a “Careful With That Axe, Eugene”, contribuendone a fare un unico momento live.
Anche “Quicksilver”, un brano strumentale, faceva parte della suite “The Man” e suonato, con il titolo di “Sleeping”, per vari concerti del 1969.

“More Blues”, invece, fu suonato dal vivo come bis durante alcuni concerti dei successivi tours del 1970, del 1971 ed anche del 1972, oltre l’ultimo concerto di Montreal del 6 luglio 1977 (tour di “Animals”).
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“UMMAGUMMA”.

“Ummagumma”, prima fatica live dei Floyd, è uno stupendo doppio album uscito nel 1969. Il primo disco contiene i famosi brani registrati dal vivo durante il mini tour inglese che il gruppo affrontò nel 1969, e più precisamente a Manchester ed a Birmingham, come riportato nella copertina. Il secondo disco, invece, venne inciso in studio (credo Abbey Road) con pezzi interamente nuovi in due mesi (agosto e settembre 1969), anche se in parte alcuni già rodati in qualche data live precedente.
“Ummagumma” fu il primo lavoro realizzato per la Harvest, la nuova compagnia satellite della EMI.

La copertina di “Ummagumma” è un gioco visuale sull’impossibile. Le foto dell’intera scena sono state stampate progressivamente più piccole e montate sul posto: le posizioni dei membri del gruppo cambiarono a rotazione per divertimento. L’idea era anche di proporre un raffronto tra una prospettiva mentale (l’immagine sulla parete) ed una fisica (quella della gente in giardino), come detto dallo stesso Thorgerson in un’intervista del 1978. Sempre nella copertina di “Ummagumma”, si può notare che l’ultimo riflesso nel muro è la copertina di “A Saucerful of Secrets”. Lo spunto per la cover venne a Storm da un’immagine dell’infinito che veniva utilizzata nei test psicologici, in cui il soggetto si allontana, ma potrebbe anche avvicinarsi: il gusto per l’illusione ottica non si esaurisce però una volta finito l’effetto sorpresa, anzi, prolunga l’interesse verso l’immagine nel tentativo di trovarne un’interpretazione. Come nei quadri di Escher in cui gli occhi si avventurano per i labirinti delle figure e, inconsciamente del cervello.
Sulla copertina dell’album si può vedere come ci sia, sul muro di sfondo in basso, il poster del film “Gigì” di V. Minnelli. Questa locandina del film fu cancellata nelle successive edizioni americane e anche europee per noti problemi di copyright legati all’omonimo film ed a seguito della denuncia dello stesso Minnelli, che non aveva gradito questa pubblicità del film. Le edizioni americane avevano quasi tutte anche la scritta “Special Buy” sulla copertina.

Mentre le foto per il davanti erano state scattate da Powell e Thorgerson nel giardino della casa di un amico di Cambridge, quella del retro, che ritraeva due roadies del gruppo immersi nella strumentazione in uso durante il tour del 1969, era stata opera del solo Powell. In particolare, la foto del retro della copertina è presa all’aeroporto di Biggin Hill nella contea di Kent. I roadies nella copertina sono Alan Stiles (lo stesso a cui è riferita la canzone “Alan’s Psychedelic Breakfast”) e Pete Watts (c’è un’intervista con lui su alcuni libri di testi). E’ stata un’idea di Nick Mason mettere tutto il materiale del gruppo secondo una disposizione particolare, dopo aver visto una rivista militare che immortalava un aereo da combattimento con tutto il suo armamento disposto davanti. La Jude che si vede con Roger Waters all’interno del disco è Jude Trim, la prima moglie di Roger.

Sembra che ci sia un messaggio nascosto nel pezzo di “Several Species….”, a circa 4:32. Per ascoltarlo bisogna però mandare il disco a metà velocità: sul canale di destra si può sentire Gilmour che dice “This is pretty avant garde, …isn’t it?”. Ci sono altri messaggi nascosti nel disco: a doppia velocità, si può sentire Waters che dice: “Bring back my guitar”, si possono sentire anche altre voci a circa 3:20 (lento) una strana voce di donna, a 3:38 c’è “Quiet, quiet!” quando è mandata in avanti o ed un’impercettibile “Help, help” quando è mandata all’indietro, mentre in ”Celestial Voices”, a circa 3:55, si sente un colpo di tosse sulla cassa destra

Cosa significa “ummagumma”? David Schuetz e Steven Dobbs hanno ipotizzato: “Ummagumma” era un termine slang per indicare, letteralmente, stivali che bussano (knockin’ boots certamente è stato un termine slang per “The Wild Thang”, che sarebbe, in slang fare sesso). Chiaramente, “Rock and Roll” era un termine slang per questo. Così, guardandola da questo punto di vista, l’album “Ummagumma” potrebbe volere dire semplicemente “Rock and Roll”. Anche la pronuncia di “Ummagumma” sembra essere differente a seconda delle occasioni: nello special della BBC Omnibus sui Pink Floyd, Nick Mason pronunciò il nome come “oo-mah-goo-mah”, ma c’è, da qualche parte, una registrazione dove Roger annunciò una canzone da “uh-ma-gum-a”.

Registrazioni dal vivo presenti in “Ummagumma”. Glenn Povey e Ian Russel, nel loro eccellente libro, ipotizzano che, contrariamente a quanto è riportato sulla copertina del disco stesso, la parte dal vivo di “Ummagumma” fu registrata in tre posti:
– 26 aprile 1969, Bromley Technical College, Bromley Common, Kent
– 27 aprile 1969, Mothers, Erdington, Birmingham, Warwickshire
– 2 maggio 1969, College of Commerce, Manchester, Lancashire.
Poi, iniziando allora una lunga e consolidata tradizione, i Floyd aggiunsero dopo le parti in studio. Le intenzioni originali del gruppo erano quelle di includere queste canzoni nel disco come una sorta di “gesto di addio”: avrebbero messo le versioni live di queste canzoni sul disco, per poi non suonarle mai più in concerto. Ma con il successo dell’album, il pubblico voleva sentire le canzoni di “Ummagumma” dal vivo, e così il gruppo non le tolse mai dalla scaletta dei concerti
Comunque, le scalette dei tre concerti furono:
26.04.1969, Technical College, Bromley Common, Bromley, Kent, England:
(fu registrato, ma non usato per il disco, il gruppo da spalla erano gli East Of Eden)
Astronomy Dominé, Careful With That Axe, Eugene, Interstellar Overdrive, Green Is The Colour, Pow R Toc H, Set The Controls For The Heart Of The Sun, A Saucerful Of Secrets.

27.04.1969, Mothers, Birmingham, Warwickshire, England:
(fu registrato per “Ummagumma”, presentazione del concerto di John Peel)
Astronomy Dominé, Careful With That Axe, Eugene, Improvisation, Interstellar Overdrive, Set The Controls For The Heart Of The Sun, Saucerful Of Secrets, Let There Be More Light.

02.05.1969, College of Commerce, Manchester, Lancashire, England:
(fu registrato per “Ummagumma”, gruppi spalla: Roy Harper, Pete Brown & His Battered Ornaments, Principle Edwards Magic Theatre, White Trash, Smokey Rice, Edgar Broughton and The Groundhogs)
Astronomy Dominé, Careful With That Axe, Eugene, Interstellar Overdrive, Set The Controls For The Heart Of The Sun, A Saucerful Of Secrets.
In quest’ultima non furono registrate le parti vocali, per vari problemi legati ai microfoni, così che la prima parte di “ASoS” fu usata per il disco di “Ummagumma”, mixata con la parte finale del brano registrato al Mothers di Birmingham (di qualità leggermente peggiore, però).

Anche un altro brano, “Grantchester Meadows”, era già eseguito dal vivo durante le loro esibizioni, ed incluso nella famosa suite “The Man” con il titolo di “Daybreak”. “Grantchester Meadows” è in realtà un parco verde a Grantchester, proprio fuori da Cambridge. E’ il parco favorito dagli studenti della famosa università e forse Waters, l’autore del pezzo, non poteva dimenticare dove aveva passato alcuni dei suoi anni migliori da studente!

“Interstellar Overdrive”.
Una versione differente di “Interstellar Overdrive” fu registrata e missata con l’intenzione di essere inclusa nell’album di “Ummagumma”, ma non fu mai inclusa. Sembra che a John Peel fu regalato un acetato con questa versione registrata sopra, ma in seguito l’acetato fu rubato e nessuno ne seppe più nulla.

Sembra che l’album registrato in studio ebbe origine dall’esigenza di Richard Wright di comporre vera musica, lamentando il fatto che suonare all’interno di una rock-band ci potevano essere delle limitazioni; allora venne concesso a ogni singolo componente del gruppo un mezzo lato di LP per soddisfare le proprie voglie di fare esperimenti solisti. Ma dopo qualche anno tutti i componenti dissero che l’album non era poi quel grande lavoro che speravano.
Del resto, la stessa M.F.S.L. aveva annunciato che nei suoi progetti ci sarebbe stato un “Ummagumma” in versione ultrasound, ma sembra che la stessa band non dette ma il permesso, benchè la MFSL dichiarò che non se ne faceva nulla perchè era bassa la qualità dei master tapes originali.

“Baby Blue Shuffle in D Major”, un pezzo scritto da Gilmour, era la versione originaria di “The Narrow Way, Part One”. Il brano diventò “The Narrow Way, Part Three” durante le esecuzioni dal vivo nella suite di “The Man”. Gilmour alla fine decise di riproporlo nel doppio disco e lo registrò per metterlo nella sua facciata.

Un outtake del periodo di Ummagumma è “Embryo”, scritta da Waters, che fu incisa in una di queste sedute, ma essendo un esecuzione fatta dal gruppo non potè trovare posto nell’album, anche perchè si decise di dividere il disco in studio in sole quattro parti scritte ed interpretate da ognuno dei componenti. Anche se Waters defini la canzone incompleta, venne pubblicata solo nel 1983 nell’antologia “Works”, anche se il gruppo la inserì dal vivo in quasi tutto il tour del 1971 e anche 1972

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“ATOM HEART MOTHER”.

E’ uno dei più famosi album dei Pink Floyd e simbolo della prima svolta nella carriera dei quattro. “Atom heart Mother”, registrato durante il 1970 negli studi di Abbey Road, era suonato già dal vivo in molti concerti sia del 1970 (la suite “Atom Heart Mother”, anche se sotto il titolo provvisorio di “The Amazing Pudding”, suonata per la prima volta al Theatre Des Champe Elysèes di Parigi il 23 Gennaio 1970, anche se già provata dal vivo nei primissimi due concerti del gennaio 1970 in Inghilterra, sia nel 1969 (qualche pezzo del brano “Alan’s Psychedelic Breakfast, come il pezzo conclusivo, era già in repertorio durante la famosa suite “The Man”)

Il titolo di “Atom Heart Mother”, uscito nell’ottobre del 1970, fu dato durante le serate della BBC Radio Show, quando il brano aveva ancora bisogno di un nome, e Ron Geesin suggerì a Roger Waters quello che aveva pensato. Proprio prima dello spettacolo radio alla BBC da John Peel del 16 luglio 1970, la band non sapeva che fare per presentarsi al radio show con un titolo corretto per il pezzo, finora apparso sotto il nome di “The Amazing Pudding”. La storia che ispirò il titolo fu trovata così sulla copertina dell’ “Evening Standard”, che riprendeva una notizia apparsa sul “Times”. L’articolo è interessante, e fu stampato lo stesso giorno (parlava di una donna incinta con un pacemaker ed era intitolato appunto “Atom Heart Mother”). L’edizione dell’ “Evening Standard” fu un punto fondamentale nella storia della band e dal quale prese lo spunto per far si che “Atom Heart Mother” divenisse il nome del pezzo.

L’idea di una copertina così strana venne perché la band voleva una copertina che fosse più ordinaria e non-psichedelica possibile: la copertina nacque così grazie alla curiosità di Storm Thorgerson, che senti parlare della famosa carta da parati con le mucche di Andy Warhol, e dato che gli stessi Pink Floyd e Thorgerson volevano rendere la copertina dell’album meno psichedelica possibile, mandò John Blake a fotografare delle mucche al pascolo, immortalando la prima che avesse incontrato.
Curiosamente, l’idea originaria di Thorgerson era quella di una immagine di ‘…qualcuno che si tuffava nell’acqua’, poi ripresa in grande stile per la copertina di “Wish You Were Here”.

La mucca della copertina dell’album si chiama Lulubelle II: era una mucca di razza Holstein-Friesian, di proprietà di Arthur Clarke, che chiese per i suoi servizi intorno alle 1.000 sterline; ma Steve O’Rourke si rifiutò di dargli una somma così alta.

La Capitol Records, per la promozione del disco negli U.S.A., iniziò una campagna in grande stile, anche per l’avvento del tour americano della band: passò l’immagine della mucca in ogni luogo ed in ogni forma, con enormi cartelloni pubblicitari, nelle stazioni radio, per poi passare a vari gadgets, trovate pubblicitarie e perfino mucche gonfiabili.

La suite di “Atom Heart Mother”. La famosa “Atom Heart Mother Suite” è un lungo brano strumentale diviso in sei differenti parti, suonato dai Floyd dal vivo sin dai primi mesi del 1970. Molte delle divisioni del pezzo sono quasi segnate da un ritorno del tema principale, suonato da tutto il gruppo e con l’aggiunta dell’orchestra. “Atom Heart Mother” nacque da piccoli accordi scritti da Gilmour e suonati durante una pausa delle prove in studio: il ritmo, che evocava un film western, piacque a Waters, che con Wright aggiunse delle idee e iniziarono a rigirare il pezzo, finchè non gli diedero una forma, presentandola appunto a Parigi per la prima volta. Per la versione finale in studio la partitura venne affidata a Ron Geesin, che l’adattò per l’orchestra che avrebbe suonato con loro.
Da notare che “Atom Heart Mother” venne eseguita nella prima parte del tour del 1970 sempre senza orchestra, mentre per il restante tour del 1970 e nel 1971 venne eseguita in alcuni casi con l’orchestra e coro (la prima volta al Festival di Bath il 27/06/1970 con la Philip Jones Brass Ensemble ed il John Aldiss Choir), in quasi tutti gli altri senza. Per la cronaca, le varie orchestre e cori che accompagnarono i Floyd durante “Atom Heart Mother” nelle loro esibizioni dal vivo – tra quelle che si conoscono – sono state la Philip Jones Brass Ensemble con il John Aldiss Choir, la sezione fiati di Peter Philips con la Roger Wagner Chorale, la sezione fiati e coro di John Aldiss (per buona parte del tour di “Atom Heart Mother Goes on the Road” della fine del 1970), la sezione fiati e coro di Jeffrey Mitchell, la Philarmonic Orchestra di Montreux e coro, la London Philarmonic Orchestra e coro.

Su questo brano, ci sono state discussioni e controversie tra i fans di tutto il mondo, proprio su dove sia l’inizio e la fine di ogni parte che compone la suite. Le versioni del disco della EMI inglese e della MFSL americana hanno la scaletta completa: sono essenzialmente tempi uguali per tutte e due le versioni (la differenza è di pochi secondi) e sono scritti sotto. Alcuni fan, comunque, insoddisfatti di queste interpretazioni, hanno sviluppato anche uno schema alternativo.
La prima parte, naturalmente, è “Father’s Shout”, con tutti quei suoni soprannaturali, cavalli e motocicletta. La seconda parte, “Breast Milky”, inizia con un duetto tra organo e viola; poi, gradualmente, entrano le percussioni la chitarra ed il resto dell’orchestra. Dopo inizia “Mother Fore”. Questa sezione è una sezione corale e abbastanza calma, soprattutto con il coro e l’organo. “Funky Dung” ha molta chitarra, basso insistente e quel coro soprannaturale che canta cose che suonano vagamente così: “…..toast….coffee…yeah….” oppure “…..saa saa saa saa saaa …..brrrrrrrrrroooooooooonnnn…..”. “Mind Your Throats Please” è una strana parte che inizia con singole note di organo; dopo c’è un lento inizio sempre di organo e continua con voci e suoni (sembra suonare come “Revolution 9” dei Beatles). “Remergence”, infine, è la sezione finale della suite.
Nella suite, ci sono altri momenti in cui si possono sentire altre voci chiaramente:
17:28 “Here is a loud announcement…”
19:08 “Silence in the studio”

Alcuni fan, comunque, insoddisfatti di queste interpretazioni, hanno sviluppato uno schema alternativo.

Sezione EMI/MFSL Index Echoes
“Father’s Shout” 05:20 02:59
“Breast Milky” 10:09 05:22
“Mother Fore” 15:26 10:11
“Funky Dung” 17:44 15:25
“Mind Your Throats Please” 19:49 17:44
“Remergence” end end

La canzone, nei primi concerti, veniva annunciata dal gruppo così: “Consequently …..The Amazing Pudding …..one side of our next album…..”. Jon Rosenberg, invece, suggerisce che nei primi concerti la canzone veniva annunciata come “The Untitled Piece”. Comunque, per tutta la prima parte del 1970, “Atom Heart Mother” venne annunciata come “The Amazing Pudding” o semplicemente come “Consequently” (come ad Hannover il 15/03/1970) o anche “The Atomic Heart Mother” (Hyde Park Free Concert, 18/07/1970) o, semplicemente, senza titolo.
Famosa è stata l’introduzione che Gilmour fece alla prima apparizione della suite, allora “The Amazing Pudding”, al Theatre des Champs-Elysee, Parigi, 23/01/1970:
“C’est le dernier morceau qu’on va faire… On sait pas très bien qu’est-ce qu’on va faire… On l’a écrit la semaine dernière… Alors on y va!”.
La sua traduzione potrebbe essere: “Questa è l’ultima canzone che andiamo a suonare… Noi non sappiamo realmente cosa faremo… l’abbiamo appena scritta la scorsa settimana… Andiamo!”.

Si dice che “Fat Old Sun” assomigli molto a “Lazy Old Sun”, una canzone dei Kinks, che a loro volta avevano utilizzato nella loro Big Black Smoke, le stesse campane che introducono e chiudono la canzone di Gilmour, il quale giustificandosi disse che molti effetti sonori in quel periodo erano utilizzati da tanti gruppi, poichè i nastri preregistrati erano posseduti dalla Emi a Abbey Road più una o due altre case discografiche. Comunque, campane a parte, i Pink Floyd non sono mai stati citati in tribunale da nessuno e la questione finì lì…

Gli effetti sonori di “Alan’s Psychedelic Breakfast”, brano così intitolato in onore del loro rodie Alan Stiles (quello della foto del retro di “Ummagumma”), furono registrati nella cucina di Mason. All’inizio la band non voleva metterli nell’album, ma poi, convinti da Geesin, decisero di includerli nella canzone.
La canzone fu divisa in tre movimenti chiamati:
a. “Rise and Shine” 00:00
b. “Sunny Side Up” 04:22
c. “Morning Glory” 08:17
Durante le poche esibizioni dal vivo della canzone, la band si faceva servire del the sul palco, un po’ come aveva già fatto durante la suite di “The man” nel tour del 1969.
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“ZABRISKIE POINT”.

“Zabriskie Point” è la colonna sonora del film omonimo di Michelangelo Antonioni. Il titolo dell’album si riferisce ad un picco di una montagna della Valle della Morte, uno dei posti più caldi della terra.

La storia della colonna sonora è un po’ strana: i Pink Floyd furono chiamati da Michelangelo Antonioni per comporre la colonna sonora per il suo film “Zabriskie Point”, che inizialmente avrebbe dovuto essere costituita da pezzi dei soli Floyd; e così la band andò, per due settimane, a Roma. Ma si svegliavano tardi, bevevano birra e vino e andavano in studio intorno alle 21, per lavorare fino alle 07-08 di mattina. Nessuno proibì loro queste cose, ma a Antonioni non andò giù il risultato di quelle nottate in studio. Dopo due settimane, Antonioni fermò le session di registrazione, e prese solo tre brani già finiti (degli otto disponibili), così come erano: “Heart Beat, Pig Meat”, Crumbling Land” ed il più famoso “Come In Number 51, Your Time Is Up”, un remake di “Careful with that axe, Eugene” (probabilmente fu questo brano la ragione per cui Antonioni chiamò inizialmente i Floyd). Poi il regista decise di rivolgersi ad altri musicisti: ecco perchè la colonna sonora definitiva contiene anche brani dei The Kaleidoscope, The Grateful Dead, Patti Page, The Youngbloods, Jerry Garcia, Roscoe Holcomb e John Fahey.

Durante le session della registrazione della colonna sonora, il gruppo registrò altri quattro outtake: “Oenone” (uno strumentale), “Fingal’s Cave”, “Rain in the Country” e “Point Me at the Sky” (quest’ultimo già apparso su 45 giri). I primi tre pezzi sono reperibili solo su vecchi bootleg, come “Omayyad”.
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“MEDDLE”.

“Meddle” è la sesta fatica dei Pink Floyd, considerato uno dei capolavori della loro storia. Registrato in almeno tre studi a Londra (EMI Studios, Air Studios e Morgan Studios) durante tutto il 1971, venne mixato ai Morgan Studios tra il maggio e luglio dello stesso anno. L’unico inedito dell’album è un brano scritto da Waters, chiamato originariamente “The Dark Side of the Moon”, che alludeva molto alla personalità di Syd Barrett; ma fu accantonato e riutilizzata in seguito con un altro nome, “Brain Damage”.
Per quest’album, l’Hipgnosis si limitò a decidere soltanto la fotografia interna della cover (l’ultima che ritrarrà i quattro Pink Floyd!), dato che era stata la band ad avere l’idea di correlare in un concept fotografico l’immagine alla musica. Si optò per l’utilizzo della foto ingrandita di un orecchio (che a giudicare dalle proporzioni non si direbbe umano…), che sembrasse intento a captare le onde sonore provocate dalla caduta di un sasso nell’acqua (Echoes…?). Per quest’album vennero fatte da Thorgerson e Robert Dowling due foto distinte di un orecchio e di vari anelli d’acqua luminosi; poi vennero fuse le due immagini ed il risultato diede la cover.

Curiosità su “One Of These Days”. La voce nel mezzo di “One of These Days” è di Nick Mason, che dice: “One of these days I’m going to cut you into little pieces”. Secondo Scott Eberline, nel programma Westwood One sul concerto di Waters di Quebec (Radio KAOS), una persona chiese a Waters chi volessero “tagliare a piccoli pezzettini”. Apparentemente, questa cosa ritornò nella memoria di Waters, che rispose che era un disk jockey inglese chiamato Jimmy Young e che la canzone rappresentava un attacco personale a lui. Il gruppo usava anche mandare pezzi del radio show di Jimmy Young in una maniera veramente insensata, immediatamente prima di suonare “One of These Days”. Francamente, non sembra che ci siano registrazioni dove si possa sentire questo piccolo episodio prima del pezzo. D’altra parte, nel concerto di Sheffield del 22 dicembre 1970 si può sentire questo spezzone di radio show durante il brano “Alan’s Psychedelic Breakfast”, e durante il famoso “British Winter tour” del 1974 viene prima di “Raving and Drooling”, ma non in tutti i concerti.
Da notare che il basso che apre il brano è una doppia traccia, con Dave Gilmour in un canale e Roger Waters nell’altro.

“Fearless” (“You’ll Never Walk Alone”).
Il coro da stadio che si sente alla fine di “Fearless” è preso da una partita di calcio a Liverpool. “You’ll Never Walk Alone” fu in origine presa dal musical “Carusel” di Rodgers – Hammerstein, ma ricordando una famosa cover di “You’ll Never Walk…” fatta da Gerry and The Pacemakers, fu presa quest’ultima versione per essere adottata come una sorta di inno dai tifosi del Liverpool e cantata in ogni incontro. La versione registrata per “Meddle”, in effetti, è cantata da tifosi del Liverpool:

“””And you’ll never walk / alone / in the dark / alone ……… LIVERPOOL LIVERPOOL LIVERPOOL!”””

“Seamus”.
Seamus is named after Seamus, the dog of Steve Marriot. The inspiration for this song came when the band noticed how the dog started to howl when someone played the harmonica.

“Echoes” – “Return of the Son of Nothing”. “Echoes” è considerata da molti fans dei Pink Floyd fans la migliore canzone scritta dai Floyd. “Echoes” nasce come una collection di 36 idee musicali mai realizzate allora, che venivano denominate, nella scaletta delle session di registrazione, “Nothing parts 1-24” (non si sa bene se c’erano 24 o 36 pezzi di musica). Uno sviluppo successivo di queste idee portarono al titolo di “The Son Of Nothing”. Quando la band decise che il pezzo era pronto per il pubblico nei concerti, fu chiamato “Return of the Son of Nothing”.
Secondo alcuni (Tim Banks), un altro nome usato per la canzone deriva da una puntata di un programma, il “The Goon Show”, dei tardi anni ’50, ove in un episodio chiamato “The 50 Pound Cure” viene nominata la frase:
“By Jove! It’s a merry, singing funeral! Ha Ha Ha. Ah, don’t take it so hard, folks. It’s only a trial one for Eccles! And now, for an encore, I’ll sing a little song entitled, ‘LOOKING THROUGH THE KNOTHOLE IN GRANDMA’S WOODEN LEG”.

Secondo altri (Michael Teige), invece, c’è addirittura un vecchio cartoon di Bugs Bunny della Loony Tunes, dove Bugs sta suonando una canzone così chiamata con un banjo. E altri ancora (Christopher K. Coffman) aggiungono che c’era una canzone popolare chiamata “Looking Through the Knothole” nell’ “Ulysses” di Joyce. Da quando quello libro fu finito nel 1920, la frase era già vecchia. Giudicando il fatto che il romanzo è del 1904, sembra probabile che il testo è anche più vecchio (Joyce era comunque uno che lasciava che un anacronismo scivolasse nel testo).
Tutto questo non può che creare confusione. Altri grandi fans hanno risolto la questione (Dave Ward, aiutato da Sohnosuke Imai, Ian Russel e Vernon Fitch) così:
– 4 gennaio 1971 – la registrazione inizia negli Abbey Road Studios. Il risultato è un insieme di frammenti di idee chiamati “Nothing Parts 1-24” (spesso storpiati come “Nothing Parts 1-36” – realmente ci furono solo 24 pezzi, non 36).
– 22 aprile 1971 – prima versione suonata dal vivo, chiamata “Return of the Son of Nothing”. La canzone ebbe questo nome sino all’agosto 1971.
– Tardo luglio 1971 – la prima strofa (“planets meeting face to face”) fu tolta dalla canzone. Ward non è sicuro della data esatta in cui il brano fu suonato senza la prima strofa.
– ??? 1971 – Waters propose il titolo “We Won the Double” dopo che la sua squadra del cuore, l’Arsenal, vinse il campionato e la Coppa. La data non è sicura.
– 6 agosto 1971 – durante il tour giapponese del 1971 la canzone viene chiamata “Echoes”. Sohnosuke Imai ha riportato quanto disse Goro Itoi, l’annunciatore del concerto: “This song, bring a full effect by echo, is Echoes, Echoes!”. Si ricorda chiaramente che il nome fu detto due volte. Un nastro dal vivo di questo concerto esiste (anche se è molto raro), dove Roger annunciò la canzone come “Echoes”.
– 27 agosto 1971 – il missaggio della canzone è completato.
– 17 ottobre 1971 – viene presentata alla Roundhouse di Londra la versione quadrifonica dell’album, a cura della EMI, ma l’album non venne mai stato realizzato.
– 30 ottobre 1971 – “Meddle” esce negli Stati Uniti.
– 5 novembre 1971 – “Meddle” esce in Inghilterra.
– 15 novembre 1972 – Waters introduce “Echoes” come “Looking Through the Knothole in Granny’s Wooden Leg” al concerto di Boblingen in Germania.
– 16 novembre 1972 – Waters introduce “Echoes” come “The March of The Dambusters” al concerto di Francoforte in Germania.
Nel resto dei concerti, fu sempre annunciata come “Echoes”.

“Saint Tropez”.
Sembra che il titolo “Saint Tropez” era strettamente legato all’omonima cittadina francese della Costa Azzurra, forse scelto per l’episodio dell’arresto di Syd e Dave avvenuto nel 1965, perchè sorpresi a suonare per strada. A questa località Waters dedicò questa canzone, che parecchi dicono voluta soprattutto dai dirigenti della Columbia per rendere più appetibile il disco. Da notare, comunque, che i Floyd, durante il loro mini tour estivo dell’agosto del 1970, passarono parecchi giorni a Saint Tropez, tra un concerto e l’altro, in compagnia delle loro famiglie.

“Submarine”?
Nella prima strofa di “Echoes” c’è sempre stato un problema di interpretazione della parola “submarine”. Grazie a Dean Hebert, si può avere un’analisi concreta e imparziale sulla parola nel contesto del testo della canzone, tutto è riferito al mondo sottomarino. Come del resto riportato nel libro “Shine On” (“submarine”).

1. “Overhead the albatross” – riferimento ad uno dei più grandi uccelli marini, l’albatros.
2. “Deep beneath the rolling waves” – riferimento alle onde dell’oceano.
3. “Labyrinths of coral caves” – riferimento ai coralli.
4. “Everything is green” – riferimento al colore del mare.
5. “And submarine.” – usato come aggettivo, non come nome.
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“RELICS”.

“Relics” è la prima antologia del gruppo, che comprende in prevalenza le facciate di 45 giri mai incluse in album ufficiali, con qualche eccezione. Seguendo il successo di “Atom Heart Mother”, una società sussidiaria della EMI, la Starline, realizzò una compilation dei primi singoli, di outtakes e di pezzi mai inclusi in album, chiamata, appunto, “Relics, A Bizarre Collection of Antiques and Curios”.

Per la copertina, il gruppo si avvalse del design esclusivo di Nick Mason, perché la EMI non era disposta a pagare più di 25 sterline, mentre l’Hipgnosis ne richiedeva almeno 150. Il disegno era uno schizzo a pezza di Mason. Alla ristampa fu cambiata solo la scritta del titolo, colorata in rosa.
Vi furono altri motivi di copertina nelle altre edizioni americane e sudamericane. La versione americana del disco uscì con una copertina diversa: una strana bottiglia a forma di faccia con un effetto quadri-dimensionale, disegnata da David Coleman, che riproduceva sembra una maschera atzeca. Parecchi paesi seguirono lo stesso esempio, facendo uscire questo tipo di copertina, invece del disegno di Mason. In Australia, la EMI fece uscire il disco con una differente copertina, che ritraeva undici monete antiche, poggiate sopra una vecchia carta nautica del Settecento; e fu l’unico caso al mondo. La versione rimasterizzata digitale inglese del 1994 ebbe come motivo, invece, un modello tridimensionale di nave ideato dalla società Model Solution, sul disegno originale dello stesso Mason, modellino sembra tuttora in possesso del batterista, come testimoniato nel libro autobiografico.

“Biding My Time” è anche inedita sui dischi regolari, essendo stata registrata il 9 luglio 1969 negli EMI Studios di Abbey Road a Londra, e scartata per un disco; ma è stata ampiamente eseguita dal vivo e faceva parte della mitica suite “The Man” con il titolo di “Afternoon”.

Tutto il lato A di “Relics” (compresa “Bike” del secondo lato) proviene dalle registrazioni con la formazione originaria con Syd Barrett alla chitarra, mentre il secondo lato è quello con la successiva presenza di David Gilmour.
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“OBSCURED BY CLOUDS”.

“Obscured By Clouds”, colonna Sonora del film “La Vallee”, fu registrato in meno di due settimane (dal 23 al 29 febbraio 1972 e dal 23 al 27 marzo 1972), negli studi di Chateau d’Herouvile in Francia. Le giornate di registrazione erano proprio in mezzo al tour inglese e giapponese, quando la band suonava dal vivo per le prime volte il pezzo che avrebbe dovuto diventare “The Dark Side of The Moon”.

Differenze tra il film e l’album. Le differenze tra la colonna Sonora del film e l’album sono di meno rispetto a quello che era avvenuto per “More”: la sola differenza è nei testi di “Free Four”. Il film debuttò il 27 agosto 1972 al festival del Film di Venezia.

La scaletta dell’album.
L’ordine dei brani nella scaletta è differente rispetto al nastro originale. L’album fu diviso come tracce in quattro parti di ugual sezione per la versione 8-track. Ma l’album fu necessariamente ri-arrangiato.
La scaletta originale della cassetta era:
Obscured by Clouds
When You’re In
Burning Bridges
The Gold it’s in The…
Wot’s…uh the Deal
Mudmen
Childhood’s End
Free Four
Stay
Absolutely Curtains

La scaletta dell’album era, invece, modificata in:
Obscured by Clouds
When You’re In
Burning Bridges
The Gold…
-> Free Four
-> Mudmen
-> Childhood’s End
-> Wot’s …
Stay
Absolutely Curtains

Per la copertina del disco, Thorgerson e Powell convinsero il gruppo a far pubblicare una foto ottenuta con alcuni giochetti di luce sovrapposti all’immagine di un uomo in blue-jeans che si tuffava nel vuoto da un albero; l’effetto sfocato richiama forse uno degli effetti luminosi che i Floyd usarono nei primi concerti del 1967-68.

“Childhood’s End” fu scritta e cantata da Gilmour e fu l’ultima canzone in cui Gilmour appariva da solo nei crediti (sino a “Sorrow”). Il titolo si dice che fu ispirato da un classico di Arthur C. Clarke. Curiosamente, il pezzo di batteria che mason suona durante il secondo minuto della canzone fu ripreso in “Time”.

“When You’re In” è un pezzo strumentale, eseguito dal vivo nel tour del 1973, spesso insieme a “Obscure By Clouds” (molto simile). Il titolo fu curiosamente preso da una frase improvvisata di uno dei Road Manager della band, Chris Adamson, il quale, a chi gli chiese qualcosa circa un problema sul palco, gli rispose “…I’m in. And when you’re in you’re in.”!

A proposito, poi, di “Absolutely Curtains”, la tribù che canta dei canti tribali religiosi alla fine della canzone sono i Mapuga, della Nuova Guinea, che appariva anche nel film.
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“THE DARK SIDE OF THE MOON”.

Registrato agli EMI Studios di Abbey Road tra il giugno 1972 (in pieno tour di “Eclipsed”) ed il febbraio 1973.

L’idea del disco fu inizialmente discussa dal gruppo alla fine del 1971, durante le pause del tour, dove i quattro di incontravano a casa di Mason. Waters poi iniziò, parallelamente alle altre attività, a scrivere i testi, verso l’inizio del 1972, mentre Gilmour e Wright erano più concentrati alla musica. Ma era in corso il tour del 1972 e ciò portò a sviluppare il progetto del disco direttamente dal vivo, con “Eclipse”, la lunga suite portata sul palco per tutto il tour del 1972. Le canzoni vennero sviluppate dal vivo, smussate dalle impurità e solo dal giugno del 1972 portate in studio di registrazione, sino al gennaio del 1973, quando oramai il progetto era finito, grazie anche alla supervisione del pubblico. Dopo che Roger Waters le ebbe fatto ascoltare per la prima volta il disco ultimato, sua moglie scoppiò a piangere emozionata. C’è da segnalare che il singolo tratto dall’album, “Money”, è una delle poche canzoni rock di successo strutturate sull’insolito ritmo di 7/4.

Il successo venne subito, grazie anche alla conoscenza dei brani dovuta al tour del 1972: “The Dark Side of the Moon” rimase 724 settimane nella classifica Billboard Top200, rimane in classifica ben 591 settimane consecutive tra il 1976 ed il 1988, anche se raggiunse il primo posto solo per una settimana. Statisticamente, è stato provato che l’album dei Floyd sarebbe suonato ogni minuto di ogni giorno in tutto il mondo! L’album sembra aver venduto oltre i 40 milioni di copie.

Una band chiamata Medicine Head realizzò alla fine del 1971 un album con il titolo di “Dark Side of the Moon”. Così, per la stesura in studio, i Floyd dovettero usare il titolo di “Eclipse”, lo stesso del tour del 1972. E questo doveva essere il titolo programmato per l’album. Ma il disco dei Medicine Head fallì e così i Floyd ripresero il titolo originario di “THe Dark Side of the Moon” per l’album.

Secondo il libro “Shine On”, l’idea del prisma venne da una serie di conversazioni con la band, specialmente con Roger e Rick. Roger diceva qualcosa sulla pressione del tour, la pazzia dell’ambizione… ed il triangolo è il simbolo dell’ambizione.
Così, la copertina fu il risultato di una delle sette o otto proposte della Hipgnosis, disegnata da George Hardie: la parte delle luci dello show dei Floyd era il pezzo forte dell’esibizione ed il prisma sembrò una buona via per mostrare tutto questo, ed essere nello stesso tempo più grafico possibile. Nei dettagli, l’idea venne a Rick Wright che voleva qualcosa di molto semplice, clinico e preciso, qualcosa di meno illustrato e più stilizzato che in passato.
Non è un design particolarmente originale quello che si utilizzò, ma forse molto appropriato e di grande effetto. L’artwork è principalmente meccanico, lo spettro di luce venne disegnato in nero ed i colori sono solo indicati. L’estensione dei raggi colorati anche nella copertina interna era stata disegnata per fare in modo che si potessero collegare con quelli della cover esterna. Quando le copertine sono aperte e messe una vicina all’altra formano infatti un unico disegno. La semplice idea del prisma di luce li spinse a programmare un viaggio in Egitto per scattare alcune foto alle piramidi. Due foto selezionate, trattate in studio a tinte blu e rosa molto vivaci, diventeranno il soggetto dei poster inclusi nella cover, assieme a due adesivi a colori, che riproducevano il logo delle piramidi.
Sembra che l’idea di base venne presa da Thorgerson da un testo di fisica che mostrava la luce che filtrava attraverso un prisma. George Hardie disegnò i contorni del prisma, Thorgerson prese l’immagine ed iniziò a giocarci con i colori, richiamando l’uso delle luci che veniva fatto dai Floyd negli spettacoli dal vivo e proponendolo su uno sfondo completamente nero. Il prisma rimase un prisma, ma divenne anche un triangolo, una piramide, un oggetto misterioso e qualunque cosa ci si volesse vedere. Waters suggerì che il prisma rappresentasse il battito del cuore con cui inizia la musica del disco.

Il motivo del prisma conteneva deliberatamente due errori: nello spettro dei raggi colorati del prisma non c’è il violetto, per amplificare il design; il prisma del retro della copertina mostra i raggi riflessi che producono un effetto di spettro che parte dal prisma e si restringe, fenomeno fisicamente impossibile (scelta spiegabile con la necessità di far vedere un disegno continuo aprendo la copertina ed usato per la pubblicità nei negozi).

Da dove vengono le voci parlate in “Dark Side of the Moon”? Sono persone, molte persone, frasi di tutti i giorni, riconducibili alle persone che lavoravano negli stessi studi di registrazione, intervistate e registrate da Waters con domande appuntate su bigliettini di carta. Quello che il gruppo ha fatto era questo: hanno preparato un gruppo di domande, del tipo “When was the last time you thumped someone?” o “Why are you frightened of dying?”, oppure “Were you in the right?”. Poi, hanno preso gente di strada, gente normalissima, fuori dagli altri studi di registrazione, e dallo staff tecnico degli studi di Abbey Road, li hanno fatti sedere di fronte ad un microfono e istruendoli a dire qualunque cosa veniva loro in mente. Risposte del tipo “I’ve been mad for fucking years, absolutely years” e “I don’t know [if I was in the right], I was really drunk at the time”, fatte nell’album. Lo stesso Paul McCartney fu “vittima” dell’interrogatorio, ma le sue risposte non furono considerate abbastanza interessanti.

Cosa c’è alla fine di “Eclipse”?
Due cose accadono alla fine del disco. La prima è che se sentite alla fine di “Eclipse”, ed alzate il volume al massimo, potete sentire in lontananza una sorta di musica, alcuni dicono una canzone dei Beatles, altri musica classica. Ma nessuno ha davvero idea di che cosa è. Si sono fatte anche delle ipotesi affascinanti, come che la canzone è un suono proveniente da un altro studio, oppure un suono fatto da qualcuno dentro lo studio stesso. Ma nessuno sa. Apparentemente, il CD della Harvest non ha questa particolarità.
La seconda è che, proprio dopo la fine di “Eclipse”, durante il battito del cuore, qualcuno dice la famosa frase “There is no dark side of the moon, really, matter of fact it’s all dark” (“In realtà non c’è nessun lato scuro della luna… in effetti è tutto scuro”): in realtà è la voce di Jerry Driscoll, portiere degli Abbey Road Studios.

L’errore di “Breathe”.
Intanto, gli accordi che chiudono il ritornello di Breathe vennero ispirati a Wright da un disco di Miles Davis degli anni ’50, Kind of Blue. Inoltre, c’è un piccolo errore nel testo di “Breathe” nelle versioni in vinile del disco. Grazie a Terence McShery, che ha segnalato questo.
In tutti i testi stampati all’interno della copertina del disco è riportato:
“don’t sit down it’s time to *start* another one”.
Invece, i testi originali sembrano essere:
“don’t sit down, it’s time to *dig* another one”.

Time.
La parte iniziale di “Time” (quella famosa degli orologi) venne registrata in un negozio di antiquariato da Alan Parson. Alan Parsons, tecnico del suono (sound engineer) di “The Dark Side of the Moon” ebbe negli anni ’80 un notevole successo con il gruppo degli Alan Parsons Project che, in più occasioni, riprese le sonorità degli stessi Pink Floyd.

“The Great Gig In The Sky”.
A circa 03:32 dall’inizio di “The Great Gig In The Sky”, si può notare una voce sullo sfondo della canzone. Sembra essere una voce femminile e sembra che dica “I never said I was frightened of dying”. Alcuni dicono che sia la risposta ad una ipotetica domanda, all’incirca “Why are you frightened of dying?”.

Clare Torry .
Clare Torry venne ingaggiata per improvvisare un assolo vocale in “The Great Gig in the Sky” per 30 sterline, cifra davvero modica considerato l’eccellente risultato finale. Prima di entrare in studio, le venne detto di improvvisare pensando “alla morte o qualcosa del genere”. La cantante, ultimata la registrazione, uscì dalla sala imbarazzata perché considerava la sua performance scarsa, mentre i Floyd erano rimasti esterrefatti.
Dopo aver dichiarato di essere stata trattata freddamente dai Floyd e messo da parte “l’imbarazzo”, nel 2004 la Torry citò in giudizio i Pink Floyd per i diritti di quel piccolo ma importante contributo, che gli furono l’anno seguente riconosciuti.

Wright compose in origine “Us And Them” come un pezzo di assolo di pianoforte per “Zabriskie Point”. Con il titolo di “The Violent Sequence” fu usato diverse volte dal vivo durante il tour del 1970.
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“A NICE PAIR”.

Riedizione a prezzo economico dei primi due album del gruppo, “The Piper at the Gates of Dawn” e “A Saucerful of Secrets”, uscita in parecchi paesi.
La copertina, opera sempre della Hipgnosis, è un insieme di foto strane e bizzarre del periodo 1965-1969. Purtroppo, comportò alla sua uscita alcune noie legali: le primissime copie in circolazione riportavano in alto a destra la foto della vetrina di un negozio con la dicitura “W.R. Phang, Dental Surgeon”, che Storm aveva “catturato” con la sua macchina fotografica a Kingston-upon-Thames. Il signor Phang citò in giudizio la EMI per questa pubblicità gratuita non desiderata e vinse la causa, costringendo così la casa a ritirare dal mercato tutte le copie già distribuite.
Di fatto, l’Hipgnosis dovette rieditare l’album con una nuova fotografia. Infatti, la successiva ristampa, riveduta e corretta, riportava al posto della foto originale, il ritratto di un monaco tibetano intento a fare i gargarismi, forse per polemica nei confronti del dentista permaloso.

Quanto all’idea di utilizzare una suggestiva raccolta di foto d’archivio, scatti bizzarri, disegni paradossali e ridicoli, Thorgerson era solito dire che i Pink Floyd avevano un buon senso dell’umorismo, cosicché molte delle idee che venivano fuori erano semplicemente una sorta di scherzi, giochi di parole e aforismi, come ‘morso all’aria’, ‘ridendo come matti in una banca ’, ‘forchetta in strada’ e ‘rana in gola’. C’erano altre foto che piacevano alla band, come ad esempio il foyer del cinema, e altre un po’ contorte, tipo quella del paranoico spioncino sulla porta di una famiglia di nome ‘Paura’. Quella con il freak ‘stonato’ con il suo caftano e gli occhialini psichedelici è invece un riferimento ai trascorsi psichedelici dei Floyd.

Vi sono delle differenze tra le edizioni europee e quelle americane, nelle foto della copertina, come l’uomo con l’impermeabile e la foto della squadra di calcio. Inoltre, nell’edizione americana originale della Capitol, il brano in studio classico di “Astronomy Dominé” è stato sostituito dalla versione dal vivo presa da “Ummagumma”, come del resto in Canada. Da notare che le persone della foto della squadra di calcio sono state individuate per:
(in piedi da sinistra a destra): 1. Chris Adamson (senza scarpe), 2. Arthur Max, 3. Roger Waters, 4. Liverpool Bobby (?), 5. Peter Watts (con bandana), 6. Steve O’Rourke;
(accasciati, da sinistra a destra): 7. Nick Mason, 8. Tony Howard, 9. Richard Wright, 10. Storm Thorgenson, 11. David Gilmour.
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“WISH YOU WERE HERE”.

L’album, uscito il 15 settembre del 1975, alla fine dell’estenuante tour nord-americano, vendette in due settimane, migliaia di copie, arrivando al secondo posto della Billboard Charts. La EMI fu talmente sorpresa, dato che non riusciva a contenere la domanda, secondo le previsioni di pre-vendita, tanto che diede ordine a tutte le sue fabbriche di stampare copie straordinarie. Nonostante ciò, solo il 50% degli ordinativi venne rispettato. “Wish You Were Here” fu così l’album più venduto rapidamente della storia dei Floyd.

“Shine On You Crazy Diamond”. “Shine On” fu originariamente concepita per essere una composizione da mettere su di un’unica facciata, ma durava molto di più di una facciata (circa 30 minuti), e la band decise che lavorasse meglio con tre altre canzoni in mezzo. Così la canzone è divisa in nove parti, ma è molto difficile dire dove inizino e dove finiscano le singole parti. Chris Walsh di “Guitar magazine” ha cercato di classificare le parti.

Part I – Orchestra e tastiere e qualche corno sintetizzato.
Part II – Inizia con “Syd’s Theme”, il famoso motivetto di quattro note (Dah DAH dah DAH)(3:35).
Part III – Assolo di Rick ai sintetizzatori (6:29).
Part IV – La sezione vocale (8:42).
Part V – Assolo di sax (11:10).
Part VI – Sintetizzatori e poi assolo di Gilmour.
Part VII – Seconda sezione vocale (4:52).
Part VIII – Pezzo di sintetizzatore quasi jazz (6:04).
Part IX – Sezione finale tipo funerale con assolo di sintetizzatore (9:09).
C’è anche uno schema alternativo, preso dal libro di spartiti di pianoforte di WYWH. In questi arrangiamenti, le prime cinque parti sono:
Part I – Apertura solista di Rick.
Part II – Primo assolo di Dave
Part III – “Syd’s Theme”.
Part IV – Assolo di sintetizzatore di Rick, seguito dall’assolo di Dave.
Part V – Sezione vocale di Roger e assolo di sax.
Certo, i libri di spartiti non sono famosi per la loro accuratezza nei particolari. D’altra parte, però, la versione presente su “A Collection Of Great Dance Songs” riporta le parti I, II, IV e VII; la versione su “The Delicate Sound Of Thunder”, invece, riporta le parti I-V (quasi a riprova della seconda ipotesi di schema). Ma la prima ipotesi è quella più accreditata, e anche lo stesso Gilmour sembra spiegare così, in varie interviste, a modo suo, la divisione di “Shine On”.
Da notare che le famose quattro note iniziali del “Syd’s theme” furono prese da un motivetto preso dal programma della BBC “Take It From There”.

Come al solito, I Floyd provarono le canzoni che poi dovevano far parte dell’album direttamente dal vivo, seguendo la loro tradizione che andava avanti ormai dal 1969. Così, nel novembre-dicembre del 1974, i Floyd fecero ben 20 concerti in quello che era il famoso “British Winter Tour”, suonando da Edimburgo a Newcastle, da Wembley a Stoke-On-Trent, da Cardiff a Liverpool, da Birmingham a Manchester, per finire a bristol. Ma non tutti sanno che il tour fu programmato con un motivo nascosto: in ogni città le date furono programmate in coincidenza con importanti incontri di calcio, in modo che la band potesse assistere alle partite il pomeriggio stesso del concerto.
Il tour inglese venne preceduto da un mini-tour di prova in Francia, con sole 6 date, che però segnarono il tutto-esaurito negli stadi francesi. Lo spettacolo del tour comprendeva pezzi già di successo, come tutta “The Dark Side of the Moon” e “Echoes” (di solito come bis finale) e nuovi pezzi, come “Shine On” (quella che sarebbe diventata poi “Shine On You Crazy Diamond”), “You Gotta Be Crazy” (che sarebbe poi diventata “Dogs”) e “Raving And Drooling” (che sarebbe poi diventata “Sheep”), naturalmente con testi differenti rispetto alle versioni originali in studio.
Il 15 novembre del 1974, la BBC Radio 1 registrò la seconda parte del concerto di Wembley, compreso il bis, per mandarlo in onda durante l’Aland Freeman Show dell’11 gennaio 1975 (ma solo “The Dark Side…”)(circola il Roio).

Una registrazione non autorizzata del concerto del Trentham Gardens del 19 novembre 1974 diventò un famoso bootleg, che uscì in migliaia di copie, tanto da far credere che fosse il nuovo album ufficiale dei Floyd, a secco dal 1973 con i lavori in studio. L’album, intitolato “British Winter Tour ’74”, aveva tre pezzi. Confezionato professionalmente, fu stampato dalla God Records Olanda e distribuito contemporaneamente in Germania e in Olanda. Il disco ebbe un successo senza eguali: vendette circa 100.000 copie, prima di essere frettolosamente ritirato dai negozi.

I Floyd entrarono in studio nel gennaio del 1975, dopo il faticoso tour inglese. Qui, nel nuovo Studio 2 della EMI a Abbey Road, iniziarono il nuovo lavoro di registrazione per il nuovo album. Però, le giornate di registrazione furono intervallate dal nuovo tour americano dall’aprile al giugno 1975, dove toccarono parecchie città nord-americane e canadesi, portando in scena i pezzi che oramai avevano già una loro versione definitiva nel nuovo album, con l’aggiunta di alcune trovate sceniche, come il nuovo enorme schermo circolare, i nuovi filmati nello schermo, l’aereo che precipita, i palloni gonfiati, la sfera a specchio gigante, la “Famiglia Atomica”, perfezionate nel tour precedente.
Per il tour americano i Floyd dovettero spostare 30 tonnellate di materiale dall’Inghilterra agli U.S.A. e poi attraverso il continente americano; per questo assoldarono più di 20 persone che avevano il solo compito di spostare gli equipaggiamenti sonori e scenici, senza contare quelli che dovevano montare la scena e le apparecchiature elettroniche, luminose e sonore. La band addirittura affittò un jet privato per spostarsi più velocemente in America tra una città e l’altra, mentre i materiali venivano spostati in convoglio.

Non tutti sanno che i Floyd diedero a Mark Fisher e Jonathan Parks il compito di disegnare e realizzare una gigantesca struttura mobile a forma di piramide per lo spettacolo, che doveva volare sopra il palco riflettendo raggi luminosi. La struttura venne montata in fretta a Pittsburgh, al Three River Stadium: era formata da una base di 5 metri ed altrettanti di altezza e posizionata dietro il palco su delle guide. Ma il forte vento creò dei problemi e staccò il pallone pieno di elio che era all’interno e che serviva per gonfiare l’involucro di plastica della piramide: il pallone scomparve, come la piramide, che andò addirittura a schiantarsi sui veicoli del parcheggio dello stadio. Il progetto venne così abbandonato. Le prime ed uniche foto dell’evento sono sul libro di Mason.

Quando era il momento di registrare “Have A Cigar”, Waters, esausto per le fatiche di registrazione, invitò un loro vecchio amico della Harvest, Roy Harper, che stava registrando nello studio vicino al loro il suo album “H.Q.” (a cui Gilmour partecipò con alcuni pezzi di chitarra). E Roy così cantò la canzone nel disco dei Floyd. Roy Harper ritornò a cantare “Have A Cigar” nel corso del famoso concerto del 1975 a Knebworth.

La famosa “radio sequence” che introduce il brano “Wish you were yere” fu un’insieme di pezzetti messi lì da Gilmour e Waters.
Pare che Gilmour collegò l’amplificatore alla radio della sua macchina, per poi registrare, oltre al chiacchiericcio di un DJ, diverse cose, tra cui un breve pezzo di un discorso tra un uomo e una donna (forse preso da un film), l’intro di un pezzo di musica classica (forse la quarta sinfonia di Chaikowskj). Poi Gilmour ci suonò sopra l’intro con una chitarra a 12 corde, proprio per ricreare l’effetto di chi suona sopra la musica trasmessa dalla radio in sottofondo.

Si dice che Syd Barrett irruppe a sorpresa negli studi di registrazione mentre i Floyd erano intenti nel loro lavoro, proprio quando la band stava mixando il pezzo finale di “Shine On You Crazy Diamond”, in un certo senso il loro tributo a Syd. Il fatto curioso fu che all’inizio nessuno conobbe Syd, tanto era cambiato in quegli ultimi anni: era diventato un uomo grasso, con la testa rasata, che indossava camicia di nylon e pantaloni e gilet ed un impermeabile bianco. Syd rimase lì ed i Floyd continuarono il loro lavoro, Gilmour pensò addirittura che fosse un addetto alle apparecchiature, mentre solo Wright, dopo essersi seduto vicino, lo riconobbe dopo dieci minuti. Quando terminarono il mixaggio di “Shine On” riascoltandola più volte, Syd rimase in silenzio, senza dar segno d’aver capito che fosse lui il pensiero di quella canzone. Quando vollero riascoltare il brano per vedere com’era riuscito, Syd li interruppe e si dice che disse: “Che vi frega? Non l’avete già sentito una volta?”. Dopo andarono al bar per festeggiare il matrimonio di Gilmour, Syd li accompagnò, ma, dopo aver innervosito alcuni ospiti con sguardi penetranti e risate maniacali, svanì senza salutare nessuno.

Dal punto di vista grafico, l’album di “Wish You Were Here” si rivelò un lavoro ben più difficile, dovendo nuovamente correlarsi ai complessi riferimenti della musica e soprattutto dei testi. Il design fu creato nuovamente dalla Hipgnosis con Storm Thorgerson. Gli stessi membri della band ammisero che fu proprio un’esperienza strana realizzare quella copertina. L’idea base era quella di ‘non essere da nessuna parte’: tutte le foto incluse cercano di suggerire questo concetto; si tratta di situazioni surreali, irreali, come quella dell’uomo che brucia, o dell’uomo senza piedi nella sabbia. Lo stesso titolo lo dice, “Wish You Were Here”, ‘vorremmo che fossi qui’, è una specie di gioco di parole sul fatto di ‘non desiderare che sia qui’. Sembra che ciò derivo dal fatto che la band non era troppo concentrata in studio, forse per la fatica degli spettacoli dal vivo.
Comunque, il concept della copertina ruota tutto attorno alla figura centrale dell’assenza. Quella di Barrett sopratutto, che si presenta negli studi di Abbey Road mentre i suoi amici stanno registrando il disco. Storm è li, a pochi metri, e vuole rappresentare esteticamente questo struggente senso di vuoto. E allora mette in copertina un uomo che stringe la mano ad un altro uomo ricoperto di fiamme. Per realizzare l’immagine principale fu effettivamente dato fuoco ad uno stuntman, coperto da una tuta d’amianto e con una parrucca in testa. Al momento dello scatto però, il malcapitato si trovò a sfavore del vento e gli presero fuoco i baffi. Da ricordare anche le bellissime immagini interne: il tuffo senza splash, il nuotatore senza acqua, simbolo dell’uomo moderno che segue una direzione ostinatamente anche se non ha senso. E qui Thorgerson cita esplicitamente il surrealismo di Magritte.

Ci furono delle differenze tra la versione europea e quella americana della copertina. Infatti, la Hipgnosis pensò di cambiare la fotografia principale, ponendovi uno scatto diverso dell’uomo che brucia.
Così nell’edizione originale inglese e in tutte le stampe europee e giapponesi, la foto è più ravvicinata e vista dallo stesso livello dei due personaggi. Inoltre, l’uomo che brucia pende in avanti verso l’altra persona.
Nell’edizione americana, invece, la foto è normale e vista leggermente più in alto. L’uomo che brucia, stavolta, pende indietro, sempre dando la mano all’altra persona. Quest’ultima copertina venne usata anche per parecchie stampe asiatiche e sudamericane.

Il disco uscì confezionato in una busta di plastica completamente nera su cui un adesivo a colori disegnato da George Hardie segnalava al pubblico il nome del gruppo e il titolo del lavoro. L’idea base fu che la busta di plastica nera doveva essere una copertina per i negozi, mentre quella vera e propria era per il pubblico, così come sostenuto dallo stesso Storm Thorgerson. La busta di cellophane nero prevista per la copertina si rivelò difficilissima da produrre e costò un sacco di soldi; inoltre, la casa discografica americana (Columbia Records) non riusciva proprio a capire il motivo di un così grosso lavoro grafico. In Inghilterra, i negozianti la detestarono perché avrebbero voluto mostrare la copertina, ma quando tolsero la busta si accorsero di non poterla rimettere, e fu ancora più frustrante per loro scoprire che la copertina di cartone non aveva titoli.
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“ANIMALS”.

Ora analizziamo uno degli album più controversi della storia della band, “Animals”, che non ebbe il successo dovuto, tranne per il trionfale tour americano del 1977.
L’album racchiude senz’altro lo spirito autunnale e intimista del miglior Waters, vero tour de force nella melanconia e nella follia dell’esistenza: rappresenta gli uomini che assumono in un mondo postindustriale e devastato, i dati caratteriali di maiali, cani e pecore. Con “Animals” Waters divideva la razza umana in tre specie di animali, che davano il titolo ai pezzi dell’album: i maiali, i cani e le pecore, forse una visione di Roger del pubblico stesso.
Per ragioni misteriose venne considerato un disco minore ed ironicamente non fu apprezzato dalla critica inglese, mentre è invece uno dei capolavori del gruppo, più simile come spirito al primissimo periodo senza Barrett, ma composto con arrangiamenti scarni e grande uso di chitarre acustiche. Contiene 3 lunghi brani e 2 minori e coglie il gruppo in un momento di enorme carica emotiva ed artistica, un’opera assolutamente anticommerciale, con testi durissimi e raffinati oltre ogni dire, che da questo punto di vista sopravanzano ogni altro loro album, e molto superiore nella ricerca e nella sperimentazione ai due lavori precedenti.

Se la lavorazione della copertina del disco precedente comportò un duro approfondimento concettuale, quella di “Animals” impegnò l’Hipgnosis su un piano principalmente tecnico, dopo la decisione di Waters di visualizzare il concept dell’album con alcune fotografie in bianco e nero della Battersea Power Station. Poiché alla band piacque il colore e la luce del cielo ritratto durante il primo giorno di session (quello dell’imprevista mancata esibizione del maiale volante) e la posizione del maiale ripreso invece il terzo giorno, quando il cielo era risultato “spento” , la cosa migliore era quella di sovrapporre le due foto, incollando il maiale sulla foto del primo giorno e poi ritoccare il tutto. Gran parte della session fotografica si può vedere nel libretto degli spartiti.

Il leggendario maiale volante rosa dei Floyd fu concepito da Waters e disegnato in origine dalla ERG di Amsterdam nel dicembre del 1976 appositamente per le session di foto alla Battersea Power Station, che si vede sulla copertina dell’album. Roger stesso suggerì l’idea di un maiale volante in mezzo alle torri della Battersea, non un fotomontaggio, ma la realtà.
Il maiale fu lanciato ufficialmente pubblicamente per il tour di “In The Flesh” a Dortmund il 23 gennaio del 1977, la prima data del tour e la data scelta dai Floyd per l’uscita ufficiale dell’album; da qui in poi, in tutti i concerti del tour. il maiale emergeva da sopra le torri delle casse e dell’amplificazione, in una nuvola di fumo, durante “Pigs (Three Different Ones)”. Diventò presto un simbolo per i Floyd e per il loro spettacolo.

Le session di fotografie della copertina di “Animals” furono fatte in due differenti giorni. Il primo giorno era un po’ nuvoloso e triste, e il maiale non volle semplicemente “volare” (non c’era abbastanza elio all’interno). Così, scattarono alter foto, bevvero champagne e se ne andarono. Il giorno successivo invece era una bella giornata, una di quelle giornate con il cielo limpido senza una nuvola, e il maiale volò senza problemi. In effetti, volò …troppo bene, volò via dalle funi a cui era agganciato, raggiunse l’altezza di 10,000 piedi prima di ricadere sulla terra, spaventando alcuni piloti che passavano in quel momento nel cielo. La copertina di “Animals” è in effetti una combinazione di due fotografie: la Power Station è ripresa dal primo giorno con il tempo nuvoloso, mentre il maiale volante dall’altro giorno. Il filmato che veniva proiettato dal vivo in “Pigs (3 Different Ones)” era preso dal secondo giorno.
Da ricordare che due dei pezzi apparsi su “Animals” erano già stati eseguiti dal vivo dai Floyd durante i due tour del 1974 e 1975: “Raving And Drooling” (“Sheep”) e “You Gotta Be Crazy” (“Dogs”).

Snowy White e l’album. Quando I Floyd realizzarono il nastro a 8-tracce per gli U.S.A., ebbero bisogno di qualche ritocco musicale per le due versioni di “Pigs on the Wing”. Snowy White registrò così un piccolo assolo di chitarra e si può sentire nel nastro. Un nastro a 8-tracce ha 8 tracce, oppure, 4 tracce stereo; questo vuol dire che l’albums è stato diviso in quattro parti uguali.

L’arrangiamento fu il seguente (d’accordo con Donald Scheidt):
Track 1: “Dogs” (la prima parte del brano)
Track 2: “Dogs” (il resto del brano); “Pigs on the Wing part 1”; assolo; “Pigs on the Wing part 2”
Track 3: “Pigs (Three Different Ones)”
Track 4: “Sheep”
In ogni modo, l’album di “Animals”, nell’arrangiamento a 8-tracce, fu il solo album dei Floyd nel quale suonò Snowy White. Fu presente anche nel 1977 Animals tour e nel tour del 1980 di The Wall. Non sono: suonò anche con Roger Waters nel famoso concerto di Berlino, al concerto delle “Guitar Legends” e al “Walden Woods Benefit”.

Nel tour di “Animals” del 1977 si notò un incremento notevole dell’impianto di amplificazione della band. Bill Kelsey disegnò persino un nuovo sistema attivo quadrifonico, usato dal vivo, insieme ai vecchi materiali scenici. Inoltre, solo per gli spettacoli del tour, i Floyd aggiunsero sul palco un secondo chitarrista, Snowy White, che aveva già suonato nella versione Stereo-8 di “Pigs On The Wing II”. Tutto il tour fu stressante e pieno di problemi in quasi tutte le date, come a Francoforte, dove il fumo dello stage irritò il pubblico, o nelle memorabili quattro date del Madison Square Garden, dove il pubblico stesso era talmente indisciplinato nello sparare petardi, che lo stesso Waters minacciò di non cantare più.
L’ultima data del tour, Montreal, il 6 luglio 1977, fu resa famosa dall’episodio dello sputo, dove Waters, al culmine della sua irascibilità e frustrazione per il tour sputò in faccia ad un ragazzo che voleva salire sul palco, durante “Pigs (Three Different Ones”), tanto che lo stesso Gilmour, disgustato, abbandonò la band per il terzo bis, “Blues”, guardandolo dalla postazione del mixer.
Fu probabilmente lì che Waters ebbe l’idea del ‘muro tra lui ed il pubblico’, concependo così l’originale idea per il successivo album, “The Wall” (che avrebbe iniziato a scrivere solo nel gennaio del 1978).
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“THE WALL”.

Per la cover di THE WALL, i Pink Floyd decisero di affidarsi al disegnatore/vignettista Gerald Scarfe che avrebbe animato con i suoi efficaci cartoons non solo tutte le performances dal vivo del gruppo ma anche parte delle scene del film di Alan Parker. Scarfe aveva cominciato a lavorare come vignettista e caricaturista agli inizi degli anni ‘60 per riviste minori (Punch, Private Eye, Maily Dail…) prima di affermarsi con la satira politica sul Sunday Time nel 1967. Agli inizi degli anni ‘70 era stato assunto dal Time con l’incarico di disegnare le copertine e nel 1974 aveva conosciuto i Pink Floyd lavorando con loro negli allestimenti del tour di THE DARK SIDE OF MOON (sue erano le grandi figure gonfiabili usate a quel tempo nei concerti). A proposito del suo lavoro per THE WALL, ha detto: “Quando disegni la crudeltà, speri che la gente si rivolti contro di essa. Per mostrare in un film che qualcosa è sbagliato devi presentare le cose nel modo più onesto possibile. Ma ci sono persone a cui purtroppo piacciono violenza e crudeltà, e così si finisce per soddisfare i loro gusti perversi. Non so onestamente quanto si riesca a far capire a quel genere di persone che è sbagliato”. (G. Scarfe a Janet Watts in The Observer dell’agosto 1982).

Cosa è detto prima di “Empty Spaces”? Il leggero ronzio che apparentemente si può sentire nel sottofondo è un messaggio nascosto. Se si manda all’indietro il disco, si può sentire:
“Congratulations. You have just discovered the secret message.
Please send your answer to Old Pink, care of the Funny Farm, Chalfont”.
E poi, dopo questo messaggio, c’è, ancora più piano:
“Roger, Carolyn’s on the phone!” <pause> “Okay”.

Cosa è detto alla fine di “The Wall”? Alla fine di “The Wall”, molto piano, si sente “Isn’t this where…” e all’inizio “…we came in?”. Questo è stato interpretato come se “The Wall” fosse un ciclo musicale completo. Questa natura ciclica era un comune fenomeno degli album dell’era medio-finale di Waters – “TDSotM” inizia e finisce con il battito del cuore, “WYWH” con il velo delicato delle note di “SOYCD”, “Animals” è praticamente in mezzo alle due versioni di “Pigs on the Wing”. Anche “Radio KAOS” riporta un simile messaggio ciclico spezzato tra l’inizio e la fine dell’album (oppure, fine e inizio), mentre “ATD” inizia e finisce con Alf Razzel.

“What Shall We Do Now ?”. Originariamente, “The Wall” doveva includere anche la canzone “What Shall We Do Now?”, ma fu tagliata perchè si dovevano fare delle limitazioni di tempo totale del disco. Il cambio fu fatto però talmente tardi, rispetto alla prossima uscita dell’album, che non fecero in tempo a togliere la canzone dalle copertine interne del disco, e così è spiegato il perché il brano sia presente nei testi. “What Shall We Do Now?” doveva essere originariamente inserita dopo “Goodbye Blue Sky” e seguita da “Empty Spaces”, come una sorta di ripresa musicale. Nella facciata 3 dell’album, inoltre, avevano disposto all’inizio che “Hey You” dovesse essere dopo “Comfortably Numb”; ma tutto fu cambiato all’ultimo minuto.

“Mother”. Un’altra cosa curiosa che riguarda i testi di “The Wall”, è che su tutti i testi riportati sulle copertine interne dell’album, nel brano “Mother”, manca della seconda strofa (dopo l’assolo), che però viene cantata perfettamente; si tratta di:
“Mother, do you think she’s good enough. For me?
Mother, do you think she’s dangerous. To me?
Mother will she tear your little boy apart?
Mother, will she break my heart?”
Inoltre, alla fine della prima strofa, al posto di “…mother am I really dying…” Roger canta invece “…is it just a waste of time…”.
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THE FINAL CUT”.

Cosa sono le medaglie nella copertina dell’album? E’ stato Scott Plumer a risolvere il mistero. Le medaglie risalgono tutte alla II Guerra Mondiale e sono medaglie di Lungo Servizio.
La prima in basso a destra, sfondo giallo/verde con strisce nere e rosse, è una “Defence Medal”, per tre anni di servizio.
Quella in mezzo, sfondo dorato e strisce nere, rosse e blu, è una “Africa Star”, per aver prestato servizio nelle Campagne del Nord Africa.
La più a sinistra, blu con strisce rosse, è una “1939/45 Star”, per almeno 6 mesi di servizio tra il 1939 ed il 1945.
L’altra, con strisce diagonali porpora e bianche, è la famosa “Distinguished Flying Cross”, data per atti di coraggio, valore e devozione al dovere in volo (è per ufficiali).

Errori nei testi.
Ci sono degli errori nei testi di “Your Possible Past”, dove le due strofe
> Tongue tied and terrified we learned how to pray
> Now our feelings run deep and cold as the clay
sono incluse nella copertina, ma non sono cantate nel disco.
Così come c’è una strofa non cantata all’inizio di “The Final Cut”:
> And if I’m in I’ll tell you what’s behind the wall.
Qual’è il significato dei papaveri? [Da Steve South] Il papavero è diventato un simbolo: ogni novembre, quando in America si celebra il “Veterans Day”, gli Inglesi hanno invece il “Remembrance Day”. Il papavero è così la memoria del Milite Ignoto. Grosse organizzazioni inglesi di carità raccolgono denaro per i reduci di guerra vendendo papaveri artificiali – indossando un papavero si fa capire che uno c’era (in guerra). La stessa cosa accade negli U.S.A., al “Memorial Day”.
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“A COLLECTION OF GREAT DANCE SONGS”.

“A Collection of great dance songs”, antologia del 1981, vide il ritorno dell’Hipgnosis sotto la sigla PVC.
Thorgerson ha raccontato anche la genesi di questa copertina: “Il luogo in cui vennero scattate le foto è uno dei nostri preferiti e si trova in Inghilterra. A Dungeness, sulla costa del sud, ci sono i resti di una cittadina deserta fatta di capanne di legno dei pescatori e ripari per barche in disuso. Prima di recarci là, facemmo alcune prove in un parco di Londra, scelta che si rivelò cruciale dato che avevamo pensato di utilizzare normali corde bianche nel momento in cui i due ballerini assumevano determinate pose. Solo allora Peter Jessup, il ballerino, suggerì di usare corde elastiche. Appena si misero nella posa del tango le corde si tesero”. “Nick Mason mi aveva detto che la Capitol avrebbe visto di buon occhio la pubblicazione di materiale ‘da ballo’ dei Pink Floyd. Si trattava di un altro mattone del muro della disco”.
C’è qualcun altro d’accordo con quell’idea? Io ne dubito, e per questo motivo pensammo di introdurre un tocco di sarcasmo nel lavoro e facemmo uscire il disco come fosse veramente una raccolta di canzoni ‘da ballo’. I Pink FLoyd accettarono questo titolo, più che altro per la sua irrilevanza. Quale significato aveva avuto d’altronde la mucca in ATOM HEART MOTHER?”. Il sarcasmo cui alludeva Thorgerson avrebbe dovuto polemizzare con il governo inglese a proposito della vicenda delle Falkland. Il riferimento al popolo argentino attraverso la citazione ‘visiva’ del tango è esplicita: una coppia di ballerini argentini bloccati dalle corde dell’arroganza politico-militare inglese nell’atto di ballare un tango (il ballo argentino per antonomasia). “Bisogna essere in due per ballare un tango. Bisogna essere in due per combattere” ha spiegato il grafico.
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“WORKS”.

“Brain Damage” / “Eclipse” di Works. La versione della canzone stampata su “Works” è un tantino differente da quella originale. Questo perché realmente sono differenti! La versione di “Works” non è presa dal mix originale di “DsotM”, ma piuttosto dal mix quadrifonico. Questo prende un senso quando si considera che “Works” era una stampa Americana, della Capitol, e che la prima stampa in CD di “DsotM” della Capitol fu presa direttamente dal master dell’album quadrifonico.
In ogni modo, la sola reale differenza sta nella voce di “Roger the Hat”, il roadie che sostituì molte voci nell’album. Nella versione originale del disco, parla un tantino in sottofondo rispetto alla canzone; nella versione quadrifonica, ride, ride e ride… .

Nel mix della stampa originale lui parla per un pezzo sullo sfondo della canzone, mentre nel mix della stampa quadrifonica, ride (ride, e ride, e ride…). Qualcuno ha detto che anche la versione di “Set The Controls for the Heart of the Sun” di “Works” è un tantino diversa – più pulita – da quella originale di “ASOS”.
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“A MOMENTARY LAPSE OF REASON”.

L’idea dei letti venne a Storm da due fonti; una era un verso di “Yet Another Movie”, ossia la visione di un letto vuoto. L’altra da un’immagine di un rematore in un fiume vuoto. per la copertina l’intento fu di rendere al plurale il verso della canzone e di generare letti veri in un posto vero.
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“DELICATE SOUND OF THUNDER”.

L’idea originale della copertina inizialmente era quella dei baobab che oggi si vedono sul retro. Ma ai Pink Floyd non piacque particolarmente e così la relegarono dietro.
Thorgerson generò allora l’idea dell’uomo rivestito di lampadine ispirandosi alla tazza con piattino rivestita di pelo di Oppenheim ed al rivestimento dei bicchieri da vino di Dalì. Ma gli venne dettata anche dal desiderio di esprimere l’esperienza spirituale di un concerto dei Pink Floyd, dove lo spettatore viene sommerso da suoni e luci.
Sulla copertina raffigurò due individui: Mister Luce (l’uomo con le lampadine) e di fronte, Mister Suono (circondato dagli uccelli, il canto), messi in scena come in un duello western. Lo scatto venne girato in Spagna, vicino Madrid, lasciando liberi decine di uccelli al momento della fotografia.
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“P.U.L.S.E.”.

Cosa significa realmente P.U.L.S.E.? Il termine PULSE potrebbe significare:
* P.U.L.S.E. : Pretty Uninspired Light Show Essentially …oppure…
* P.U.L.S.E. : Pinkfloyd Ultimate Light and Sound Experience

Da dove sono stati presi I brani di “Pulse”? La versione video (sia in VHS, che in Laser Disc) di “Pulse” viene esclusivamente dal concerto del 20 ottobre 1994 all’Earls Court; il video è una riedizione di quello che era il programma originale su di una Pay-Per-View Tv. Rispetto al filmato originale andato in onda nella PPV, la versione video di “Pulse” presenta alcune differenti inquadrature e alcuni tagli negli assoli di chitarra. La versione audio (CD, MD, cassette e vinile) di “Pulse” non è lo stesso del video: presenta pezzi presi da alcuni concerti del Tour Europeo di “The Division Bell”. Un grosso fan, Karl Dallas, ha elencato le canzoni e i posti su di un numero del “Revue on-line magazine”, aiutato da Andy Mabbett.
“Shine On” Earls Court 20 Ottobre
“Astronomy Domine” Earls Court 15 Ottobre
“What Do You Want From Me” Roma 21 Settembre
“Learning to Fly” Earls Court 14 Ottobre
“Keep Talking” Hannover 17 Agosto
“Hey You” Earls Court 13 Ottobre
ultima strofa Earls Court 15 Ottobre
“A Great Day for Freedom” Earls Court 19 Ottobre
“Sorrow” Roma 20 Settembre
“High Hopes” Earls Court 20 Ottobre
“Another Brick, pt.2” Earls Court 21 Ottobre
“One of These Days” Earls Court 16 Ottobre
sezione finale Earls Court 20 Ottobre
“Speak to Me” Earls Court 20 Ottobre
“Breathe” Earls Court 20 Ottobre
“On the Run” Earls Court 20 Ottobre
“Time” Roma 20 Settembre
intro Modena 17 Settembre
esplosioni Earls Court 15 Ottobre
“Breathe (reprise)” Roma 20 Settembre
ultimo verso Earls Court 20 Ottobre
“The Great Gig in the Sky” Earls Court 20 Ottobre
“Money” Modena 17 Settembre
“Us and Them” Earls Court 20 Ottobre
2° e 3° coro Earls Court 19 Ottobre
“Any Colour You Like” Earls Court 23 Ottobre
fine del pezzo Earls Court 19 Ottobre
“Brain Damage”/”Eclipse” Earls Court 19 Ottobre
“Wish You Were Here” Roma 20 Settembre
“Comfortably Numb” Earls Court 20 Ottobre
“Run Like Hell” Earls Court 15 Ottobre

Cos’è scritto nel cartoncino interno del CD? [Grazie a Karolina “Kevin” Wihed] “Might we suggest that… if the pulsing LED begins to drive you crazy, turn the box round so the LED faces to the wall or the back of your shelf. If it begins to drive you *really* crazy, then separate the outer slip case from the book, leave the book in your CD collection, and put the slip case in your car or potting shed where it might look and act like a burglar alarm. The battery for the LED should last more than six months and is replaceable, if you can get to it, that is, without trashing the case. The battery must not of course be exposed to fire or high temperatures which can cause cells to leak or explode. The LED is set at the average human pulse speed so it can be used as an anti stress device–just check your own pulse against it. It is designed primarily for easy finding thereby avoiding uncomfortable neck twisting or eye squinting to read the spine. The LED is also like the opening heartbeat of The Dark Side of the Moon. Most particularly the LED pulses… it is a *live* phenomenon …like the music.”
Il riferimento a “potting shed” è probabilmente uno scherzo mirato a Roger Waters. La prima moglie di Roger, Jude, era una vasaia. Lo studio di Roger, il famoso Billiard Room, ha condiviso lo spazio con il laboratorio di ceramica di Jude. In altre parole, il capannone a cui si riferisce il termine “potting shed” è lo studio di Roger.
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“THE DIVISION BELL”.

Cos’è la “Division Bell”? [Da Chris Solnordal] In Inghilterra ed in Australia, durante le riunioni in parlamento, anche se c’è disaccordo per qualcosa, comunque deve essere presa un decisione, e per cui un voto. A questo punto, si suona la Division Bell per un po’ di tempo, durante il quale ogni parlamentare si deve recare a votare nell’aula. Quando la Division Bell non suona più, le porte dell’aula parlamentare si chiudono e così chi rimane fuori perde il diritto a votare.L’uso di questo titolo fu suggerito ai Floyd da Douglas Adams (autore, tra l’altro, del programma radio chiamato “Hitchhiker’s Guide to the Galaxy”, libri, programmi TV, e giochi di computer, oltre ad altre cose), e questo è il perchè è citato nei ringraziamenti nell’album. Adams ha dato questo suggerimento in cambio di una donazione di Gilmour (di circa 5.000 sterline) all’Environmental Investigation Agency. Adams ha anche detto che Gilmour gli aveva proposto di aiutarlo a creare alcuni testi, ma nessun suggerimento fu usato per i testi nell’album.

La copertina. Due sculture mute poste una di fronte all’altra, ovvero, la mancanza di comunicazione. Ma tra le due teste opposte si forma una terza faccia, ma per percepirne visivamente la presenza si devono dimenticare le altre due. Per lo scatto di copertina vennero realizzate due statue di metallo e due di pietra, alte come un bus a due piani: pesavano una tonnellata e furono portate con un camion in un campo poco fuori Cambridge, vicino Ely. Vennero lasciate lì per due settimane coperte e custodite da due guardie, nell’attesa che uscisse il sole per fotografarle al meglio. Dopo qualche giorno arrivò una tempesta fortissima che le fece cadere. Poi uscì il sole ed il cielo ripreso da Thorgerson diventò quello di Magritte, mentre la cattedrale sullo sfondo ricorda l’architettura classica e metafisica dei quadri di De Chirico.

Douglas Adams salì sul palco il 28 ottobre 1994 all’Earl’s Court, suonando la chitarra acustica in “Brain Damage” e “Eclipse”. L’apparizione di Douglas Adams sul palco era il regalo di compleanno di Gilmour per lui (Marzo 1994).

Differenze nelle copertine del disco.
La versione inglese (UK EMI) e la versione americana del disco hanno delle piccole differenze sulla copertina.

U.K. Edition Artwork U.S. Edition Artwork
Il motivo sul davanti ha il cielo più scuro e quattro luci tra le bocche delle teste Cielo più chiaro, mostra una chiesa tra le bocche delle teste
Il retro della copertina riporta un’onda tra le bocche delle teste Si vedono varie onde tra le bocche delle teste
La pagina di Cluster One mostra quattro osservatori astronomici Solo tre osservatori astronomici sono riportati
Le parole nelle pagine 2 e 3 sono a lettere rosse Le parole sono a lettere bianche
La pagina 8 è più scura rispetto alla versione americana La pagina è più chiara rispetto alla versione inglese
La pagine di Take It Back mostra dei palloni vicino agli alberi Non ci sono palloni vicino agli alberi
I testi di Take It Back sono a lettere bianche su sfondo marrone I testi sono a lettere nere su sfondo bianco
La foto di CBTL è tagliata e presa da terra La foto è invece presa dall’alto

Anche la versione in cassetta ha delle differenze, come la fotografia delle teste scattata quasi di notte, molto scura, si vedono le luci. Altre variazioni del motivo di copertina si possono trovare nel tour-book di “The Division Bell” ed in altri libri di testi.

“Poles Apart”.
Secondo Polly Sampson, che ha scritto le parole della canzone, la prima strofa è dedicata a Syd Barrett, la seconda a Roger Waters.

Braille.
Sul dorso del CD di “The Division Bell”, ci sono riportate le parole “pink floyd” scritte in linguaggio braille.

I numeri di pagina. Alcuni numeri di pagina nell’album di “The Division Bell” (anche nel CD) sono scritti in lingue differenti.
2. Linguaggio Binario o o o
3. Spagnolo TRES
5. Inglese FIVE
7. Sanscrito in lingua originale
8. Italiano OTTO
11. Tedesco ELF
13. Giapponese (europeizzato) JYUSAN
15. Swahili KUMI NA TANO
17. Cinese in lingua originale
19. Francese DIX-NEUF
21. Ebreo in lingua originale
22. Russo in caratteri cirillici.

Copyrights by Stefano Tarquini    /    http://digilander.libero.it/pinkside/note_ai_dischi.htm

Shine On!

48 comments

  1. Ho trovato questa vecchia cassettina nel fondo di un cassetto, è una rarità inestimabile o una ciofega megagalattica !!????

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