RECENSIONI: PINK FLOYD “THE ENDLESS RIVER”

713FDVjpbqL._SL1500_2Quando ho aperto questo blog, mai, e ripeto mai avrei pensato di scrivere questo articolo: la recensione a un nuovo album dei Pink Floyd. Ma scherziamo? Mi sarei aspettato di tutto, dai nuovi album solisti a qualche pubblicazione live o rara, ma quel 5 luglio 2014 Polly Samson non la pensò così e fece l’annuncio su Twitter che un nuovo album a nome Pink Floyd era in uscita, che dio mi strafulmini a me si fermò il cuore, e da li all’uscita è sempre stata un’emozione vivere ogni piccola indiscrezione che saltava fuori in rete, fino alla sudata pubblicazione. Devo ammettere che dalle premesse non sono mai stato abbastanza sicuro della riuscita del progetto, per vari motivi, dal fatto che un album prevalentemente strumentale potesse non piacere alla “massa” al fatto che l’album sia stato fatto con sovraincisioni delle registrazioni del 1993/94 scelte da Phil Manzanera. Per me i Pink Floyd sono sempre stati una grande canzone che iniziava con Astronomy Dominè e finiva con High Hopes, quindi il pensiero di un nuovo album è stato come un fulmine a ciel sereno che mi ha reso anche timoroso: avevano chiuso in bellezza con un album (The Division Bell) all’altezza del nome ed un insuperabile tour live da “paese dei balocchi”… Ma ora a noi: “The Endless River“.

Partiamo dalla copertina: discutibile. Appena è apparsa ha suscitato grandi discussioni (come poteva non essere altrimenti?), moltissimi appassionati sono rimasti delusi , personalmente il mio primo pensiero è stato “ma che caxxx?“, non me l’aspettavo, immagine molto pulita e non di particolare “fascino”. Ma sinceramente dopo un pò di tempo mi sta piacendo sempre di più, certo non potrà competere con le altre copertine create dal mito Storm Thorgerson ma avere un’altra immagine allo stesso livello delle precedenti a mio avviso sarebbe stato impossibile, almeno senza deludere nessuno! Certo un giorno sarei curioso di vedere le altre 59 immagini/idee prese in considerazione per la copertina.

Ed ora addentriamoci nella musica. Per prima cosa vorrei fare un plauso alla casa discografica per aver fatto uscire un’edizione deluxe dal principio, con il missaggio in 5.1 ed extra vari senza aver aspettato magari un anno e aver dovuto ricomprare il disco solo per  aver pochi extra in più. L’album è diviso in 4 parti e va ascoltato a mente aperta, se in alcuni momenti il suono puramente “Floyd” si sente, in molti altri è un disco completamente “diverso”, molto ambient e chi diceva che “non è quello che i fan si aspettano” aveva ragione. Qui di seguito vengono descritte le 4 suites, brevemente, perchè non ho voluto fare un elenco passo a passo di quello che accade sul disco, cercate di ascoltarlo e capirete…

PARTE 1

Il disco parte con Things Left Unsaid che rimanda molto a Cluster One da The Division Bell, in sottofondo ci sono le voci di Wright che pronuncia la frase “There’s certainly an unspoken understaning… There’s a lot of things unsaid” (C’è sicuramente un tacito accordo… Ci sono un sacco di cose non dette) e la voce di Gilmour che dice “We shout and argue like everyone else” (Noi gridiamo e sosteniamo come tutti gli altri), infine quella di Mason: The sum is better than the parts” (La somma è migliore rispetto ai singoli componenti). Un inizio in pieno stile Floyd. Poi attacca It’s What We Do e si inizia a fare sul serio con atmosfere alla Shine on you crazy diamond / Welcome To The Machine e la chitarra di Gilmour con effetto whammy che rimanda a Marooned. La prima parte si chiude con Ebb and Flow, Wright al piano e Gilmour alla chitarra con l’effetto Ebow.

PARTE 2

Sum inizia come l’intro di Coming Back To Life ma presto l’atmosfera cambia con la grancassa ossessiva di Mason e la slide di Gilmour, sembra quasi una nuova One Of These Days… Poi arriva Skins dove Mason è il protagonista assoluto con un “drumming” notevole, quasi come la parte 3 di The Grand Vizier’s Garden Party da Ummagumma. Unsung è un piccolo intermezzo di un minuto che come The Last Few Bricks da The Wall fa da ponte per la canzone successiva. La parte 2 si chiude con “Anisina“: è stata ascoltata online già da tempo ed è la canzone che sui social network ha fatto più scalpore per il fatto di essere o meno “floydiana”. La canzone ruota attorno ad un giro di piano suonato da David Gilmour, molto “banale” (passatemi il termine) in cui mano a mano entrano la slide guitar sempre di Gilmour (che suona anche il basso), il sax e il clarinetto di Gilad Atzmon. Il brano chiude su un assolo con una bella distorsione di Gilmour e sfuma con il sax come la fine di “Shine On You Crazy Diamond”.

PARTE 3

The Lost Art of Conversation è un dialogo tra il piano di Wright e la chitarra di Gilmour di breve durata che confluisce in On Noodle Street con in primo piano il Fender Rhodes di Wright. Il basso di Guy Pratt fa sembrare il brano molto vicino alle Barn Jam pubblicate sul “Live In Gdansk” di David Gilmour. Night Light è un passaggio molto ambient con il sinth di Wright e la chitarra di Gilmour con l’effetto Ebow fino ad arrivare alla più “rumorosa” Allons-y (1) che si basa su un riff di chitarra che rimanda molto a “Run Like Hell” in cui sono sovraincise sempre chitarra slide e assoli di Gilmour. Ed ecco arrivare un piccolo capolavoro: Autumn ’68 con l’organo della Royal Albert Hall di Rick in primo piano e la chitarra di Gilmour a fargli da “eco”. La canzone confluisce in Allons-y (2), praticamente un”reprise” della parte 1. La Parte 3 finisce con Talkin’ Hawkin’: piccola gemma di rara bellezza. Atmosfera sospesa e cori di sottofondo che sembrano spingerti in un altra dimensione. Stephen Hawking recita: “Il Dialogo ha permesso la comunicazione di idee, consente agli esseri umani di lavorare insieme per costruire l’impossibile. I più grandi successi del genere umano sono avvenuti parlando. Le nostre più grandi speranze potrebbero diventare realtà in futuro. Con la tecnologia a nostra disposizione, le possibilità sono senza limiti. Tutto quello che dobbiamo fare è essere sicuri che si continui a parlare“.

PARTE 4

L’ultima parte di The Endless River inzia con Calling, con sonorità alla “Orb”: 3 minuti di puro viaggio psichedelico. Eyes To Pearls continua l’atmosfera della traccia precedente ma si aggiungono mano a mano chitarre, batteria e gong che rimandano ad Atom Heart Mother. Il riff di chitarra ossessivo di Gilmour fa sembrare la traccia simile a The Narrow Way Pt2 da Ummagumma. L’atmosfera sale, si sente che sta per succedere qualcosa. Arriva Surfacing con un intro simile a Poles Apart ma questa volta in sottofondo ci sono anche i cori di Gilmour e Durga McBroom. L’album si chiude con la ormai famosa “Louder Than Words“, abbiamo avuto la possibilità di ascoltarla per radio già dal 9 ottobre e ad un ascolto più approfondito mi sento di dire che è veramente bellissima. Una ballata malinconica dal suono puramente Pink Floyd di Gilmour/Wright/Mason. Magari non sarà del livello di High Hopes ma risentire la voce di David che chiude la storia musicale dei Pink Floyd fa venire la pelle d’oca, gli occhi lucidi e una malincoinia sconfinata. Molto belli i cori di sfondo con la voce di David su tutte, il suono del piano di Rick è fantastico con certi passaggi che richiamano ad Echoes e l’assolo finale… bè: lascio a voi i commenti. Il testo è ad opera di Polly Samson che cerca di racchiudere la storia musicale dei Pink Floyd e della loro magia nel momento in cui creano musica insieme. Da notare che al minuto 6.03 di Louder Than Words si sente un voce “metallica” che pronuncia delle parole di difficile comprensione, non si capisce bene e non so se è veramente così ma è bello pensare che dica “Go To Heaven… Wright“.

CONTENUTI EXTRA VERSIONE DVD o BLU-RAY

Audio/Visual: Anisina è una versione differente da quella presente sul disco in quanto non sono presenti nè il sax e clarinetto nè gli assoli di Gilmour. Il video è composto sia da immagini dalle session del 1993/94 che da David in studio di registrazione a suonare il pianoforte. Untitled è un bellissimo video registrato nella sala dell’Astoria. Canzone strumentale di poco superiore al minuto in cui salta all’occhio soprattutto la complicità musicale tra David e Rick, si cercano con gli sguardi e quello che salta fuori è pura magia “floydiana”. Peccato duri così poco. Evrika (a) ed Evrika (b) sono praticamente le prove di “Wearing Inside Out”. La (a) è un video di David mentre cerca l’ispirazione per l’assolo registrato all’Astoria mentre la (b) è registrata insieme a Guy Pratt, Nick Mason e Richard Wright agli Olympic Studios. Nervana è una canzone del tutto inaspettata, quasi “rumorosa” ed inizia con un riff di David e gli altri gli vanno dietro poco a poco. Allons-y è quasi uguale alla versione su disco, una versione di prova con telecamera puntata dietro Rick sullo studio di registrazoine.

AudioTBS9 e TBS14 sono dei bellissimi frammenti audio strumentali stile Barn Jam. (Molto probabile che il titolo stia ad indicare The Big Spliff) mentre la versione di Nervana è molto simile a quella audio/visual, forse registrata meglio e con più assoli.

GIUDIZIO FINALE

All’inizio sono rimasto quasi spiazzato, ma dal terzo, quarto ascolto si comincia davvero a capire il valore di quest’opera, che se non approfondita a dovere può sembrare un’accozzaglia di suono messi lì per puro caso. Così non è. Fidatevi. Non ci saranno gli assoli più ispirati di David Gilmour, ma ho la sensazione che si sia voluto deliberatamente mettere lui al servizio di Richard Wright, che è indubbiamente il protagonista dell’album. E non poteva essere altrimenti essendo a lui dedicato. Se amate i Pink Floyd dovete assolutamente ascoltare questo disco. Non so se Polly Samson aveva ragione nel dire che questa musica non aveva bisogno di parole, resta il fatto che non se ne sente la mancanza. Questo album è come una specie di sguardo indietro a quello che i Pink Floyd hanno creato, ma allo stesso tempo uno sguardo al presente e al futuro per ribadirci una volta di più che noi abbiamo bisogno di loro. Potrà piacere o meno al grande pubblico, ma ai fan piacerà di sicuro. In definitiva le emozioni che ci hanno fatto provare in questi mesi sono il testamento dei Pink Floyd e del loro potere. Notti in bianco a pensare a questo ultimo evento colossale e a quel maledetto 7 novembre che sembrava non arrivare mai. “The Endless River” rappresenta una boccata d’aria fresca in un ambiente musicale che non ha più niente da dire da ormai tanto tempo. Ascoltare nuove canzoni da questi “mostri sacri” della musica, seppur non a livello della miglior produzione della band, è la cosa più bella e inaspettata che potesse capitarci.

Voto: 8/10

Se volete dare un’occhiata alla “genesi” di “The Endless River” potete rileggervi l’articolo dell’annuncio, dal primo tweet di Polly Samson fino alle ultime indescrizioni e l’annuncio ufficiale con tutti i dettagli!

P.s. Un’ultimo pensiero su chi critica questo album: naturalmente ognuno ha il suo pensiero ed io considerandomi abbastanza obbiettivo capisco tutti i motivi di chi crede che questo album non doveva uscire. Bè ragazzi non comprate l’album, punto. Non c’è bisogno di insultare (come succede spesso su Facebook) chi ha aspettato questo momento da 20 anni. Molti sono dell’idea che i Pink Floyd siano finiti nel 1979, altri nel 1971 e altri ancora addirittura nel 1967: i Pink Floyd proprio come ogni essere umano sono cambiati, si sono evoluti e hanno continuato ad esistere fino ad ora. Quindi (come li ha definiti qualcuno) se prima come leader c’era Syd Barrett –il pifferaio magico alle porte dell’alba– e poi Roger Waters –un uomo con così tanti incubi da costruirci un muro-, dal 1985 ad oggi abbiamo David Gilmour –l’operaio che tiene aperta la fabbrica dei sogni-. Ed io amo incondizionatamente ogni album, epoca e membro.

PINK FLOYD, GRAZIE DI ESISTERE!

Shine On!

Ed ecco il video di “Louder Than Words” Radio Version: 

Alcune immagini che durante questi ultimi mesi hanno accompagnato l’uscita di “The Endless River“:

Qui sotto alcune recensioni da parte della stampa internazionale:

The Indipendent (Uk): Ciò che è accecante ed evidente è che, senza la creatività di un Syd e Roger, tutto quello che rimane è orribile risultato psichedelico da party o cena.

The Quietus
: In ultima analisi, The Endless River è un altro album dei Pink Floyd sulla incapacità di comunicare – non “dire niente” o “andare ovunque”, ma forse proprio questo è il punto. Mentre è improbabile che la band possa conquistare molti nuovi fan, gli ammiratori dei Pink Floyd troveranno molto da cui godere qua.

Nme: E’ interessante da un certo punto di vista, ma non è mai del tutto soddisfacente o sostanziale, come si vorrebbe che fosse.

The guardian: Le persone tendono a usare la frase “una nota in fondo pagina alla loro carriera” per dannare un disco con un elogio debole, ma c’è la sensazione che questa nota alla carriera dei Pink Floyd possa essere proprio ciò che The Endless River dovrebbe essere: non un nuovo album da un gruppo esistente, ma l’eco del passato – o un ultimo caldo ma goffo abbraccio di gruppo.

The Telegraph (UK): Anche se i 18 brani (12 dei quali sono co-accreditate a Wright) sono a corto di melodie orecchiabili, è ancora un efficace viaggio di 53 minuti.

Rolling Stone
: Un insieme di stati d’animo per lo più strumentali e frammentari, The Endless River rotola come un requiem attraverso echi familiari.

448 comments

  1. Secondo me la fortuna dei Beatles, oltre a una dote naturale che di sicuro c’era, è stata il background di quegli anni in cui la musica, diciamo rock per semplificare, stava nascendo con infinite possibilità davanti a loro.
    Non credo affatto che non ne nasceranno più di bravi come loro, semmai il problema è che il mercato e i gusti delle persone sono cambiati e un buon musicista per continuare a fare grande musica deve avere una certa sicurezza economica e non svendersi per fare qualche soldino. I vecchietti lo possono fare, i giovani bravi no, purtroppo.
    Se Paul e John nascevano 20 anni dopo forse si sarebbero ridotti a fare musica da classifica come tutti gli altri, ergo è il background culturale e musicale che forse non tornerà più.
    Poi io sono grato ai Beatles e a molti altri per la musica che hanno creato, questo è ovvio🙂
    Provate ad ascoltare la canzone, forse faranno un album, che ha fatto Paul con Kanie West e poi mi dite cosa ne pensate.

    1. ciao fabio.. a mio medestissimo parere i beatles… non erano sopravvalutati affatto.. ogni loro disco mi sembra un “best of”.. poi ognuno ha i suoi gusti e magari possono non piacere..😉 poi sulk piano della tecnica quello è un altro discorso.. diciamo che secondo me sia John che George messi insieme non valgono neanche un’unghia di Gilmour, pero resta il fatto che in quelle determinate canzoni gilmour non sarebbe servito ecco..

      1. Non è un caso che Paul McCartney e David Gilmour siano grandi amici dagli anni d’Oro, 1972, degli Abbey Road Studios (guardatevi le foto su google immagini, la foto del 1973 a colori riguarda un concerto dei Led Zeppelin al quale loro assistettero), il dilemma è se McCartney sia stato un Alieno più con i Beatles o con in Wings… Certo che scrivere “Yesterday” a 23 anni fa veramente spavento (un compositore normale concepisce un brano di tale fattura almeno dopo i 50 anni e Paul non sa, tuttora, scrivere una nota sul pentagramma)… O suonare “Blackbird” in “cotal” fingerpicking….. Così come David, alla sua stessa età, concepire introduzione e assoli in “Shine on you crazy diamond” o la musica (ancora prima) di “Echoes” o “Wish…”. Divinità, semplicemente delle Divinità in Terra! Non ne nascono più, purtroppo…..
        “Revolver” e “Sg. Pepper and Lonely Hearts Club Band” hanno influenzato anche Hendrix, certo che sono stati innovativi! Poi “degustibus”…
        Please David, play on tour “Murder” and “Raise my rent”! (…genuflesso……)

    2. Grazie Simone e Alfredo! Mi aspettavo delle risposte tecniche da voi, che sono arrivate! Comunque a me i beatles piacciono! Una curiosità sulla canzone A Hard Day’s Night: cercare su google, l’accordo misterioso dei beatles! Ciao raga

  2. Ragazzi siete spariti tutti ??? Simone rispondi almeno te . Senti sono passati ormai 2 mesi e mezzo dall’ uscita di T.E.R. e l’euforia iniziale si è ormai esaurita , ormai l’ abbiamo ascoltato un centinaio di volte . A questo punto il tuo giudizio iniziale è cambiato ? Se si , in peggio o in meglio ? Lo possiamo ritenere un bell’ album o no ? Mi piacerebbe anche sentire il parere di Alfredo Gilmour che lo aveva definito il migliore dopo Meddle . Ciao

      1. Caro Alfredo ormai conoscendoti penso che tu ti riferisca a quando Mason dice che moltissime persone hanno goduto per i richiami agli album del passato. Ed infatti è la verità perché anche io come già detto al primo ascolto sentendo It’s what we do mi sono commosso. Simone sono contento che ti piaccia sempre te l’ho chiesto perché a volte mi vengono dei dubbi perché io sono troppo fissato dei Pink per essere obiettivo

    1. ciao Giain! è normale dopo l’euforia c’è stata parecchia calma😉 il mio parere personale è sempre lo stesso, ti dirò che continuo ad ascoltarlo in continuazione.. non so fino a quando ma il bluray ormai lo ho consumato😉

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