NEWS IN PILLOLE

Poche novità “floydiane” in questo ultimo periodo, sembra quasi la quiete prima della tempesta, prima dell’arrivo del quarto album solista di David Gilmour e relativo tour e dell’evento cinematografico di Roger Waters con The Wall Live… Qui di seguito le ultime news uscite:

cover170x170Mick Jagger e Ronnie Wood dei Rolling Stones si sono uniti alla soul singer inglese Beverley Knight per registrare un singolo e aiutare con il ricavato i terremotati del Nepal. Il brano intitolato “Look into Your Heart” è già reperibile nell’app store di iTunes a 99 centesimi. Il ricavato andrà alla ong Save The Children che sta facendo una raccolta di fondi da destinara al Nepal. La cosa interessante è che il brano è stato prodotto da Nick Mason agli Abbey Road Studios di Londra. Nick Mason: “Siamo così contenti che finalmente sia stata pubblicata. E’ una grande canzone ed è stato molto divertente registrarla”, anche Ronnie Wood si è detto “deliziato” per aver preso parte alla registrazione eseguita negli studi di Abbey Road e che vede la Knight come voce guida e Jagger in secondo piano. L’accompagnamento vocale è di un coro di 100 volontari di Save The Children.

11164627_10205463525621331_7490989515244150466_oIn edicola in nuovo numero di maggio 2015 di Raropiù con copertina derdicata ai Pink Floyd e articolo sulla discografia italiana dal 1967 al 1971.

L’amico Vincenzo Lardo ci segnala il suo nuovo album dal titolo Welcome ispirato alla musica ed ai suoni dei Pink Floyd. Se volete dare uno sguardo alla canzone Welcome clicca qui, se volete ascoltare per intero l’album o magari comprarlo clicca qui.image

In una recente intervista Roger Waters si è scagliato contro la moderna industria discografica del digitale, definendola “un’accozzaglia di ladri e criminali” ed ha aggiunto: “Sono stato molto fortunato a nascere nel 1943 e non nel 1983. Almeno ho potuto avere a che fare con il vero music business, senza Silicon Valley. Era un’epoca in cui i musicisti potevano guadagnarsi da vivere grazie alle loro canzoni.” L’intervistatore non ha mancato di fare la solita domanda sulla reunion… Roger Waters: “Una reunion è assolutamente fuori questione. La vita diventa sempre più breve e più ti avvicini alla fine, più il tempo diventa prezioso. Dal mio punto di vista penso che la scelta migliore sia quella di dedicarmi a fare solo alle cose che davvero voglio fare. Non si può sempre guardare al passato. O meglio, si può fare ma con giudizio. Ma provare a ripercorrere gli stessi passi sarebbe una cosa assurda“. Mentre Nick Mason da ormai la stessa risposta dal 2005: “Io vivo in quella speranza anche se so che è difficile riportare insieme Waters e Gilmour. Ma magari se si dovesse ripresentare l’occasione giusta come un Live 8 penso che potrebbe anche succedere“. Per leggere l’intervista completa clicca “altro”.

Qui di seguito la traduzione completa dell’intervista del The Times a cura di Cymbaline – Pink Floyd Fan Club 

Traduzione di Carlo Maucioni

‘Adesso sembra che i Pink Floyd appartengano al National Trust’ *

Mentre nel collegio dove la band mosse i primi passi viene scoperta una targa, Roger Waters e Nick Mason ricordano…

Arroccato nel suo ufficio di Islington, circondato da vetrine con modellini di auto, il batterista Nick Mason ricorda vividamente: “La prima versione della band nacque perché un ragazzo del nostro corso – un certo Ken – aveva scritto alcune canzoni e voleva presentarle a un editore. ‘C’è qualcuno che suona qualche strumento?’ disse. Ci presentammo: ‘Bene, facciamo così: io alla batteria, Rick [Wright] alle tastiere o magari alla chitarra, Roger [Waters] suona la chitarra solista e un altro al basso, possibilmente Keith Noble.’ L’editore ci venne a vedere nell’aula magna del politecnico e disse: ‘Le canzoni non sono male, ma la band fa schifo’. Roger tra i denti lo mandò affanculo. Fu divertente ma andammo avanti.

Dopo facemmo qualche prova occasionale con vari musicisti, tra cui due coriste e, ad un certo punto, un dentista della RAF di nome Chris Dennis. Infine, il gruppo, che allora si chiamava Sigma 6, fu invitato a suonare a una festa.” “Nei sobborghi bene di Londra” ricorda Roger al telefono da New York, “in una casa chiamata High Pines, nei pressi di Esher, credo, dove le figlie dei signori potevano permettersi i servizi di studenti brufolosi che non sapevano suonare niente ma avevano un furgone.”

La tipica festa studentesca” aggiunge Nick (lui e Roger avevano 19 anni). “I presenti indossavano l’obbligatoria giacca di velluto alla Bob Dylan e stivali da cowboy con tacco cubano acquistati da Anello & Davide a Covent Garden. Si portava una bottiglia di brandy alla pera comprata in vacanza in Francia tre anni prima che non si poteva bere e si riportava a casa. Tutti fumavano Embassy o, chi se la tirava, un cocktail di sigarette Sobranie rosa, blu e limone. Oppure Black Russians. Suonammo nella stanza di fronte, pezzi un po’ da Top 20 come She Loves You e Please Please Me dei Beatles, poi Concrete and Clay di Unit 4 + 2, quindi un po’ di materiale R&B che pensavamo fosse in, perché il rhythm and blues era la musica giusta, roba come Lightnin ‘Hopkins e Crawling King Snake di John Lee Hooker“.

La band si sarebbe trasformata in Pink Floyd attraverso una serie di nomi – Meggadeaths, Leonard’s Lodgers, Screaming Abdabs e Architectural Abdabs (quest’ultimo con riferimento alla facoltà cui erano iscritti molti membri della band). “In realtà Roger era un ottimo studente, molto intelligente” dice Nick, “ma i professori lo odiavano perché lui li burlava. Gli fecero perdere un anno; non gli fecero superare gli esami perché non frequentò neppure una lezione. All’esame scritto di Storia dell’Architettura, una domanda era: ‘Parla dei geroglifici egizi’; lui scrisse il suo nome e numero e questa frase: ‘I geroglifici egizi sono una sorta di scrittura per immagini.’ Nient’altro. Non scrisse altro”.

Riferisco questo episodio a Roger, risvegliando il giovane arrabbiato che è dentro di lui. “Beh, speravo di discutere con persone colte con tanta cenere di tabacco, con il sole filtrante attraverso le tende di velluto,” dice con una scrollata di spalle “che stimolasse discussioni di politica e filosofia. Non credevo di dovermi sedere in una fottuta stanza e di dover copiare delle cose da una lavagna!

Roger ha chiaramente applicato a tutto lo stesso rigore. Dieci anni dopo sarebbe stato il principale motore concettuale dietro The Dark Side of the Moon e anche all’età di 20 anni – ricorda Nick – lui aveva una visione rarefatta di ciò che costituiva divertimento.

“Andammo a vedere Lawrence d’Arabia e apparve la pubblicità del Martini – piscine, ragazze in bikini, fantasticamente glamour – e Roger si sporse per dire: ‘Il guaio è che veniamo al cinema per allontanarci da tutto questo, no?“.

L’evento più importante nel 1965 fu l’arrivo da Cambridge di un amico di Roger di nome Syd Barrett, che si unì ai Tea Set – il loro nome, al momento – come chitarrista. Il cantante ed altro chitarrista della band Bob Klose era pressato dai genitori affinché si laureasse. Allora suonarono alla Architectural Association Christmas Ball a Bedford Square, Londra, nel dicembre del 1966; Syd era il nuovo frontman di un quartetto chiamato Pink Floyd. Syd era molto lontano dalla fragile ed enigmatica creatura che sarebbe diventato presto.

Me lo ricordo come una persona deliziosa” dice Nick con un sospiro, “e la cosa veramente triste fu che tutto cambiò irreparabilmente perché in un’epoca in cui le persone erano generalmente piuttosto fredde, lui era straordinariamente allegro. Si rivolgeva al pubblico dicendo: ‘Grazie mille, signore e signori, il nostro prossimo brano è Astronomy Domine’ o un altro.

La principale novità con l’arrivo di Syd“, aggiunge Roger, “fu che lui cominciò a scrivere canzoni – come Candy and a Currant Bun – e anch’io. Cantai la mia prima canzone in metropolitana, per raccogliere fondi durante la Rag Week (tipico appuntamento annuale di raccolta fondi nell’arco di una settimana, n.d.r.), con Juliette Gale (corista degli Abdabs che sposò Rick Wright). Era stata scritta per una cantante e s’intitolava Walk With Me Sydney, riferita proprio a Syd Barrett.”

Te la ricordi? “Ah! Forse sì. Faceva così (Roger canta al telefono): ‘Waaalk with me, Sydney/ I’d love to, love to, love to, baby you know/ Sydney, it’s a daaark night, hold me, hold me, hold me tight/ I’d love to, love to, love to/ But I got flat feet and fallen arches and peritonitis and DTs and a washed-up braaaaain…’ Era terribile. Non si scrivono più canzoni così, figliolo!

La partecipazione ad un Light/Sound Workshop allo Hornsey College of Art “che richiedeva paesaggi plinky-plonky non pop music“, li incoraggiò ad allargare le loro canzoni verso l’improvvisazione, con versioni tentacolari e ricche di inventiva di brani che sarebbero presto apparsi sul primo album, The Piper at the Gates of Dawn: “Interstellar Overdrive arrivò fin oltre 25 minuti” ricorda Nick con affetto.

Syd era il nostro collegamento con la West Coast e con gruppi come i Love” sottolinea Roger. “Improvvisamente cominciò a far scorrere un accendino sulle corde della sua chitarra alimentata da una Watkins Copicat (macchina eco a nastro) – l’Età del Ferro della tecnologia! – e diventò qualcosa di sperimentale che trascinò noialtri scalciando e urlando sullo stesso percorso“.

Stimolati dall’arrivo dei Cream con Jimi Hendrix quale guest star, nella grande sala studentesca del politecnico, i Pink Floyd fecero uno spettacolo alla Roundhouse di Camden per scoprire che il verbo delle loro avventure sonore si era propagato: Paul McCartney e il regista Michelangelo Antonioni erano nel pubblico. Il loro momento era arrivato. Firmarono un contratto con un agente e con la EMI Records e passarono da cinque concerti all’anno a duecento. A quel punto Syd lasciò il Camberwell College of Art mentre Nick, Rick e Roger lasciarono a metà strada i loro corsi di laurea per cercare di diventare musicisti professionisti. “Anche se pensavo che avrei ripreso l’anno dopo” ammette Nick.

I Floyd, naturalmente, proseguirono fino a metà anni ’90 con tre diversi leader – Syd, Roger e poi David Gilmour – e fecero di tutto per non rendere pubbliche le loro lotte intestine per vendere più di 260 milioni di dischi. La formazione di The Dark Side si riformò per il Live 8 nel 2005, ma la pubblicazione, lo scorso novembre di The Endless River (con outtakes da The Division Bell del 1994) è molto probabilmente il capitolo finale della storia dei Pink Floyd, anche perché Syd morì nel 2006 e Rick due anni dopo.

La possibilità di una reunion dei tre superstiti sembra remota ma si deve chiedere: “Non è in programma” ammette Nick. “Mi piace andare in tour, ma Dave non è affatto entusiasta. Dopo le ultime due tournée – e furono grandi, enormi – penso che non ne volesse fare più. Roger, invece, ama andare in tour. Ma per Roger è difficile, quindi probabilmente rimarrei solo io! Ma io vivo nella speranza. Se ci fosse un altro Live 8, forse gli altri si risveglierebbero. Oppure se qualche leader mondiale dicesse: ‘Abbiamo bisogno di un gruppo di artisti che facciano un centinaio di concerti che possano in qualche modo cambiare la faccia del pianeta o contribuire a portare la pace nel mondo’, potremmo scoprire di avere un sacco di fan in al-Qaeda.

Una riunione è fuori discussione“, dice Roger a bassa voce (lui e Nick hanno 71 anni). “La vita, dopo tutto, si accorcia e si avvicina sempre più alla fine per cui il tempo diventa sempre più prezioso e, a mio avviso, dovrebbe essere interamente dedicato a fare le cose che vuoi fare. Non si può guardare indietro. Così dev’essere – ed io, in realtà, è quello che sto facendo, con un po’ di passione. Camminare all’indietro sarebbe assurdo“.

Che cosa si prova ad avere una targa che sta per essere scoperta al Politecnico di Regent Street (ora Università di Westminster) per commemorare il luogo dove tutto è iniziato?

È una di quelle cose tristi del tipo ‘Oscar Wilde visse qui?” si chiede Roger. “Innanzitutto mi sento enormemente privilegiato di essere nato nel 1943 e non nel 1983 – vale a dire, sono stato nel giro quando ancora c’era un music business e la supremazia della Silicon Valley non c’era ancora e, di conseguenza, ho potuto vivere scrivendo, incidendo canzoni e suonando per la gente. Di essere nato quando questa pletora di ladri e furfanti non si erano ancora mescolati con le persone che aspirano ad essere creative e con il loro potenziale pubblico e rubano ogni fottuto centesimo guadagnato.

“Sono arrabbiato, anche se non cambia la mia vita in alcun modo. Ma non vedo l’ora di vedere la targa e di osservarla scoperta, lì con Nick, che adoro. Dobbiamo solo guardarci in faccia per iniziare a ridere.

Ora sembra che facciamo parte del National Trust,” dice Nick con un sorriso, “ma se guardassi un vecchio numero del Melody Maker del 1967 mi piacerebbe vedere tante persone che avrebbero dovuto averne una prima di noi – una per Hendrix c’è già, ma anche per gli Who e Steve Winwood. Ma è bello pensare che i Pink Floyd siano riconosciuti accanto a Dickens e Tennyson. Siamo figure storiche ora, un curioso pezzo di storia inglese.

Traduzione di Carlo Maucioni

Shine On!

3 comments

    1. ciao Alfredo! l’ho gia letto si ahahah!!! gli l.r. bags mi fanno sempre una gran gola e mi piacerebbe davvero fare un confronto con questo nuovi che promettono di amplificare anche il corpo della chitarra.. comunque se david gli ha scelti ci sara un motivo..😉

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