DAVID GILMOUR INTERVISTATO DA “LA REPUBBLICA”

Mentre Polly Samson ci conferma che le prove per il tour sono finite ed è tutto pronto per iniziare, David Gilmour non smette di rilasciare interviste e promuovere il suo nuovo lavoro solista, in questi giorni su molti giornali si possono leggere sue interviste ed articoli inerenti a Rattle That Lock ed al relativo tour, qui di seguito l’intervista rilasciata a Gino Castaldo per Repubblica.it:11892266_1202027589822814_3928276913353774618_n

Possiamo definirlo un album concept? Quasi come l’Ulisse di Joyce, racchiuso nel corso di 24 ore?
“Beh, non era intenzionale questo riferimento, ma direi che sì, il paragone è giusto”.

Come sempre nel suo stile si avverte una linea di sottile malinconia che accompagna il disco. E così?
“C’è sicuramente in alcuni passaggi, in alcune canzoni, ma alla fine non credo sia un disco triste, al contrario credo sia un disco ottimista”.

E come riesce ad esserlo guardando quello che succede nel mondo?
“Per prima cosa sono un ottimista di natura, e poi credo piuttosto sia un problema di spingere se stessi a reagire alle brutte cose che succedono, realizzare che si può fare la differenza, si può pretendere qualcosa di meglio, anche dai governi che guidano i nostri paesi. Forse ottimismo non è la parola più giusta ma è questione di battersi per i propri diritti, afferrare i momenti migliori della nostra vita e vivere all’interno di quelli”.

Ascoltando il suo inconfondibile stile chitarristico, viene da pensare che assomigli a una voce umana, come fosse un canto. E seguendo il viaggio suggerito dal disco si arriva a “A boat lies waiting”, con le voci di Crosby e Nash, dedicato al compianto Rick Wright. Come definirebbe il suo legame con Rick?
“Incredibilmente avevamo una sorta di comunicazione telepatica. Non parlavamo molto, non ce n’era bisogno, ma quando ci trovavamo in studio o sul palco ci parlavamo attraverso la musica, era il nostro legame profondo. Sento la sua mancanza con molto dolore, come amico, ma mi manca molto anche quella intesa musicale. Il pezzo è come una pausa nel viaggio, un momento per riflettere e pensare a Rick”.

Nel disco c’è un pezzo dal sapore jazzato, “The girl in the yellow dress”, ambientato in una atmosfera da jazz club, che è piuttosto insolito. A memoria ricordiamo solo un pezzo dei Pink Floyd di Meddle, “Saint Tropez”, che aveva un vago sapore jazzistico…
“Sì, è vero, è insolito, ma in questo caso non avevo un piano preciso, è venuto fuori così e mi è piaciuto molto, ha a che fare con le mie prime influenze musicali e poi mia moglie Polly ha scritto dei versi molti belli”.

A proposito di questo, la gran parte dei testi sono stati scritti da sua moglie Polly Sampson, così com’è accaduto in passato, anche in alcuni pezzi targati Pink Floyd. Non è complicato lavorare con la propria compagna di vita?
“Direi proprio di no. Anzi, mi ispira molto. Polly è una brava scrittrice ha pubblicato molti buoni libri, e ha imparato col tempo a trovare le parole giuste da abbinare con i suoni. Lei scrive dei versi che io posso cantare con molta naturalezza. Diciamo che per me è un privilegio”.

Lei sarà in Italia per due date, il 14 settembre all’Arena di Verona e il 15 a Firenze. Ci saranno soprese come nel tour di “On an island”, quando portò in scena una meravigliosa versione di “Shine on you crazy diamond”?
“Posso dire che sì, certamente, ci sarà qualcosa del repertorio Pink Floyd, ma è ancora tutto in lavorazione. Come l’altra volta ci sarà al mio fianco Phil Manzanera che ha anche prodotto il disco”.

Come riesce a trovare ancora entusiasmo dopo una carriera così lunga e felice?
“Credo che il disco sia una risposta. L’entusiasmo è nel lavoro che faccio, nell’idea di poter continuare a farlo. Il disco precedente è stato realizzato in modo molto più solitario. Questo è molto più connesso, più attuale, ho lavorato con molti musicisti, ed è di fatto più entusiasmante. C’è sempre modo di trovare nuovi stimoli e nuove idee”.

Non le viene la tentazione di cercare alcuni grandi protagonisti della sua generazione e realizzare con loro un progetto di grande respiro storico?
“In passato qualche volta è successo, ho collaborato con alcuni dei grandi, ma sì, può essere una buona idea, magari per il prossimo disco”.

Intervista di Gino Castaldo.

Dalla pagina youtube di Sony Music Belgium abbiamo un nuovo promo video di Rattle That Lock in cui si possono ascoltare alcuni secondi di una nuova canzone.

Shine On!

8 comments

  1. Hai ragione Pat ma io sono una vedova dei Pink Floyd , comunque se alcuni dei pezzi inediti che ascolteremo al concerto sono belli li ascolterò volentieri al contrario aspetterò con pazienza i brani dei Floyd

  2. Ciao a tutti, riguardo al jazz e valzer a me il jazz piace molto e per il resto sono curioso, certo, sono coso strane ma dai….rompiamo le catene no!?
    Riguardo a Green is the colour anche io ci ho pensato, come per Childoods end….e adesso sparo la cavolata del giorno……… E ATOM HEART MOTHER? 😁
    Comunque magari arrivo in ritardo ma dando un occhiata alla foto su instagram Dell ultimo giorno di prove si può notare una certa campana….ora, ci può essere di tutto nel nuovo album ma credo che abbiano pensato ad High Hopes!

  3. Buon pomeriggio,..stimato giain trovo strana la tua risposta, in quanto, generalmente, chi apprezza la loro musica è aperto un po a tutte le forme musicali, spaziando dal jazz al death-rock passando per Rossini🙂 quindi che vi siano dei brani diversi dal cliché dei P.F. non può che essere ben accolto – Mantenendo la sua impronta originaria –

    Stavo pensando che questo brano potrebbe anche eseguirlo, non sfigurerebbe con un nuovo arrangiamento,..certo la tonalità cambia un pochino

    1. Pat quando ascolto i Pink , David e Roger mi aspetto sempre determinate sonorità , se fanno generi diversi non mi piacciono non li riconosco più. Detto questo non è che voglio avere per forza ragione , sono fissazioni personali

      1. Buon giorno,…. però secondo me la questione è un’altra,… nel caso specifico non si stà per ascoltare o andare a vedere un nuovo disco dei Pink Floyd,..è un disco,…un concerto,… di un artista che si chiama David Gilmour,… quindi non forzatamente legato al marchio P.F. – Così (forse) si spiega anche il titolo del disco,. slegarsi dalla gabbia dorata o dalla dicotomia Gilmour/PF. –
        Mi spiego meglio,..se si và a vedere un concerto o si sente un disco di Sting,.. non ascoltiamo più i Police,..se ascoltiamo Robert Fripp non sono i King Crimson,… Piro Pelù non è Litfiba,…etc..etc…
        Sono comunque entità diverse, singole persone che agiscono per conto loro, le quali naturalmente riportano degli strascichi delle loro attività artistiche ed umane di quando militavono nel gruppi precedenti, ma sono singoli musicisti con i loro pregi,..difetti,…fissazioni e cultura, diversificate e decontestualizzate dal loro passato nelle band –
        Waters si è cimentato con un’opera lirico-teatrale,..ve lo sareste aspettato ?
        Mason fa da session.man ad insulse canzoni di beneficenza,… ve lo sareste aspettato ?
        Gilmour fa un disco con un brano di impronta gezzistica,…. e quindi ? !!!!
        Il voler forzatamente accontentare il pubblico con prodotti che ricordino sempre un certo “marchio di fabbrica”, potrebbe, secondo me, portare anche a risultati deludenti e non all’altezza delle aspettative da parte del fruitore – Mentre, magari, facendo di testa loro, non saranno i capolavori del passato, ma almeno son prodotti onesti e sinceri – per tornare all’esempio di sopra, non mi sembra che i dischi solisti di Sting siano poi così entusiasmanti come quelli dei Police,…almeno dopo tanti anni,…. eppure hanno avuto un discreto successo –

        Buona giornata –

  4. Splendido il frammento dell’assolo di David promette molto bene , mah penso che nell’album almeno 3-4 bei pezzi ci saranno . Certo quando sento parlare di valzer(belle però le parole) e jazz mi si accappona la pelle speriamo di digerirle

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