DAVID GILMOUR COMPIE 70 ANNI

6 Marzo 1946: nasce uno dei più influenti chitarristi della storia della musica, David Gilmour. 6 Marzo 2016, David compie 70 anni ed è ancora fra noi a regalarci emozioni.

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CatturaPersonalmente ritengo David il maestro assoluto della 6 corde, uno dei pochi musicisti al mondo ad essere riconoscibile dopo poche note, e forse l’unico ad “entrarti nell’anima” e strappartela via con un assolo. Sarò anche esagerato, ma a mio parere le pagine di musica che ha scritto con i Pink Floyd, ma non solo, meriterebbero di entrare nei libri di storia. Impossibile fare una classifica dei suoi migliori lavori, ogni singolo pezzo da lui suonato ha qualcosa di speciale… Auguri David, e non smettere mai di fare musica!

In Occasione del 70° compleanno è anche stato rilasciato il quarto singolo dall’album “Rattle That Lock”, e non poteva essere che “In Any Tongue“, forse la canzone più apprezzata del disco, qui il video:

David alla festa per i suoi 70 anni:

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Questa è l’occasione giusta per rivedersi il bellissimo documentario “Wider Orizons” della Bbc:

Qui il bell’articolo di  www.repubblica.it:

Anni fa, parlando di The Dark Side of the Moon, David Gilmour disse che quel disco era frutto di una “ispirazione acquatica”. Un’idea che riporta direttamente al suo stile. Avvolgente, liquido, spaziale. Inconfondibile. A 70 anni (è nato a Cambridge il 6 marzo 1946), Gilmour è un’icona riconosciuta e poco chiacchierata. La critica lo considera unanimemente uno dei più influenti chitarristi del ventesimo secolo. Ma centinaia di milioni di dischi venduti nel mondo con i Pink Floyd (e con quattro album da solista alle spalle tra i quali il recente Rattle that Lock, del 2015, da cui è appena stato estratto il nuovo singolo In Any Tongue, che lancia uno sguardo sul mondo devastato dalla guerra) non hanno cambiato la sua attitudine da antistar lontana dal glamour e dall’epica rock’n’roll di molti colleghi della sua età.

Droghe quasi zero, poco alcol (“Prima di entrare nei Floyd non bevevo affatto, poi un po’ ho recuperato”, confessò a metà degli anni Settanta), nessuna importanza al look, nonostante il suo passato da modello. Una volta il celebre giornalista musicale del New Musical Express Nick Kent, recensendo un concerto dei Floyd nel 1974, si soffermò sulla capigliatura “sudicia” di Gilmour, “ancorata da una superficie di grasso giù per le spalle, con spettacolari festoni di doppie punte”. Gilmour non la prese bene: “Non credo di dovermi lavare i capelli per suonare bene”.

Nella sua adolescenza a Cambridge fu l’unico futuro Pink Floyd (insieme al suo vecchio amico Syd Barrett) a manifestare interesse per la musica prima dei 18 anni. Innamorato del cantante folk americano Pete Seeger e fan assoluto di Jimi Hendrix, esibiva con orgoglio un raro 78 giri di Rock Around the Clock di Bill Haley, fin quando una sua fidanzata dell’epoca non lo distrusse dopo esservici seduta sopra. Era stato cresciuto da genitori permessivi e un po’ bohémiens, ma la separazione dal padre, costretto a trasferirsi negli Stati Uniti per lavoro, lo aveva reso ruvido e un po’ scontroso: i suoi amici dell’epoca lo descrivevano come “un vero duro, un paio di jeans e un giubbetto, ed era tutto”.

A Barrett era legatissimo. Gli insegnò gli accordi dei pezzi di Keith Richards. Quando i Pink Floyd lo chiamarono, inizialmente per supportare la band spesso in crisi durante i live per gli imprevedibili comportamenti di Syd, Gilmour si trovò di fatto a sostituire il suo amico, sempre più in crisi. “Fu un’esperienza paranoica, mi ci volle un bel po’ per sentirmi un membro del gruppo”. Nonostante tutto, Gilmour è sempre rimasto vicino al suo amico Syd, anche quando la sua follia prese il sopravvento: ha prodotto, con grande fatica, il suo album solista Barrett (“Era una tortura per Dave”, ha raccontato Storm Thorgeson, la mente dello studio Hipgnosis, “Syd non arrivava alle sedute prenotate, suonava la canzone sbagliata, dimenticava il testo – era un incubo”). E gli è rimasto vicino, nei limiti del possibile, per tutti gli anni Ottanta, quando controllava che i soldi delle royalties gli arrivassero regolarmente.

Alla fine, Barrett è rimasto una figura ricorrente nella sua vita personale e artistica. Non è un caso, probabilmente, che Gilmour consideri Wish You Were Here il miglior disco dei Pink Floyd e che indichi Shine on You Crazy Diamond come il suo brano preferito: “È una canzone triste. La storia di Syd è triste, narrata in chiave romantica e romanzata da gente che non sa niente di lui. Ne hanno fatto un fenomeno alla moda, ma non è proprio il caso”. E quando il 5 giugno del 1975, durante le session di Wish You Were Here, Barrett si presentò in studio senza preavviso, dopo anni di isolamento, grasso, calvo e schizzato, Gilmour aveva organizzato un party nei sotterranei di Abbey Road per festeggiare il suo matrimonio. “Nessuno all’inizio lo aveva riconosciuto. Ma anche sapendo chi era, non lo si riconosceva comunque”.

Per un curioso destino, anche l’altro suo assolo leggendario, quello di Comfortably Numb, è in qualche modo legato al suo amico Syd, stando almeno a quanto racconta Nicholas Schaffner nel suo libro Lo scrigno dei segreti: la canzone, la cui parte musicale è stata scritta interamente da Gilmour e che doveva già finire nel suo primo album solista David Gilmour nel 1978, sarebbe ispirata a un episodio accaduto prima di un concerto dei Floyd nel 1967, quando l’allora fidanzata di Barrett June Bolan e Roger Waters furono costretti a trascinare a forza sul palco un Syd totalmente catatonico. Episodio poi ripreso anche nel film The Wall. Il secondo assolo della canzone figura nella lista dei Best guitar solo of all time, e Gilmour ha raccontato con la sua solita serenità di averlo realizzato in poco tempo.

Nel successo globale dei Pink Floyd, il suono della chitarra di Gilmour ha avuto un ruolo essenziale. “Mia moglie (Polly Samson, autrice dei testi dei suoi dischi solisti e anche quelli del recente album dei Floyd, The endless river, ndr) sostiene che a questo punto potrei comunicare anche senza parole, solo con le note della chitarra”. Le liti con Roger Waters, che hanno rimpeito le cronache floydiane degli ultimi 30 anni, non hanno mai oscurato il suo talento: secondo Nick Griffith, ingegnere del suono della band, “Dave faceva amare la musica alla gente, Roger la faceva pensare. La combinazione funzionava perfettamente”. Ma quelle astiose discussioni, scoppiate in maniera fragorosa ai tempi di The Wall, avevano radici lontane. Già nel 1969, durante le registrazioni di Ummagumma, Gilmour chiese aiuto a Waters per i testi di un suo brano. La risposta fu un laconico “no”.

Quei contrasti sono poi diventati sempre più acuti, anche a causa dei pessimi rapporti tra Waters e l’altro suo grande amico, il tastierista della band Rick Wright, scomparso nel 2008, cui Gilmour ha dedicato il brano Boat Lies Waiting incluso nel recente album solista Rattle that Lock: “Ho sentito un dolore insopportabile per la perdita dell’uomo, dell’amico. Non avevamo bisogno di parlare. Pensavamo le stesse note senza dircelo. Ho provato a suonare con altri tastieristi, ma lui è insostituibile”. E forse più di Waters ha respinto per anni l’idea di una reunion dei Floyd: “Quella parte della mia vita mi ha dato molta gioia. Siamo stati una bella compagnia per il 95% del tempo che abbiamo trascorso insieme. Non avrei voluto che quel 5% inficiasse la mia visione del mondo, ma è accaduto”.

Come ha piegato Nick Griffiths, per Gilmour il rapporto con Waters “era diventato un lavoro troppo duro: lui preferisce star calmo e lasciar correre. E ne nacque tanto risentimento… Per lui e Roger divenne difficile anche stare insieme nello stesso studio”.

Nonostante tutto, il chitarrista che ha catapultato il rock sulla Luna non ha mai alzato la voce. Ormai ricchissimo, sempre lontano dalla mondanità, Gilmour è pronto a dare un 10 e lode alla sua vita, “un viaggio straordinario nella gioia”. Nel 1996 è entrato a far parte della Rock And Roll Hall of Fame con i Pink Floyd; nel 2003 è stato nominato Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico per i suoi meriti artistici; nel 2005, sempre insieme alla band, è entrato a far parte della UK Music Hall of Fame per il contributo alla musica e alla cultura britannica. Tra i suoi meriti c’è anche quello di aver scoperto Kate Bush e di averla supportata all’inizio della sua carriera. Vive “nella più assoluta autodeterminazione, assecondando i miei desideri”, in un luogo chiamato Astoria, una casa galleggiante sul Tamigi. Come disse negli anni Settanta, “sono un ragazzo di campagna nel profondo del cuore”.

Fonte: www.repubblica.it

Per chi non lo avesse ancora visto, il concerto integrale tenuto in Argentina a Dicembre 2015:

 

P.s.

Il 24 Aprile 2016 andrò a Londra per la quarta volta e David suonerà live alla Royal Albert Hall per il Teenage Cancer Trust 2016, purtroppo ho saputo in ritardo di poter partire e non ho trovato i biglietti, ma ci proverò uguale, piuttosto che comprare biglietti sui siti a prezzi da usuraio, proverò a vedere se il giorno del concerto ci sarà qualcuno che mi vende un paio biglietti… pregate per me..😉

Shine On!

 

 

54 comments

  1. Pat ti volevo anche ringraziare per il tuo tentativo di togliermi gli anni , ma io sono un ragazzo del…..come Miguel Bosè

  2. Ciao ragazzi anche io sono molto addolorato della morte di Keith un altro dei miti della mia gioventù , mi hanno colpito le parole di Pat quando dice che una volta c’era la musica e non c’erano i soldi ed ora è l’inverso , è quello che penso sempre anche io perché negli anni 70 avrei voluto avere tutti gli album di decine di grandi gruppi e solisti , avrei voluto avere il carrello con l’impianto stereo come avevano alcuni amici , le piastre per passare gli lp su cassetta per ascoltarli in macchina ,ma non era possibile , ora che posso comprare quello che voglio non c’è niente da comprare mah ormai è andata peccato , che tristezza . Pat ho un anno più di te quindi abbiamo vissuto le stesse cose

      1. Pat quando è il compleanno di Totti faccio cifra tonda , roba da matti mi sembra impossibile . Ah mi dimenticavo giovedì scorso parlando con un mio vecchio paziente all’Isola d’Elba , da me sempre conosciuto come ottimo pittore , ho scoperto che è il cantante e leader del gruppo prog rock Raccomandata con Ricevuta di Ritorno che si erano sciolti negli anni 70 sessanta e che si sono ricostituiti alcuni anni fa , sono andato su YouTube ed ho ascoltato alcuni pezzi e devo dire che sono bravi . Dato che sei un esperto li conoscevi ? Hanno la base a Roma

  3. Un saluto a tutti in questa giornata triste.
    Purtroppo è tutto vero.
    Keith Emerson si è suicidato, sembra a causa di una grave malattia che gli empediva di suonare.
    Se questo fosse confermato sarebbe davvero triste e drammatico.
    Il pensare che un uomo abbia un legame
    così unico con la musica da arrivare ad togliersi il bene più prezioso mi rattrista molto.
    Io nella mia adolescenza il rock progressivo era formato dal mitico quartetto Pink Floyd, genesis, elp, yes.
    Oggi mi asciugo la lacrima e torno un attimo indietro nel tempo, ad pensare quanti viaggi di fantasia vi erano nella mia mente di ragazzino ogniqualvolta sentivo un lp di sto quartetto.
    Riposa in pace sir. Keith Emerson.
    Grazie per la splendida musica con cui hai riempito il mondo.

    1. Ricordo anch’io come ieri che presi la “cassettina” di Picture at exibition,.. forse ce l’ho ancora da qualche parte, fù il primo lavoro con cui li conobbi,…anche se poi ascoltando altri loro lavori mi ricordai di averli già sentiti in radio durante per voi giovani – all’epoca c’era la musica ma non c’erano i soldi,… oggi forse il contrario😦

      Comunque ha avuto l’indubbio pregio di far avvicinare il popolo rocchettaro alla cosidetta musica classica,…mai avrei pensato di sentirmi quadro in una esposizione se prima non avessi saputo della loro trasposizione – che all’epoca fu molto criticata da parte dei puristi del genere cosiddetto serio –
      Se c’è qualche 50nne come me che negli scaffali ha anche tutte le sinfonie di betoven rigorosomanete in vinile dirette da karaian è anhe merito suo,..certo ha scelto un brutto modo per andarsene, ma qui si entra nella sfera moooolto personale che lasciamo da parte –

      sentite, e vedete, che perfomans: (almeno di questi vi sono molte testimonianze audio e video,..anzi loro stessi hanno pubblicato ufficialmente molte registrazioni prima trovabili solo su bootleg,…proprio come i nostri….:-/ ahhrghhh )

      1. Ciao pat .
        Concordo in pieno il tuo intervento.
        Io di anni ne ho 49 ma come te ho le sinfonie di beethoven dirette da
        Karajan rigorosamente in vinile.
        Purtroppo tanti nostri miti che ci ricordano la nostra gioventù piano,piano se ne stanno andando via tutti.l’unica cosa che mi rallegra e che personaggi del genere sono talmente unici da risultare eterni.con alcune eccezioni la musica seria si è fermata a quegli anni.ora c’e tanta rumenta che in genovese vuol dire spazzatura,tanta spazzatura musicale.

        Cmq c’è anche una sorta di maledizione sui grandi,basta vedere in italia,se ne sono andati i di giacomo,i de andrè,i daniele,i dalla, ci sono rimasti i finti musicisti e gli inutili.

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