DAVID GILMOUR & POLLY SAMSON – PRESENTAZIONE DEL ROMANZO “LA GENTILEZZA”

Cattura12Articolo di Stefano Mannucci da iltempo.it

Prendi un tramonto romano, aggiungi lo scenario di una sontuosa villa sull’Appia Antica (con tanto di falco padronale pronto a spiccare al volo), e mettici dentro i coniugi Gilmour. David è il sussiegoso countryman che ha contribuito allo sballo mentale di tre generazioni di fan, e che stasera e domani diventerà il dominus del Circo Massimo, per il doppio sold out nell’arena da 13 mila posti seduti costruita per l’occasione, sotto l’egida del Postepay Sound Rock in Roma. Sua moglie Polly Samson è autrice di molti suoi testi, ed è un sodalizio sentimentale e artistico che dura da più di vent’anni, dai tempi di «The Division Bell». Il cocktail capitolino alla vigilia del concerto è dedicato all’uscita italiana del romanzo di Polly «La Gentilezza» (edito da Unorosso), un plot in cui «la sfida è vivere l’amore senza farsene sopraffare», e dove gli echi del «Paradiso Perduto» di Milton, tanto caro all’autrice, tornano a farsi sentire come già in «Rattle That Lock», il brano luciferino che dà il titolo al più recente album solista del marito. In un evento dove la rockstar resta galantemente un passo indietro per lasciare la scena alla consorte, non c’è spazio per domande sui vecchi dissidi dei Pink Floyd, ma qualcosa di intrigante esce fuori. Per esempio su come iniziò il sodalizio autoriale dei Gilmour. Racconta lei: «Erano rimasti in tre, e David lavorava in studio con Nick Mason e Rick Wright. Io ero la sua fidanzata. Avevo una febbre altissima e lui tornava a casa portandomi brodino di pollo e nuove canzoni da valutare. Mi diceva: “che ne pensi di una frase qui? Ne avrei bisogno”. Io dicevo cose sconnesse e a lui piacevano. Mi promise che non mi avrebbe mai coinvolto con il mio nome: avevo paura di diventare la Yoko Ono dei Pink Floyd. Ma ripensandoci, non sarebbe stato poi così male, visto che Yoko, a 80 anni, ancora produce arte ad alto livello». David, dal canto suo, ama «quel momento in cui il brano viene registrato e io canto le parole di mia moglie, che calzano in modo perfetto, come un abito, sulla musica. Lei scrive anche poesie, ma i testi sono una cosa diversa, tendo a non mischiare le due cose. Non so dire in quanti e quali modi collaboreremo in futuro io e lei. Lei suona anche il piano…Avremo altre fonti di ispirazione, così come è stato con Milton in questo libro e in “Rattle That Lock”. Per ora dobbiamo pensare agli impegni correnti, quando sarà finito il tour vedremo, sarà bello godersi Roma in qualche passeggiata creativa. Questa è la più bella città d’Europa, dopo il fattaccio Brexit». Sull’uscita traumatica dalla Gran Bretagna i Gilmour si dicono «disgustati». Polly sottolinea che «questo referendum ha rivelato il razzismo montante nel nostro paese. La cosa buona è stata la posizione contraria di tanti ragazzi, che sono maturati politicamente. Ma è stata una terribile tragedia. Io e David ci sentiamo europei, prima che inglesi». Il sommo chitarrista ironizza sul brano (e album) «On an island», di dieci anni fa. «Allora eravamo su un’isola greca, e da quello ne trassi una metafora. Oggi forse dovrei toglierlo dai miei concerti, in un momento storico così particolare». I due flirtano come fidanzatini: lui le ruberebbe «la sua capacità di metter giù parole giuste così in fretta. Io sono lento, e non così bravo. Polly riesce a farmi sentire mio ciò che scrive». Lei invidia al consorte «la sua calma, e la capacità di rassicurare gli altri». C’è tempo anche per scherzare sulle canzoni che ispirarono David prima della sua mirabolante avventura pinkfloydiana. Ce n’era qualcuna italiana? «Quando calienta el sol», rivela divertito. «Ma non la canterò adesso». E neppure stasera al Circo Massimo, c’è da scommetterci. Lì c’è da aprire un altro libro: quello che, tra capolavori antichi e nuove suggestioni, tra gli eterni omaggi a Syd Barrett e quello nuovo, commovente per l’amico scomparso Rick Wright («A boat lies waiting»), in alcune pagine svela il mistero della faccia oscura della luna. E che da 45 anni non smette di incantarci.

A questo link una bella galleria fotografica dell’evento.

 

Shine On!

3 comments

  1. Credo che anche Pat e tutti gli altri del blog la penseranno come me.
    Si,signori ormai inequivocabilmente siamo di fronte alla Yoko Ono dei Pink Floyd, eppoi per i miei gusti troppo snob, troppi nasini all ‘insù.
    La villa sulla Appia, la presentazione del libro, l’aperitivo esclusivo, da questo punto di vista preferisco mille volte il comportamento di Roger Waters, che da miliardario non ha mai rinnegato le sue simpatie di sinistra come non ha mai rinnegato di essere figlio di Due militanti del partito comunista inglese.
    Anche il buon Nick Mason ultimamente in un intervista ha detto che Dave è sempre stato il più snob dei quattro.
    Certo dal punto di vista musicale mi scioglie ogni volta che ascolto la sua chitarra, ma fosse più alla buona come Roger sarebbe meglio.

  2. avevo paura di diventare la Yoko Ono dei Pink Floyd. Ma ripensandoci, non sarebbe stato poi così male,

    AAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHRGGGHHHHHHHHH !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!😦

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