ROGER WATERS: “THIS IS NOT A DRILL” – IL NUOVO TOUR AMERICANO – L’INTERVISTA

Us + Them di Roger Waters, arriva al cinema nelle sale italiane il 7, 8 e 9 Ottobre, e questa è stata una buona occasione per la rivista Rolling Stone di fare una chiacchierata con Roger sul suo film, Trump, il futuro, David Gilmour.. e molto altro!

Fonte: RollingStone.it

Intervista di Kory Grow

«Sono felice che il film abbia un messaggio umano e politico», dice Waters. Durante la fase di montaggio era preoccupato che fosse troppo lungo, così ha deciso di tagliare il bis, Comfortably Numb, perché gli sembrava «un corpo estraneo attaccato al finale», e di concentrarsi sulla storia della donna al centro delle visual di The Last Refugee, una canzone di “Is This the Life We Really Want?”. «Penso che il film ne tragga beneficio», dice. Quando ha visto per la prima il girato del concerto, però, era sconvolto dalle emozioni sui volti dei fan inquadrati in primo piano. «Sono orgoglioso di loro», dice. «Sono orgoglioso di chiunque riesca a commuoversi di fronte all’idea che è giusto combattere perché gli esseri umani possano agire collettivamente e migliorare la propria vita».

Credi che il messaggio del tour sia arrivato al pubblico nella forma che pensavi?
Beh, sì. È chiaro guardando il film. C’è una donna che canta la seconda strofa di Déjà Vu – non ricordo quale verso – e a un certo punto una lacrima le scende lungo la guancia. Ho pensato: “Wow. Devo aver fatto qualcosa di giusto se questi ragazzi così giovani reagiscono alla musica scritta da un 74enne”. È commovente. Qualcosa di buono l’avrò fatto.

Il film è pieno di immagini di Trump. Non ti sei stancato di vedere la sua faccia ogni sera?
Non lo guardo granché. Ma sono contento che sia nel film. Mi piace lo zoom sul suo cazzo minuscolo (parla di un fotomontaggio, nda). Penso che sia importante far vedere Trump, è un uomo chiaramente infantile e sono sicuro che abbia un cazzo minuscolo. Comunque, è stupido sprecare fiato parlando di lui. Il problema è che ora è impegnato a cospirare per distruggere gli Stati Uniti pezzo dopo pezzo.

Quell’immagine appare durante Pigs (Three Different Ones). Che cosa significava per te quella canzone negli anni ’70 e cosa significa adesso?
Beh, nel contesto del concerto sarebbe più giusto il titolo Pigs (One). C’è solo un maiale adesso, l’orrido Trump. Ma chi erano nell’originale? Non lo so. “Big man, pig man” parla di tutti gli uomini d’affari più interessati a far soldi che a sviluppare relazioni con altri esseri umani, relazioni che potrebbero dare più soddisfazioni dell’accumulo di denaro. Quel pezzo era per Steve Schwarzman e tutti gli altri. Sono tutti uguali, nel complesso.

L’ultima strofa parla di Mary Whitehouse, una signora che voleva censurare la tv inglese e non trasmettere immagini erotiche. Il suo nome mi fa comodo, perché posso dire “Hey, Whitehouse” (Casabianca, ndt) e tutti sono convinti che stia parlando di Washington. Ed è quello che sto facendo, perché a nessuno frega più niente di Mary Whitehouse. Cercò di ripulire la tv inglese e di renderla evangelica e cristiana, e l’ha fatto con metodi che non credo siano troppo sani. Poi… di cosa parla la seconda strofa?

“Bus stop, rat bag”… inizia così.
Oh, Margaret Thatcher. Come ho fatto a dimenticarmene? La mente umana è meravigliosa, ti permette di dimenticarti di Margaret Thatcher. Fantastico.

Cosa ha ispirato il momento in cui tu e la band indossate maschere da maiali e bevete vino?
C’è una lunga sezione, in Dogs, dove canto “Dragged down by the stone”, un verso che parla di uomini disposti a distruggere qualsiasi cosa nel folle tentativo di diventare Gordon Gekko. In quel momento suonano solo Joey (Waronker, batteria) e Jon Carin (tastiere). Che dovremmo fare noialtri? Stare fermi sul palco? Meglio travestirsi da maiali e farsi servire da una pecora, bere champagne ed essere disgustosi. È nata così, un’opportunità per fare un po’ di teatro. E c’è anche un po’ di partecipazione del pubblico. Io tengo in mano un cartello che dice “Pigs Rule the World” (I maiali governano il mondo, ndt), perché la gente non vuole essere governata da questi stronzi. La maggioranza riconosce che la ripartizione della ricchezza è totalmente inaccettabile, e nessuno vuole essere comandato da oligarchi. Il sistema non funziona granché se i poveri diventano più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Dobbiamo fare qualcosa, e dobbiamo farlo il prima possibile.

Immagino sia per questo che hai usato così tante immagini da Animals, come quando la Battersea Power Station taglia in due il pubblico. Il messaggio del tour sta bene con i temi di quell’album.
Sì, è così. Quando ho immaginato la cover e sono andato a fotografare la Battersea Power Station, pensavo fosse un simbolo perfetto per una band come i Pink Floyd, perché è un luogo che genera energia, noi eravamo quattro e c’erano quattro ciminiere. Era un’immagine molto fallica e tutto il resto. Rappresentava, in un certo senso, il potere che potevamo avere come band se avessimo deciso di usarlo per qualcosa. O forse la musica non ha potere, ma non ci credo. Credo che sia una forma d’arte molto potente e che possa diventare uno strumento politico, così come una fonte d’intrattenimento per tenere buone le masse.

C’è qualcosa che non è finito nel film e che avresti voluto vedere?
Volevo fare qualcosa che parlasse degli uomini presenti agli incontri settimanali in cui Obama autorizzava gli attacchi con i droni. Gente seduta in una stanza buia che decide chi uccidere ogni settimana. È una delle cose più disgustose della politica estera americana. Beh, forse sto esagerando. Ma è spaventoso pensare a degli adulti seduti in una stanza per decidere chi uccidere – cittadini stranieri – e poi vedere morire della gente. È disgustoso oltre ogni limite. Volevo girare qualcosa che spiegasse perché, ma non abbiamo avuto tempo. Mi spiace non averlo fatto.

Che canzone avresti usato come colonna sonora?
Avrei messo il video nella seconda parte dello show. Il grosso del girato si vede durante Déjà Vu, The Last Refugee e Picture That. Forse avrei usato Dogs.

Nel film, le Lucius – le cantanti Holly Laessig e Jess Wolfe – interpretano una versione straordinaria di The Great Gig in the Sky. Hai dato loro molte indicazioni?
No, non l’ho fatto. Ne abbiamo parlato e loro si sono fatte venire un’idea. Poi l’abbiamo provata e riprovata. Come tutte le cose brillanti c’è voluto molto lavoro. Io e G.E. Smith abbiamo provato per ore con Jess e Holly, e non lo dico per togliere loro del merito. È in buona parte una loro creazione, noi abbiamo dato qualche suggerimento. Quando siamo arrivati ad Amsterdam, dove abbiamo registrato quella performance in particolare, avevano raggiunto un livello fantastico.

Ho visto molte tribute band – gli Australian Pink Floyd, i Brit Floyd e chissà quali altre – e tutte copiano Claire (Torry, la cantante originale) e la parte che ha registrato ad Abbey Road nel 1973. E va bene così, perché è una parte grandiosa, bellissima. Ma penso sia fantastico che Jess e Holly abbiano provato a interpretarla a modo loro. È anche un bel tributo a Rick (Wright), che scrisse la musica.

Un altro momento importante del film è Wish You Were Here. Che significa per te suonarla adesso?
L’ultima volta che ho cantato Wish You Were Here ero a Balsham Street, a Londra. Julian Assange era imprigionato nel carcere di Belmarsh, e sapevo che non stava bene. Nessuno sa di questa cosa perché non è stata riportata da nessun media mainstream; non un giornale o una stazione radio ha riportato che
 ho suonato in pubblico per Julian Assange. La gente mi chiede di continuo: “Perché i giornalisti non difendono Assange? Sta solo facendo il suo lavoro”. La risposta è che hanno paura di essere licenziati. Per quanto riguarda Wish You Were Here… mi è venuta in mente all’improvviso. È facile da cantare da solo con la chitarra acustica. Ne sono molto orgoglioso.

Nel film, all’inizio di Time c’è un primo piano di te mentre evochi il suono di un orologio con le corde del basso. È così che avete iniziato a scriverla? Con quel suono?
No, l’idea ci è venuta strada facendo, ci siamo detti “Ehi, usiamo il ticchettio degli orologi”. L’idea è arrivata dalla storia raccontata nella canzone. Per me è un brano molto importante. L’ho scritto quando avevo 29 anni e la parte del testo che dice “No one told you when to run / You missed the starting gun” parla proprio di quello che provavo a quell’età. Pensavo: “Vaffanculo. Sono a metà della mia vita. Mi avevano detto che mi stavo preparando per qualcosa”. A un certo punto ho capito che non avevo uno scopo. Time è una buona canzone perché descrive i sentimenti di chi, diventando adulto, si rende conto che il tempo scorre davvero veloce. È una sensazione che ti fa riflettere sulla vita, su cosa è importante e su come trarne un po’ di gioia. Ti fa pensare se sia giusto lasciare che i cani e i maiali sfruttino le nostre energie per fottere altra gente e derubarla, oppure se sia meglio accettare un fatto e cioè che se aiuti un altro essere umano la tua vita si riempirà di gioia. E agire collettivamente dà più gioia dell’egoismo. È così semplice.

Immagino che ora abbia un significato diverso per te, sono passati 50 anni da quando l’hai scritta.
Qualche ora fa ero con Sean (Evans) e parlavamo del tour della prossima estate. Gli ho detto che stavo pensando a quali canzoni suonare, e c’è questo pezzo, una demo a cui sto lavorando che si intitola Time Keeps Slipping Away. Penso a queste cose perché stiamo tutti morendo, siamo sotto l’attacco di assassini sociopatici pieni di soldi e di potere, gente che controlla i media e il sistema di propaganda, che ci mente costantemente e cerca di metterci l’uno contro l’altro così da mantenere lo status quo.

Il vero problema è che ci uccideranno tutti. Sta succedendo proprio adesso. È quel che vuole dire la ragazzina svedese, Greta Thunberg. Il tempo sta scadendo molto in fretta. Quindi diamole ancora più potere. Diamo potere ai movimenti pacifisti, a quelli ambientalisti, a chi combatte battaglie importanti e cerca di svegliare le coscienze dei morti viventi – purtroppo la maggior parte della popolazione – così che capiscano che le loro vite e le vite dei loro figli non sono minacciate, sono quasi certamente già finite.

Sono sicuro che sarai stato felice di scoprire che David Gilmour ha venduto la sua chitarra e donato i guadagni per combattere il cambiamento climatico.
Oh, che sia benedetto. Penso sia una cosa buona. Buon per lui. (Fa una pausa) Vorrei che mi lasciasse pubblicizzare il film sul sito dei Pink Floyd. Non mi è permesso. L’ha censurato, non posso usare il sito per annunciare nulla.

Quand’è l’ultima volta che avete parlato?
Abbiamo parlato a giugno. Ci siamo incontrati per discutere un grande progetto a cui avevo pensato, ma purtroppo non ne è venuto fuori nulla.

Mi spiace che sia andata così.
Lo so. Credo che tutti i fan dei Pink Floyd direbbero la stessa cosa. Tutti sperano che io e David facciamo pace, che tutto si risolva in modo splendido e commovente. Beh, non lo sarebbe per me, ho lasciato i Pink Floyd nel 1985 e l’ho fatto per una ragione. E cioè, volevo lavorare alle mie cose. Per fortuna ho avuto la possibilità di farlo. Il lavoro è di per sé una ricompensa. Sono stato felice di scoprire, nella recensione di Variety, che per qualcuno il film ha unito i puntini tra Dark Side of the Moon, Animals, Amused to Death e Is This the Life We Really Want?. È stato gratificante. Comunque, non parliamone più. Ho detto più di quanto avrei dovuto.

Prima di andare oltre ho un’altra domanda: ti ho visto suonare Set the Controls for the Heart of the Sun sul palco con Nick Mason, a New York. Cosa pensi del suo show?
I Saucerful of Secrets sono stati una sorpresa molto piacevole. Il concerto mi è piaciuto parecchio e ovviamente adoro Nick. È un vecchio amico e per fortuna ci siamo ritrovati. Ci vediamo spesso e gli voglio molto bene. Quella sera c’era un’atmosfera splendida, e non sarei potuto essere più felice di avere il permesso di tornare sul palco e cantare una delle mie canzoni con quella band. Guy Pratt è un grande cantante e chitarrista. È molto esperto perché ha lavorato per anni con Gilmour. E credo che Nick abbia suonato alla grande. Così come gli altri ragazzi, una performance splendida.

Non ti piacerebbe fare un tour più piccolo, così da suonare vecchie canzoni per chi non ha bisogno di sentire tutte le hit?
Diavolo, no. Perché dovrei? Scrivo cose nuove di continuo. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto. Il mio lavoro è pensare: “Beh, come posso rendere il rock interessante per il cinema, per un’esperienza visiva o chissà che altro?”. Questo è quello che ho fatto per gli ultimi 50 anni, esprimere me stesso. E continuerò a farlo. Non riesco a pensare a niente di meno interessante di suonare Set the Controls in un pub.

Una volta hai dichiarato: “Il concerto-spettacolo è una forma interessante perché l’ho inventata io”. Come ci sei arrivato?
Suonando in posti enormi e pensando “Cristo, che noia”. Ricordo il periodo di Dark Side of the Moon, avevamo delle luci costruite da Arthur Max, il tecnico delle luci che avevamo rubato a Bill Graham e al Fillmore East. Ha inventato lui lo schermo circolare che usavamo in quel periodo. È allora che ho pensato: “Come facciamo a riempire questi grandi spazi?” e ho iniziato a lavorare con chi produceva roba gonfiabile, a pensare alle proiezioni, ai fuochi d’artificio e tutte quelle stronzate. (Fa una pausa) Non sono stronzate, in realtà. È tutto perfettamente ragionevole.

Far volare un aereo sul pubblico, come succedeva nel tour di The Wall, è una tecnica teatrale perfettamente accettabile. Ricordo che all’epoca, nel 1979, Bono ci criticò. Gli U2 erano una piccola band, e diceva (imita l’accento irlandese): “Oh, non sopportiamo tutte quelle esagerazioni teatrali dei Pink Floyd. Noi suoniamo solo la nostra musica, ci bastano le canzoni e bla bla bla”. Davvero? Poi per il resto della loro carriera non hanno fatto altro che copiare quel che facevo io e ancora lo fanno. Gli auguro buona fortuna, certo, ma che stronzata.

Era una critica comune all’epoca?
Mi ricordo Jagger, venne a vedere i concerti di The Wall al Colosseo di Nassau alla fine del ’79. Fece un salto nel backstage per capire come fare la stessa cosa. Qualcuno gli ha indicato l’illustratore Gerald Scarfe, che era seduto sul divano a chiacchierare con Nick Mason, e gli ha detto “è con lui che dovresti parlare”. Ma Jagger non aveva capito, pensava che il responsabile fosse Nick. Si è avvicinato e gli ha detto: “Da quanto ho capito fate voi i visual e tutto il resto”. E Nick gli ha risposto: “Beh, sì. Ho fatto tutto io nel tempo libero, quando non devo studiare la batteria”. Jagger si è seduto e gli ha parlato per un po’, ha buttato mezz’ora della sua vita. Grande Nick. Che fico. E non ho niente contro Mick. Non più. Non molto. È solo un po’ troppo vecchio per me.

Visto che stiamo parlando di concerti: che cosa hai in mente per la prossima estate?
Il piano è fare 30 o 40 concerti negli Stati Uniti durante l’anno delle elezioni presidenziali, e forse qualche data a Città del Messico. Tutte le volte che passiamo in America voglio andare in Messico, perché lì il pubblico è fantastico. Amo la gente. Faremo il Canada, gli Stati Uniti e forse tre concerti in Messico. E basta. Non posso andare in giro per il mondo, non voglio. E non suonerò più all’aperto, così devo organizzare solo un tipo di spettacolo. Sarà qualcosa di nuovo, senza esclusione di colpi.

Cosa ci sarà di diverso da Us + Them?
Sarà ancora più politico, Us + Them era sia politico che umano. Qualche ora fa, io e gli altri stavamo studiando la scaletta, ascoltavamo le canzoni da suonare. Ci siamo chiesti: come dovremmo chiamare questo tour? Non dovrei dirlo già adesso, ma non me ne frega un cazzo perché probabilmente cambierà tutto… ma immagina l’elicottero che arriva prima di Happiest Days e Brick 2 – quel suono lo conosciamo tutti – e immagina un megafono. Qualcuno l’ha già usato, lo so, ma si chiamerà: This Is Not a Drill” (Questa non è un’esercitazione, ndt). Penso sia un buon titolo per uno show. Questa non è un’esercitazione. La classe dirigente ci sta uccidendo.

Fonte: RollingStone.it

Shine On!

18 comments

  1. A volte dai cilindri non escono solo conigli, bisogna solo aspettare con pazienza e speranza, la genialita’ di Waters manca ,senza togliere nulla a nessuno

  2. Aspetto di vederlo di persona per giudicare. La prima parte funziona meno, beh il concerto è un crescendo, come fa anche David del resto(nell’ultimo tour il meglio era nella seconda parte). Però la prima parte termina con Brain Damage ed Eclipse il prisma ecc. ed è un momento da brividi, alla fine di Eclipse si è alzato tutto il Forum d’Assago in un applauso clamoroso che è durato 10 minuti, una cosa mai vista (e di concerti ne ho visti parecchi) con Roger che piangeva, insomma mercoledi 9 lo vedo e poi giudico, certo nella seconda parte c’è Animals che è tanta roba, oltretutto per me inedita dal vivo

    1. Giain, mi tocca farti da correttore (infelice compito) oppure sono io a interpretarti male.
      Brain Damage/Eclipse sono stati gli ultimi brani della seconda parte, prima dei bis finali (Mother e Confortable Numb). La prima parte terminava con Another Brick 3 parte. La seconda iniziava poi con Dogs- Pigs ecc ecc.
      Questo per la “precisione” dei fatti.. poi sul commento sono d’accordo su quanto scrivi sul grado di emozione incontenibile scatenato da Brain Damage/Eclipse.. .
      Però, per quanto mi riguarda, anche nella prima parte mi sono emozionato tantissimo su “The Great Gig in the Sky (per me le Lucius hanno fatto la migliore reinterpretazione dopo l’originale.. molto superiore ai live di David…) e soprattutto in Welcome to the machine”
      Poi certo…. la seconda parte ..con Dogs e Pigs… per noi fan della prima ora è stato il “paradiso dei sensi”. per noi quei brani sono EPICI anche perchè (quasi) mai eseguiti se non nei tour di allora.

  3. Allora ragazzi, copio e incollo il pensiero dello storico sito ‘Floyd Channell the italian pink floyd fan club’ visto che hanno avuto la fortuna di vedere il film Us + them.
    a noi toccherà aspettare il 7,8 e 9 ottobre!
    qui sotto quello che hanno provato dopo la visione:

    “”Abbiamo visto ieri “Us + Them”, il nuovo film concerto di Roger Waters.
    Tecnicamente sbalorditivo come suoni e immagini, riflette alla perfezione i pro e contro dell’ultimo tour (e per fortuna non aggiunge molto altro): l’ormai consolidata grande presenza scenica di Waters, un’ottima band, gli arrangiamenti e la scaletta ben equilibrati tra vecchio e nuovo, il chiaro percorso “narrativo/emotivo” del concerto e lo sbalorditivo secondo tempo. Ne riflette anche alcune lacune: la prima parte stenta a confronto della seconda, malgrado la ottima “Welcome to the Machine” e i migliori brani dell’ultimo album; la spontaneità del cantato al naturale di alcuni pezzi risalta la rigidità di quelli in cui il cantato e’, evidentemente, artefatto (non ci raccontiamo favole, ha più di 70 anni), il montaggio tra Amsterdam (concerto) e altre date (primi piani del pubblico) non funziona affatto, con ventenni in estasi alternati ad una distesa di teste bianche o pelate immobili senza soluzione di continuità.
    Il messaggio, forte come i tuoni, le esplosioni e le chitarre del film e’ chiaro: solo l’amore e l’empatia salveranno il mondo.
    Troppo perfezionismo, aggiungiamo, può però uccidere l’Arte.””

  4. Io penso che l’unico motivo di una reunion possa avvenire solo per fare un omaggio a Rick o in memoria di quest’ultimo.
    Allo stesso tempo penso che non verrà mai fatta proprio perchè era l’uomo più legato a Gilmour ed ora non c’è più.
    Forse, fossero stati vivi ancora tutti e 4 … potevo vedere un bagliore di possibilità

  5. l’intervistatore glielo avrebbe anche chiesto, ma lui ha stoppato subito. Conoscendo Waters, non credo che abbia detto la cosa solo per lasciarla cadere, forse era un messaggio per qualcuno… per non lasciar cadere del tutto la cosa. Chissà? sogno che fosse un tour mondiale reunion .. chi di noi non lo desidererebbe?? Ma il suo rifiutare concerti “open” mi fa pensare che fosse altro..
    Nell’intervista l’ho trovato un po’.. “inacidito”.. , loda Nick e poi dice che proporre quei brani per lui non avrebbe senso, dire che scrive canzoni “di continuo” (??). Di certo continua a levarsi sassolini dalle scarpe, non usa molta diplomazia, non lo faceva da giovane (per quel che riportano le cronache) e non ne ha ora. Non certo un simpaticone. Peraltro con qualche difetto di coerenza: quando parla di povertà qualcuno potrebbe obbiettare che lui se ne sta comunque seduto su un impero finanziario e pure lui, per molti poveri, rappresenta l’oligarchia dominante. Detto questo io lo adoro, e non vedo l’ora che i suoi progetti vengano alla luce..

    1. Un po’ come tutte le persone sui generis, geniali e controverse, bisogna pero’ ammettere che la sua grande forza sta tutto li, nel suo carattere perennemente dominante, un perfezionista ,visti i suoi concerti, tutti molto spettacolari e perfetti

  6. Voglio andare contro corrente,mi stupisce che un tipo tuttto di un pezzo e coerente come Waters dopo che dichiara che non si è pentito di aver lasciato il gruppo poi si lamenta se Gilmour non gli fa pubblicizzare il film sul sito dei Pink Floyd…hai voluto la bicicletta adesso pedala !!
    Comunque chissà che grande progetto aveva in mente quando ha incontrato Gilmour a Giugno,mi dispiace che l’intervistatore non glielo abbia chiesto 😦

    1. Grande Roger, è impressionante la passione e la vitalità che ha, è un vulcano di idee , da questa intervista si capiscono tante cose….

      1. Concordo con il mio amico che Giain. Nella vita la grandezza degli uomini si vede quando ammettono i loro eventuali sbagli. Pur essendo una persona coerente non ha mai detto che non rifare be ciò che a fatto, per fare la carriera solita, ma più volte in tantissime interviste durante gli anni di ha detto più volte che ha sbagliato nel fare l’azione legale contro i compagni di band e che a mente fredda ci penserebbe e che non la ferebbe più
        Io credo che in piccola parte in cuor suo la Reunion forse la farebbe, ma penso e allo stesso tempo rispetto anche la posizione di David che invece è assolutamente contrario alla cosa. Io non ci credo più, spero solo di poter godere con altri loro lavori solisti.

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