CURIOSITÀ

PINK FLOYD, DALÌ & DISNEY

1945. Due visionari nei rispettivi campi, Salvador Dalì e Walt Disney, decisero di collaborare nella realizzazione di un corto animato dal titolo “Destino“. Utilizzando i disegni del pittore spagnolo con le idee dell’animatore americano, l’idea era di creare un cartone animato surrealista di altissima qualità. Tuttavia, la casa di produzione americana che si occupava del progetto entrò in crisi verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, e il corto animato venne messo da parte. Venne completato e pubblicato dalla Disney solo nel 2003, ma fu il suo caricamento su Youtube che portò molti utenti a sbizzarrirsi con il video. Il risultato più interessante è stato quello di utilizzare Time dei Pink Floyd come colonna sonora del corto, che stranamente si adatta perfettamente alle atmosfere create ben 28 anni prima dell’uscita del brano. Le “connessioni” con il mondo “Pinkfloydiano” sono molteplici: orologi (Time), piramidi (Dark Side..), facce contrapposte (The Division Bell), e questo video conferma una volta di più come la musica dei Pink Floyd sia facilmente adattabile a molti video, senza dimenticarsi delle ormai famose connessioni tra The Dark Side Of The Moon ed Il Mago di Oz e Echoes con 2001: Odissea nello Spazio..

A questo link invece c’è la versione originale, con la musica scritta per la versione del 1945 dal compositore messicano Armando Dominguez ed interpretata da Dora Luz.

Fonte: www.radiobue.it/destino-il-corto-che-unisce-disney-dali-e-pink-floyd/

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DAVID GILMOUR: CONCLUSO IL RATTLE THAT LOCK WORLD TOUR 2015-2016

Ebbene sì, dopo 51 date in due anni “l’endless tour” di David Gilmour è giunto al capolinea. È stato un grande tour, ha segnato il ritorno da David Gilmour in studio e sul palco dal lontano 2006, ma soprattutto ha dato la possibilità a migliaia di persone di rivederlo in azione (o per i più giovani vederlo per la prima volta..) e riascoltare dal vivo canzoni che ormai fanno parte della nostra vita.

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Il Rattle That Lock World Tour 2015-2016, è stato un’evoluzione dell’On An Island Tour 2006, che ha visto l’aggiunta sul palco di “Mr.Screen”, il grande schermo circolare ormai “marchio di fabbrica” dei Pink Floyd dagli anni 70: se nelle date del 2015 ha proiettato i filmati da accompagnamento alla musica, dal tour Nord Americano del 2016 ha iniziato a proiettare anche le immagini dei musicisti, e l’effetto è stato decisamente migliore. David ha iniziato il tour abbastanza in forma, ma il top lo ha raggiunto nel 2016, quando l’affiatamento tra i musicisti è stato decisamente migliore del 2015 regalandoci davvero delle performance da pelle d’oca, chi ha assistito ad almeno uno dei suoi concerti, non avrà fatto fatica a vedere gente piangere dall’emozione.. Anche se devo dire che l’assenza di mr. Richard Wright, io la ho avvertita moltissimo, soprattutto l’interazione che aveva con David, una magia che purtroppo non avremo più occasione di rivedere.

Per contro c’è da dire che la scaletta dalla “data zero” di Brighton 2015 agli ultimi show alla Royal Albert Hall 2016 è stata molto statica, con rari cambi, e questo, ai tempi di internet ovunque e in qualsiasi momento, ha forse dato la sensazione a tutti di andare al concerto praticamente quasi certi di cosa si ascolterà. Ma è un difetto relativo a mio parere, perchè a 70 anni, David ha dimostrato una voglia di mettersi in gioco davvero rara e poco importa se non se l’è sentita di stravolgere la scaletta, lo show è stato davvero eccezionale, con location particolarissime come l’Anfiteatro di Pompei, che ci faranno ricordare di “esserci stati” per tutta la vita…

Ed ora? Voci di corridoio parlano di una “coda” del tour tra Giappone e Australia a primavera, ma niente di ufficiale, all’ultimo concerto alla Royal Albert Hall il 30 Settembre, sembra che David si sia decisamente commosso nell’annunciare la fine del tour. Ora speriamo di non piombare nel buio più totale per altri 10 anni. Ci sarà sicuramente qualche uscita video a commemorare questo interminabile e grandioso tour, ma la speranza di tutti i suoi fan è quella di vederlo di nuovo alle prese con un nuovo lavoro discografico e di rivederlo dal vivo al più presto. D’altronde il materiale su cui lavorare non gli manca, speriamo solo che a 70 anni e una vita da favola, David abbia ancora voglia di farci sognare…

E voi come avete giudicato il Rattle That Lock World Tour 2015-2016?

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Per altre immagini del tour c’è la ormai famosa pagina Instagram di Polly Samson: clicca qui.

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PINK FLOYD: THE ENDLESS RIVER, UN ANNO DOPO

E4SUYOzSembra ieri, invece è passato già un anno da quel 7 novembre 2014 che ha sancito con l’inaspettata uscita di The Endless River, la fine dei Pink Floyd. Su questo disco si è detto tutto e il contrario di tutto, ha diviso i fan a metà come ci si aspettava, ma a distanza di un anno, possiamo tirare le somme.. Il mio giudizio rimane inalterato, nonostante la recente uscita di Rattle That Lock di David Gilmour, prendetevi un’ora del vostro tempo, mettetevi le cuffie e riascoltatevelo, credo ne valga davvero la pena. Penso che con l’andare del tempo The Endless River invecchierà bene, continua ad emozionare e complessivamente (anche se si avverte una certa sensazione di incompiutezza) contiene momenti memorabili. La scelta di pubblicare questo disco, nel 2014, praticamente tutto strumentale escluso il singolo Louder Than Words, è stata coraggiosa e va intesa come un regalo a noi fan. Il disco si può riassumere nel titolo della seconda traccia: “It’s What We Do”. È quello che fanno. E si sente. The Endless River è il sound creato da David, Rick e Nick inseme, lontano anni luce dal sound di Syd Barrett o dell’era insieme a Roger Waters, ma sempre carico di emozione. Personalmente mi capita spesso di riascoltarlo, e continuo ad apprezzarlo come alla sua uscita, ma soprattutto il suo ascolto mi ricorda quei momenti che penso nessuno di noi rivivrà più, un’attesa spasmodica, che solo un disco a nome Pink Floyd può creare… E voi? Dopo un anno avete cambiato opinione?

Un piccolo aneddoto: Nel video di “Surfacing” (ma anche nel libretto interno al cd ed lp dove c’è il testo di Louder Than Words) David Gilmour ha messo un piccolo “omaggio” al suo disco solista “Rattle That Lock”, notate niente di familiare raggiunti i 0,23 secondi? 😉  

Clicca qui per la recensione di The Endless River!

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50 ANNI DI PINK FLOYD

10991297_10152692125942308_8903195651775958407_nFebbraio 1965 – Febbraio 2015: 50 anni di Pink Floyd. Ne è passato di tempo da quando Syd Barrett diede il nome a questa fantastica band, che ha cambiato per sempre il volto alla musica più di una volta. È infatti nel febbraio del 1965 che i “The Tea Set” iniziano a cambiare nome in “Pink Floyd” guidati dall’allora nuovo entrato Syd Barrett. In formazione c’erano oltre a Syd, Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e Bob Klose che di li a poco lascerà la band. Il resto è storia. Dopo tutto questo tempo la loro musica è ancora fra noi, emoziona tutte le generazioni, semplicemente perchè se ci si dedica soltanto un poco di tempo a cercare di “ascoltare veramente”, ti entrano nell’anima e non escono più. Almeno questo è quello che è successo a me! E le sorprese non sono ancora finite visto l’uscita a Novembre 2014 dell’inaspettato “The Endless River” e i prossimi album solisti in uscita di David Gilmour e Roger Waters!

Ed ecco una breve ma intensa carrellata di spezzoni di tutte le canzoni ufficiali e non, rilasciate dai Pink Floyd fino a The Division Bell del 94: 

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GUIDA AI MIGLIORI LIBRI SUI PINK FLOYD

Non c’è dubbio che per un appassionato dei Pink Floyd, i libri non manchino di sicuro, ce ne sono a decine e molti di essi raccontano “sempre la stessa storia”, qulacuno un pò meglio di altri, e pochi di essi sono ricchi di particolarità. Qui di seguito trovate (a mio parere) i libri fondamentali per un fan dei Pink Floyd.

download (3)Partiamo ovviamente dall’unico libro “ufficiale” scritto da un Pink Floyd in persona: Nick Mason. “Inside Out“. Il libro percorre tutta la storia dei Floyd fino al Live 8 del 2005, ed è veramente l’acquisto obbligato se non avete nessun libro sui Pink Floyd, ricco di immagini inedite e particolari che non troverete in nessun altro libro. La lettura scorre via molto facile perchè ricca di “succose” informazioni su praticamente tutto: live, registrazioni, liti interne alla band e anche di più. Al momento su Amazon Italia non è più disponibile ma per i collezionisti è in vendita la prima edizione “Special Edition” in lingua inglese con tutti gli extra firmato da Nick Mason e Storm Thorgerson alla modica cifra di €3.600…

download (6)Insieme ad Inside Out metto allo stesso livello “Echoes – Storia Completa dei Pink Floyd” di Glenn Povey: praticamente un’enciclopedia di ogni cosa fatta dai Pink Floyd: tutti i live, registrazioni e quant’altro arricchite di date, scalette e recensioni, anche dei Floyd solisti. Naturalmente non può mancare la storia dei Pink Floyd raccontata benissimo arricchita da bellissime immagini.

download (7)Un libro “diverso” è invece  “Visioni“. Il libro è come “ascoltare i Pink Floyd con gli occhi”. È scritto da Storm Thorgerson e desrive tutti i lavori che ha fatto per le copertine dei Pink Floyd e non solo con immagini, rivelazioni, bozze e curiosità. L’ho trovato molto piacevole nella lettura perchè non si prende mai troppo sul serio e ci sono alcuni passaggi molto toccanti quando descrive il suo rapporto con la band.

download (4)Se vi piace viaggiare il libro “Floydspotting” è assolutamente un must have. Una guida unica nel suo genere ai luoghi dei Pink Floyd di Cambridge e di Londra, alle scuole dove sono cresciuti Barrett, Waters, Gilmour, Mason e Wright, alle loro case di ieri e di oggi, ai locali dove hanno suonato da sconosciuti e da rockstar. Un viaggio strano e affascinante in posti magici dell’immaginario rock: la centrale elettrica su cui volò il maiale di Animals, il prato di Lulubelle III, la mucca di Atom Heart Mother, il giardino della copertina di Ummagumma, la spiaggia dove Storm Thorgerson allineò gli 800 letti di A Momentary Lapse Of Reason. Arricchito con oltre 100 foto rare / inedite e con informazioni per poter raggiungere il posto desiderato.

download (1)I 2 libri usciti recentemente dei “The Lunatics” sono sicuramente molto interessanti e se siete in cerca di qualche informazione in più sui Pink Floyd i loro libri fanno al caso vostro. Il primo “Pink Floyd – Storie e Segreti” è un libro ricco di curiosità sulle copertine più misteriose e particolareggiate, gli snodi cruciali dell’attività concertistica, testi e canzoni perdute; e ancora, i video più rari, gli enigmi dislocati fra le immagini e i solchi, i progetti mai nati e altre curiosità, spesso legate all’Italia. Il secondo “Tutte le canzoni dei Pink Floyd – Il Fiume Infinito” uscito da poco è la descrizione di praticamente tutte le canzoni esistenti ufficiali e non solo, dalle prime con Syd Barrett al primo successo di “Atom Heart Mother”, dalla consacrazione planetaria di “The Dark Side Of The Moon” al mito di “The Wall”, aggiornato anche a “The Endless River”. Il libro è un lungo viaggio condotto con una minuzia di ricerca, una precisione di analisi ed una tale massa di informazioni da lasciare impressionati.

download (5)Un libro forse non troppo conosciuto e di difficile reperibilità è invece “Pink Floyd – Discografia Illustrata” di Franco Brizi. Sono rimasto colpito soprattutto dal fatto che metà libro è composto da illustrazioni a tutta pagina di vecchi giornali e magazine d’epoca italiani che vanno dal primo articolo dedicato al gruppo nel 1967, fino al concerto di Venezia e al tour del 1994. Per chi come molti non è in possesso degli originali è a mio avviso uno spasso leggere come i dischi venivano accolti dalla stampa nel momento della pubblicazione!

download (8)Chiudo questo resoconto con un libro a me molto caro: “Pink Floyd: the Black Strat – A History of David Gilmour’s Fender Black Stratocaster“. Purtroppo è in lingua inglese ma se siete appassionati di chitarre e strumentazione in generale come me vi sembrerà di aver trovato il “vaso di Pandora”. Il libro è scritto da Phil Taylor, tecnico personale di David Gilmour e racconta tutte le chitarre possedute e suonate da David nel corso degli anni con tutte le modifiche da lui eseguite su di esse. Ricco di foto inedite e annedoti consiglio caldamente l’acquisto anche a chi non sa l’inglese, solo le foto contenute valgono il prezzo.

Naturalmente ci sono decine di altri libri tutti più o meno validi, come ad esempio quello spettacolare su Syd Barrett intitolato semplicemente “Barrett” o al recentissimo su Venezia ’89 a cura del Floydseum “The Night of Wonders“, ma a mio avviso questi qui descritti sono i più utili, interessanti e ben scritti sulla storia dei Pink Floyd.

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ADRIAN MABEN: I PINK FLOYD? NEL MIO FILM SONO QUATTRO AMICI PER LA PELLE

pink_floyd_pompeii_wallpaper_by_ineedfireSu Rockol.it troviamo uno splendido reportage di Alfredo Marziano sull’evento organizzato dai “The Lunatics” a Borgaro Torinese, dove l’ospite d’eccezione era il regista del mitico film “Live at Pompeii” Adrian Maben che ha presentato il documentario sui Pink Floyd “Chit Chat with the Oysters” e la versione restaurata del film: potete trovare l’intero reportage a questo link. Qui sotto i passaggi salienti.

“Per me, quei due film viaggiano in coppia e sono complementari. ‘Chit Chat’, in un certo senso, è l’esatto contrario di ‘Pompeii’, ma mi piacerebbe che venissero proiettati insieme, uno di seguito all’altro. Il documentario ha un che di improvvisato che al film mancava totalmente. I Floyd parlano a ruota libera, discutono tra loro, prendono in giro se stessi e gli altri. Per quanto ne so non esistono in giro altri filmati che li mostrano così rilassati, spontanei e divertenti. Le bobine di pellicola a 16 mm, sono rimaste per oltre quarant’anni nel bagno di casa mia a Parigi, finché un giorno mia moglie mi ha dato l’ultimatum: o fai sparire tutta quella roba o me ne vado io. Mi sono deciso a riaprire le custodie, e quel che ho trovato erano nastri polverosi, ammuffiti, sul punto di sbriciolarsi. Che non fossero andati completamente distrutti è stato un miracolo. Il secondo si è compiuto quando ho trovato aiuto in David Zimmerman, un canadese specialista in restauri cinematografici che lavorava in un laboratorio a Londra e che nell’arco di un anno ha pazientemente riparato e rimesso a posto ogni singola immagine. Dopo di che io ho raccolto il materiale, l’ho riportato a Parigi e ho trascorso circa sei mesi a realizzare il missaggio e il montaggio finale con l’aiuto della Cinémathèque Française. Le sequenze originali duravano circa tre ore, ma credo di avere mostrato le parti più rilevanti e divertenti. Ho conservato leouttakes, non si sa mai, e stavolta non le ho stipate nel bagno! L’anno scorso ci sono tornato, nella vecchia sede di Europa-Sonor, con lo spirito di chi fa un pellegrinaggio alla Mecca. Non esiste più: ironia della sorte, al suo posto oggi c’è un negozio che vende apparecchi acustici per i deboli di udito. C’est la vie! Ognuno dei quattro membri del gruppo ne emerge con la sua personalità ben distinta. E, tra i quattro, il più elusivo è Waters. Ponevo le domande più stupide e scontate che mi venissero in mente – sull’importanza del denaro, su quanto contasse la tecnologia nella produzione della loro musica – apposta per provocarli. E Roger era il più risoluto nell’evitare di rispondere: così facendo, finiva invece per dire cose molto interessanti. Sapevo che insistendo lo avrei fatto arrabbiare; e vederlo arrabbiarsi mi divertiva. A me sembra che ‘Chit Chat’ ritragga i primi Floyd come un gruppo di persone molto concentrato sul lavoro, ma che allo stesso tempo sa come non prendersi troppo sul serio. E’ una dinamica complessa, un gioco delle parti. E, in fin dei conti, una grande burla. Alla premiere del film, in Canada, una deliziosa signora anziana mi si è avvicinata dopo la proiezione per dirmi che la cosa che l’aveva colpita di più era l’affetto che si percepiva tra i membri del gruppo. Proprio per quello, il successivo divorzio fu così doloroso: succede sempre tra le persone che hanno avuto rapporti intimi e si sono volute bene. Credo che abbia ragione. Nel periodo in cui ho frequentato i Floyd, tra il 1971 e il ’73, non ho mai notato il benché minimo segno di tensione. Come diceva Waters, risolvevano i loro problemi ricorrendo al loro senso dello humour. Poi, a un certo punto, anche quello evidentemente non è più bastato”.

Per una futura pubblicazione in blu-ray Maben ha detto:

“Intanto mi sono premurato di farlo vedere a Roger, a Nick, a David e ai figli di Rick. Con ‘Live at Pompeii’ le cose sono molto più complicate: qualunque sfruttamento commerciale richiede il consenso di Universal, che detiene i diritti sulle immagini e il sonoro. Siamo a un punto cruciale perché vorremmo missare il suono in 5.1, completare il restauro e correggere alcuni errori presenti nella pellicola per realizzare una versione definitiva (la quarta, dopo quelle presentate nelle sale nel 1972 e nel 1974 e la director’s cut commercializzata su Dvd molti anni dopo). Spero si riesca a farlo entro quest’anno, o al massimo nel 2015. Per il nuovo missaggio audio Nick Mason ha suggerito di collaborare con il tecnico del suono dei Floyd, Andy Jackson”.

(Alfredo Marziano)

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