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DAVID GILMOUR & POLLY SAMSON – “HAY FESTIVAL” 2020

E’ stato pubblicato lo speciale della Von Trapped Family per lo Hay Festival, condotto da Rosie Boycott con David Gilmour e la figlia Romany che cantano alcune canzoni di Leonard Cohen, Polly Samson che parla di A Theater For Dreamers e Charlie Gilmour che legge una poesia di Leonard Cohen”. In questo speciale le canzoni interpretate da David sono state davvero di un livello superiore agli streaming delle settimane scorse..

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ROGER WATERS: “US + THEM” – TUTTE LE EDIZIONI DEL FILM

ROGER WATERS: “US + THEM” uscirà oltre che in digitale, in vari formati, dal 2 Ottobre 2020.

  • 3 LP
  • 2 CD
  • Blu-Ray
  • DVD
Intanto è già disponibile per l’acquisto o noleggio On Line la versione digitale, che comprende anche tre filmati che sui supporti fisici saranno inseriti come extra: “Comfortably Numb”, “Smell the Roses”, e il dietro le quinte “A Fleeting Glimps“.
I contenuti speciali dell’edizione Bluray e Dvd devono ancora essere rilasciati.

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DAVID GILMOUR: “YES, I HAVE GHOSTS” IN USCITA IL 25 GIUGNO

David Gilmour pubblicherà “Yes I Have Ghosts”, la prima nuova canzone dal disco del 2015 “Rattle That Lock”, il prossimo 25 Giugno 2020. La canzone sarà inclusa nell’audiolibro (della durata di 10 ore e 25 minuti) del volume della moglie Polly Samson, “A Theatre for Dreamers” in uscita attraverso l’editore inglese W.F.Howes. Il brano è ispirato a un personaggio del romanzo e abbiamo già avuto modo di ascoltare l’arpeggio in tutte le sessioni in live streaming della “Von Trapped Family”.

David Gilmour: “La scrittura vivida e poetica di Polly, unita alla sua voce narrativa molto naturale, ha fatto si che la versione audio di ‘A Theater For Dreamers’ sia stata un’esperienza fantastica e appagante. Il formato dell’audiolibro ha un potenziale così inutilizzato.. e sono sorpreso che altri musicisti non abbiano mai collaborato in modo creativo con autori, narratori e produttori di audiolibri in questo modo. I due mondi sembrano collegarsi senza soluzione di continuità e la musica può davvero aiutare a dare vita agli audiolibri in modi inaspettati. Siamo stati anche fortunati ad avere nostra figlia Romany in lockdown con noi, contribuendo con l’arpa e voci aggiuntive. Sono davvero contento e orgoglioso di come le parole di Polly e la mia musica si siano intrecciate“.

Polly Samson: “Non abbiamo deciso di lavorare insieme sull’audiolibro, ma il lockdown mi ha dato l’opportunità di narrare e sono grato a David Gilmour per essere passato alla sedia del produttore. Volevamo esplorare le possibilità creative del formato e produrre qualcosa di nuovo, rinfrescante e innovativo. Collaborando con David – come ho fatto molte volte negli ultimi 30 anni, scrivendo canzoni sia per i Pink Floyd che per i suoi album da solista – siamo stati in grado di riunire il mondo della letteratura e della musica per migliorare l’esperienza di ascolto e connetterci con il pubblico in un modo che non credo sia stato fatto prima. Spero che l’audiolibro, che è stato registrato nel nostro studio di casa, sia ricevuto con gli stessi livelli di calore e positività della versione stampata e che gli ascoltatori apprezzino i frutti della nostra collaborazione creativa“.


Non ci resta che aspettare l’uscita di questa nuova canzone, al momento non ci è dato sapere se verrà inserita esclusivamente nella versione “audiolibro” di “A Theatre for Dreamers” oppure uscirà anche in formato fisico e digitale. Però sappiamo che oltre a questa canzone, tra i capitoli della narrazione del libro ci saranno anche degli intermezzi strumentali sempre a cura di David Gilmour.

Più info, appena disponibili.. stay tuned!

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NICK MASON: NUOVA INTERVISTA PER IL MAGAZINE “RELIX”

Dalla pagina Facebook di Cymbaline-Pink Floyd Magazine, una bellissima intervista a Nick Mason, dal magazine “Relix” fatta a Maggio 2020 da Mike Greenhaus, ricca di moltissimi particolari sul progetto “Saucerful Of Secrets”, la mostra “Their Mortal Remains”, e un accenno alla situazione attuale dei Pink Floyd..

Nick Mason:

Rivisitazione dei primi Pink Floyd con i Saucerful of Secrets

Le mie speranze iniziali per i Saucerful of Secrets erano abbastanza basse. Pensavo che avremmo suonato in qualche pub, ma la cosa finì un po’ fuori controllo. L’altra cosa triste è che non fu frutto della mia ispirazione – fu [il chitarrista] Lee Harris ad avere l’idea e pensò che fosse l’ora per me di tornare al lavoro.
Così propose il progetto a Guy Pratt [bassista dei Pink Floyd in tournée] e la band si formò intorno a me. Non ci sono state audizioni. Semplicemente, delle persone si misero insieme, esattamente il modo in cui si sono formate tante band negli anni ’60. I Rolling Stones non hanno fatto audizioni; erano solo persone a cui piaceva la stessa musica.
All’inizio dissi: “Proviamo uno o due giorni in sala e vediamo come va”. Dopo circa 10-12 giorni, pensai: “Bene, andiamo a suonare”. In America, in particolare – dove tantissima gente ci ha scoperto solo con Dark Side – tutta la musica prodotta prima è quasi sconosciuta. Quindi, l’aspetto positivo della scelta di proporre la produzione Pink Floyd più vecchia è l’opportunità di essere un po’ più liberi. Il problema con l’esecuzione di “Comfortably Numb” è che i fan vogliono ascoltare la parte di chitarra suonata esattamente come l’ha suonata David [Gilmour].
Con questo materiale non dobbiamo preoccuparci di ogni dettaglio preciso; questo conferisce freschezza ai brani. C’è molta improvvisazione. Quando realizzammo il nostro primo album [The Piper at the Gates of Dawn] del 1967, passammo molto tempo ad accorciare i pezzi ad una lunghezza ragionevole per il vinile. “Interstellar Overdrive” è di circa nove minuti sull’album, ma quando la suonavamo all’UFO, durava 20-23 minuti. Ora possiamo estenderlo o accorciarlo. Scegliamo al momento; l’idea è di non eseguire le canzoni in maniera fedele.

Non un momento di svolta

I Pink Floyd hanno suonato alcune di queste canzoni molto raramente. Forse le abbiamo suonate per promuoverle ma se si trattava di un singolo, una volta capito che non vendeva, perdevamo interesse per il brano e andavamo oltre. Poi, poco dopo, arrivarono Meddle e Dark Side e c’era la sensazione di andare un po’ avanti. Accantonavamo pezzi che avrebbero potuto essere sviluppati ma non li trovavamo molto interessanti.
In merito all’emergere di Roger Waters come autore principale dei Pink Floyd, non è che fu graduale, ma successero tante cose dopo l’uscita di Syd [Barrett]. Ci fu una fase transitoria molto strana, nel corso della quale David mimava le canzoni di Syd durante gli show televisivi e cose del genere. C’è una netta differenza tra Piper, in cui Roger aveva scritto “Take Up Thy Stethoscope and Walk” – che non penso sia una grande canzone – e l’album successivo per il quale scrisse “Set the Controls for the Heart of the Sun” che è una grande canzone. Ma non c’è stato un momento di svolta, nel quale avvenne la transizione. Che fu alquanto strana. Quello che veramente successe fu che la ‘presenza’ di Syd, anche se fisicamente non c’era, forse durò altri tre o quattro mesi prima che ci fosse la sensazione che David si fosse pienamente integrato.
La storia di Peter Green con i Fleetwood Mac è affascinante per me; c’è un po’ di quella storia nei Pink Floyd, dove uno va via e ne entra un altro. Stessa cosa nei Genesis. Sono l’unico che non può essere sparato [ride].

Una ruota che gira

Fondamentalmente, il nostro obiettivo è quello di esplorare tutta la musica che abbiamo fatto prima di Dark Side of the Moon. Detto questo, ti ritrovi in un altro territorio. Finora abbiamo suonato forse solo il 15% del materiale disponibile. In parte non è molto interessante, ma c’è sicuramente molto materiale che intendiamo aggiungere al repertorio prima di tornare dal vivo.
Prima che i Pink Floyd andassero in tournée negli Stati Uniti, avevamo sentito molto parlare dell’America. Avevamo sentito parlare dei light show, della psichedelia e di tutto il resto, ma non avevamo idea di quale fosse la musica vera. Quei nomi suonavano esotici. Ma la cosa interessante è che Big Brother & The Holding Company era davvero una band R&B. Per molti anni, abbiamo pensato che la 1910 Fruitgum Company fosse una band selvaggia, quando in realtà erano pop. E Country Joe & the Fish erano alquanto country & western.
Incontrammo Zappa nel nostro primo tour americano: ebbe un’enorme influenza su tutti. Più tardi, quando era in Europa, suonò con noi all’Actuel Rock Festival. Era uno dei grandi filosofi e icone del rock. Dico che è stato molto influente in parte grazie agli altissimi standard musicali dei Mothers’ – radicali, ma anche estremamente esperti.
Ora, quando guardo alle band psichedeliche più giovani, penso: siamo adesso l’equivalente di Lightnin’ Hopkins e Howlin’ Wolf? Negli anni ’60, tutti i gruppi prendevano dai vecchi artisti R&B, modernizzandoli.
Forse funzionava; 50 anni dopo, facciamo ascoltare la musica degli anni ’60. È curioso vedere questa ruota che gira.

Diventi un monumento

Sono passati più di 20 anni da quando ho fatto un tour. Ho considerato tale possibilità altre volte, ma non ho mai trovato una formula che mi interessasse abbastanza o che mi desse la sicurezza di fare una cosa abbastanza diversa. Avvertivo una sorta di allarme: o dovevo fare musica completamente nuova, che richiede un diverso tipo di band e mesi in uno studio di registrazione, oppure dovevo suonare i grandi successi dei Pink Floyd, nel qual caso diventi quasi una tribute band.
I Pink Floyd non hanno mai formalmente deciso di non fare più tournée, ma successe che tra il 1987 e il ’94 abbiamo fatto moltissimi concerti e furono tour lunghi. Arrivammo al punto in cui soprattutto David non volle uscire per un altro anno. Il problema è che, con i grandi tour, si tende a farli piuttosto lunghi per giustificare le spese. Mi piace andare in tour, ma non fino al punto di annullare tutta la vita privata e, quando torni a casa, tua moglie ti ha lasciato e i tuoi figli sono andati via. Ma le cose sono cambiate. Le tournée erano legate alle uscite degli album; e ora gli album in studio sono diventati la parte minoritaria del business musicale. Con lo streaming, la pirateria e tutto il resto, l’attività reale adesso sono i concerti.
Un’altra spinta verso i Saucerful è stata la mostra del Victoria & Albert Museum a Londra. Ho trascorso parecchio tempo a lavorare sulla storia dei Pink Floyd e a cercare materiale per l’esposizione. Mi è davvero piaciuto farlo, ma alla fine ti senti un monumento perché è tutto incentrato sul passato, sulla storia e così via. Mancava qualcosa: suonare. Sono arrivato al punto di pensare: “Mi piacerebbe suonare di nuovo la batteria piuttosto che parlarne semplicemente”.
Oltre a suonare, corro con le auto da corsa e le due passioni si completano a vicenda. Sono opposte. La musica richiede la collaborazione di altre persone; quando sei su un’auto da corsa, sei da solo. C’è bisogno di entrambe le prospettive nella vita.

Dove siamo adesso

Con i Pink Floyd, c’è carenza di materiale che mostri dove eravamo in un momento specifico. È un rimpianto per tutti noi. L’unica grande testimonianza filmata dei Pink Floyd dal vivo, prima delle ultime due tournée, è Live at Pompeii, al quale sono molto affezionato. È stato un’ottima fotografia di dove eravamo in quel momento. Con i Saucerful of Secrets, ogni spettacolo è andato un po’ meglio. Lo spettacolo che abbiamo ripreso per il prossimo Live at the Roundhouse dei Saucerful Of Secrets era alla fine della tappa britannica del tour. La Roundhouse è stata anche un luogo fantastico in cui filmare perché è un posto in cui ho lavorato fin dalla notte dei tempi. I Pink Floyd suonarono lì nell’ottobre del 1966, prima che avessimo un contratto discografico, prima che avessimo un manager o cose del genere. Quindi ho dei bei ricordi della Roundhouse. Sembrava di giocare in casa. La setlist è sostanzialmente quella che stavamo suonando. Abbiamo aggiunto alcune canzoni ed è diventato la testimonianza filmata di dove siamo adesso.
Sentiamo tutti che abbiamo scelto la serata giusta, per fortuna. Per quanto ci riguarda, è probabilmente lo spettacolo migliore che abbiamo fatto. E speriamo, quando andremo di nuovo live, di migliorare. Ma il film è un buon indicatore di dove siamo adesso.

Un casino col cellulare

Dissi sia a David che a Roger che mi sarebbe piaciuto che uno di loro – o entrambi – venissero a suonare con noi qualche volta. Roger si trovava a New York quando, pochi giorni prima dello spettacolo, parlammo con lui della possibilità che venisse a suonare con noi al Beacon. Poi dimenticò il telefono in un taxi, quindi non lo sentii per due giorni. Pensai che si fosse raffreddato all’idea. Quindi il giorno dello spettacolo, disse: “Ok, verrò.” Dunque, non c’era un’idea precisa. Sapevamo quale canzone avrebbe fatto, ma non ci avevamo pensato bene; però questo rendeva la cosa molto più eccitante perché nessuno sapeva se avrebbe ricordato le parole della canzone che avrebbe cantato. Fu fantastico, assolutamente, inevitabilmente, cominciò e via.
Non credo che David e Roger siano in grado di fare qualcosa insieme a breve. Ma mi piacerebbe che Roger tornasse a fare qualche altra cosa con noi, e sarei molto felice di fare qualcosa con lui. Nessuno di noi vuole essere nella band dell’altro, però. Vogliamo fare le cose a modo nostro, magari stare insieme a pezzi e bocconi. Non credo che si riformi la band per fare qualcosa.

Fonte e traduzione a cura di Cymbaline-Pink Floyd Magazine

A questo link l’articolo originale di Relix


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RICHARD WRIGHT: RISCOPRIAMO L’INTERVISTA PER “BILLBOARD” DEL 2007

Negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di ascoltare i pensieri di tutti i componenti dei Pink Floyd, Nick Mason rilascia interviste regolarmente, Roger Waters parla nei suoi account molto spesso, e David Gilmour dopo l’uscita del box “The Later Years” è impegnato nella promozione del libro della moglie Polly Samson. Così mi è venuto in mente di riscoprire una delle ultime interviste a Richard Wright, fatta nel 2007 in occasione dell’uscita del cofanetto per il 40° anniversario di “The Piper at the Gates of Down“, nella lussuosa edizione in 3 dischi, dalla rivista Billboard. Questa breve intervista è molto importante non solo per il fatto dei suoi pensieri su Syd Barrett e la reunion del Live 8, ma per il fatto che Richard confermò che allora era al lavoro su un nuovo album solista, tutto strumentale, basato sul pianoforte, che avrebbe dovuto uscire nel 2008. Purtroppo come sappiamo le cose andarono diversamente (Rick morì a Settembre 2008), ma resta comunque la curiosità di ascoltare questo “concerto” che sicuramente esiste solo negli archivi della famiglia Wright.


Il tastierista e socio fondatore Rick Wright, che ha mantenuto un basso profilo per tutta la storia della band, ha parlato con Billboard dell’anniversario, dell’impatto duraturo dei Floyd e del suo recente lavoro.

Quali sono le tue impressioni dopo aver ascoltato di nuovo il primo album dei Floyd?

E ‘stato molto interessante. C’è una grande differenza tra il modo in cui suonavamo dal vivo in quel momento e il modo in cui avevamo fatto il disco. La cosa più sorprendente era essere ad Abbey Road a registrarlo e avere i Beatles alla porta accanto che registravano ‘Sgt. Pepper’. Ora so perché “Piper” ha avuto un’influenza su così tante band. Posso sentire anche cose punk lì. Il modo in cui Syd ha scritto ha avuto un’enorme influenza su così tante persone“.

Questo album rappresenta Syd Barrett al culmine dei suoi poteri?

(‘Piper’) è stato il suo periodo creativo, anche se devo dire che c’è qualcosa di straordinario nei suoi due album da solista. Aveva un modo incredibile di vedere le cose. Ricordo di essermi seduto con lui un giorno e ha scritto una canzone in 10 minuti. Come aspirante cantautore, non potevo crederci. Gli accordi non erano in tempo, perché pensava solo al ritmo delle parole e della melodia. Non erano in 4/4 o 3/4 – erano ‘dappertutto’“.

Com’è stato far rivivere le canzoni di Barrett quando hai suonato nella band di David Gilmour nel suo tour del 2006?

Ho cantato ‘Arnold Layne’ live per la prima volta da quando è stata scritta, ed è stata fantastica da fare. Ma all’epoca non lo abbiamo mai suonata dal vivo, e non credo che abbiamo mai suonato ‘See Emily Play’ live. Quando David Bowie venne e fece da ospite quando stavo suonando con David, disse che quando per la prima volta ascoltò Syd, si rese conto che sapeva cantare con un accento inglese“.

Il culto dei Pink Floyd non mostra alcun segno di diminuzione. Cosa ne pensi?

Oh, Dio, non lo capisco. Tutti voi scrittori dovete parlarne. So che abbiamo fatto delle canzoni fantastiche e della musica fantastica, ma non posso dirvi perché siamo così popolari. Ci sono alcuni fan di Syd che pensano che Floyd siano finiti quando ha lasciato la band“.

La reunion dei Pink Floyd al Live 8 ti ha dato nuove prospettive sulla band e sulla sua eredità?

Molte persone stanno sognando che la band si riunisca di nuovo perché abbiamo fatto il Live 8. A causa di tutti gli argomenti e le questioni che Roger ha avuto con me, e con David, è stato meraviglioso che in realtà lo abbiamo comunque fatto, tutti insieme. Ma abbiamo imparato qualcosa. Sarebbe molto difficile per noi quattro fare un tour mondiale, semplicemente perché le nostre idee sono musicalmente così diverse“.

Stai lavorando a qualche progetto solista?

Ho varie idee. Farò un album strumentale, basato sul piano, e ho un sacco di cose registrate. Dipende da come tratto il piano e se ho bisogno di musicisti con cui suonare. Ho le composizioni. Ma non è imminente – si spera l’anno prossimo“.


Fonte: https://forums.stevehoffman.tv/threads/rick-wright-talks-about-piper-live-8-and-the-future.123733/

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PINK FLOYD: LIVE “FESTA DELL’UMANITA’ “- 1970

Girovagando in rete si trovano cose davvero interessanti, mi sono imbattuto infatti in questo video che personalmente non avevo mai visto, si tratta di un minuto scarso di immagini dalla “Fête de L’Humanité” a Parigi, in Francia: la festa si svolse il 12 e 13 settembre al Bois de Vincennes sul prato di Reuilly ed era caratterizzata da tre eventi, nazionali e internazionali e celebrava il 50° anniversario della creazione del Partito Comunista Francese (PCF) nel 1920. Si adattava anche al contesto politico dell’epoca posizionandosi a settembre nella campagna per le elezioni comunali di marzo 1971. Infine, l’aspetto internazionale è sottolineato dalla solidarietà con i popoli dell’Indocina e dall’opposizione del PCF alla guerra del Vietnam.

La scaletta del concerto fu: Astronomy Dominè, Green Is The Colour, Careful with that Axe, Eugene, Set The Controls For The Heart Of The Sun e Atom Earth Mother (con la Philip Jones  Brass Ensemble e il John Aldiss  Choir, diretto da John Aldiss).

Sembra che i Pink Floyd si esibirono davanti a 500.000 persone e fu il loro concerto più seguito di sempre fino ad allora. La televisione francese ha ripreso l’evento ma non si sa con certezza quanto materiale esista. Fino ad ora è uscito solo questo spezzone di Green Is The Colour più una piccola intervista al gruppo. Da notare David Gilmour che usa una Fender Telecaster color marrone con manico in acero, questa chitarra è stata usata pochissimo nel tour, sembra solo a Parigi e Lione. David la acquistò dopo che la sua Telecaster bianca usata nel ’68 si perse durante la visita della band negli Stati Uniti.


Chissà quanto materiale c’è negli archivi delle Tv di tutto il mondo..


Qui un audio parziale dell’evento:

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