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PINK FLOYD: THE ENDLESS RIVER, UN ANNO DOPO

E4SUYOzSembra ieri, invece è passato già un anno da quel 7 novembre 2014 che ha sancito con l’inaspettata uscita di The Endless River, la fine dei Pink Floyd. Su questo disco si è detto tutto e il contrario di tutto, ha diviso i fan a metà come ci si aspettava, ma a distanza di un anno, possiamo tirare le somme.. Il mio giudizio rimane inalterato, nonostante la recente uscita di Rattle That Lock di David Gilmour, prendetevi un’ora del vostro tempo, mettetevi le cuffie e riascoltatevelo, credo ne valga davvero la pena. Penso che con l’andare del tempo The Endless River invecchierà bene, continua ad emozionare e complessivamente (anche se si avverte una certa sensazione di incompiutezza) contiene momenti memorabili. La scelta di pubblicare questo disco, nel 2014, praticamente tutto strumentale escluso il singolo Louder Than Words, è stata coraggiosa e va intesa come un regalo a noi fan. Il disco si può riassumere nel titolo della seconda traccia: “It’s What We Do”. È quello che fanno. E si sente. The Endless River è il sound creato da David, Rick e Nick inseme, lontano anni luce dal sound di Syd Barrett o dell’era insieme a Roger Waters, ma sempre carico di emozione. Personalmente mi capita spesso di riascoltarlo, e continuo ad apprezzarlo come alla sua uscita, ma soprattutto il suo ascolto mi ricorda quei momenti che penso nessuno di noi rivivrà più, un’attesa spasmodica, che solo un disco a nome Pink Floyd può creare… E voi? Dopo un anno avete cambiato opinione?

Un piccolo aneddoto: Nel video di “Surfacing” (ma anche nel libretto interno al cd ed lp dove c’è il testo di Louder Than Words) David Gilmour ha messo un piccolo “omaggio” al suo disco solista “Rattle That Lock”, notate niente di familiare raggiunti i 0,23 secondi? 😉  

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