intervista

DAVID GILMOUR RISPONDE AI FAN SULLE SUE CHITARRE

Qualche giorno fa la pagina Facebook di David Gilmour aveva proposto ai suoi fan di fare delle domande a David inerenti alla prossima asta delle sue chitarre, ora sono state pubblicate con la risposta di David.

Qui sotto l’intero post.

I nostri ringraziamenti a tutti coloro che hanno inviato domande sui social media per David sull’imminente asta di beneficenza #GilmourGuitars con Christie’s il 20 giugno.

Qual’è la chitarra meno costosa che hai suonato sul palco con i Pink Floyd?
@LinBrehmer
A occhio e croce, direi che è stata una delle due chitarre in acciaio Jedson che ho comprato per uso live nei primi anni ’70. Le abbiamo modificate un po ‘con i pickup Fender.
Caro David, c’è una chitarra che hai deciso di tenere per qualche motivo speciale e, se c’è, vorresti essere gentile di dircelo …? Grazie.
@ kalimerus1
Non preoccuparti troppo. Ho ancora alcune chitarre deliziose che non ho potuto lasciare andare. Una Martin D18 del 1945, la mia Fender Esquire soprannominata The Workmate e una Black Gretsch Duo-Jet per nominarne solo tre.
Ignorando il musicista, quale aspetto del suono della chitarra elettrica trovi singolarmente più importante: 1. la chitarra (legno di qualità, corde, pickup, action, intonazione, ecc.), 2. l’amplificatore, 3. i pedali, 4 lo studio o il tecnico del mixer?
@LAbladerunner
Non posso ignorare le dita. Ecco dov’è.
Non sei preoccupato che queste chitarre non verranno mai più suonate e [staranno] riposando al sicuro da qualche collezionista?
@ stagge971
No.
Quale chitarra suoni di più a casa?
@ SpaceOddity1701
Cambia. Al momento è una bella chitarra classica Cordoba.
Quanto pensi che la tua carriera nei Pink Floyd sarebbe cambiata se avessi scelto una Gibson Les Paul come la tua chitarra principale al posto della Fender Stratocaster?
@deltalbert
Non avrei…
Come hai imparato a suonare la chitarra in acciaio da lapsteel? È simile a suonare la chitarra?
@edward_brackley
Per prima cosa devi trovare uno o più tuning adatti a te. Io uso un tuning G6 aperto per la versatilità delle corde. Hai un accordo minore con le prime tre corde e un accordo maggiore con le cinque corde inferiori. Uso anche un accordo di Em aperto per gli assoli su One Of These Days e High Hopes, ecc., A causa della sua somiglianza con una normale accordatura della chitarra.
Dopo questo è solo pratica. Ottenere la tua intonazione perfetta può essere una cosa debolmente lenta, ma credimi, un giorno sarà improvvisamente lì.
Hai aiutato nel processo di impostazione delle stime [per l’asta]?
@jezebelly
No.
Cosa mi dici della Esquire Workmate che ti ha portato a tenerla, oltre la 0001 e la Black Strat? So che deve essere molto speciale se lasci che le altre due se ne vadano tenendo quella.. Ho intenzione di costruire la mia Workmate basata sulla tua 🙂
@paultguitarist
Sono solo troppo affezionato alla Workmate.
Assolutamente amorevole leggere di tutte queste fantastiche chitarre! Che grande souvenir è questo per qualsiasi fan di DG! La mia domanda è se si registra un altro album, andrai con la chitarra “nuova” con pickup vintage o torneresti ad un setup con EMG?
@jeffsoble
Userò, tra le altre chitarre, una delle belle repliche della Black Strat, dovrei immaginare – a meno che non decida di cambiare colore dopo tutti questi anni.
David. Hai mai realizzato/costruito la tua chitarra da zero? Se è così, ce l’hai ancora?
@LPoeppelmeier
No.
Hai bandito @PollySamson dalla offerta per una qualsiasi asta #Gilmour Guitars?
@ Ken_F55
No. Consigliato ma non vietato.
Come hai preso la tracolla Hendrix?
@cdoarm
Era un regalo della mia splendida moglie, Polly.
Questo perché David pensa di ritirarsi completamente? grazie;) ✌️
@ LluisGarcia3D
No, no. Non significa pensionamento.
Caro David, come ha reagito il tuo fedele tecnico di chitarra Phil Taylor quando gli hai detto che vendevi tutte le chitarre che aveva guardato per decenni, inclusa l’iconica Black Strat di cui ha scritto un libro?
@petergnz
Non penso che fosse troppo contento. Dovresti chiederlo a lui.
David, cosa ti ha fatto allontanare dalle chitarre Steinberger a metà degli anni ’80
@marcthemusician
Il momento di Steinberger è stato divertente. Tutte le parti di chitarra su Sorrow sono state fatte sullo Steinberger, ma qualcosa mi ha reindirizzato alle mie Fender.
Ci sono molti grandi chitarristi britannici nella tua generazione, si può mettere un dito sulla loro ispirazione (chi viene da Freddie King, chi da Chuck Berry, chi da Elmore James, etc) – tutti tranne te. Chi ti ha ispirato e come sei riuscito a crescere fuori dalla loro ombra per sembrare così originale?
@VijaySJodha
Così tanti musicisti mi hanno ispirato. Ho imparato da Pete Seeger, Hank Marvin, Lead Belly, Joni Mitchell, John Fahey, Roy Buchanon, Jeff ed Eric e dozzine di altri.
Ho copiato – non aver paura di copiare – e alla fine qualcosa che suppongo che chiamerei il mio è apparso.
Significa che hai smesso di esibirti dal vivo?
@makin_david
Io non la penso così.
Perché il sitar (lotto 4) è stato rimosso dalla vendita?
@jezebelly
Alcune parti di quel Sitar sono fatte di avorio e non è più permesso importare l’avorio negli Stati Uniti, quindi è stato necessario ritirarlo dalla vendita.
Hai conservato chitarre sufficienti per realizzare un altro album e fare spettacoli dal vivo? Avete dei piani del genere?
@ianswest
Sì e sì.

È un gesto straordinario per te dare via le tue chitarre in questo modo. Molti di noi (incluso me stesso) considerano queste chitarre strumenti musicali iconici e storicamente importanti. Li vedi così o, per dirla in modo piuttosto rozzo, li vedi come semplici strumenti del tuo mestiere?
@David Calvert David.
Sono gli strumenti del mio mestiere. Certo che è triste ma ho ancora degli strumenti deliziosi.
Ciao David. Sei il mio vero eroe. Potrei per favore avere la Black Strat?
@Marcus L Adamson
Certo che puoi Marcus! Basta recarsi da Christie’s a New York il 20 giugno.
Ciao, signor Gilmour. Non ho notato una chitarra Mosrite nella lista dell’asta. Forse l’ho persa. Ma se no, allora cosa è successo a quello usato su DSotM, che ho visto suonare nel film di Pompei? Curiosamente, Jon Williamson
Forse la mia memoria mi sta venendo meno, ma non ricordo di aver mai avuto una chitarra Mosrite. Ne ho davvero usato uno su DSOM o a Pompei?
David Gilmour. È stata una decisione spontanea vendere le tue chitarre o ci hai pensato per un lungo periodo e hai preparato questo momento?
@Sebastien Demarthe
È passato molto tempo. Ho iniziato il processo almeno due volte prima e lo ho fatto.

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ROGER WATERS: NUOVA INTERVISTA PER “BROOKLYN VEGAN”

Roger Waters parla del tour “Us + Them”, dei Pink Floyd, di politica ed altro ancora nell’intervista con Brooklyn Vegan
di Klaus Kinski – 15 febbraio 2019 – 12:06 PM

Traduzione a cura di Carlo Maucioni
CYMBALINE – Pink Floyd Magazine

Roger Waters ha avuto una delle più prolifiche carriere musicali dalla fondazione dei Pink Floyd, circa 55 anni fa. Dopo aver pubblicato Is This The Life We Really Want? nel mese di giugno del 2017 e dopo aver completato un incredibile tour mondiale di 157 date nel dicembre 2018, Waters, 75 anni, è più grintoso e forte che mai. Nel disco e nel tour più recente, Roger è stato circondato da un gruppo di musicisti per lo più nuovo e più giovane. Questo gruppo dal vivo ha creato un suono che nelle mie cuffie è risultato incredibilmente fresco. Non si vuol fare il confronto con dischi o formazioni precedenti, ma sono venuti meno vecchi e provati musicisti come Graham Broad, GE Smith, Snowy White e Andy Fairweather Low, rimpiazzati da musicisti come Jess Wolfe e Holly Laessig (Lucius), Bo Koster (My Morning Jacket), Jonathan Wilson (prolifico chitarrista e produttore) e Joey Waronker (Walt Mink, Beck, Atoms For Peace). Roger è stato in grado di coltivare un suono – giocando sui punti di forza di ogni membro – che ha creato un nuovo capitolo sonoro da aggiungere alla sua già straordinaria opera. Ho incrociato il tour di Us + Them tre volte; prima alla prova generale presso i Meadowlands (Meadowlands Arena, East Rutherford, NJ, USA, 21 maggio 2017, n.d.r.), poi a Barclays (Brooklyn, New York, 11 & 12 settembre 2017, n.d.r.) e infine a Hyde Park a Londra (7 luglio 2018). Ogni volta ci sono stati ritocchi e modifiche al suono che mostravano una band che, sebbene già al massimo, migliorava consapevolmente e si evolveva.
Roger Waters è un artista che ho riverito per quasi quattro decenni. Ho passato molto tempo a discutere e a lungo dei progetti di questo artista qui su Brooklyn Vegan. Quindi potete immaginare la sorpresa snervante che mi ha attraversato quando ho ricevuto una telefonata per chiedermi se mi sarebbe piaciuto condurre un’intervista esclusiva con lui; la sua unica intervista americana post-tour all’orizzonte. Ne è venuta fuori una conversazione di 90 minuti che ha coperto tutto, dall’Us + Them tour al suo ultimo lavoro in studio da solista, fino al suo attivismo e agli sforzi umanitari, nonché la sua propensione a fare da parafulmine per le polemiche. Non sono Dick Cavett (anziano conduttore televisivo, molto noto negli Stati Uniti, n.d.r.), ma grazie alla natura generosa e volubile di Roger, è stata una conversazione molto fruttuosa e rivelatrice.

(altro…)

DAVID GILMOUR LIVE At POMPEII – INTERVISTA – UN ANNO DOPO IL FILM

David Gilmour, ha risposto ad alcune domande dal web, in occasione del primo anniversario dall’uscita del Bluray/Cd/Lp “Live at Pompeii”:

D: Caro David, prova a descrivere l’atmosfera del posto. È stato qualcosa di mistico per te essere lì? Una sorta di connessione con il passato e l’anima di un vulcano assonnato?
Tudor Runcanu (via Facebook)
R: Le connessioni con il passato sono potenti a Pompei. Senti che stai camminando sulle orme delle persone che sono venute ad intrattenere e ad essere intrattenute tanti anni fa. Ci sono altri posti in Italia, in Grecia, in Turchia e nel Medio Oriente dove hai questa sensazione, ma da nessuna parte ti senti più vicino di quanto non lo sia a Pompei.

D. Il tuo assolo di In Any Tongue quella particolare notte è stato epico. Ti ho visto al Madison Square Garden in quel tour e ho pensato che il tuo modo di suonare la chitarra fosse fenomenale e migliore che mai. Richiede più pratica o diventa più difficile rimanere creativi quando si invecchia?
John Simonds (via Facebook)
R. Io non mi esercito, davvero. Il processo di creare un album e provare per un tour è tutta la pratica che faccio. Mi piace un assolo di chitarra che abbia un inizio riconoscibile per far entrare me stesso e il pubblico nel groove e, a seconda di quanto mi sento creativo e fluente in una notte, stabilire quanto mi sento libero di gironzolare in un nuovo territorio .

D. Puoi offrire una panoramica di ciò che stai pensando o cercando quando crei una scaletta per uno spettacolo?
Scott Wallen (via Facebook)
R. Ci sono molte cose da tenere in considerazione quando si lavora su una scaletta. Vuoi che i ritmi e le chiavi non siano troppo simili, devi considerare il significato delle canzoni mentre si susseguono, è necessario bilanciare le canzoni più recenti che le persone conoscono meno bene rispetto alle vecchie preferite e devi costruire verso un climax alla fine. È molto complicato farlo bene e ci sono un sacco di riflessioni. Spero che tu abbia approvato.

D. Mr. Glimour. Mi è piaciuto molto il DVD. Solo una rapida domanda sull’equipaggio. Sono un po un nerd della chitarra. Sappiamo tutti dell’iconica Black Strat, ma mi stavo chiedendo qualcosa sulla Telecaster. Ho sentito che c’è un pick-up di una Broadcaster vintage nel bridge, ma la chitarra è cablata come Broadcaster o come una semplice Tele? 🤔 Cheers!
Edward Blakemore (via Facebook)
D. La vecchia Tele che chiamo “the Workmate” è iniziata, prima che io l’avessi, come una Esquire. Aveva avuto un pick-up al manico aggiunto prima che io l’abbia avuta, che poi ho cambiato per un pickup proveniente da una stratocaster.
Il pick-up al ponte è quello che c’era quando l’ho presa, non so bene di cosa si tratta e confesso che non so quale sia la differenza tra i cablaggi di una Broadcaster e quelli di unaTele.

D. Quanto è stata forte la voglia di toglierti la maglietta come nel 1972?
Ed Hydock (via Facebook)
R. Ho dato un’occhiata a me stesso nello specchio del bagno e ho pensato.. ‘Nah’.

D. Hai suonato con una delle chitarre che hai usato nella prima Pompei nel 1971?
@telecasttro (via Instagram)
R. Sì, ho suonato la Black Strat in entrambi.

D. Cosa hai fatto prima di salire sul palco quella notte? Hai qualche rituale?
@raygultomWhat (via Instagram)
R. Non ho rituali, solo alcuni esercizi di riscaldamento vocale.

D. Ciao David, vengo dall’Iran. Sei il mio amore. Perché non canti Echoes in Italia?
@ hadiravanshad24 (tramite Instagram)
R. Echoes per me è una interazione tra Rick e me stesso, dopo la sua morte nel 2008 ho deciso di non suonarla più.

D. Quale pensi che sia meglio. L’originale o la rivisitazione …..?
@ sjd0105 (via Twitter)
R. È impossibile confrontare i risultati delle due esibizioni. Sono così diversi. Nel 1971 stavamo realizzando un film per lo più alla luce del giorno. Si trattava di fare una performance di una canzone, spesso diverse volte, fino a quando il regista era soddisfatto di avere tutti gli shot di cui aveva bisogno: passava molto tempo seduti senza fare niente.
Inoltre, non c’era pubblico.
Nel 2016 stavamo suonando dal vivo durante la notte, suonando il più bene possibile a un pubblico entusiasta. L’atmosfera era molto diversa. Il 2016 è stato molto più piacevole.

D. Se potessi sussurrare qualche consiglio al tuo io più giovane a Pompei, basato su tutte le tue esperienze tra i due concerti di Pompei, quale sarebbe?
@musicandwords (via Twitter)
R. Tieni la maglietta …

D. Questo ha chiuso una carriera? O ci sono piani per un nuovo album o un tour futuro?
@nicksthatoneguy (via Twitter)
R. Non ho piani immediati per un album o un tour, ma ciò non significa che mi sia ritirato.

 

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DAVID GILMOUR – LIVE AT POMPEII AL CINEMA – L’INTERVISTA

Per tre giorni si potrà rivivere al cinema la magia dei concerti che David Gilmour ha tenuto a Pompei nel luglio del 2016. Arriva infatti nelle sale italiane, dal 13 al 15 settembre, “Live at Pompeii“. Un evento nell’evento, per rivivere il primo concerto svoltosi nell’anfiteatro romano davanti a un pubblico dopo quasi 2.000 anni, con brani che coprono tutta la carriera di Gilmour, dai classici dei Pink Floyd alle ultime opere soliste.

In collaborazione con Paola, qui di seguito la bellissima intervista che David ha rilasciato al World Cafe.

David Dye: L’ospite di oggi del World Cafe è David Gilmour, chitarra, voce e compositore dei Pink Floyd dal 1968 quando si unì al gruppo per sostituire l’ormai instabile Syd Barrett. Il pianista Richard Wright è deceduto nel 2008… Il bassista e scrittore Roger Waters è in tour dall’anno scorso con brani originali e vecchi brani del gruppo, mentre David Gilmour è al cinema con un nuovo concerto, filmato nell’anfiteatro romano di Pompei in Italia lo scorso Luglio.

Sarà trasmesso in tutto il mondo il 13 settembre, prima di essere pubblicato in BluRay, CD e DVD.

Il concerto di Pompei è spettacolare, con le gradinate vuote e il pubblico al centro dell’arena. Prima di sentire alcuni spezzoni del concerto vorrei parlare con Gilmour di un’altra volta in cui Pink Floyd suonarono nello stesso anfiteatro a Pompei, senza un pubblico, nel 1971. Questo concerto è disponibile online e nell’ultimo boxset dei Pink Floyd. Qual è il tuo ricordo del film del 71?

DG: Passammo qualche giorno là,  andammo sul monte del Vesuvio, e in delle sorte di piscine di zolfo bollente, e registrammo tutto in modo piuttosto amatoriale, il live fu registrato in una macchina a 8 tracce, e in qualche modo i nostri ragazzi riuscirono a far funzionare il tutto. Ne abbiamo ottenuto un bel film.

DD: Vi preoccupaste dei rischi di disturbare il luogo?

DG: Allora? No, non avevamo un sistema di amplificazione perché i microfoni erano collegati direttamente al nastro, c’erano solo i nostri amplificatori, quindi non penso ci fossero rischi di danneggiare niente. Non come adesso, abbiamo dovuto assicurare gli abitanti della città e l’amministrazione del sito archeologico che non avremmo fatto alcun danno.

DD: Siamo qui per parlare del concerto dell’anno scorso, nei cinema il 13 di settembre. Visivamente è incredibile, il merito va al designer di luci Mark Brickman. Vorrei sapere, quanto avete discusso sul coinvolgere la struttura dell’anfiteatro?

DG: Mark ed io abbiamo parlato di come volessimo farlo. Gli ho dato molta libertà e lui ha avuto parecchie idee. Avevamo dei droni che filmavano da lontano, riprendendo tutta l’area con il Vesuvio dietro il palco, ci abbiamo passato delle notti indimenticabili.

DD: Immagino che mentre suoni tu non sia completamente consapevole di quello che sta succedendo alle tue spalle.

DG: È difficile vedere tutto, ma di solito ho uno specchio convesso ai miei piedi con i quali posso vedere lo schermo e cosa sta succedendo alle mie spalle.

DD: Uno dei brani che non suonate molto spesso è The Great Gig in The Sky. Perché stavolta l’hai voluta includere nella scaletta?

DG: Volevamo una nuova canzone, una sorpresa speciale per i concerti di Pompei. Le coriste hanno lavorato molto su una versione di The Great Gig In The Sky, senza dirmi niente. Sono venute da me chiedendomi se avrebbero potuto farla, avendo provato questa loro versione. L’abbiamo tenuta per quelle due notti. Abbiamo suonato questa, scritta da Rick Wright, insieme a qualche altra, come piccolo tributo per il nostro Rick.

DD: Vorrei parlare un po’ di Richard Wright poiché hai specificato che questo è uno dei suoi brani. Dimmi qual è stata la sua influenza sui Pink Floyd. So che è una domanda difficile, ma così come la tua chitarra ha definito il suono dei Pink Floyd, così ha fatto il suo piano.

DG: Nel suono dei Pink Floyd il suo piano è stato un elemento portante in modo più subdolo. Si dice che “non apprezzi quello che hai finché non lo perdi”. Quando se n’è andato si è sentita subito la sua assenza. È stato bello dedicargli questo tributo durante i concerti, cercando di ricordare alla gente quanto grande fosse la sua parte nella musica che abbiamo fatto in tutti questi anni.

DD: Parlando di chitarre, il suono della tua chitarra è stato un elemento caratterizzante della musica dei Pink Floyd. Durante questi concerti, correggimi se sbaglio, hai suonato un paio di acustiche, tra cui una spagnola, una Stratocaster, una Lap Steel Guitar, e una Telecaster parecchio usata. Il suono che crei è sempre identificabile, è sempre stato così?

DG: Penso che il suono che crei con una chitarra è dato dal tuo gusto e dal tuo modo di essere. Le tue dita, il tuo senso del ritmo, la tua coordinazione tra mano destra e sinistra, tutte queste cose giocano un ruolo in cosa è il suono della tua chitarra. Immagino si sia definito sempre di più con il passare degli anni, ma è sempre stato presente. Posso dire di essere stato molto fortunato nell’aver creato un suono così riconoscibile. Come hai detto tu, posso suonare una lap steel guitar, una Telecaster o una Esquire, come in effetti facevo all’inizio, o una Stratocaster, e il mio modo di suonare rispecchierà sempre il mio modo di essere, ne sono molto contento, ma non ti so spiegare come ciò sia successo.

DD: Dimmi della tua Esquire, so che c’è una lunga storia dietro.

DG: C’è un ragazzo molto conosciuto nell’ambiente, Seymour Duncan, che disegna parti di chitarra, pickups, e cose così. Lavorava a Londra per la Fender negli anni 70, lo conoscevo quindi gli chiesi se poteva trovarmi una chitarra che si avvicinasse al suono della chitarra di Roy Buchanan, che mi piaceva molto al tempo. Mi portò quella chitarra, tutta rovinata, ma che aveva un suono fantastico. È una delle mie preferite non potrei vivere senza, ha molto carattere. Non l’ho mai ridipinta, è così com’era quando la presi. Qualcuno l’aveva rovinata cercando di togliere la vernice con qualche attrezzo che ci ha lasciato quegli strani segni. Ma funziona.

DD: David, uno dei miei brani preferiti del film è One Of These Days, da Meddle, che avete suonato anche nel live a Pompei originale. Il brano è accreditato a tutti i membri dei Pink Floyd, ti ricordi come l’avete scritta?

DG: È difficile ricordare. Il suono ripetitivo creato con un Digital Delay… Anzi, era Analogico, era una cosa su cui stavo lavorando da molto tempo. Roger lo risuonò con il basso e così è nato questo riff. È stata una di quelle volte in cui l’idea iniziale si sviluppa in studio e diventa una grande composizione.

DD: David, hai registrato questi concerti durante il tuo 70° anno di età, è un’età in cui si può ancora fare del rock?

DG: Non penso che l’età abbia molto a che fare con niente, finché ti tieni in forma e in salute. Le idee non hanno ancora smesso di venirmi, quando succederà inizierò a preoccuparmi.

DD: Volevo proprio parlare della tua creatività e la tua risposta mi piace molto.

DG: Non so, magari mi sto illudendo da solo, ma mi sembra di creare più materiale e di migliore qualità più invecchio. C’è ancora molto in riservo per un nuovo album. Su cui possibilmente riuscirò a lavorare nei prossimi tempi. (Letteralmente dice “One Of these days” 😉 ).

DD: il tuo collega Roger Waters è in tour con uno spettacolo piuttosto teatrale, e vi dividete parecchio materiale, hai visto o hai intenzione di vedere questo tour?

DG: Non credo di aver bisogno di vedere un tour di Roger Waters al momento, non vado a vedere molti concerti in effetti. Io e Roger non andiamo molto d’accordo ultimamente, quindi non penso andrò a vederlo.

DD: Questo concerto, live a Pompei, è stato registrato l’anno passato quando la situazione politica era più movimentata di ora. Cosa ne pensi riguardo l’inserire elementi politici nei tuoi concerti?

DG: Penso che ognuno debba fare ciò che crede, ciò che pensa di dover fare. Se avessi una visione politica più approfondita e fossi capace di esprimere a parole il mio pensiero lo farei. Sono una persona politica, so bene da che parte vorrei stare, ed è la parte democratica, che in Regno Unito è il partito Laburista, ma la musica è ciò che amo quando mi concentro completamente in ciò che sto facendo, non avrei paura di farlo ma non sono così spinto a farlo come lo è Roger. Sono assolutamente a favore. Io e Roger ci siamo guadagnati una posizione tale da poter fare ciò che vogliamo fare. Se agli altri non piace, non è affar nostro.

DD: Ci sono altri brani dei Pink Floyd che sentiresti il bisogno di suonare ancora dal vivo?

DG: Quando facciamo le prove i ragazzi sono grandiosi, proviamo un po’ di tutto e i brani che vengono meglio sono quelli che scegliamo di fare. Cerchiamo di scegliere i vecchi brani che sappiamo il pubblico apprezzerà, li uniamo ai miei nuovi pezzi tratti dagli album da solista, e cerchiamo di creare un equilibrio nella musica che suoniamo.

DD: Devo dire che la reazione al lavoro da solista è stato molto positivo, ti aspetti che il pubblico abbia una grande reazione ai brani dei Pink Floyd, ma c’è stata anche per gli altri.

DG: È molto gratificante vedere che al pubblico piacciono così tanto i miei nuovi brani. È molto bello e mi spinge a continuare a lavorare.

David, congratulazioni per il film, e grazie per aver parlato con noi.

DG: È stato un piacere.

Traduzione a cura di Paola

A questo link potete ascoltare l’intera intervista.

A questo link la recensione del film a cura di Floyd Channel.

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NICK MASON: INTERVISTA SUL MENSILE “RUOTECLASSICHE”

Ruoteclassiche è il mensile leader nel settore delle auto storiche, da quasi trent’anni si occupa con passione e rigore tecnico di tutto l’universo del collezionismo automobilistico. Grazie alla sua competenza è divenuto una vera guida per orientarsi nel mondo del collezionismo, e da oggi è in edicola il numero di Aprile con un servizio di ben 8 pagine su Nick Mason e dei due amori della sua vita: musica e motori… Sulla pagina Facebook del mensile è anche disponibile un video di 11 minuti:

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NICK MASON: NUOVA INTERVISTA SUL BOX “EARLY YEARS 1965-1972”

Interessantissima intervista con un Nick Mason in grande spolvero umoristico. Tutto da leggere!

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NICK MASON – ‘PINK FLOYD THE EARLY YEARS 1965 – 1972’

traduzione by Cymbaline – Pink Floyd Fan Club

L’elefantiaco nuovo box dei Pink Floyd non è solo un esercizio di nostalgia — è attrezzatura ginnica, secondo Nick Mason. “È un test di fitness” sogghigna il 72enne batterista dei Pink Floyd durante un’intervista esclusiva a Londra con Postmedia Network (Canada). “Se lo porti di qua e di là e su e giù, ti accorgi che ti fa un sacco di bene. È un allenatore cardiovascolare in scatola… è salutare, davvero. Come il muesli, ma più grande.” Scherza, ma solo in parte. Pesante circa 10 chili e grande quanto un tostapane, The Early Years 1965–1972 è la più ampia ed esaustiva ristampa della carriera dei Pink Floyd. Con più di 25 ore di raro materiale audio e video distribuito in 27 CD, DVD e Blu-Ray divisi in sette volumi — arricchito da booklet multipli ed oltre 40 pezzi di memorabilia, questo box – dal prezzo di 650 dollari – è senza dubbio il massimo per un appassionato. Incisioni inedite, missaggi quadrifonici a lungo perduti, film interi, filmati del primo frontman Syd Barrett: è tutto lì dentro. Assieme ad oltre 200 performance della formazione classica dei Floyd con Mason, con il chitarrista David Gilmour, con il bassista Roger Waters e con il tastierista Richard Wright, naturalmente.
Il box arriva l’ 11 novembre e il fascinoso e divertente Mason chiacchiera di scorrazzate con vestiti sgargianti, di vita che continua anche senza Ready Steady Go e di un futuro… nel campo del condimento per insalate.

Complimenti. Non è il solito box di album rimasterizzati riempiti con un po’ di extra. Che cosa ha spinto verso questo tipo di scelta?

La cosa è partita un bel po’ di tempo fa, almeno l’idea di provare ad archiviare l’esistente — non necessariamente per avere tutto o arrivare a possedere tutto, ma solo per sapere che cosa ci fosse in giro. Ebbi un’utilissima discussione con quelli della Apple. Questo avvenne qualche anno fa. Stavano lavorando a quello che sarebbe diventato (The Beatles’) Eight Days a Week, il film che è appena uscito. È un’operazione tipo ‘Se metti insieme tutto, puoi decidere che cosa farci’. È più facile scoprire che cosa c’è e poi decidere che cosa fare, piuttosto che decidere il da farsi per poi cercare le cose da metterci dentro.

Saprai che di recente Roger ha affermato che lui non può “prendere sul serio questa roba” perché voi “eravate soltanto dei giovanotti che stavano insieme per diventare ricchi e fare sesso.”

(ride) Bè, Roger riesce sempre a fare di tutto per disfare il mio buon lavoro. Ma devo dire che se guardo al materiale penso che sia assolutamente buono. Qualcuno mi ha chiesto quale sia stata la mia reazione nel vedere questa roba. In parte di nostalgia, ma anche un enorme imbarazzo. Noi che scorrazziamo nei nostri vestiti sgargianti… è alquanto bizzarro, adesso che siamo piuttosto vecchi del settore. Ma era divertente e penso che sia bello celebrare tutto questo.

La qualità del lavoro è alta?

In verità è un mix. Da questo punto di vista è interessante. Ci sono cose rispetto alle quali pensi: ‘Oddio, è fatta davvero bene’ oppure ‘È ingegnosa’. E poi ci sono cose rispetto alle quali pensi: ‘O mio Dio!’ È un mix davvero strano. Credo che l’intera cosa sia interessante proprio per questo, magari non per tutti è così ma per qualcuno sì. Dal box si può capire come siamo arrivati laddove siamo arrivati, credo. Oppure come siamo passati da un periodo all’altro.

Quali sono le cose che preferisci?

(sorride) Non sono sicuro … Sono affascinato dai vestiti dell’epoca. Inoltre, è bello vedere tutta la varietà di barba e baffi che portavo.

A proposito di vestiti sgargianti: qual è quello che preferisci?

Bè, penso il cappello da cowboy (ride).

C’è un’importante rarità che vuoi mettere in luce?

Una delle cose più belle in cui mi sono imbattuto sono stati i demo originali che facemmo ai Broadhurst Gardens. Demo che facemmo per provare a partecipare a Ready Steady Go, che era un programma televisivo di quel periodo, e per partecipare al Melody Maker Beat Contest. Facemmo quelle registrazioni originali laddove invece avremmo dovuto fare delle cover. E inevitabilmente ci furono rifiutate dalla trasmissione e non vincemmo il Melody Maker Beat Contest. Ma siamo andati avanti. Questo successe 50 anni fa. Sapemmo assorbire il rifiuto. Imparammo a convivere con quel rifiuto. Non bene, naturalmente. (ride) Ma il Melody Maker Contest adesso non esiste più –che liberazione! – e così pure Ready Steady Go

Il box contiene anche la vostra esecuzione dal vivo per l’allunaggio. Qual è la storia di quella circostanza?

Bè, ovviamente fu difficilissimo portare lì tutte le attrezzature. Credo che fu un’idea della BBC. Dovevano fare la trasmissione… e la proposta fu di farne la colonna sonora. Per cui, molto semplicemente, per quello che ricordo, entrammo negli studi della BBC e accompagnammo l’allunaggio. Fu una grandissima idea, chiunque l’abbia pensata. Sicuramente non io, mi vergogno a dirlo.

Ci sono un paio di canzoni inedite con te al canto: Scream Thy Last Scream and Vegetable Man.

Guarda un po’… non sono arrivate mai nei negozi di dischi (ride). Sono due composizioni di Syd Barrett. Furono incise per A Saucerful of Secrets, durante la fase più acuta della crisi di Syd, perciò non furono mai finite. Non credo di essere mai stato destinato ad una grande carriera come cantante. Forse Syd deliberatamente dava problemi.

Perché spesso Syd dava problemi?

Ad un certo punto, non era più contento di far parte di una band. L’esempio più noto, che non fu mai registrato, è una canzone intitolata Have You Got It Yet. Il ritornello faceva: ‘Have you got it yet? No, no, no” e lui cambiava il tempo ogni volta che la suonavamo. Di conseguenza, “no one ever got it”.

C’è qualcosa che ti ha sorpreso nel box o i tuoi ricordi si sono rivelati pressoché intatti?

(sorride) Succede che vedi una cosa che te ne fa ricordare tante altre. Sicuramente ci sono state cose di cui mi sono ricordato dell’origine. Per esempio, a proposito di un filmato, non ricordo se fosse in Belgio o in Francia. Cosa stranissima, avevo dimenticato che dopo l’uscita di Syd, suonavamo ancora le stesse canzoni, ma naturalmente nella circostanza Dave dovette mimare il cantato di Syd.

C’è qualcosa che cercavi ma non hai trovato?

Niente che ricordi… (dice con cautela). No, non credo. Il problema più grande col materiale più vecchio è che c’è in giro materiale di qualità alquanto scarsa, perché per noi non era molto importante avere molti filmati nuovi. I Beatles, nonostante fossero agli inizi, avevano una buona quantità di filmati. Noi no. Il massimo che facevamo era che, ad esempio, quando andavamo in Giappone, noi stessi compravamo delle cineprese super 8 e ci filmavamo l‘un l‘altro. La qualità delle riprese era piuttosto scarsa, devo dire. E senza musica da nessuna parte, ovviamente. Vedendo quelle riprese, sembra che fossimo convinti che urlando di più la voce si imprimesse sulla pellicola. Era come se parlassimo inutilmente verso la macchina da presa.

Qualche rivelazione dopo avere scrutato tutto il materiale del box?

Che cosa è successo sulla terra? Come mai sono ancora qui 50 anni dopo? E perché non sono ritornato al college e no ho proseguito lì?

Roger ha cominciato a suonare il vecchio materiale. Siccome tu sei sempre il Pink Floyd ottimista, come interpreti questa cosa?

(sorride) È solo questione di tempo prima dell’annuncio che ritorniamo e rifacciamo tutto dall’inizio.

Non dire questo alla stampa. Invece, che cosa c’è nel futuro?

Penso che forse faremo doppi infissi e condimenti per insalata (ride). Ovviamente troveremo qualcosa da vendere. Altrimenti, Dio non voglia, dovremo suonare qualcosa.

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THE EARLY YEARS IN NUMERI
Comunque lo sezionate, il prossimo box dei Pink Floyd, The Early Years 1965–1972, è un filone d’oro per gli appassionati — se non il lode di Atom Heart Mother (scusate la battuta). Nel frattempo, i numeri. Il box contiene:
10 CD audio
9 DVD (e 8 blu-ray con lo stesso contenuto)
5 singoli in vinile
oltre 12 ore di audio
oltre 13 ore di video
131 brani audio
107 tracce video
42 tra volantini, poster, biglietti, ritagli, programmi, spartiti e altre memorabilia
17 versioni di Careful With That Axe, Eugene
14 versioni di Atom Heart Mother
13 versioni di Set the Controls for the Heart of the Sun
31 tracce audio & video con Syd Barrett
3 mix audio quadrifonici o 5.1 per Atom Heart Mother, Echoes e Pink Floyd at Pompeii
10 lingue per i sottotitoli
4 film integrali (Pink Floyd at Pompeii, The Committee, More e La Vallée)
1 imbarazzante intervista con Dick Clark
1 cameo di Frank Zappa.

Darryl Sterdan per Postmedia Network
4 novembre 2016

traduzione di Carlo Maucioni

Shine On!