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NICK MASON: INTERVISTA SUL MENSILE “RUOTECLASSICHE”

Ruoteclassiche è il mensile leader nel settore delle auto storiche, da quasi trent’anni si occupa con passione e rigore tecnico di tutto l’universo del collezionismo automobilistico. Grazie alla sua competenza è divenuto una vera guida per orientarsi nel mondo del collezionismo, e da oggi è in edicola il numero di Aprile con un servizio di ben 8 pagine su Nick Mason e dei due amori della sua vita: musica e motori… Sulla pagina Facebook del mensile è anche disponibile un video di 11 minuti:

Shine On!

RECENSIONI: PINK FLOYD – THE EARLY YEARS 1965-1972

È finalmente disponibile il box set THE EARLY YEARS 1965-1972, un’opera monumentale sui primi anni dei Pink Floyd, pre-Dark Side Of The Moon, forse il periodo preferito dai fans di vecchia data e non solo, ma anche il periodo di maggior “sperimentazione musicale”. Questa recensione vuole essere un’opinione personale sulla qualità del box: c’è talmente tanto materiale all’interno che per visionare ed ascoltare con cura tutto, passerebbero mesi… Quindi per ora mi sono limitato a dare uno sguardo -ma con molta attenzione-  ad ogni cd/blu-ray.

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Il “box delle meraviglie” arriva in 3000 copie in Italia e misura 38*22*28 cm. ed il primo problema che si incontra è trovargli una sistemazione in casa… la grafica nera con la riga bianca sta a rappresentare gli inizi della band, quando ancora si chiamavano “Tea Set” e nel gruppo doveva ancora entrare Syd Barrett: andavano in giro con un furgone Bedford colorato proprio come il box. Una volta aperto il cartone dell’imballaggio per prima cosa bisogna estrarre un cd (aggiunto all’ultimo momento, che ha causato anche dei ritardi nelle spedizioni, ed attaccato esternamente al box) ed inserirlo nel cofanetto “Obfusc/ation”: il cd all’interno del box infatti è il “Live At Pompeii” su cd, mentre il disco trovato fuori dalla confezione è quello che va all’interno del box, cioè il remix 2016 di “Obscured By Clouds”. Non starò a descrivervi l’emozione, finalmente gli archivi dei Pink Floyd si aprono, ma vediamo se ne è valsa veramente la pena:

1965-67 CAMBRIDGE ST/ATION Il primo box è dedicato agli anni 1965-1967, la parte audio trova tutte le canzoni uscite nell’Ep in edizione limitata “Their First Recordigs”, più tutti i primi singoli. La qualità audio è elevata e i mix sono del 2010. Non si può dire lo stesso del concerto a Stoccolma del 1967: la musica si sente davvero bene per essere un live molto vecchio, ma la praticamente quasi assenza del cantato di Syd Barrett taglia un pò le ali a quello che poteva essere davvero un grande concerto, naturalmente nei crediti è specificato che la voce è registrata ad un volume molto basso, ma sinceramente speravo di sentire almeno qualcosa… Per quanto riguarda le 9 versioni di “John Latham”, sono per lo più improvvisazioni per l’epoca “avanguardistiche” con alcuni spunti di buoni riff, ma a mio avviso di difficile ascolto. La parte video invece è stata molto curata con una “rigenerazione” delle bobine originali davvero ben fatta. Alcune scene sono di qualità poco inferiore ma visto il tanto tempo trascorso è più che accettabile.

1968 GERMIN/ATION La parte audio del cofanetto contiene alcune canzoni inedite come “Song 1” e “Roger’s Boogie” di rilevante interesse, oltre alle Bbc Session del 1968, buona qualità complessiva. Esagerata invece la parte video. I colori “esplodono”, c’è davvero tanto lavoro in questi video restauri, si può vedere David Gilmour alle “prime armi” al Bouton Rouge, un paio di video registrati in Italia e tanti videoclip divertenti girati in playback.. fantastico!

1969 DRAMATIS/ATION Si parte con le outtakes di “More”, davvero eccezionali, compresa una inedita versione di “More Blues” e la versione dalla vecchia compilation “Picnic” di “Embryo”. Una menzione per la traccia “Seabirds”: come dichiarato dai Pink Floyd stessi, la versione cantata del brano è purtroppo andata perduta, quindi questa versione del box è l’unica registrazione rimasta. Si prosegue con le Bbc Session del 1969 già conosciute a più sotto forma di bootleg, in questo caso l’audio era già ottimo quindi è stato fatto solo un lavoro di pulizia ed equalizzazione. Il cd continua con il concerto ad Amsterdam al Paradiso, anche questo circolava su bootleg da tempo, ma sentirlo così, è tutta un’altra storia, anche se il set suonato in quell’occasione prevedeva solo brani strumentali. Poi arriva uno dei momenti più attesi dai fan: la pubblicazione ufficiale della suite “The Man & The Journey”: la registrazione è quella del “Concertgebouw” di Amsterdam: anche in questo caso i bootleg disponibili erano di ottima qualità e questa versione ufficiale non delude affatto, ma esalta ancor di più a quale livello erano i Floyd nel ’69. Spettacolari versioni di Cymbaline, The Narrow Way, A Saucerful Of Secrets, ed un brano strumentale che ho sempre trovato incredibile e sottovalutato: “Behold The Temple Of Light”. La parte video presenta alcune clip note ai più, come le prove del concerto alla Royal Festival Hall e altro materiale, ma sinceramente mai visto in questa qualità.

1970 DEVI/ATION Il ’70 parte con una delle più belle versioni di “Atom Heart Mother” mai ascoltate: quella dal vivo a Montreux senza orchestra. Spettacolo. Si prosegue con le Bbc Session del 1970: anche in questo caso la qualità è superba. Vengono finalmente pubblicate ufficialmente anche 16 outtakes dalla colonna sonora di “Zabriskie Point”: molte traccie davvero inedite e in qualità sorprendente. Si chiude con una delle prime versioni in studio -inedita- di Atom Heart Mother in cui suona solo la band, senza coro, quasi 20 minuti di improvvisazione di quella che poi diventerà una delle più grandi suite composte dai Pink Floyd. La parte video invece parte con lo show alla Tv di San Francisco KQED: speravo in un miglioramento netto, invece la parte visuale risulta non troppo diversa dalle versioni circolate fin d’ora su bootleg: rivista, corretta e stabilizzata si, ma non con quel miglioramento generale che ci si aspetta visto che le pellicole su cui è stato filmato il video dovrebbero essere professionali. Bellissimi invece i filmati di St. Tropez, che includono anche il soundcheck. Presente anche l’intero audio dell’album “Atom Heart Mother” in versione quadrifonica 4.0 del 1970, oltre alla versione video della suite con orchestra ad Hyde Park, anche se specificato di qualità nettamente inferiore ma presente nel box per il suo valore storico.

1971 REVERBER/ATION Pubblicata anche sul canale YouTube dei Pink Floyd, “Nothing 14” è una delle parti di quello che poi diventerà (a mio modestissimo parere) la canzone più completa e rappresentativa dell’intero catalogo Pink Floyd: Echoes. Non serve aggiungere altro, basta il titolo. Presenti anche le Bbc Session del 1971, il livello è altissimo e l’esecuzione dei pezzi magistrale. Fat Old Sun con la suadente voce di David, una “incazzatissima” One Of These Days, una versione da 10 minuti di Embryo, ed il capolavoro Echoes. La parte video include alcuni filmati girati in Germania più un paio di pezzi live da pelle d’oca all’Abbaye De Royaumont in Francia, oltre ad altri video di interesse storico e la versione audio integrale quadrifonica 4.0 del brano “Echoes”. Alcuni fan hanno dichiarato che “nascosto” nel Bluray, ci sia l’intero “Meddle” in versione 5.1: la versione era prevista ma è stata esclusa dal box-set all’ultimo momento. Pare che “rippando” il bluray per metterlo in un hard disk esterno, si riesca a trovare “magicamente” il file contenente l’audio 5.1 di Meddle, ma al momento sono solo indiscrezioni e non c’è niente di confermato.

1972 OBFUSC/ATION Il cd contenuto nel box del ’72 contiene il remix 2016 dell’intero album “Obscured By Clouds”, l’audio è davvero diverso, si sentono alcune parti di batteria e tastiera in più, il suono della chitarra è più spaziale, c’è più riverbero generale, non so dire con esattezza se sia migliore dei mix passati, ma sul fatto che sia diverso non c’è dubbio. Per quanto riguarda la parte video, c’è una gran raccolta di foto tutte inedite con in sottofondo il brano “Wot’s… Uh the Deal”. Presenti anche un paio di brani già editi dal Brighton Dome ed alcuni documentari sul “Roland Petit Ballett”, anche questi restaurati, oltre al video del “Live At Pompeii” con il mix audio in 5.1 Dts che non ha niente a che vedere con l’audio del dvd 2.0 fino ad ora in commercio, tutti gli strumenti hanno ricevuto un incremento di nitidezza e volume. Stranamente la traccia Echoes non è divisa in due parti, ma come traccia unica alla fine del film.

BONUS CONTINU/ATION Questo cofanetto è presente solo nel box, e non verrà messo in commercio sigolarmente, come invece avverrà per gli altri, nel corso del 2017. Il cd contiene le Bbc Sessions del  1967 e 1968. L’audio non è proprio impeccabile, anzi, da un lavoro di questa caratura ci si aspetterebbe di più ma evidentemente non è stato possibile ripulire la traccie. Pubblicati anche un paio di brani dalla colonna sonora (mai uscita ufficialmente) di “The Comittee” oltre al brano “Moonhead” registrato in occasione dell’allunaggio alla Bbc Tv. Inspiegabilmente è presente anche una versione di “Echoes” registrata live a Wembley nel 1974 (!) che c’entra poco con una raccolta fino al 1972, ma che certamente apprezziamo lo stesso! La parte video è composta da alcuni videoclip alternativi ed esecuzioni live dal ’69, ’70 e ’72, oltre al film “The Committee”, sottotitolato in Italiano. Pubblicati anche i due film con colonna sonora integralmente ad opera dei Pink Floyd “More” e “La Vallee”, inspiegabilmente senza sottotitoli in Italiano. Completano il box una serie di poster e memorabilia più la replica dei singoli “Arnold Layne – Candy And A Currant Bun”, “See Emily Play – The Scarecrow”, “Apples And Oranges – Paintbox, “It Would Be So Nice – Julia Dream”, “Point Me At The Sky – Careful With That Axe, Eugene”. Segnalo che tutti i documentari ed interviste (a parte i film) hanno sottotitoli in Italiano.

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CONCLUSION/ATION  😉

Quello che molti di voi si chiederanno è se ne vale veramente la pena. Non so darvi una risposta netta, perchè se siete fan di lunga data e magari avete già tanto materiale sotto forma di bootleg, l’80% del materiale presente in questo box lo avete sicuramente già visto e sentito, ma mai in questa qualità. Il lavoro fatto è stato enorme e garantisce una “sbornia floydiana” quasi infinita. Personalmente sono molto soddisfatto della qualità generale, la parte audio è per il 90% ottima e la parte video non è da meno, con momenti memorabili, come ad esempio “Interstellar Overdrive” insieme a Frank Zappa, finalmente con una qualità degna della storia che si scriveva in quel momento. Ognuno dei box-set uscirà anche singolarmente (a parte Continu/ation) e questo sarà sicuramente una buona occasione per chi -di questi tempi soprattutto- non può permettersi di comprare un box che sicuramente ha un valore storico immenso, ma che ha un prezzo piuttosto elevato. Prezzo che però è molto variabile, come confermano le prime copie vendute online a 415€ e le copie vendute nei negozi che possono variare da 550 a quasi 600€.

Personalmente sono rimasto parecchie volte a bocca aperta ascoltando e vedendo il contenuto di questo box, molte volte è stato come sentirli e vederli per la prima volta e tanto basta a mio parere per consigliare caldamente questo box a chi come me interessano le performance live, outtakes e demo, tanto quanto gli album ufficiali.

CLICCA QUI per vedere la tracklist completa del Box Set.

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NICK MASON: NUOVA INTERVISTA SUL BOX “EARLY YEARS 1965-1972”

Interessantissima intervista con un Nick Mason in grande spolvero umoristico. Tutto da leggere!

NICK MASON – ‘PINK FLOYD THE EARLY YEARS 1965 – 1972’

traduzione by Cymbaline – Pink Floyd Fan Club

L’elefantiaco nuovo box dei Pink Floyd non è solo un esercizio di nostalgia — è attrezzatura ginnica, secondo Nick Mason. “È un test di fitness” sogghigna il 72enne batterista dei Pink Floyd durante un’intervista esclusiva a Londra con Postmedia Network (Canada). “Se lo porti di qua e di là e su e giù, ti accorgi che ti fa un sacco di bene. È un allenatore cardiovascolare in scatola… è salutare, davvero. Come il muesli, ma più grande.” Scherza, ma solo in parte. Pesante circa 10 chili e grande quanto un tostapane, The Early Years 1965–1972 è la più ampia ed esaustiva ristampa della carriera dei Pink Floyd. Con più di 25 ore di raro materiale audio e video distribuito in 27 CD, DVD e Blu-Ray divisi in sette volumi — arricchito da booklet multipli ed oltre 40 pezzi di memorabilia, questo box – dal prezzo di 650 dollari – è senza dubbio il massimo per un appassionato. Incisioni inedite, missaggi quadrifonici a lungo perduti, film interi, filmati del primo frontman Syd Barrett: è tutto lì dentro. Assieme ad oltre 200 performance della formazione classica dei Floyd con Mason, con il chitarrista David Gilmour, con il bassista Roger Waters e con il tastierista Richard Wright, naturalmente.
Il box arriva l’ 11 novembre e il fascinoso e divertente Mason chiacchiera di scorrazzate con vestiti sgargianti, di vita che continua anche senza Ready Steady Go e di un futuro… nel campo del condimento per insalate.

Complimenti. Non è il solito box di album rimasterizzati riempiti con un po’ di extra. Che cosa ha spinto verso questo tipo di scelta?

La cosa è partita un bel po’ di tempo fa, almeno l’idea di provare ad archiviare l’esistente — non necessariamente per avere tutto o arrivare a possedere tutto, ma solo per sapere che cosa ci fosse in giro. Ebbi un’utilissima discussione con quelli della Apple. Questo avvenne qualche anno fa. Stavano lavorando a quello che sarebbe diventato (The Beatles’) Eight Days a Week, il film che è appena uscito. È un’operazione tipo ‘Se metti insieme tutto, puoi decidere che cosa farci’. È più facile scoprire che cosa c’è e poi decidere che cosa fare, piuttosto che decidere il da farsi per poi cercare le cose da metterci dentro.

Saprai che di recente Roger ha affermato che lui non può “prendere sul serio questa roba” perché voi “eravate soltanto dei giovanotti che stavano insieme per diventare ricchi e fare sesso.”

(ride) Bè, Roger riesce sempre a fare di tutto per disfare il mio buon lavoro. Ma devo dire che se guardo al materiale penso che sia assolutamente buono. Qualcuno mi ha chiesto quale sia stata la mia reazione nel vedere questa roba. In parte di nostalgia, ma anche un enorme imbarazzo. Noi che scorrazziamo nei nostri vestiti sgargianti… è alquanto bizzarro, adesso che siamo piuttosto vecchi del settore. Ma era divertente e penso che sia bello celebrare tutto questo.

La qualità del lavoro è alta?

In verità è un mix. Da questo punto di vista è interessante. Ci sono cose rispetto alle quali pensi: ‘Oddio, è fatta davvero bene’ oppure ‘È ingegnosa’. E poi ci sono cose rispetto alle quali pensi: ‘O mio Dio!’ È un mix davvero strano. Credo che l’intera cosa sia interessante proprio per questo, magari non per tutti è così ma per qualcuno sì. Dal box si può capire come siamo arrivati laddove siamo arrivati, credo. Oppure come siamo passati da un periodo all’altro.

Quali sono le cose che preferisci?

(sorride) Non sono sicuro … Sono affascinato dai vestiti dell’epoca. Inoltre, è bello vedere tutta la varietà di barba e baffi che portavo.

A proposito di vestiti sgargianti: qual è quello che preferisci?

Bè, penso il cappello da cowboy (ride).

C’è un’importante rarità che vuoi mettere in luce?

Una delle cose più belle in cui mi sono imbattuto sono stati i demo originali che facemmo ai Broadhurst Gardens. Demo che facemmo per provare a partecipare a Ready Steady Go, che era un programma televisivo di quel periodo, e per partecipare al Melody Maker Beat Contest. Facemmo quelle registrazioni originali laddove invece avremmo dovuto fare delle cover. E inevitabilmente ci furono rifiutate dalla trasmissione e non vincemmo il Melody Maker Beat Contest. Ma siamo andati avanti. Questo successe 50 anni fa. Sapemmo assorbire il rifiuto. Imparammo a convivere con quel rifiuto. Non bene, naturalmente. (ride) Ma il Melody Maker Contest adesso non esiste più –che liberazione! – e così pure Ready Steady Go

Il box contiene anche la vostra esecuzione dal vivo per l’allunaggio. Qual è la storia di quella circostanza?

Bè, ovviamente fu difficilissimo portare lì tutte le attrezzature. Credo che fu un’idea della BBC. Dovevano fare la trasmissione… e la proposta fu di farne la colonna sonora. Per cui, molto semplicemente, per quello che ricordo, entrammo negli studi della BBC e accompagnammo l’allunaggio. Fu una grandissima idea, chiunque l’abbia pensata. Sicuramente non io, mi vergogno a dirlo.

Ci sono un paio di canzoni inedite con te al canto: Scream Thy Last Scream and Vegetable Man.

Guarda un po’… non sono arrivate mai nei negozi di dischi (ride). Sono due composizioni di Syd Barrett. Furono incise per A Saucerful of Secrets, durante la fase più acuta della crisi di Syd, perciò non furono mai finite. Non credo di essere mai stato destinato ad una grande carriera come cantante. Forse Syd deliberatamente dava problemi.

Perché spesso Syd dava problemi?

Ad un certo punto, non era più contento di far parte di una band. L’esempio più noto, che non fu mai registrato, è una canzone intitolata Have You Got It Yet. Il ritornello faceva: ‘Have you got it yet? No, no, no” e lui cambiava il tempo ogni volta che la suonavamo. Di conseguenza, “no one ever got it”.

C’è qualcosa che ti ha sorpreso nel box o i tuoi ricordi si sono rivelati pressoché intatti?

(sorride) Succede che vedi una cosa che te ne fa ricordare tante altre. Sicuramente ci sono state cose di cui mi sono ricordato dell’origine. Per esempio, a proposito di un filmato, non ricordo se fosse in Belgio o in Francia. Cosa stranissima, avevo dimenticato che dopo l’uscita di Syd, suonavamo ancora le stesse canzoni, ma naturalmente nella circostanza Dave dovette mimare il cantato di Syd.

C’è qualcosa che cercavi ma non hai trovato?

Niente che ricordi… (dice con cautela). No, non credo. Il problema più grande col materiale più vecchio è che c’è in giro materiale di qualità alquanto scarsa, perché per noi non era molto importante avere molti filmati nuovi. I Beatles, nonostante fossero agli inizi, avevano una buona quantità di filmati. Noi no. Il massimo che facevamo era che, ad esempio, quando andavamo in Giappone, noi stessi compravamo delle cineprese super 8 e ci filmavamo l‘un l‘altro. La qualità delle riprese era piuttosto scarsa, devo dire. E senza musica da nessuna parte, ovviamente. Vedendo quelle riprese, sembra che fossimo convinti che urlando di più la voce si imprimesse sulla pellicola. Era come se parlassimo inutilmente verso la macchina da presa.

Qualche rivelazione dopo avere scrutato tutto il materiale del box?

Che cosa è successo sulla terra? Come mai sono ancora qui 50 anni dopo? E perché non sono ritornato al college e no ho proseguito lì?

Roger ha cominciato a suonare il vecchio materiale. Siccome tu sei sempre il Pink Floyd ottimista, come interpreti questa cosa?

(sorride) È solo questione di tempo prima dell’annuncio che ritorniamo e rifacciamo tutto dall’inizio.

Non dire questo alla stampa. Invece, che cosa c’è nel futuro?

Penso che forse faremo doppi infissi e condimenti per insalata (ride). Ovviamente troveremo qualcosa da vendere. Altrimenti, Dio non voglia, dovremo suonare qualcosa.

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THE EARLY YEARS IN NUMERI
Comunque lo sezionate, il prossimo box dei Pink Floyd, The Early Years 1965–1972, è un filone d’oro per gli appassionati — se non il lode di Atom Heart Mother (scusate la battuta). Nel frattempo, i numeri. Il box contiene:
10 CD audio
9 DVD (e 8 blu-ray con lo stesso contenuto)
5 singoli in vinile
oltre 12 ore di audio
oltre 13 ore di video
131 brani audio
107 tracce video
42 tra volantini, poster, biglietti, ritagli, programmi, spartiti e altre memorabilia
17 versioni di Careful With That Axe, Eugene
14 versioni di Atom Heart Mother
13 versioni di Set the Controls for the Heart of the Sun
31 tracce audio & video con Syd Barrett
3 mix audio quadrifonici o 5.1 per Atom Heart Mother, Echoes e Pink Floyd at Pompeii
10 lingue per i sottotitoli
4 film integrali (Pink Floyd at Pompeii, The Committee, More e La Vallée)
1 imbarazzante intervista con Dick Clark
1 cameo di Frank Zappa.

Darryl Sterdan per Postmedia Network
4 novembre 2016

traduzione di Carlo Maucioni

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PINK FLOYD: SUPPORTO DEI TRE MEMBRI ALLE DONNE DELLA “FREEDOM FLOTILLA”

a5236a407f69f688ea61387b9e9218a94ebe6d140a03e87e8d9b9f3022efef54_large“I Pink Floyd si riuniscono per stare con le donne della striscia di Gaza Freedom Flotilla. 

David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters restano uniti per supportare le donne della striscia di Gaza Freedom Flotilla, e deplorano il loro arresto e la detenzione illegale in acque internazionali da parte delle forze di difesa israeliane.”

È questo il messaggio postato prima dalla pagina Facebook di Roger Waters, poi dopo alcune ore anche da quella dei Pink Floyd. Era da tanto che non si vedevano assieme quei tre nomi e la cosa non è passata certo inosservata, i cuori di milioni di fans alla vista di quel “Pink Floyd reunites” hanno cominciato a battere forte ma -per ora- è inteso come messaggio di solidarietà per le leaders della Freedom Flottilla, la barca denominata ‘Zaytouna’ con a bordo un equipaggio di sole donne che ha attraccato nel porto israeliano di Ashdod dopo essere stata intercettata e scortata dalla Marina. Lo ha reso noto l’esercito israeliano. Le 13 donne a bordo – tra cui il premio Nobel per la pace del 1976, la britannica Mairead Maguire, la dottoressa Fauziah Hasan dalla Malaysia, e un ex colonnello dell’esercito Usa, Ann Wright – erano dirette verso Gaza per attirare l’attenzione internazionale sul blocco navale imposto da Israele alla Striscia. Erano partire da Barcellona il mese scorso. Le persone a bordo della barca battente bandiera olandese, hanno aggiunto le autorità militari, sono state “trasferite alle competenti autorità per ulteriori accertamenti”.

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INTERVISTA A NICK MASON

In attesa della ripresa del tour Americano di David Gilmour, una bella intervista a Nick Mason, dal magazine Classic Rock Italia.

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Una volta hai detto: “Non sono famoso, ma faccio parte di un gruppo famoso”.
Pensi che sia ancora vero?
Sì. Per qualche strana ragione, anche se mi sento come se facessi parte del National Trust. E adesso la gente vuole fare una visita attorno a quell’edificio che si chiama Nick Mason.

Qual è stata la prima pop star che hai incontrato?
Quando studiavamo al Politecnico di Regent Street (insieme ai futuri Pink Floyd Roger Waters e Rick Wright), andavamo ad ascoltare lo Spencer Davis Group, e lì conobbi il loro cantante, Steve Winwood.

Quanto a voi Pink Foyd interessava essere famosi? Eravate attratti dall’idea di essere inseguiti da sciami di ragazzine adoranti, o pensavate solo alla musica?
Non abbiamo mai pensato solo alla musica. Tutti noi volevamo essere delle pop star.
O forse pensavamo di volerlo. Quando iniziammo, eravamo una band rhythm&blues, e si trattava di piacere a un pubblico prevalentemente maschile. Alla stampa piace pensare che il mondo del rock’n’roll sia tutto ragazzine in delirio, ma in realtà non è mai stato così: c’erano solo capelloni che andavano in giro in impermeabile e pantaloni a zampa di elefante.

Come ti sei sentito quando facesti la tua prima apparizione a Top of the Pops, nell’estate del 1967?
Probabilmente, il giorno dopo mi svegliai con l’idea che da allora in poi tutto sarebbe stato diverso. Anche tu lo avresti fatto, poi però andai a casa e non successe nulla: le strade non si erano di colpo riempite di gente che gridava il mio nome. Ancora oggi, covo la segreta speranza di svegliarmi e scoprire di essere diventato una famosa pop star. Purtroppo, non accade mai.

Il disinteresse di Syd Barrett per la celebrità mutò in qualche modo l’attitudine del resto dei Pink Floyd?
Ci polarizzò. Noi desideravamo essere pop star. Lui no. Non riuscivamo a capire come mai tutti noi condividessimo questo obiettivo e lui invece no.

C’è stato un momento della carriera dei Pink Floyd in cui la gente iniziò a riconoscervi?
No, le cose non stanno così. C’erano alcune nostre fotografie sulle copertine di qualche disco, quindi c’è sempre stato qualcuno che vedendoci ci riconosceva. Comunque, è più facile essere riconosciuti quando si sta insieme agli altri, che quando si sta da soli.

The dark side of the moon è senza dubbio il disco più famoso dei Pink Floyd.
Qual è invece il meno conosciuto?
Il secondo album, a saucerful of secrets. Che però conteneva un mucchio di idee che ci aiutarono a capire in che direzione esattamente stavamo andando.

Hai mai desiderato di essere più famoso per il tuo modo di suonare?
No, non sono quel tipo di persona convinta che meriterebbe di essere votato in un referendum sui grandi strumentisti. Sono consapevole di possedere un feeling e uno stile che funzionano molto bene per noi. Ma non ho mai tenuto lezioni in una master class, né ho intenzione di farlo adesso. Quando me lo propongono, di solito rido nervosamente e dico di avere male al polso.

Il fatto di essere un Pink Floyd ti ha aiutato nella tua attività parallela di pilota sportivo?
Sì. Ovviamente in quell’ambiente si sa chi sono, né provo imbarazzo nello sfruttare questa cosa al fine di ottenere sponsorizzazioni o finanziamenti per una buona causa.
Per iniziative come Children in Need sono felice di essere il Nick Mason dei Pink Floyd,
o il Nick Mason proprietario di tutte quelle vecchie buffe automobili.

Ricordi la prima volta che firmasti un autografo?
È successo abbastanza presto, probabilmente lo diedi a qualcuno che non sapeva neanche chi fossimo. Per lui eravamo solamente la quarta band sul cartellone degli Amen Corner, o qualcosa del genere.

E l’ultima?
Ieri, a Goodwood. Non rifiuto mai un autografo, come invece certe volte fa David [Gilmour]Ovviamente, quando devo farne troppi esito un po’, e tendo a firmare in modo un po’ approssimativo.

Chi è il più famoso componente dei Pink Floyd?
[dopo una lunga riflessione] Quello che da tempo non è più nella band. David è famoso per il suo modo di suonare la chitarra ed è considerato fra i top player. Roger è visto come un grande autore, mentre Rick è quello più sottovalutato, apprezzato assai più ora di quando stava con noi. Quanto a me, sono assolutamente il Pink Floyd meno conosciuto.
Ma, senza dubbio, sono il più modesto.

Fonte: www.classicrockitalia.it/959/nick-mason-parla-di-successo/

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TARGA IN ONORE DEI PINK FLOYD ALLA WESTMINSTER UNIVERSITY DI LONDRA

plaque3Giovedì 28 maggio i membri fondatori dei Pink Floyd sono stati premiati con una targa permanente affissa alla parete esterna dell’Università di Westminster (ex Regent Street Politecnico) a Londra, dove Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright si sono incontrati per la prima volta. Nick e Roger erano entrambi presenti di fronte a una folla ansiosa e hanno svelato che la targa sarà una parte fissa del palazzo. Oltre alla stampa, erano presenti anche familiari, amici e colleghi. Tra questi, Joe Boyd, Juliette Gale (prima moglie di Richard), Jill Furmanovsky e Robyn Hitchcock. Shaw ha detto: “La storia di Regent Street è pieno di grandi eventi pionieri della storia culturale del territorio. La formazione dei Pink Floyd qui al Politecnico di Regent Street è uno dei momenti più importanti nella storia della musica rock britannica“. Petts ha continuato: “L’Università di Westminster è sempre orgogliosa di rendere omaggio ai successi dei nostri alunni. Siamo felici di essere associati con il successo globale dei Pink Floyd e celebrare oggi l’inaugurazione di questa targa a Regent Street“. A questo link l’articolo ci video del Corriere della Sera. Qui le parti salienti delle interviste:

Roger Waters: “Sono arrabbiato come tutti gli altri dovrebbero essere. Tutti quei bastardi della Silicon Valley, che stanno rubando non solo il nostro lavoro, ma quello di tutti i musicisti di tutto il mondo stanno facendo… Diffondere la musica attraverso internet e far credere alla gente che sia gratuita e che dovrebbe essere gratuita, quando invece non lo è… Essere un musicista è come qualsiasi altro lavoro. È perfettamente ragionevole che le persone debbano pagare per i frutti del tuo lavoro“.

Nick Mason: “È stato molto bello, è il riconoscimento per qualcosa di cui credo siamo orgogliosi. Mettiamola così: se avessimo partecipato a Britain’s Got Talent, non avremmo superato nemmeno le audizioni. Non eravamo così bravi“.

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