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PINK FLOYD: SPECIALE LIVE 8

Sono sicuro che ogni fan dei Pink Floyd si ricordi la sera del 2 Luglio 2005: quando arrivò l’annuncio (il 12 Giugno 2005) che i Floyd si sarebbero riuniti, insieme a Roger Waters, sinceramente ho pensato ci fosse un errore, invece dopo qualche verifica, quello che tutti aspettavano, è accaduto. Seppur per poco più di 20 minuti, il mondo ha smesso di girare, il tempo si è fermato, e chi ama profondamente i Pink Floyd sa di cosa parlo.. In questo articolo, oltre al video integrale, riscopriamo le dichiarazioni dell’epoca e tutti i video correlati.


I Pink Floyd provarono per soli tre giorni prima del Live 8, il 28, 29 e 30 Giugno, ai Black Island Studios di Londra (oltre naturalmente alla prova generale ad Hyde Park), ed è stata la loro prima volta insieme dall’ultimo show di The Wall all’Earls Court del 1981. La scaletta del set, fu stilata dieci giorni prima del gran giorno, il 2 luglio, al Connaught Hotel di Londra.

Sul palco, insieme a David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters e Rick Wright, hanno partecipato Jon Carin (tastiere e voci), Dick Parry (sax), Tim Renwick (chitarre) e Carol Kanyon (cori). Lo show fu trasmesso in diretta da 182 Televisioni e 2000 network radiofonici. Al concerto di Londra parteciparono oltre 200.000 persone, i Pink Floyd si esibirono per penultimi, prima del gran finale con Paul McCartney, cui Gilmour, Mason e Wright si aggiunsero insieme a tutti i musicisti per “Hey Jude”.

Queste le dichiarazioni di allora:

David Gilmour: “Come la maggior parte delle persone, voglio fare tutto il possibile per convincere i leader del G8 a prendere enormi impegni per il sollievo della povertà e per aumentare gli aiuti al terzo mondo. È pazzesco che l’America dia una percentuale così modesta del suo prodotto nazionale lordo alle nazioni affamate. Tutti i litigi che Roger e la band hanno avuto in passato sono insignificanti in questo contesto, e se riformarsi per questo concerto aiuterà a focalizzare l’attenzione, di sicuro ne sarà valsa la pena“.

Roger Waters: “E’ fantastico esser stati interpellati da Bob (Geldof) per coinvolgere l’opinione pubblica sul tema del debito del terzo mondo. I cinici rideranno ma vadano pure a farsi fottere. E poi rimettere insieme il gruppo, anche se per pochi pezzi, è un bonus non da poco“.

Nick Mason.  “La terza guerra mondiale non si può continuare in eterno, se non ci fossimo riformati per il Live 8 lo avremmo fatto per qualche altro evento benefico, immagino“.


LIVE 8 


Roger Waters: “Mi è piaciuto suonare il basso al Live 8. Mi è sembrato più divertente di quanto non fosse suonare con i Pink Floyd 25 anni fa. Ero sul palco e ci stavo bene. Ero molto felice, mi sentivo ben disposto e affettuoso verso gli altri del gruppo. Avevo deciso preventivamente che se durante le prove fosse sorto qualche problema, qualche divergenza, ci sarei passato sopra. E così è stato“.

Nick Mason: “Quando partì il nastro registrato con il battito cardiaco di ‘Breathe’, già cominciavo a rilassarmi, abbandonandomi alla sensazione famigliare di far parte di una band. Tornare a suonare con gli altri fu meraviglioso: Rick che sciorinava una sull’altra le sue tessiture senza eguali, David affidabile come sempre, intonatissimo e poetico, e Roger, nonostante gli anni che avanzavano, estremamente animato come non ricordavo di averlo mai visto, probabilmente a causa di due decenni trascorsi come frontmanDopo l’ultimo inchino andammo nel retropalco, dove le emozioni divennero evidenti e non trattenute, ma sono lieto di poter riferire che, da bravi soldati quali siamo, tutti e quattro abbiamo dato mostra di quell’imperscrutabile stoicismo ad occhi asciutti che è parte della miglior tradizione Pink Floyd…“.

Nick Mason: “Eravamo tutti un pò più vecchi e forse anche un pochino più saggi e riuscimmo anche a gestire alcune sane e creative divergenze di opinione sui pezzi da suonare senza premere il pulsante dell’autodistruzione. Un brivido di tensione si è verificato quando Rick stava parlando di una particolare frase di basso che Guy Pratt aveva suonato nel corso di uno dei precedenti tour (Guy aveva sposato Gala, la figlia di Rick). Roger ascoltandolo, dichiarò: ‘Rick, quello che tu e tuo genero fate in privato non mi riguarda..’Ho sempre pensato che quel nostro ultimo show sia stato uno dei migliori della nostra carriera, semplicemente perché tutti sapevano che c’era una sorta di guerra in atto (quella tra Roger Waters e David Gilmour ..) ma, nonostante questo, tutti abbiamo pensato ‘Sai cosa? Questo evento è molto più importante delle divergenze di opinione, della band, della musica e di qualsiasi altra cosa’. E io penso che questa sia stata una bella prova di maturità“.

Richard Wright: “Molte persone sognano che la band si riunisca di nuovo perché abbiamo fatto il Live 8. A causa di tutti gli argomenti e le questioni che Roger ha avuto con me, e con David, è stato meraviglioso che ci siamo davvero alzati e lo abbiamo fatto insieme. Ma abbiamo imparato qualcosa. Sarebbe molto difficile per noi quattro andare a fare un tour mondiale, semplicemente perché le nostre idee sono musicalmente così diverse..“.


Soundcheck


Rehearsals


LIVE 8 – Diretta della BBC1 (senza post produzione, quindi si possono sentire errori e quant’altro)


Una bella galleria di immagini da Getty Images

Embed from Getty Images
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DAVID GILMOUR: SPECIALE “THE COLOURS OF INFINITY” – 1995

The Colours Of Infinity è un documentario di Nigel Lesmoir-Gordon con Arthur C Clarke del 1995. È interessante sapere che la colonna sonora, a detta dei crediti, è a cura di David Gilmour, ma la realtà è contiene alcune outtakes dall’album The Division Bell, quindi di fatto, è stata registrata nel 1993 da David, Rick e Nick. Tra queste, (come è possibile ascoltare all’inizio del documentario postato in fondo all’articolo) è presente ad esempio “Calling“, che sarebbe stata inclusa poi in The Endless River..

Se non volete guardare tutto il video, è possibile ascoltare anche solo alcuni dei pezzi strumentali della colonna sonora: 16 minuti e mezzo di musica accompagnati solo da alcuni brevissimi momenti di dialogo. Qui sono presenti 4 tracce, alcune delle quali compaiono nel documentario stesso e altre no. Il primo pezzo è un blues, dello stile di ‘Blues 1’ (contenuto nelle ‘Unreleased Track’ di ‘The Later Years – 1987-2019’), il secondo uno strumentale del tutto improntato a seguire la parte visuale del documentario, il terzo è simile a ‘Sum’ di ‘The Endless River’, e il quarto pezzo è stato presentato nel documentario del 1991 della BBC “Ruby Takes a Trip”.


The Colours Of Infinity:

Diretto da: Nigel Lesmoir-Gordon
Scrittori: Arthur C. Clarke, Nigel Lesmoir-Gordon
Musica: colonna sonora di David Gilmour – Pink Floyd

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PINK FLOYD: IL PUNTO SULLE VENDITE IN ITALIA

Bellissimo articolo del sito Rolling Stone in cui Alfredo Marziano cerca di capire il perché del successo delle vendite dei dischi dei Pink Floyd in Italia che non accennano a diminuire e continuano ad esser presenti nelle classifiche. Vi invito a leggere tutto l’articolo.

Il gruppo di ‘Dark Side’ è sempre in classifica pur non potendo contare su un frontman carismatico o su una iconografia cool. Ecco le ragioni di un fenomeno che sfida le leggi della discografia.


Non fa più notizia, ma continua a sorprendere il fatto che nelle classifiche settimanali Top of the Music pubblicate dalla federazione dell’industria discografica italiana FIMI, The Dark Side Of The Moon veleggi tuttora tranquillo in 54esima posizione. Un altro album dei Pink Floyd, The Wall, è risalito al numero 71 dopo essere uscito temporaneamente di scena con l’inizio del lockdown. I due dischi sono sempre richiestissimi sotto forma di vinile, rispettivamente al numero 3 e 7, in una graduatoria in cui compare anche Wish You Were Here (n°19) e che ‘Dark Side’, neanche a dirlo, ha dominato a mani basse nell’arco di tutto il 2019. Attenzione: nessun altro classico del rock sopravvive oggi nella Top 100 degli album più venduti in Italia. Di Beatles e Led Zeppelin, di Bowie e Queen, di Genesis e Rolling Stones neanche l’ombra. Perché tutto passa e si affievolisce nella memoria, ma non i Pink Floyd. Amati dal pubblico italiano di un amore eterno, viscerale e incondizionato.

Patrizio Romano (Catalog & Strategic Director di Warner Music che cura il repertorio discografico dei Pink Floyd in Italia):

È vero. Eppure, a differenza degli Zeppelin e di altri artisti storici, attorno a loro non è sorta un’industria del merchandising particolarmente sviluppata. Non hanno un logo inconfondibile come la lingua dei Rolling Stones. E in giro è molto più facile vedere ragazzini con le magliette dei Ramones che dei Pink Floyd“.

A chi amministra il catalogo della band inglese non serve neppure abbassare i prezzi dei dischi, come si fa normalmente con gran parte dei titoli storici, per cercare di smuovere il mercato e di stimolare la domanda.

D’accordo col management, mettiamo i titoli in promozione una volta all’anno e per due mesi soltanto. I Led Zeppelin, per esempio, vendono meno qui che oltralpe. Mentre in nessun altro mercato europeo, Inghilterra esclusa, i Pink Floyd hanno un successo paragonabile a quello che hanno in Italia. Qui il loro catalogo si vende in media il 20% in più che in Germania e in Francia, i principali mercati continentali, mentre rispetto al Regno Unito siamo più o meno al 90%“.

Fonte e articolo completo a questo link.

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PINK FLOYD: IN EDICOLA LO SPECIALE “LE GRANDI STORIE DEL ROCK”

La divisione musica di casa Sprea Editori inaugura una nuova serie bimestrale: «Le grandi glorie del rock». I protagonisti del primo volume, i Pink Floyd. Ecco tutti i dettagli:

Nasce una nuova collana in casa Sprea Editori, volta a celebrare quelle che sono state, a tutti gli effetti, “le grandi glorie del rock“.

Ogni due mesi in edicola e sullo store online troverete un’esclusiva monografia, contenente i migliori articoli pubblicati negli anni dalle riviste «Classic Rock», «Prog» e «Vinile» dedicati a una band o a un artista che ha fatto grande il rock. I nomi sono troppi da citare: Led Zeppelin, Jethro Tull, Deep Purple, Beatles, Rolling Stones, Bruce Springsteen, Iron Maiden, tanto per fare qualche esempio.

Si parte con i Pink Floyd, tanto amati quanto ricchi di curiosità, che verranno snocciolate una a una tra le pagine del volume.

La monografia racconterà la storia della band britannica che ha lasciato un segno indelebile nel prog rock servendosi di più punti di vista. Dalle origini psichedeliche e dal carisma di Syd Barrett, il “Diamante Pazzo”, ai grandi successi di THE DARK SIDE OF THE MOON e THE WALL, un album che ancora oggi non ha perso la sua freschezza e il suo contenuto d’attualità.

Non è solo la loro musica ad aver reso i Pink Floyd una delle band più iconiche di tutti i tempi. Chi non si è mai interrogato sul significato della mucca sulla copertina di ATOM HEART MOTHER? O non ha mai cercato, a Londra, la famosissima Battersea Power Station, che spicca sulla cover di ANIMALS?

Nel volume troverete molte curiosità legate alle splendide grafiche dei dischi, ma anche gli album più rari e introvabili della band, i “fakes“, con una guida speciale su come riconoscerli, e i bootleg. Inoltre, gli amanti del cinema potranno ripercorrere i retroscena del film documentario Pink Floyd at Pompeii direttamente con il regista Adrian Maben.

Insomma, un volume da collezione, impreziosito da una placca in argento in copertina, da conservare e sfogliare, magari ascoltando un bel vinile sul giradischi. Tutti i volumi della nostra collana, inoltre, sono stampati su carta certificata PEFC, proveniente da piantumazioni a riforestazione programmata, gestite perciò in maniera sostenibile.

Proprio perché il materiale su Waters & co. è vastissimo, ai Pink Floyd sarà dedicato anche il secondo volume de «Le grandi glorie del rock», che troverete tra due mesi esatti in edicola.

Intanto, potete acquistare la prima monografia in edicola e sullo store Sprea www.sprea.it/glorierock, a 9,90€.


di Marialuisa Miraglia

Fonte: stonemusic.it

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PINK FLOYD – SPECIALE PITTSBURGH 1975, IL CONCERTO DELLA PIRAMIDE

20 Giugno 1975: nel tour in Nord America i Pink Floyd si sono esibiti di fronte a un’enorme folla di 50.000 persone al “Three Rivers Stadium” di Pittsburgh, in Pennsylvania. Lo stadio all’epoca ospitava le squadre sportive professionistiche della Pennsylvania occidentale ed era un luogo molto popolare per eventi importanti. Questo stadio è stato un posto privilegiato anche per altri concerti di grandi nomi. Sorprendentemente, trovare immagini di questo concerto è difficile, se non impossibile. Questo spettacolo sarà ricordato, oltre che per lo show in se, anche per essere stata la prima volta del “volo” della piramide gonfiabile. Poi l’esperimento venne abbandonato dopo pochissime repliche..

Nick Mason: “Nel Giugno del ’75 eravamo tornati in America per un tour. Stavamo cercando di inserire nello spettacolo effetti sempre più complessi. Di questi, la piramide gonfiabile fu forse il nostro più spettacolare disastro. A Pittsburgh il marchingegno salì a qualche decina di metri da terra prima di capovolgersi, facendo si che il pallone rinchiuso nella punta spuntasse dalla base, come una lacrima. ‘Mio Dio, sta partorendo!’ gridò un americano sotto qualche influenza chimica, mentre il pallone sbucava dalla piramide. Naturalmente a quel punto la tela non aveva più sufficiente spinta verso l’alto, così, mentre la lacrima si dirigeva verso la stratosfera, il lenzuolo bagnato più grande del mondo, si adagiava sgraziatamente nel parcheggio per poi essere raccattato e fatto a brandelli da qualche cacciatore di souvenir in vena di frugare nella spazzatura“.

La “piramide” avrebbe dovuto fare la sua comparsa allo show dell’Atlanta Stadium il 7 Giugno 1975 ma poi fu rinviato a Pittsburgh per “problemi tecnici”..

Questa tournée in Nord America fece scalpore oltre che per il successo di pubblico, anche per la “mano pesante” del dipartimento di polizia di Los Angeles che arrivò ad arrestare 500 persone. Ed è in questo periodo, che con il successo di “The Dark Side of the Moon” e un album in registrazione che sarebbe uscito a Settembre ’75, la band cominciò ad “accusare” l’impatto di folle oceaniche: infatti proporzionalmente alla crescita di pubblico ai loro concerti, ci fu un aumento di “senso di isolamento”, e che ormai era troppo tardi per tornare indietro. Ora a differenza degli anni passati, invece che un concerto tra artisti e spettatori, si trattava più di eventi di massa che poco avevano a che fare con la musica.

Roger Waters: “A ripensarci, l’ultima tournée americana fu un’esperienza proprio del cazzo. Migliaia e migliaia di ragazzini ubriachi che giocavano a farsi male e basta. La cosa più spiacevole era che sembrava che noi nemmeno esistessimo. Non credo ci fosse alcun punto di contato tra noi e loro“.


Qui riscopriamo i pensieri di Sam Marshall, che parlando con il sito pinkfloydz.com ha raccolto una serie di foto del concerto che sono state scattate dal suo amico Joseph Stercz e ha espresso i suoi pensieri: (se qualche pezzo non è stato tradotto correttamente me ne scuso..)

“Ho partecipato a questo spettacolo con i miei amici. È stata una lunga giornata in auto da Cincinnati a Pittsburgh. Come la maggior parte della folla in questa afosa giornata estiva, eravamo caldi e impazienti per l’aria più fresca e per l’inizio dello spettacolo. Come noto più avanti, le condizioni all’interno dello stadio erano difficili per coloro che aspiravano a fotografare o registrare lo spettacolo.

Questo spettacolo segnò anche la prima volta che avevo visto “ballare” in uno spettacolo di Floyd. La composizione del pubblico era molto più orientata alla festa rispetto ai precedenti live dei Floyd del 1973, e proprio come David ha spesso osservato, la gente urlava “Money” in momenti inappropriati. (Come all’inizio di Dark Side). Con il 1975 che era spesso un periodo ‘disco’, più di alcune coppie stavano ballando, guardandosi e ridendo a vicenda, o ballando a testa bassa, come se questa fosse solo una altra band al pub. Dal punto di vista di un fan di vecchia data, ho sentito che queste persone erano fuori posto. Sembrava che fossero arrivati allo spettacolo sbagliato. L’ho persino detto ad alcuni di loro! Almeno per me, la performance è stata “affrettata” e semplicemente ‘funzionale’. In altre parole, una specie di ‘continuare attraverso i movimenti’. Ci sono stati notevoli punti difficili, come un finale su Raving and Drooling, canti stonati e parole mancate su You Gotta Be Crazy, e una insignificante prova generale di Dark Side, che secondo me suonava meglio nei tour precedenti. A quanto ho sentito, mi è sembrato che la band stesse lottando per connettersi con il pubblico e tra di loro e, a parte alcuni momenti di punta, è fallita in entrambi i casi.

Mi sono sempre chiesto se questa mancanza di chimica sul palco fosse il risultato della noia generale e della fatica tra i membri della band, o forse anche della leggendaria frustrazione con il pubblico. La tensione era certamente evidente nella voce di Roger mentre si sforzava di proiettare le sue canzoni sopra il rumore della folla. Senza sembrare troppo duro, si può vedere che anche in questi spettacoli del 1975, c’erano le prime ‘agitazioni’, culminate nel famigerato spettacolo finale del tour di Animals del 1977. E sappiamo tutti cosa alla fine ha portato!

Personalmente, ho provato molta confusione/impazienza con le nuove canzoni, che erano tutte nuove per me. Ovviamente tutte le distrazioni e l’agitazione non mi hanno aiutato a catturare la ‘febbre da concerto’, ma almeno ho provato ad ascoltare. Durante lo spettacolo, ho letto i testi del fumetto del programma ufficiale del tour e mi sono lamentato con i miei amici che non mi piaceva l’ossessione di Roger per la ‘follia’. E non ho trovato l’atmosfera di “darci dentro” nel primo set, per niente divertente. Ovviamente, la band stava cercando di adattare il loro songwriting a un nuovo ‘territorio’ e le vecchie atmosfere si stavano perdendo. Anche “Echoes” con voci di coro femminili e un assolo di sax che sostituisce il terzo solista di chitarra mi ha lasciato il segno. Sul lungo viaggio di ritorno a casa (con quattro autisti, abbiamo guidato fino alle sette del mattino dopo un’attesa di due ore in più nel parcheggio), mi sono lamentato ripetutamente: ‘Non capisco cosa stiano cercando fare.’ Tre mesi dopo, quando Wish You Were Here è uscito a metà settembre, ho finalmente iniziato a capire”.

Questa la recensione del “Pittsburg Press“:

L’unica parola adatta a descrivere il concerto dei Pink Floyd di ieri sera al Three Rivers Stadium è ‘incredibile’. Incredibile che la squadra di baseball con il terzo miglior record della lega abbia richiamato solo 8.200 persone giovedì sera, e una band senza singoli in vetta alle classifiche quasi 50.000. Un record per un concerto rock in uno stadio. Secondo il resoconto della polizia, ci sono stati i soliti casi di minorenni ubriachi, risse e feriti per i “salti di gradinata”, più gravi, la caduta da una notevole altezza di un tipo che aveva cercato di scalare un muro con una corda, che si è spezzata e una persona ferita al volto da una bottiglia. Era ancora chiaro quando hanno cominciato, e mancava quell’atmosfera indispensabile per apprezzare la musica dei Pink Floyd. Chiamatelo come volete – rock spaziale, rock cerebrale, rock dell’uomo pensante – ma ha bisogno del buio, perché le luci e gli effetti speciali, insieme alla musica, inducano una vera e propria esperienza sensoriale. Nella seconda parte hanno riproposto la scaletta di due anni fa con quasi tutta “Dark Side”: ma che differenza! Alle spalle della band svettava un enorme tamburello che ben presto si è rivelato essere uno schermo su cui venivano proiettati i filmati di accompagnamento alle canzoni. E infine, l’enorme piramide bianca: dopo aver oscillato dietro i musicisti per tutta la serata, si è levata lentamente da propri ormeggi illuminata dai riflettori, innalzandosi sopra il pubblico sospesa sui cavi e volando fuori dallo stadio“.


Scaletta:

Sheep (Early version,”Raving and Drooling”), Dogs (Early version, “You Gotta Be Crazy”), Shine On You Crazy Diamond (Parts I-V), Have a Cigar, Shine On You Crazy Diamond (Parts VI-IX), The Dark Side of the Moon (Album Completo), Echoes.


Vista la scarsa qualità della registrazione di Pittsburgh, questo è un altro live, sempre di Giugno 1975, con la stessa scaletta, al Nassau Coliseum di New York.

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RICHARD WRIGHT: RISCOPRIAMO L’INTERVISTA PER “BILLBOARD” DEL 2007

Negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di ascoltare i pensieri di tutti i componenti dei Pink Floyd, Nick Mason rilascia interviste regolarmente, Roger Waters parla nei suoi account molto spesso, e David Gilmour dopo l’uscita del box “The Later Years” è impegnato nella promozione del libro della moglie Polly Samson. Così mi è venuto in mente di riscoprire una delle ultime interviste a Richard Wright, fatta nel 2007 in occasione dell’uscita del cofanetto per il 40° anniversario di “The Piper at the Gates of Down“, nella lussuosa edizione in 3 dischi, dalla rivista Billboard. Questa breve intervista è molto importante non solo per il fatto dei suoi pensieri su Syd Barrett e la reunion del Live 8, ma per il fatto che Richard confermò che allora era al lavoro su un nuovo album solista, tutto strumentale, basato sul pianoforte, che avrebbe dovuto uscire nel 2008. Purtroppo come sappiamo le cose andarono diversamente (Rick morì a Settembre 2008), ma resta comunque la curiosità di ascoltare questo “concerto” che sicuramente esiste solo negli archivi della famiglia Wright.


Il tastierista e socio fondatore Rick Wright, che ha mantenuto un basso profilo per tutta la storia della band, ha parlato con Billboard dell’anniversario, dell’impatto duraturo dei Floyd e del suo recente lavoro.

Quali sono le tue impressioni dopo aver ascoltato di nuovo il primo album dei Floyd?

E ‘stato molto interessante. C’è una grande differenza tra il modo in cui suonavamo dal vivo in quel momento e il modo in cui avevamo fatto il disco. La cosa più sorprendente era essere ad Abbey Road a registrarlo e avere i Beatles alla porta accanto che registravano ‘Sgt. Pepper’. Ora so perché “Piper” ha avuto un’influenza su così tante band. Posso sentire anche cose punk lì. Il modo in cui Syd ha scritto ha avuto un’enorme influenza su così tante persone“.

Questo album rappresenta Syd Barrett al culmine dei suoi poteri?

(‘Piper’) è stato il suo periodo creativo, anche se devo dire che c’è qualcosa di straordinario nei suoi due album da solista. Aveva un modo incredibile di vedere le cose. Ricordo di essermi seduto con lui un giorno e ha scritto una canzone in 10 minuti. Come aspirante cantautore, non potevo crederci. Gli accordi non erano in tempo, perché pensava solo al ritmo delle parole e della melodia. Non erano in 4/4 o 3/4 – erano ‘dappertutto’“.

Com’è stato far rivivere le canzoni di Barrett quando hai suonato nella band di David Gilmour nel suo tour del 2006?

Ho cantato ‘Arnold Layne’ live per la prima volta da quando è stata scritta, ed è stata fantastica da fare. Ma all’epoca non lo abbiamo mai suonata dal vivo, e non credo che abbiamo mai suonato ‘See Emily Play’ live. Quando David Bowie venne e fece da ospite quando stavo suonando con David, disse che quando per la prima volta ascoltò Syd, si rese conto che sapeva cantare con un accento inglese“.

Il culto dei Pink Floyd non mostra alcun segno di diminuzione. Cosa ne pensi?

Oh, Dio, non lo capisco. Tutti voi scrittori dovete parlarne. So che abbiamo fatto delle canzoni fantastiche e della musica fantastica, ma non posso dirvi perché siamo così popolari. Ci sono alcuni fan di Syd che pensano che Floyd siano finiti quando ha lasciato la band“.

La reunion dei Pink Floyd al Live 8 ti ha dato nuove prospettive sulla band e sulla sua eredità?

Molte persone stanno sognando che la band si riunisca di nuovo perché abbiamo fatto il Live 8. A causa di tutti gli argomenti e le questioni che Roger ha avuto con me, e con David, è stato meraviglioso che in realtà lo abbiamo comunque fatto, tutti insieme. Ma abbiamo imparato qualcosa. Sarebbe molto difficile per noi quattro fare un tour mondiale, semplicemente perché le nostre idee sono musicalmente così diverse“.

Stai lavorando a qualche progetto solista?

Ho varie idee. Farò un album strumentale, basato sul piano, e ho un sacco di cose registrate. Dipende da come tratto il piano e se ho bisogno di musicisti con cui suonare. Ho le composizioni. Ma non è imminente – si spera l’anno prossimo“.


Fonte: https://forums.stevehoffman.tv/threads/rick-wright-talks-about-piper-live-8-and-the-future.123733/

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