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DAVID GILMOUR: “THE LOST ART OF CONVERSATION” – L’INTERVISTA IN 4 PODCAST

Per celebrare la prossima uscita del box “Pink Floyd -The Later Years 1987 – 2019” (disponibile dal 13 dicembre), David Gilmour ha concesso a Matt Everitt della BBC Radio la sua unica intervista sull’uscita di questo attesissimo cofanetto, il cui risultato è l’affascinante podcast “The Lost Art of Conversation“. Gli episodi sono divisi in 4 parti e saranno disponibili su YouTube settimanalmente dal 25 novembre: Il primo è chiamato “The Studio“, qui David parlerà del ritorno della band alle jam session nello studio di registrazione e di come allora abbracciarono la nuova tecnologia disponibile, di fronte a montagne di progressi nei sintetizzatori e in altri strumenti. In “Artwork” Gilmour racconta la sua idea per la copertina dell’album, compreso come il suo semplice schizzo di un letto singolo e vuoto sia stato trasformato dall’artista Storm Thorgerson nell’immagine di circa 500 letti sulla copertina di A Momentary Lapse of Reason. Si continuerà poi con “Live Performances” dove racconterà di come la band si stava preparando per la prospettiva del prossimo tour, mentre provavano in un hangar per aerei all’aeroporto di Toronto. Infine in “Unreleased New Material from the box set” Gilmour parla del nuovo e raro materiale incluso in “The Later Years” e dei suoi ricordi, mentre guarda le riprese della band che volava in dirigibili promozionali sulla spiaggia di Miami, guardando sfortunati nuotatori circondati da squali.


THE LOST ART OF CONVERSATION: A PINK FLOYD PODCAST

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DAVID GILMOUR: 3 PODCAST SULLE SUE CHITARRE ALL’ASTA

David Gilmour, in occasione dell’asta di 120 delle sue chitarre, ha annunciato di aver realizzato tre puntate in formato podcast per mezzo delle quali racconterà la storia delle chitarre utilizzate nel corso della sua carriera.

Ecco alcuni estratti dalla prima puntata, la seconda uscirà il 7 Giugno, la terza il 14 Giugno.

Sì, sono stato anche io in parte una di quelle persone che entrano nei negozi a guardare i vari strumenti senza comprarne nessuno a Cambridge, quando ero un adolescente e non potevo in alcun modo acquistare una Fender, c’era un negozio di musica chiamato Ken Stevens e io ero solito trascorrere molto tempo lì dentro. Era un negozio molto piccolo, era grande solo la metà di un normale negozio e per anni lì dentro è stata appesa una Stratocaster. Noi ragazzi a volte abbiamo cercato di convincere il commesso del negozio a farcela suonare o almeno toccare. Non ho mai potuto permettermela”.

Qualche anno dopo, invece, nel 1970 per l’esattezza, David è riuscito a realizzare il suo sogno comprando la leggendaria Fender Black Strat nel famoso negozio di strumenti musicali di New York, Manny’s Music: “Questo negozio è davvero fantastico, il proprietario si chiamava Henry (Goldrich). Era davvero una brava persona, gentile e amichevole, spesso ci radunavamo nel retrobottega a scovare chitarre, nella maggior parte dei casi modelli nuovi”.

Ed è nel sesto disco dei Pink Floyd pubblicato nel 1971, Meddle, che David ha usato per la prima volta la sua preziosa chitarra: “Sì, direi che il primo materiale creato con la Black Strat è finito in quell’album, è in quel periodo che è diventata la mia chitarra principale, quella che usavo praticamente per ogni cosa, a meno che non ci fosse una particolare esigenza di creare un sound diverso. La Black Strat è in Meddle, così come inThe Dark Side of the Moon, in Comfortably Numb…”.

Oggi David non può più suonare questa storica chitarra perché, com’è noto, è stata messa all’asta insieme a tantissimi altri strumenti della sua collezione. Ma lui non si pente di averlo fatto: “Sono contento della mia scelta, c’è un perfetto equilibrio tra l’affetto che provo per quella chitarra, ciò che sono riuscito a creare suonandola e il fatto che sia semplicemente uno strumento del mestiere che può essere sostituito. Qualsiasi cosa può essere sostituita, così come chiunque può essere rimpiazzato”.

Di certo, anche se ne ha messe all’asta molte, il musicista ne comprerà altre ma ora è difficile che ciò accada come un tempo. Una volta anche Gilmour era solito provare una chitarra prima di comprarla, ma oggi le cose sono cambiate anche in questo ambito: “Non entro in un negozio di chitarre da un bel po’ di tempo, non funziona più così. Adesso il mio staff parla con il loro staff, le chitarre mi arrivano, le provo e poi vengono messe nelle custodie. Però in Inghilterra ci sono posti nei quali hanno davvero tanti vecchi modelli di chitarre fantastiche che si possono visionare e provare prima dell’acquisto”.

Che strani vecchi oggetti, le chitarre. Sono bellissime. Suonando una chitarra si può creare una strana magia ma, alla fine, non sono altro che strumenti del mestiere”. Non è, dunque, tanto la chitarra in sé per sé a essere importante secondo Gilmour, bensì quello che attraverso di essa può essere creato..

La Fender Stratocaster bianca, con cui ho suonato nel 1978, con punte d’oro aveva dei pioli dorati, che non sembrano esserci più… un scalfittura dorata, una targa d’oro sul retro, con il numero 1… ed è stata realizzata nel ’54”.

Un amico di Leo Fender, che si chiamava Rex, gli ha suggerito le smerlature sul corpo della Stratocaster e di modellarla in modo da adattarla meglio al telaio. È stata una buona idea e Leo Fender gli ha regalato questa chitarra intorno al ’54 o ’55. È uno strumento molto bello, ma è venuto fuori che Rex era un uomo della Gibson Guitar Corporation e quindi non è stata suonata molto. Alla fine, l’ha venduta, credo per comprare un registratore ed è finita nella vetrina di un negozio da qualche parte in California; è stata acquistata poi da un signore per regalarla al figlio dodicenne a Natale”.

Gli anni sono passati, sono successe molte cose misteriose e nel ’78 eccola qua: la migliore Strat che io abbia mai suonato. Per me, da allora non c’è stato alcun miglioramento nella realizzazione della chitarra elettrica. Come arricchire d’altro canto la perfezione?.

Fonte: Virgin Radio

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