speciale

PINK FLOYD: SPECIALE LIVE 8

Sono sicuro che ogni fan dei Pink Floyd si ricordi la sera del 2 Luglio 2005: quando arrivò l’annuncio (il 12 Giugno 2005) che i Floyd si sarebbero riuniti, insieme a Roger Waters, sinceramente ho pensato ci fosse un errore, invece dopo qualche verifica, quello che tutti aspettavano, è accaduto. Seppur per poco più di 20 minuti, il mondo ha smesso di girare, il tempo si è fermato, e chi ama profondamente i Pink Floyd sa di cosa parlo.. In questo articolo, oltre al video integrale, riscopriamo le dichiarazioni dell’epoca e tutti i video correlati.


I Pink Floyd provarono per soli tre giorni prima del Live 8, il 28, 29 e 30 Giugno, ai Black Island Studios di Londra (oltre naturalmente alla prova generale ad Hyde Park), ed è stata la loro prima volta insieme dall’ultimo show di The Wall all’Earls Court del 1981. La scaletta del set, fu stilata dieci giorni prima del gran giorno, il 2 luglio, al Connaught Hotel di Londra.

Sul palco, insieme a David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters e Rick Wright, hanno partecipato Jon Carin (tastiere e voci), Dick Parry (sax), Tim Renwick (chitarre) e Carol Kanyon (cori). Lo show fu trasmesso in diretta da 182 Televisioni e 2000 network radiofonici. Al concerto di Londra parteciparono oltre 200.000 persone, i Pink Floyd si esibirono per penultimi, prima del gran finale con Paul McCartney, cui Gilmour, Mason e Wright si aggiunsero insieme a tutti i musicisti per “Hey Jude”.

Queste le dichiarazioni di allora:

David Gilmour: “Come la maggior parte delle persone, voglio fare tutto il possibile per convincere i leader del G8 a prendere enormi impegni per il sollievo della povertà e per aumentare gli aiuti al terzo mondo. È pazzesco che l’America dia una percentuale così modesta del suo prodotto nazionale lordo alle nazioni affamate. Tutti i litigi che Roger e la band hanno avuto in passato sono insignificanti in questo contesto, e se riformarsi per questo concerto aiuterà a focalizzare l’attenzione, di sicuro ne sarà valsa la pena“.

Roger Waters: “E’ fantastico esser stati interpellati da Bob (Geldof) per coinvolgere l’opinione pubblica sul tema del debito del terzo mondo. I cinici rideranno ma vadano pure a farsi fottere. E poi rimettere insieme il gruppo, anche se per pochi pezzi, è un bonus non da poco“.

Nick Mason.  “La terza guerra mondiale non si può continuare in eterno, se non ci fossimo riformati per il Live 8 lo avremmo fatto per qualche altro evento benefico, immagino“.


LIVE 8 


Roger Waters: “Mi è piaciuto suonare il basso al Live 8. Mi è sembrato più divertente di quanto non fosse suonare con i Pink Floyd 25 anni fa. Ero sul palco e ci stavo bene. Ero molto felice, mi sentivo ben disposto e affettuoso verso gli altri del gruppo. Avevo deciso preventivamente che se durante le prove fosse sorto qualche problema, qualche divergenza, ci sarei passato sopra. E così è stato“.

Nick Mason: “Quando partì il nastro registrato con il battito cardiaco di ‘Breathe’, già cominciavo a rilassarmi, abbandonandomi alla sensazione famigliare di far parte di una band. Tornare a suonare con gli altri fu meraviglioso: Rick che sciorinava una sull’altra le sue tessiture senza eguali, David affidabile come sempre, intonatissimo e poetico, e Roger, nonostante gli anni che avanzavano, estremamente animato come non ricordavo di averlo mai visto, probabilmente a causa di due decenni trascorsi come frontmanDopo l’ultimo inchino andammo nel retropalco, dove le emozioni divennero evidenti e non trattenute, ma sono lieto di poter riferire che, da bravi soldati quali siamo, tutti e quattro abbiamo dato mostra di quell’imperscrutabile stoicismo ad occhi asciutti che è parte della miglior tradizione Pink Floyd…“.

Nick Mason: “Eravamo tutti un pò più vecchi e forse anche un pochino più saggi e riuscimmo anche a gestire alcune sane e creative divergenze di opinione sui pezzi da suonare senza premere il pulsante dell’autodistruzione. Un brivido di tensione si è verificato quando Rick stava parlando di una particolare frase di basso che Guy Pratt aveva suonato nel corso di uno dei precedenti tour (Guy aveva sposato Gala, la figlia di Rick). Roger ascoltandolo, dichiarò: ‘Rick, quello che tu e tuo genero fate in privato non mi riguarda..’Ho sempre pensato che quel nostro ultimo show sia stato uno dei migliori della nostra carriera, semplicemente perché tutti sapevano che c’era una sorta di guerra in atto (quella tra Roger Waters e David Gilmour ..) ma, nonostante questo, tutti abbiamo pensato ‘Sai cosa? Questo evento è molto più importante delle divergenze di opinione, della band, della musica e di qualsiasi altra cosa’. E io penso che questa sia stata una bella prova di maturità“.

Richard Wright: “Molte persone sognano che la band si riunisca di nuovo perché abbiamo fatto il Live 8. A causa di tutti gli argomenti e le questioni che Roger ha avuto con me, e con David, è stato meraviglioso che ci siamo davvero alzati e lo abbiamo fatto insieme. Ma abbiamo imparato qualcosa. Sarebbe molto difficile per noi quattro andare a fare un tour mondiale, semplicemente perché le nostre idee sono musicalmente così diverse..“.


Soundcheck


Rehearsals


LIVE 8 – Diretta della BBC1 (senza post produzione, quindi si possono sentire errori e quant’altro)


Una bella galleria di immagini da Getty Images

Embed from Getty Images
Embed from Getty Images

Shine On!

DAVID GILMOUR: SPECIALE “THE COLOURS OF INFINITY” – 1995

The Colours Of Infinity è un documentario di Nigel Lesmoir-Gordon con Arthur C Clarke del 1995. È interessante sapere che la colonna sonora, a detta dei crediti, è a cura di David Gilmour, ma la realtà è contiene alcune outtakes dall’album The Division Bell, quindi di fatto, è stata registrata nel 1993 da David, Rick e Nick. Tra queste, (come è possibile ascoltare all’inizio del documentario postato in fondo all’articolo) è presente ad esempio “Calling“, che sarebbe stata inclusa poi in The Endless River..

Se non volete guardare tutto il video, è possibile ascoltare anche solo alcuni dei pezzi strumentali della colonna sonora: 16 minuti e mezzo di musica accompagnati solo da alcuni brevissimi momenti di dialogo. Qui sono presenti 4 tracce, alcune delle quali compaiono nel documentario stesso e altre no. Il primo pezzo è un blues, dello stile di ‘Blues 1’ (contenuto nelle ‘Unreleased Track’ di ‘The Later Years – 1987-2019’), il secondo uno strumentale del tutto improntato a seguire la parte visuale del documentario, il terzo è simile a ‘Sum’ di ‘The Endless River’, e il quarto pezzo è stato presentato nel documentario del 1991 della BBC “Ruby Takes a Trip”.


The Colours Of Infinity:

Diretto da: Nigel Lesmoir-Gordon
Scrittori: Arthur C. Clarke, Nigel Lesmoir-Gordon
Musica: colonna sonora di David Gilmour – Pink Floyd

Shine On!

PINK FLOYD: IN EDICOLA LO SPECIALE “LE GRANDI STORIE DEL ROCK”

La divisione musica di casa Sprea Editori inaugura una nuova serie bimestrale: «Le grandi glorie del rock». I protagonisti del primo volume, i Pink Floyd. Ecco tutti i dettagli:

Nasce una nuova collana in casa Sprea Editori, volta a celebrare quelle che sono state, a tutti gli effetti, “le grandi glorie del rock“.

Ogni due mesi in edicola e sullo store online troverete un’esclusiva monografia, contenente i migliori articoli pubblicati negli anni dalle riviste «Classic Rock», «Prog» e «Vinile» dedicati a una band o a un artista che ha fatto grande il rock. I nomi sono troppi da citare: Led Zeppelin, Jethro Tull, Deep Purple, Beatles, Rolling Stones, Bruce Springsteen, Iron Maiden, tanto per fare qualche esempio.

Si parte con i Pink Floyd, tanto amati quanto ricchi di curiosità, che verranno snocciolate una a una tra le pagine del volume.

La monografia racconterà la storia della band britannica che ha lasciato un segno indelebile nel prog rock servendosi di più punti di vista. Dalle origini psichedeliche e dal carisma di Syd Barrett, il “Diamante Pazzo”, ai grandi successi di THE DARK SIDE OF THE MOON e THE WALL, un album che ancora oggi non ha perso la sua freschezza e il suo contenuto d’attualità.

Non è solo la loro musica ad aver reso i Pink Floyd una delle band più iconiche di tutti i tempi. Chi non si è mai interrogato sul significato della mucca sulla copertina di ATOM HEART MOTHER? O non ha mai cercato, a Londra, la famosissima Battersea Power Station, che spicca sulla cover di ANIMALS?

Nel volume troverete molte curiosità legate alle splendide grafiche dei dischi, ma anche gli album più rari e introvabili della band, i “fakes“, con una guida speciale su come riconoscerli, e i bootleg. Inoltre, gli amanti del cinema potranno ripercorrere i retroscena del film documentario Pink Floyd at Pompeii direttamente con il regista Adrian Maben.

Insomma, un volume da collezione, impreziosito da una placca in argento in copertina, da conservare e sfogliare, magari ascoltando un bel vinile sul giradischi. Tutti i volumi della nostra collana, inoltre, sono stampati su carta certificata PEFC, proveniente da piantumazioni a riforestazione programmata, gestite perciò in maniera sostenibile.

Proprio perché il materiale su Waters & co. è vastissimo, ai Pink Floyd sarà dedicato anche il secondo volume de «Le grandi glorie del rock», che troverete tra due mesi esatti in edicola.

Intanto, potete acquistare la prima monografia in edicola e sullo store Sprea www.sprea.it/glorierock, a 9,90€.


di Marialuisa Miraglia

Fonte: stonemusic.it

Shine On!

PINK FLOYD – SPECIALE PITTSBURGH 1975, IL CONCERTO DELLA PIRAMIDE

20 Giugno 1975: nel tour in Nord America i Pink Floyd si sono esibiti di fronte a un’enorme folla di 50.000 persone al “Three Rivers Stadium” di Pittsburgh, in Pennsylvania. Lo stadio all’epoca ospitava le squadre sportive professionistiche della Pennsylvania occidentale ed era un luogo molto popolare per eventi importanti. Questo stadio è stato un posto privilegiato anche per altri concerti di grandi nomi. Sorprendentemente, trovare immagini di questo concerto è difficile, se non impossibile. Questo spettacolo sarà ricordato, oltre che per lo show in se, anche per essere stata la prima volta del “volo” della piramide gonfiabile. Poi l’esperimento venne abbandonato dopo pochissime repliche..

Nick Mason: “Nel Giugno del ’75 eravamo tornati in America per un tour. Stavamo cercando di inserire nello spettacolo effetti sempre più complessi. Di questi, la piramide gonfiabile fu forse il nostro più spettacolare disastro. A Pittsburgh il marchingegno salì a qualche decina di metri da terra prima di capovolgersi, facendo si che il pallone rinchiuso nella punta spuntasse dalla base, come una lacrima. ‘Mio Dio, sta partorendo!’ gridò un americano sotto qualche influenza chimica, mentre il pallone sbucava dalla piramide. Naturalmente a quel punto la tela non aveva più sufficiente spinta verso l’alto, così, mentre la lacrima si dirigeva verso la stratosfera, il lenzuolo bagnato più grande del mondo, si adagiava sgraziatamente nel parcheggio per poi essere raccattato e fatto a brandelli da qualche cacciatore di souvenir in vena di frugare nella spazzatura“.

La “piramide” avrebbe dovuto fare la sua comparsa allo show dell’Atlanta Stadium il 7 Giugno 1975 ma poi fu rinviato a Pittsburgh per “problemi tecnici”..

Questa tournée in Nord America fece scalpore oltre che per il successo di pubblico, anche per la “mano pesante” del dipartimento di polizia di Los Angeles che arrivò ad arrestare 500 persone. Ed è in questo periodo, che con il successo di “The Dark Side of the Moon” e un album in registrazione che sarebbe uscito a Settembre ’75, la band cominciò ad “accusare” l’impatto di folle oceaniche: infatti proporzionalmente alla crescita di pubblico ai loro concerti, ci fu un aumento di “senso di isolamento”, e che ormai era troppo tardi per tornare indietro. Ora a differenza degli anni passati, invece che un concerto tra artisti e spettatori, si trattava più di eventi di massa che poco avevano a che fare con la musica.

Roger Waters: “A ripensarci, l’ultima tournée americana fu un’esperienza proprio del cazzo. Migliaia e migliaia di ragazzini ubriachi che giocavano a farsi male e basta. La cosa più spiacevole era che sembrava che noi nemmeno esistessimo. Non credo ci fosse alcun punto di contato tra noi e loro“.


Qui riscopriamo i pensieri di Sam Marshall, che parlando con il sito pinkfloydz.com ha raccolto una serie di foto del concerto che sono state scattate dal suo amico Joseph Stercz e ha espresso i suoi pensieri: (se qualche pezzo non è stato tradotto correttamente me ne scuso..)

“Ho partecipato a questo spettacolo con i miei amici. È stata una lunga giornata in auto da Cincinnati a Pittsburgh. Come la maggior parte della folla in questa afosa giornata estiva, eravamo caldi e impazienti per l’aria più fresca e per l’inizio dello spettacolo. Come noto più avanti, le condizioni all’interno dello stadio erano difficili per coloro che aspiravano a fotografare o registrare lo spettacolo.

Questo spettacolo segnò anche la prima volta che avevo visto “ballare” in uno spettacolo di Floyd. La composizione del pubblico era molto più orientata alla festa rispetto ai precedenti live dei Floyd del 1973, e proprio come David ha spesso osservato, la gente urlava “Money” in momenti inappropriati. (Come all’inizio di Dark Side). Con il 1975 che era spesso un periodo ‘disco’, più di alcune coppie stavano ballando, guardandosi e ridendo a vicenda, o ballando a testa bassa, come se questa fosse solo una altra band al pub. Dal punto di vista di un fan di vecchia data, ho sentito che queste persone erano fuori posto. Sembrava che fossero arrivati allo spettacolo sbagliato. L’ho persino detto ad alcuni di loro! Almeno per me, la performance è stata “affrettata” e semplicemente ‘funzionale’. In altre parole, una specie di ‘continuare attraverso i movimenti’. Ci sono stati notevoli punti difficili, come un finale su Raving and Drooling, canti stonati e parole mancate su You Gotta Be Crazy, e una insignificante prova generale di Dark Side, che secondo me suonava meglio nei tour precedenti. A quanto ho sentito, mi è sembrato che la band stesse lottando per connettersi con il pubblico e tra di loro e, a parte alcuni momenti di punta, è fallita in entrambi i casi.

Mi sono sempre chiesto se questa mancanza di chimica sul palco fosse il risultato della noia generale e della fatica tra i membri della band, o forse anche della leggendaria frustrazione con il pubblico. La tensione era certamente evidente nella voce di Roger mentre si sforzava di proiettare le sue canzoni sopra il rumore della folla. Senza sembrare troppo duro, si può vedere che anche in questi spettacoli del 1975, c’erano le prime ‘agitazioni’, culminate nel famigerato spettacolo finale del tour di Animals del 1977. E sappiamo tutti cosa alla fine ha portato!

Personalmente, ho provato molta confusione/impazienza con le nuove canzoni, che erano tutte nuove per me. Ovviamente tutte le distrazioni e l’agitazione non mi hanno aiutato a catturare la ‘febbre da concerto’, ma almeno ho provato ad ascoltare. Durante lo spettacolo, ho letto i testi del fumetto del programma ufficiale del tour e mi sono lamentato con i miei amici che non mi piaceva l’ossessione di Roger per la ‘follia’. E non ho trovato l’atmosfera di “darci dentro” nel primo set, per niente divertente. Ovviamente, la band stava cercando di adattare il loro songwriting a un nuovo ‘territorio’ e le vecchie atmosfere si stavano perdendo. Anche “Echoes” con voci di coro femminili e un assolo di sax che sostituisce il terzo solista di chitarra mi ha lasciato il segno. Sul lungo viaggio di ritorno a casa (con quattro autisti, abbiamo guidato fino alle sette del mattino dopo un’attesa di due ore in più nel parcheggio), mi sono lamentato ripetutamente: ‘Non capisco cosa stiano cercando fare.’ Tre mesi dopo, quando Wish You Were Here è uscito a metà settembre, ho finalmente iniziato a capire”.

Questa la recensione del “Pittsburg Press“:

L’unica parola adatta a descrivere il concerto dei Pink Floyd di ieri sera al Three Rivers Stadium è ‘incredibile’. Incredibile che la squadra di baseball con il terzo miglior record della lega abbia richiamato solo 8.200 persone giovedì sera, e una band senza singoli in vetta alle classifiche quasi 50.000. Un record per un concerto rock in uno stadio. Secondo il resoconto della polizia, ci sono stati i soliti casi di minorenni ubriachi, risse e feriti per i “salti di gradinata”, più gravi, la caduta da una notevole altezza di un tipo che aveva cercato di scalare un muro con una corda, che si è spezzata e una persona ferita al volto da una bottiglia. Era ancora chiaro quando hanno cominciato, e mancava quell’atmosfera indispensabile per apprezzare la musica dei Pink Floyd. Chiamatelo come volete – rock spaziale, rock cerebrale, rock dell’uomo pensante – ma ha bisogno del buio, perché le luci e gli effetti speciali, insieme alla musica, inducano una vera e propria esperienza sensoriale. Nella seconda parte hanno riproposto la scaletta di due anni fa con quasi tutta “Dark Side”: ma che differenza! Alle spalle della band svettava un enorme tamburello che ben presto si è rivelato essere uno schermo su cui venivano proiettati i filmati di accompagnamento alle canzoni. E infine, l’enorme piramide bianca: dopo aver oscillato dietro i musicisti per tutta la serata, si è levata lentamente da propri ormeggi illuminata dai riflettori, innalzandosi sopra il pubblico sospesa sui cavi e volando fuori dallo stadio“.


Scaletta:

Sheep (Early version,”Raving and Drooling”), Dogs (Early version, “You Gotta Be Crazy”), Shine On You Crazy Diamond (Parts I-V), Have a Cigar, Shine On You Crazy Diamond (Parts VI-IX), The Dark Side of the Moon (Album Completo), Echoes.


Vista la scarsa qualità della registrazione di Pittsburgh, questo è un altro live, sempre di Giugno 1975, con la stessa scaletta, al Nassau Coliseum di New York.

Shine On!

PINK FLOYD: “THE LATER YEARS 1987 – 2019” – SPECIALE “UNCUT MAGAZINE”

Mentre i Pink Floyd si preparano per l’uscita del box “The Later Years”, il nuovo numero di Uncut Magazine presenta un nuovo sguardo sull’era post-Roger Waters dei Pink Floyd, con contributi dei componenti della band e di alcuni collaboratori. Nell’articolo, Tom Pinnock parla con David Gilmour, Nick Mason, il direttore creativo Aubrey Powell e l’ingegnere di lunga data Andy Jackson, a proposito della (ri)formazione della band dopo la dipartita di Waters nel dicembre 1985.

Traduzione a cura di Cymbaline – Pink Floyd Magazine

David Gilmour: “Nel 1984, Roger aveva ovviamente deciso che ne aveva abbastanzama non avevo ancora deciso fosse abbastanza per me. Quindi immagino di aver pensato: “Sì, riprenderemo a fare i Floyd”.”

Nel dicembre 1985, Waters annunciò il suo abbandono, ma Gilmour desiderava incidere un nuovo album. La disputa legale si intensificò per tutto il 1986, fino a quando Waters portò la sua battaglia all’Alta Corte in ottobre.

Come ricorda Nick Mason:
Penso che David si stato il fautore dell’idea [di continuare]. Non è che non volessi continuare – l’ho fatto – ma non credo allora mi importasse quanto importava a David. Saremmo stati in parte in studio e in parte nell’ufficio degli avvocati – “Roger stava per portarci in tribunale?” E la risposta era, ovviamente, che non poteva, perché aveva lasciato la band e l’unica cosa chiara in tutti i nostri accordi contrattuali era che se uno o più se ne fossero andati,la band avrebbe continuato senza di loro … Ciò avrebbe dato a me e David l’autorità di proseguire.

In uno spirito di continuità, il duo aveva arruolato il produttore di The Wall Bob Ezrin e iniziò a lavorare all’Astoria all’inizio del 1986. Fu una mossa rischiosa, per ragioni ben più che legate ad aspetti legali: il tour da solista di Waters (quello di Pros and Cons del 1984, ndr), grazie anche all’esecuzione del repertorio storico dei Floyd, era andato molto meglio degli spettacoli del tour di About Face di Gilmour (dello stesso anno, ndr).

L’intera faccenda fu un po’ una scommessa“, afferma Aubrey Powell. “Era naturalmente scoraggiante avere la responsabilità di portare avanti i Pink Floyd. Penso che anche finanziariamente sia stato un periodo ansioso … ma David è una persona molto ottimista.

David era molto determinato a non sentirsi dire che non ce l’avrebbe fatta“, spiega Andy Jackson. “Aveva il desiderio di continuare come una band, quindi ha dovuto farlo funzionare per forza per non dare addito a Roger di dire che non esistevano Floyd senza di lui.

Stavamo cercando di creare qualcosa che suonasse molto moderno per i tempi“, continua Jackson, “il che significa ovviamente che col passare del tempo (il disco, ndr) è finito per sembrare datato.

Come Bob Ezrin era incline a fare, all’inizio dell’album è arrivato con una pila di CD e ha detto:
Questo è ciò che sta accadendo ora“. Nell’86, il digitale era ormai in prima linea. “Brothers In Arms” dei Dire Straits era appena uscito e aveva un suono molto particolare, e quello era un “bar” a cui Bob ha detto che dovevamo mirare.”

Ci abbiamo in qualche modo messo tutto dentro il disco“, dice Mason. “C’era un senso di trepidazione su come sarebbe stato senza Roger, quindi abbiamo leggermente esagerato con il mettere carne sul fuoco in termini di musicisti. Alcuni brani sono sovraprodotti in eccesso, hanno dentro troppa roba …

Pensavo che non suonasse davvero come un disco dei Pink Floyd“, dice il bassista Guy Pratt, che si unì alla band nel 1987 per il loro tour dal vivo, “ma è stato un ottimo disco. È frutto del suo tempo: i Floyd erano adatti alla magniloquenza degli anni ’80“.

Aubrey Powell: “quando  nel 1975 valutavamo varie idee per la cover di Wish You Were Here mi ritrovai in Islanda per fare delle fotografie e mi venne l’idea di due uomini che osservano una mappa. La fotografai in bianco e nero, e aveva davvero una grande atmosfera. Non l’ha mai vista nessuno, perché l’idea dei due uomini che si stringono la mano, con uno dei due che va a fuoco, era così forte che la mia foto venne subito messa da parte. Circa 18 mesi fa pensai: “Mi piaceva quell’immagine, ma non l’ho mai usata” Ed era incredibile, pensai. Classico stile Hipgnosis. E così adesso è sulla front cover dell’album con gli highlights di Later Years. Riassume tutto: due uomini che osservano una mappa e si chiedono come proseguire. È esattamente ciò che accadde a Nick e David dopo la separazione da Roger

Andy Jackson: “Sorrow era un ibrido strano – la batteria altro non era che pad elettronici, per cui aveva qualcosa di ‘macchina’. Abbiamo cambiato i suoni per renderli più organici, ma a David piacevano i pad.Ci abbiamo inserito parti di Rick e abbiamo cambiato il basso, per cui è qualcosa di diverso rispetto all’originale“.

“Per The Later Years la scelta di includere la versione inedita live di Arnold Layne, registrata al Barbican di Londra il 10 maggio 2007 è stata praticamente ovvia.Fu l’ultima volta che i Pink Floyd hanno suonato insieme come gruppo a tre. È una chiosa perfetta, essendo quello il primo singolo dei Floyd; l’inizio e la fine contenuti in una sola canzone. Dunque, ha un significato romantico.”

Aubrey Powell: “Tempo fa abbiamo ritrovato 310 bobine a 35mm delle riprese che diventarono la vhs e il laser disc ufficiali di Delicate Sound of Thunder.Erano tutte fuori sincrono, non erano state fatte alla stessa velocità. Così abbiamo digitalizzato tutto e abbiamo avviato un processo lungo ben 14 mesi di editing del film.Abbiamo letteralmente ricostruito tutto il video del concerto da capo, rifacendo il montaggio dai master originali. Quello che vedrete sarà dunque qualcosa di completamente nuovo. Abbiamo finalmente reso giustizia alla testimonianza di quel tour, ripulendolo completamente dalla regia e dagli effetti tipici di quei periodi di fine anni ’80

Dall’articolo di Uncut sono uscite fuori anche queste rivelazioni:

Gilmour, nel mixare il nuovo “Lapse of Reason” ha definito l’album un bell’album ma ammette che uno o duo brani, dovesse inciderlo oggi, non le avrebbe più inserite e voleva per “On The Turning Away”parole particolarmente forti, con l’accenno alla necessità di protestare e vigilare contro le ingiustizie personali, politiche e sociali. Pochi mesi fa, nel guardare “il nuovo” restauro e rifacimento del video di “Delicate Sound Of Thunder” era particolarmente rilassato e divertito nel rivedere “i tempi d’oro” all’apice delle loro performance.  Per “The Division Bell” i 3 Floyd con Pratt, si ritrovarono all’Astoria nel Gennaio del 1993. Ne uscirono 60/70 demo suddivisi secondo il “metodo Ezrin”: divisi in 3 categorie (A, B, C – Acoustic, Blues, Cosmic). Il titolo originale di “Marooned” era “Cosmic 13” e le idee per i brani di “The Division Bell”, ovvero quegli spezzoni suddivisi in categorie, venivano successivamente “incollati” fra loro in più pezzi chiamati “clusters”. Da lì il titolo di “Cluster 1”. Per “Sorrow”, nel nuovo mix 2019, presenterà ancora la batteria suonata sui pad: una scelta precisa di Gilmour che su quel brano ama quel suono di pads elettronici. La “Marooned Jam” non è una demo o una versione alternativa: è un’improvvisazione vera e propria, senza pretesa di diventare un brano, che inaspettatamente poi si è trasformata in “Marooned”. Nick Mason non è d’accoro con Waters nel dire che tutta la produzione post-1983 è da buttare: anzi, è convinto che vi siano alcuni episodi dello stesso livello di bellezza dei gloriosi brani storici della band. Secondo Anthony Moore, riferendosi alla ripresa delle attività Floydiane nel 1986, il contatto iniziale avvenne per chiacchierare dei suoni e della produzione, più che dei testi. Gilmour venne probabilmente a conoscenza di Moore poichè “probabilmente fu portato alla sua attenzione che c’era un folle girovago che si occupava di film underground, colonne sonore e lavoro sperimentale con i Revox” (dichiarazione di Moore stesso).

Traduzione a cura di Cymbaline – Pink Floyd Magazine

Shine On!

PINK FLOYD: “24 HOURS” – DOCUMENTARIO SUI BOOTLEG

Non so quanto faccia piacere ai possessori del cofanetto “The Early Years 1965-1972” che dopo aver speso una fortuna, il canale YouTube dei Pink Floyd stia poco a poco pubblicando parecchio del materiale in esso contenuto: infatti è disponibile ora anche uno spezzone dello speciale “24 hours – Bootleg Records” andato in onda in Inghilterra nel 1971 e che comprende una interessantissima intervista al manager dei Pink Floyd Steve O’Rourke riguardo alle registrazioni pirata dei concerti (detti Bootlegs) e un breve spezzone in studio di registrazione mentre il gruppo lavora ad “Echoes” dall’album Meddle.

Shine On!