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ROGER WATERS: THE WALL LIVE AL CINEMA, UN NUOVO ALBUM E UN TOUR NELLE ARENE… FORSE

11351425_1605910016324411_4607881442199946612_nOltre a David Gilmour in piena azione con un nuovo disco (dal titolo Rattle That Lock) e un tour imminenti (clicca per tutte le ultime news), anche Roger Waters si sta dando molto da fare: a settembre infatti arriverà anche nelle sale italiane (ora è ufficiale) il documentario “The Wall Live” per tre giorni! Sarà al cinema il 29 e 30 settembre e il 1 ottobre, con prevendite a partire dal 19 giugno prossimo. L’elenco delle sale è già disponibile su www.nexodigital.it. A questo link la pagina MyMovies. Intanto Rockol.it ha fatto una bellissima intervista con Roger in cui spiega dettagli su “The Wall Live”, il suo prossimo lavoro solista e il tour che è in fase di progettazione. Qui le parti più interesanti: “Tutto lo show di ‘The wall’ parla di me. Delle mie posizioni circa la guerra, la politica, l’amore, la morte, la famiglia. In casi come questo più cose si rivelano, meglio è: quindi non avrei potuto fare altrimenti. Harry Shindler (il veterano novantunenne che l’aveva accompagnato a Anzio nel 2014) ha deciso di scoprire dove fosse morto mio padre: adesso io e lui siamo amici molto intimi. Mi ha detto che dovevo essere portato nel posto esatto dove mio padre fu ucciso, in modo da chiudere questa mia storia personale, e probabilmente aveva ragione. Ma chiaramente le due guerre mondiali, dove sono morti mio nonno e mio padre, continueranno a tormentarmi fino al giorno in cui morirò“. La storia, quindi. Anzi, le storie. Quella del mondo – “Che, mi spiace dirvelo, non è stato creato da Dio in sei giorni” – e la propria. E la guerra, topos immancabile nel corpus watersiano. Lui prova a eludere la questione – “E’ un trauma comune a tantissime generazioni, capisco che possa ispirare, e io probabilmente lo sono stato, ma non saprei dire quanto: dopo tutto, non è il mio lavoro indagare in merito” – ma è inevitabile che, parlando di “The wall”, si torni al punto. Anche perché sui titoli finale scorrono i volti e i nomi dei caduti di tanti tipi di guerra, dalle vittime dell’isteria dei giorni nostri come Jean Charles de Menezes ai vigili del fuoco scomparsi negli attacchi dell’11 settembre, fino a uno dei tanti militari italiani scomparsi negli attacchi di Nassiriya: “Quale sia il minimo comune denominatore di tutti i tipi di conflitto? Sono anni che me lo domando. Una volta le guerre si combattevano per il territorio, che – tradotto – significava ricchezza. Oggi mi pare che lo scopo dei conflitti sia più quello di massimizzare i bilanci dei profitti dalla vendita di armi. Che sono molto costose, e si vendono benissimo. E’ come il Monopoli. ‘La guerra è un racket condotto da gangster’: non l’ho detto io, ma Smedley Butler, uno dei soldati più decorati nell’intera storia dell’esercito degli Stati Uniti. Tutti i governi comprano armi. ‘Dobbiamo divenderci dai comunisti, dagli islamici’, ci hanno detto negli anni, ma sono solo stronzate: l’unico vero scopo è fare soldi“. Guerra come modello di business o business di guerra? Nelle scenografie del live di “The wall” dai bombardieri non cadono ordigni ma simboli: falci e martello, stelle di David, mezzelune, croci, ma anche la conchiglia della Shell e il logo della Mercedes. Il capitalismo, quindi, come nuova religione? “Certo, credo lo sia già. E anche la tecnologia. Non sono il tipo che vorrebbe andare in giro a distruggere tutti i computer, ma credo che dovremmo preoccuparci un po’ di più per i bambini, e penso sia un bene che qualcuno conduca studi neurologici specifici per capire cosa succeda a stare tutto il giorno con la testa china su uno smartphone o un tablet. Andiamo, non può fare bene. Verrebbe da dire: ‘Dai, esci a giocare un po’!’. Prima, salendo verso la mia stanza, ho visto dei ragazzini incollati ai loro telefoni. Questo, per me, significa essere ‘Amused to dead’“. Portare su grande schermo uno show così complesso e maestoso come “The wall live” non è stata una passeggiata: “Musicalmente parlando, forse l’aspetto più delicato è stato quello di restituire un buon suono, specie quello delle chitarre: c’è stato un grande lavoro di editing, perché nei cinema il suono deve essere molto compresso, condensato. Dal punto di vista scenografico, per rendere l’idea delle dimensioni dell’allestimento scenografico ci sono state molto utili le riprese fatte con gli elicotteri in Quebec e a Buenos Aires: il fatto, però, è che ogni posto è diverso, e in sede di montaggio spesso ce ne siamo accorti“. Nessun rimpianto, per qualche eventuale sequenza rimasta esclusa dal final cut? “Sì, ci sono cose che siamo stati costretti a lasciare fuori. L’assolo di chitarra di ‘Mother’, per esempio, o il mio discorso al pubblico del Quebec. Era lungo, tutto in francese: non potevamo piazzare un discorso di dieci minuti nel bel mezzo del concerto, così ne abbiamo salvato un pezzo come introduzione di ‘Mother’ – quando invito la platea ad augurarmi buona fortuna dicendo ‘Dit moi merde’. Il resto, però, è stato tutto tagliato“. Potrà rappresentare la chiusura di un ciclo, quindi, “Roger Waters: the wall”, ma di certo non segnerà la fine della carriera di quello che, fino al 1985, fu considerato l’ideologo dei Pink Floyd, perché il cantante, bassista e compositore di Great Bookham nella sua faretra di frecce ne ha ancora. Non moltissime, a quanto pare, ma abbastanza da tenere col fiato sospeso una nutrita schiera di fan: “Sto pensando a un nuovo spettacolo“, ci spiega, “Elaborando il concept, mi sono detto: ‘Wow, questo live sarebbe perfetto per le arene’. Quindi sì, non girerò più gli stadi: forse mi limiterò alle arene. Però dobbiamo ancora vedere come farlo funzionare. Non sono troppo sicuro che il mio pubblico sia pronto per qualcosa di nuovo: di fatto quando la gente viene ai miei concerti vuole le canzoni vecchie. Tuttavia sì, ho ancora un disco da fare e portare in tour. Uno soltanto“. Il canto del cigno, quindi. Lo stesso ritorno al rock di Waters dai tempi di “Amused to dead” che dovrebbe iniziare con il verso “If I had been God”? “Sì, quello. Ci sto ancora lavorando. E sì, ‘If I had been God’…“.

Sul nuovo album però c’è da dire che è ancora lontano: in questa intervista rilasciata a Repubblica.it (clicca per leggerla integralmente) dice: “Sono a metà di un nuovo album. Quando sarà pronto, fra un anno, un anno e mezzo, sì, mi piacerebbe portarlo in tour. Ai miei concerti mi diverto ancora“.

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NEWS IN PILLOLE – Aggiornato

wall_toronto_premiereDalla pagina ufficiale facebook di Roger Waters  apprendiamo che verrà presentato al “Toronto International Film Festival” il 6 Settembre 2014ROGER WATERS THE WALL“, un film di Roger Waters Sean Evans presentato dalla “Rue 21 Productions“. Il film della durata di 133 minuti verrà mostrato 3 volte tra il 6 e il 14 settembre, ma non sarà mostrato il solo concerto: il film è stato ripreso diverse volte tra il 2010 e il 2013, e non conterrà solo il live ma mostrerà una storia più ampia, con scene girate nel viaggio tra Francia e Italia quando Roger venne a cercare la salma di suo padre ucciso in guerra nello sbarco di Anzio. Più informazioni a questo link. Al momento non c’è nessuna informazione su una possibile data di uscita in versione dvd/blu-ray ma si vocifera che non dovrebbe uscire prima dei primi mesi del 2015. Piers Handling, direttore del festival del cinema di Toronto ha spiegato: “The Wall è un classico da quando è stato pubblicato. La sua popolarità non è scemata e il suo messaggio rimane attuale. Profondamente colpito dalla morte di suo nonno e suo padre nelle due Guerre Mondiali, Waters ha lanciato un messaggio per abbattere i muri che creano incomprensioni e guerre“.

Aggiornamento: A questo link la prima recensione (in inglese) della “prima” del film con immagini della serata e video della presentazione. Ancora nessuna data di uscita è stata confermata. Dalla recensione si può capire come ci siano delle favolose inquadrature in grado di trasmettere l’energia, la potenza e l’emozione dello show con un audio superbo, ma la versione di “Comfortably Numb” del film non è quella con David Gilmour alla chitarra. Speriamo che nella versione finale su dvd/blu-ray ci siano tanti extra inclusa la reunion di Londra con Gilmour e Mason… Roger Waters sulla longevità di “The Wall” come icona musicale: “Penso la gente sia stanca di sentirsi dire che la cosa più importante della vita è il commercio […]. Penso che forse le persone siano pronte a dire ‘Ok, tutta la vostra retorica ci ha portati al punto che lanciamo bombe oltre a quel muro che nella società ci divide economicamente, ecologicamente, filosoficamente e politicamente dagli altri esseri umani come noi. Non vogliamo più che i nostri politici ci dicano che gli altri sono feccia e noi siamo i migliori’. Allora io penso che forse non siamo più interessati alla forma di filosofia della politica che implica il concetto di ‘noi contro loro’, che ci è stato propinato per l’ultimo paio di migliaia di anni e potremmo essere pronti per prendere una nuova direzione“.

Qui un video della nuova canzone di Roger che dovrebbe uscire sul suo prossimo disco solista. La performance è avvenuta al Parlamento Europeo di Bruxelles in supporto della causa Palestinese. 

Questa la sua dichiarazione: “Dopo queste storie toccanti vi propongo una nuova canzone che sarà nel mio prossimo disco: parla di un nonno e un nipotino. Il bambino racconta al nonno di avere avuto un incubo, un brutto sogno in cui bimbi come lui venivano uccisi. Il vecchio però cerca di calmarlo:’non è morto nessun bambino’. ‘Qui no, replica il nipotino, ma da un’altra parte si’

Sempre a proposito di Roger Waters, ha scritto una canzone per il nuovo disco di Marianne Faithfull che uscirà il 29 settembre 2014 intitolato “Give My Love To London”. Qui alcuni passaggi: “A child breaks the ice and peers into the hidden depths – And tries to decipher the whole of this unholy mess – I have no doubt he will figure it out some day”. La canzone intitolata “Sparrows Will Sing” è già su YouTube con il video ufficiale: a questo link il video.

Purtroppo la mostra “the Pink Floyd Exhibition – Their Mortal Remains” che doveva aprire a Milano il 19 settembre è stata posticipata a data da definirsi. Tutti i dettagli e ulteriori aggiornamenti nell’apposito articolo.

Intanto cresce sempre di più l’attesa per il nuovo album dei Pink Floyd  “The Endless River” previsto per ottobre. Nell’apposito articolo tutte le indescrizioni e aggiornamenti.

Qui una rassegna stampa sulle ultime uscite nei magazine: Su “Classic Rock” di settembre (in copertina Slash) un articolo sul nuovo album dei Pink Floyd “The Endless River”, con richiamo in copertina. “Classic Rock Lifestyle Italia” ha distribuito a luglio uno speciale di 132 pagine dedicato a 50 grandi chitarristi; si parte da Chet Atkins fino a Frank Zappa, passando per David Gilmour del quale viene riproposta un’intervista del 1995 alla quale sono dedicate 4 pagine con foto. In edicola a €9.90 E’ uscito un numero speciale di “Classic Rock UK” in occasione della pubblicazione del n. 200 del magazine: 244 pagine con news, interviste speciali e recensioni; tra gli intervistati anche Nick Mason con veloci domande e risposte. Si ricorda poi la reunion del 2005 dei Pink Floyd per il Live8; nelle recensioni spazio al DVD “The Pink Floyd and Syd Barrett Story”; il numero di agosto è nelle edicole a € 11.00 con CD in omaggio. Su “Record Collector” di agosto (n. 430, in copertina Kate Bush) a pagina 20 si ricorda la mostra veneziana “The Night of Wonders”. Il numero di agosto del magazine inglese “Mojo” (n. 249, copertina dedicata a Jack White) dedica 2 pagine ai Pink Floyd: a pagina 7 trovate la pubblicità per il box e vinile del ventennale di The Division Bell, mentre l’intera pagina 120 è dedicata al concerto di Ben Watt con David Gilmour presente come super ospite della serata. In vendita a €9.60 in Italia nelle edicole e negozi specializzati.

Sono da poco apparse delle bellissime foto inedite dello show che i Pink Floyd tennero a Bordeaux l’ 11 Agosto 1994, clicca qui per vederle!

Aggiornamento:

10612954_10202822128061043_5771507704805973244_nSul giornale “La Repubblica” a sorpresa c’è un articolo sui Pink Floyd intenzionati a ritornare a… Pompei! Al momento sono solo indiscrezioni ma il ministro per i beni culturali Dario Franceschini ta lavorando sul progetto da maggio. L’intenzione è di promuovere l’anfiteatro con l’aiuto dei Pink Floyd che tra luglio e ottobre 2015 potrebbero tornare a Pompei per ritirare la cittadinanza onoraria e assistere alla proiezione del loro film “Live at Pompeii” del 1971 in versione restaurata all’interno dell’anfiteatro. Nell’articolo qui a fianco ci sono più iformazioni.

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