us + them

ROGER WATERS: “US + THEM” – IL FILM AL CINEMA IN ITALIA

Presentato fuori concorso alla 76a Mostra di Arte Cinematografica di Venezia lo scorso 6 settembre e prodotto da Clare Spencer e Roger Waters, il film ROGER WATERS – US + THEM documenta il tour che cominciò il 26 maggio 2017 a Kansas City, nel Missouri, e ha poi toccato Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Australia, Europa dell’Ovest e dell’Est nonché Russia e America Latina, per concludersi il 9 dicembre 2018 a Monterrey, in Messico, dopo un totale di 156 concerti in 20 mesi davanti a un pubblico di 2,3 milioni di spettatori in tutto il mondo.

Ma facciamo un breve flashback su quello straordinario spettacolo.
Il 16 ottobre 2016 a Palm Springs Roger Waters chiuse con grande successo i concerti del Festival di Desert Trip che, nell’arco di due fine settimana, videro la partecipazione di artisti quali i Rolling Stones, Bob Dylan, Neil Young, Paul McCartney e gli Who. La settimana successiva Waters annunciò che sarebbe tornato in Nord America nel 2017, affermando: “Porteremo in tour un nuovo spettacolo, il cui contenuto resta “top secret”. Sarà una commistione di materiale raccolto durante la mia lunga carriera, brani scelti dagli anni con i Pink Floyd e alcuni brani nuovi. Ci sarà un tema generale a fare da fil rouge e vi prometto che lo spettacolo sarà fantastico, spettacolare come tutti i miei concerti“. Questo tour sarebbe diventato US + THEM.
Le leggendarie esibizioni dal vivo di Roger Waters sono rinomate per essere esperienze sensoriali coinvolgenti, con una produzione audiovisiva all’avanguardia e un suono quadrifonico straordinario. Il suo nuovo tour non avrebbe fatto eccezione. Dopo mesi di meticolosa pianificazione, ricerca e sviluppo, lo spettacolo è arrivato a superare tutto quanto raggiunto in precedenza, coinvolgendo le folle, creando un’esperienza audiovisiva potente e diffondendo un messaggio improntato su diritti umani, libertà e amore.
La produzione su larga scala prevedeva un palcoscenico largo 26,6 metri e uno schermo LED di 28,5 metri di larghezza e 12 metri di altezza. All’inizio del secondo tempo, tra sirene e luci lampeggianti, la sala veniva divisa al centro da una gigantesca rete metallica fatta calare dal tetto, mentre dalla stessa si alzavano grandi camini alti 5 metri. Contemporaneamente, apparivano 16 schermi in movimento, rivelando un’enorme riproduzione della famosa Centrale Elettrica di Battersea, edificio reso iconico dalla copertina di “Animals”, album dei Pink Floyd del 1977, progettata da Roger Waters. L’emozione continua dello spettacolo era poi assicurata da una piramide laser con prisma dai colori dell’arcobaleno che si materializzava durante “Brain Damage” ed “Eclipse”, i brani di chiusura concerto, mentre i laser tagliavano il “cielo notturno” della sala.

I dati tecnici relativi alla produzione del concerto:
● Palco – 26,6 metri (87’) di larghezza x 10,4 metri (34’) di profondità
● Schermo LED – 28,5 metri (94’) di larghezza x 12 metri (40’) di altezza
● 16 x Schermi avvolgibili sopra il pubblico
o Ogni schermo: 5,6 metri (18’6”) di larghezza x fino a un’altezza massima di 11 metri (36’)
o Dimensioni dello schermo totale quando era utilizzato ogni singolo schermo: 46,4 metri (152’) di larghezza x 11 metri (36’) di altezza per ogni lato (lo schermo era sui due lati!)
o Gli schermi sembravano fluttuare sopra il pubblico e potevano essere completamente nascosti quando non in uso
● 4 x camini della Battersea fatti su misura x 4,8 metri (16’) di altezza sopra il pubblico, assieme agli schermi avvolgibili per creare la proiezione della Centrale Elettrica di Battersea fluttuante sopra al pubblico
● Maiale gonfiabile ad aria fredda – lungo 2.750 mm (9’), alto 1.380 mm (4’ 6”) e largo 1.050 mm (3’)
● Nave spaziale a forma di maiale, gonfiata ad elio – 6.100 mm (20’) di lunghezza x 3.300 mm (11’) di altezza x 2.600 mm (8’6”) di larghezza
● Nave spaziale Orb cromata e gonfiata ad elio con telecamera a bordo – 3.050 mm (10’) di diametro
● 28 x laser RGB per creare l’effetto prisma
● 20 x lancia-coriandoli
● 20 x proiettori laser 30K per gli schermi avvolgibili e la proiezione dei camini
● Sistema audio compreso surround sound – 128 casse acustiche
● Sistema luci – 141 apparecchi di illuminazione
● 30 camion di attrezzature per la produzione
● Durata montaggio – 10 ore
● Durata smontaggio – 2,5 ore

Fonte: cymbalinepinkfloydfanclub

Distribuito da Nexo Digital, il film sarà l’occasione per tutti i fan dell’artista per darsi appuntamento al cinema solo il 7, 8 e 9 Ottobre 2019

A questo link le sale che proietteranno il film in Italia

A questo link la RECENSIONE di Movieplayer

E voi, siete andati al cinema a vederlo? Scrivete nei commenti le vostre impressioni!

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ROGER WATERS: “THIS IS NOT A DRILL” – IL NUOVO TOUR AMERICANO – L’INTERVISTA

Us + Them di Roger Waters, arriva al cinema nelle sale italiane il 7, 8 e 9 Ottobre, e questa è stata una buona occasione per la rivista Rolling Stone di fare una chiacchierata con Roger sul suo film, Trump, il futuro, David Gilmour.. e molto altro!

Fonte: RollingStone.it

Intervista di Kory Grow

«Sono felice che il film abbia un messaggio umano e politico», dice Waters. Durante la fase di montaggio era preoccupato che fosse troppo lungo, così ha deciso di tagliare il bis, Comfortably Numb, perché gli sembrava «un corpo estraneo attaccato al finale», e di concentrarsi sulla storia della donna al centro delle visual di The Last Refugee, una canzone di “Is This the Life We Really Want?”. «Penso che il film ne tragga beneficio», dice. Quando ha visto per la prima il girato del concerto, però, era sconvolto dalle emozioni sui volti dei fan inquadrati in primo piano. «Sono orgoglioso di loro», dice. «Sono orgoglioso di chiunque riesca a commuoversi di fronte all’idea che è giusto combattere perché gli esseri umani possano agire collettivamente e migliorare la propria vita».

Credi che il messaggio del tour sia arrivato al pubblico nella forma che pensavi?
Beh, sì. È chiaro guardando il film. C’è una donna che canta la seconda strofa di Déjà Vu – non ricordo quale verso – e a un certo punto una lacrima le scende lungo la guancia. Ho pensato: “Wow. Devo aver fatto qualcosa di giusto se questi ragazzi così giovani reagiscono alla musica scritta da un 74enne”. È commovente. Qualcosa di buono l’avrò fatto.

Il film è pieno di immagini di Trump. Non ti sei stancato di vedere la sua faccia ogni sera?
Non lo guardo granché. Ma sono contento che sia nel film. Mi piace lo zoom sul suo cazzo minuscolo (parla di un fotomontaggio, nda). Penso che sia importante far vedere Trump, è un uomo chiaramente infantile e sono sicuro che abbia un cazzo minuscolo. Comunque, è stupido sprecare fiato parlando di lui. Il problema è che ora è impegnato a cospirare per distruggere gli Stati Uniti pezzo dopo pezzo.

Quell’immagine appare durante Pigs (Three Different Ones). Che cosa significava per te quella canzone negli anni ’70 e cosa significa adesso?
Beh, nel contesto del concerto sarebbe più giusto il titolo Pigs (One). C’è solo un maiale adesso, l’orrido Trump. Ma chi erano nell’originale? Non lo so. “Big man, pig man” parla di tutti gli uomini d’affari più interessati a far soldi che a sviluppare relazioni con altri esseri umani, relazioni che potrebbero dare più soddisfazioni dell’accumulo di denaro. Quel pezzo era per Steve Schwarzman e tutti gli altri. Sono tutti uguali, nel complesso.

L’ultima strofa parla di Mary Whitehouse, una signora che voleva censurare la tv inglese e non trasmettere immagini erotiche. Il suo nome mi fa comodo, perché posso dire “Hey, Whitehouse” (Casabianca, ndt) e tutti sono convinti che stia parlando di Washington. Ed è quello che sto facendo, perché a nessuno frega più niente di Mary Whitehouse. Cercò di ripulire la tv inglese e di renderla evangelica e cristiana, e l’ha fatto con metodi che non credo siano troppo sani. Poi… di cosa parla la seconda strofa?

“Bus stop, rat bag”… inizia così.
Oh, Margaret Thatcher. Come ho fatto a dimenticarmene? La mente umana è meravigliosa, ti permette di dimenticarti di Margaret Thatcher. Fantastico.

Cosa ha ispirato il momento in cui tu e la band indossate maschere da maiali e bevete vino?
C’è una lunga sezione, in Dogs, dove canto “Dragged down by the stone”, un verso che parla di uomini disposti a distruggere qualsiasi cosa nel folle tentativo di diventare Gordon Gekko. In quel momento suonano solo Joey (Waronker, batteria) e Jon Carin (tastiere). Che dovremmo fare noialtri? Stare fermi sul palco? Meglio travestirsi da maiali e farsi servire da una pecora, bere champagne ed essere disgustosi. È nata così, un’opportunità per fare un po’ di teatro. E c’è anche un po’ di partecipazione del pubblico. Io tengo in mano un cartello che dice “Pigs Rule the World” (I maiali governano il mondo, ndt), perché la gente non vuole essere governata da questi stronzi. La maggioranza riconosce che la ripartizione della ricchezza è totalmente inaccettabile, e nessuno vuole essere comandato da oligarchi. Il sistema non funziona granché se i poveri diventano più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Dobbiamo fare qualcosa, e dobbiamo farlo il prima possibile.

Immagino sia per questo che hai usato così tante immagini da Animals, come quando la Battersea Power Station taglia in due il pubblico. Il messaggio del tour sta bene con i temi di quell’album.
Sì, è così. Quando ho immaginato la cover e sono andato a fotografare la Battersea Power Station, pensavo fosse un simbolo perfetto per una band come i Pink Floyd, perché è un luogo che genera energia, noi eravamo quattro e c’erano quattro ciminiere. Era un’immagine molto fallica e tutto il resto. Rappresentava, in un certo senso, il potere che potevamo avere come band se avessimo deciso di usarlo per qualcosa. O forse la musica non ha potere, ma non ci credo. Credo che sia una forma d’arte molto potente e che possa diventare uno strumento politico, così come una fonte d’intrattenimento per tenere buone le masse.

C’è qualcosa che non è finito nel film e che avresti voluto vedere?
Volevo fare qualcosa che parlasse degli uomini presenti agli incontri settimanali in cui Obama autorizzava gli attacchi con i droni. Gente seduta in una stanza buia che decide chi uccidere ogni settimana. È una delle cose più disgustose della politica estera americana. Beh, forse sto esagerando. Ma è spaventoso pensare a degli adulti seduti in una stanza per decidere chi uccidere – cittadini stranieri – e poi vedere morire della gente. È disgustoso oltre ogni limite. Volevo girare qualcosa che spiegasse perché, ma non abbiamo avuto tempo. Mi spiace non averlo fatto.

Che canzone avresti usato come colonna sonora?
Avrei messo il video nella seconda parte dello show. Il grosso del girato si vede durante Déjà Vu, The Last Refugee e Picture That. Forse avrei usato Dogs.

Nel film, le Lucius – le cantanti Holly Laessig e Jess Wolfe – interpretano una versione straordinaria di The Great Gig in the Sky. Hai dato loro molte indicazioni?
No, non l’ho fatto. Ne abbiamo parlato e loro si sono fatte venire un’idea. Poi l’abbiamo provata e riprovata. Come tutte le cose brillanti c’è voluto molto lavoro. Io e G.E. Smith abbiamo provato per ore con Jess e Holly, e non lo dico per togliere loro del merito. È in buona parte una loro creazione, noi abbiamo dato qualche suggerimento. Quando siamo arrivati ad Amsterdam, dove abbiamo registrato quella performance in particolare, avevano raggiunto un livello fantastico.

Ho visto molte tribute band – gli Australian Pink Floyd, i Brit Floyd e chissà quali altre – e tutte copiano Claire (Torry, la cantante originale) e la parte che ha registrato ad Abbey Road nel 1973. E va bene così, perché è una parte grandiosa, bellissima. Ma penso sia fantastico che Jess e Holly abbiano provato a interpretarla a modo loro. È anche un bel tributo a Rick (Wright), che scrisse la musica.

Un altro momento importante del film è Wish You Were Here. Che significa per te suonarla adesso?
L’ultima volta che ho cantato Wish You Were Here ero a Balsham Street, a Londra. Julian Assange era imprigionato nel carcere di Belmarsh, e sapevo che non stava bene. Nessuno sa di questa cosa perché non è stata riportata da nessun media mainstream; non un giornale o una stazione radio ha riportato che
 ho suonato in pubblico per Julian Assange. La gente mi chiede di continuo: “Perché i giornalisti non difendono Assange? Sta solo facendo il suo lavoro”. La risposta è che hanno paura di essere licenziati. Per quanto riguarda Wish You Were Here… mi è venuta in mente all’improvviso. È facile da cantare da solo con la chitarra acustica. Ne sono molto orgoglioso.

Nel film, all’inizio di Time c’è un primo piano di te mentre evochi il suono di un orologio con le corde del basso. È così che avete iniziato a scriverla? Con quel suono?
No, l’idea ci è venuta strada facendo, ci siamo detti “Ehi, usiamo il ticchettio degli orologi”. L’idea è arrivata dalla storia raccontata nella canzone. Per me è un brano molto importante. L’ho scritto quando avevo 29 anni e la parte del testo che dice “No one told you when to run / You missed the starting gun” parla proprio di quello che provavo a quell’età. Pensavo: “Vaffanculo. Sono a metà della mia vita. Mi avevano detto che mi stavo preparando per qualcosa”. A un certo punto ho capito che non avevo uno scopo. Time è una buona canzone perché descrive i sentimenti di chi, diventando adulto, si rende conto che il tempo scorre davvero veloce. È una sensazione che ti fa riflettere sulla vita, su cosa è importante e su come trarne un po’ di gioia. Ti fa pensare se sia giusto lasciare che i cani e i maiali sfruttino le nostre energie per fottere altra gente e derubarla, oppure se sia meglio accettare un fatto e cioè che se aiuti un altro essere umano la tua vita si riempirà di gioia. E agire collettivamente dà più gioia dell’egoismo. È così semplice.

Immagino che ora abbia un significato diverso per te, sono passati 50 anni da quando l’hai scritta.
Qualche ora fa ero con Sean (Evans) e parlavamo del tour della prossima estate. Gli ho detto che stavo pensando a quali canzoni suonare, e c’è questo pezzo, una demo a cui sto lavorando che si intitola Time Keeps Slipping Away. Penso a queste cose perché stiamo tutti morendo, siamo sotto l’attacco di assassini sociopatici pieni di soldi e di potere, gente che controlla i media e il sistema di propaganda, che ci mente costantemente e cerca di metterci l’uno contro l’altro così da mantenere lo status quo.

Il vero problema è che ci uccideranno tutti. Sta succedendo proprio adesso. È quel che vuole dire la ragazzina svedese, Greta Thunberg. Il tempo sta scadendo molto in fretta. Quindi diamole ancora più potere. Diamo potere ai movimenti pacifisti, a quelli ambientalisti, a chi combatte battaglie importanti e cerca di svegliare le coscienze dei morti viventi – purtroppo la maggior parte della popolazione – così che capiscano che le loro vite e le vite dei loro figli non sono minacciate, sono quasi certamente già finite.

Sono sicuro che sarai stato felice di scoprire che David Gilmour ha venduto la sua chitarra e donato i guadagni per combattere il cambiamento climatico.
Oh, che sia benedetto. Penso sia una cosa buona. Buon per lui. (Fa una pausa) Vorrei che mi lasciasse pubblicizzare il film sul sito dei Pink Floyd. Non mi è permesso. L’ha censurato, non posso usare il sito per annunciare nulla.

Quand’è l’ultima volta che avete parlato?
Abbiamo parlato a giugno. Ci siamo incontrati per discutere un grande progetto a cui avevo pensato, ma purtroppo non ne è venuto fuori nulla.

Mi spiace che sia andata così.
Lo so. Credo che tutti i fan dei Pink Floyd direbbero la stessa cosa. Tutti sperano che io e David facciamo pace, che tutto si risolva in modo splendido e commovente. Beh, non lo sarebbe per me, ho lasciato i Pink Floyd nel 1985 e l’ho fatto per una ragione. E cioè, volevo lavorare alle mie cose. Per fortuna ho avuto la possibilità di farlo. Il lavoro è di per sé una ricompensa. Sono stato felice di scoprire, nella recensione di Variety, che per qualcuno il film ha unito i puntini tra Dark Side of the Moon, Animals, Amused to Death e Is This the Life We Really Want?. È stato gratificante. Comunque, non parliamone più. Ho detto più di quanto avrei dovuto.

Prima di andare oltre ho un’altra domanda: ti ho visto suonare Set the Controls for the Heart of the Sun sul palco con Nick Mason, a New York. Cosa pensi del suo show?
I Saucerful of Secrets sono stati una sorpresa molto piacevole. Il concerto mi è piaciuto parecchio e ovviamente adoro Nick. È un vecchio amico e per fortuna ci siamo ritrovati. Ci vediamo spesso e gli voglio molto bene. Quella sera c’era un’atmosfera splendida, e non sarei potuto essere più felice di avere il permesso di tornare sul palco e cantare una delle mie canzoni con quella band. Guy Pratt è un grande cantante e chitarrista. È molto esperto perché ha lavorato per anni con Gilmour. E credo che Nick abbia suonato alla grande. Così come gli altri ragazzi, una performance splendida.

Non ti piacerebbe fare un tour più piccolo, così da suonare vecchie canzoni per chi non ha bisogno di sentire tutte le hit?
Diavolo, no. Perché dovrei? Scrivo cose nuove di continuo. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto. Il mio lavoro è pensare: “Beh, come posso rendere il rock interessante per il cinema, per un’esperienza visiva o chissà che altro?”. Questo è quello che ho fatto per gli ultimi 50 anni, esprimere me stesso. E continuerò a farlo. Non riesco a pensare a niente di meno interessante di suonare Set the Controls in un pub.

Una volta hai dichiarato: “Il concerto-spettacolo è una forma interessante perché l’ho inventata io”. Come ci sei arrivato?
Suonando in posti enormi e pensando “Cristo, che noia”. Ricordo il periodo di Dark Side of the Moon, avevamo delle luci costruite da Arthur Max, il tecnico delle luci che avevamo rubato a Bill Graham e al Fillmore East. Ha inventato lui lo schermo circolare che usavamo in quel periodo. È allora che ho pensato: “Come facciamo a riempire questi grandi spazi?” e ho iniziato a lavorare con chi produceva roba gonfiabile, a pensare alle proiezioni, ai fuochi d’artificio e tutte quelle stronzate. (Fa una pausa) Non sono stronzate, in realtà. È tutto perfettamente ragionevole.

Far volare un aereo sul pubblico, come succedeva nel tour di The Wall, è una tecnica teatrale perfettamente accettabile. Ricordo che all’epoca, nel 1979, Bono ci criticò. Gli U2 erano una piccola band, e diceva (imita l’accento irlandese): “Oh, non sopportiamo tutte quelle esagerazioni teatrali dei Pink Floyd. Noi suoniamo solo la nostra musica, ci bastano le canzoni e bla bla bla”. Davvero? Poi per il resto della loro carriera non hanno fatto altro che copiare quel che facevo io e ancora lo fanno. Gli auguro buona fortuna, certo, ma che stronzata.

Era una critica comune all’epoca?
Mi ricordo Jagger, venne a vedere i concerti di The Wall al Colosseo di Nassau alla fine del ’79. Fece un salto nel backstage per capire come fare la stessa cosa. Qualcuno gli ha indicato l’illustratore Gerald Scarfe, che era seduto sul divano a chiacchierare con Nick Mason, e gli ha detto “è con lui che dovresti parlare”. Ma Jagger non aveva capito, pensava che il responsabile fosse Nick. Si è avvicinato e gli ha detto: “Da quanto ho capito fate voi i visual e tutto il resto”. E Nick gli ha risposto: “Beh, sì. Ho fatto tutto io nel tempo libero, quando non devo studiare la batteria”. Jagger si è seduto e gli ha parlato per un po’, ha buttato mezz’ora della sua vita. Grande Nick. Che fico. E non ho niente contro Mick. Non più. Non molto. È solo un po’ troppo vecchio per me.

Visto che stiamo parlando di concerti: che cosa hai in mente per la prossima estate?
Il piano è fare 30 o 40 concerti negli Stati Uniti durante l’anno delle elezioni presidenziali, e forse qualche data a Città del Messico. Tutte le volte che passiamo in America voglio andare in Messico, perché lì il pubblico è fantastico. Amo la gente. Faremo il Canada, gli Stati Uniti e forse tre concerti in Messico. E basta. Non posso andare in giro per il mondo, non voglio. E non suonerò più all’aperto, così devo organizzare solo un tipo di spettacolo. Sarà qualcosa di nuovo, senza esclusione di colpi.

Cosa ci sarà di diverso da Us + Them?
Sarà ancora più politico, Us + Them era sia politico che umano. Qualche ora fa, io e gli altri stavamo studiando la scaletta, ascoltavamo le canzoni da suonare. Ci siamo chiesti: come dovremmo chiamare questo tour? Non dovrei dirlo già adesso, ma non me ne frega un cazzo perché probabilmente cambierà tutto… ma immagina l’elicottero che arriva prima di Happiest Days e Brick 2 – quel suono lo conosciamo tutti – e immagina un megafono. Qualcuno l’ha già usato, lo so, ma si chiamerà: This Is Not a Drill” (Questa non è un’esercitazione, ndt). Penso sia un buon titolo per uno show. Questa non è un’esercitazione. La classe dirigente ci sta uccidendo.

Fonte: RollingStone.it

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ROGER WATERS: US + THEM – Il FILM IN ANTEPRIMA A VENEZIA

Roger Waters ha presentato in anteprima mondiale il suo nuovo film “Us + Them” al Festival del cinema di Venezia:

Sono stato in tour molti mesi, ho fatto 157 concerti in giro per il mondo, sarebbe stato ridicolo non non farne un film.

Queste alcune dichiarazioni di Roger dalla conferenza stampa:

Sulla Politica Italiana: “Non sono un esperto della nuova coalizione, ma meno male che se n’è andato Matteo Salvini, anche se forse temporaneamente. Anche se in Italia, come nel resto d’Europa, ci potrebbe essere una recrudescenza del neofascismo, basti vedere in Inghilterrra Boris Johnson, ma anche Polonia e Ungheria. Viviamo tempi difficili in cui il potere fa sì che la gente normale sia sempre in guerra, controllano la nostra vita e sembra ci sia volontà di distruzione del nostro pianeta bellissimo. Se non contrastiamo queste forze neofasciste non ci sarà niente da passare alle nuove generazioni“.

A chi gli chiede se la sua canzone Pigs del 1977 si possa ancora applicare ai leader politici di oggi risponde: “Boris Johnson è più maiale di Winston Churchill? Forse Churchill era più istruito e dotato di più eloquenza ma fanno entrambi parte di una classe ricca che ha capito come controllare i poveri, mettere in schiavitù la maggior parte della popolazione e lasciare le persone a morire nelle barche del Mediterraneo”.

Sull’emergenza dei migranti Waters dice: “È gente povera che ha fame e scappa da zone di guerra e pericolo, flottano verso un posto dove poter vivere un po’ meglio con le loro famiglie. Noi europei abbiamo un dovere nei loro confronti, per quel che ne sappiamo l’homo sapiens ha meno di 200000 anni, siamo tutti africani. Da lì veniamo e ci ritroviamo divisi da queste tecniche nazionalistiche. Capisco che in Italia è facile creare paura dell’altro dicendo che in centinaia di migliaia ci invaderanno, ruberanno il lavoro e le nostre donne, ma noi dovremmo poter andare al di là di questo non c’è futuro per questa mentalità. Sono persone che hanno perso il controllo della propria vita per colpa dei signori della guerra come è successo in Siria. Per questo vengono, non certo per rubare la nostra pizza”.

A questo link un video della presentazione.

Il viaggio alla scoperta di mio padre era parte del disco autobiografico The Wall. Stavolta il discorso non è autobiografico, ma politico. Credo nei diritti umani e nella Dichiarazione di Parigi. Questo è il punto di partenza per aggiustare le storture. Non posso continuare a fare film su mio padre, per quanto sia importante per me. La sua è la storia di un eroe. In un primo tempo si era rifiutato di andare in guerra, poi ha cambiato idea, ha combattuto contro i nazisti ed è morto pochi mesi prima che io nascessi. Questa è la storia di un eroe che ha formato la mia vita e sentivo il bisogno di indagare su di lui. Il capitolo del film su mio padre è stato una prosecuzione di The Wall, un elemento personale che ha chiuso un capitolo. Questo film contiene un forte messaggio sui migranti, riprende i messaggi che lancio nello show.

I giovani sono il motore del mondo. E’ a loro che mi rivolgo, non a chi compra il biglietto più costoso a sedere. Incoraggio i giovani a leggere opere come 1984 o La fattoria degli animali, abbiamo bisogno che comprendano il bene e le idee, non possono passare il tempo anestetizzati dagli iPhone. L’educazione avviene solo attraverso la lettura e lo studio. La connessione tra gli individui è ciò che può portare gioia nel mondo, non i fottuti iPhone.

Se un mio fan vota Bolsonaro non ha capito il mio messaggio”ribatte Waters. “Il Brasile è maledetto dalla disparità tra ricchi e poveri, il sistema attacca le persone che distribuiscono ricchezza e potere alle persone meno abbienti. In tal modo i ricchi diventano più ricchi e i poveri restano poveri. Bolsonaro, Trump, Boris Johnson contribuiscono a distruggere il nostro pianeta per arricchire i ceti abbienti e la gente non se ne rende conto. Solo l’istruzione può combattere tutto questo.

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“Roger Waters Us + Them”, vede Waters collaborare ancora una volta con Sean Evans​, visionario regista dell’acclamato film “Roger Waters The Wall”, che consegna un nuovo capitolo creativo e pionieristico, in grado di ispirare con la sua musica potente, e il suo messaggio di difesa dei diritti umani, libertà e amore. Portando lo spettatore in un viaggio emotivamente carico, il film presenta le canzoni dei leggendari album dei Pink Floyd di Waters, “The Dark Side of the Moon”, “The Wall”, “Animals” e “Wish You Were Here”, così come il suo ultimo lavoro solista, “Is This The Life We Really Want”?

Dopo la Premiere del Festival del cinema di Venezia, “Roger Waters Us + Them” sarà proiettato in oltre 2500 cinema in più di 60 paesi in tutto il mondo: IL FILM ARRIVERA’ NELLA SALE ITALIANE SOLO IL 7, 8 e 9 OTTOBRE 2019. Maggiori informazioni sono disponibili su rogerwatersusandthem.com, dove i fan possono iscriversi per ricevere avvisi sugli eventi.

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ROGER WATERS: US + THEM – IL FILM AL CINEMA IN ITALIA AD OTTOBRE

Roger Waters, co-fondatore, forza creativa e autore delle canzoni dei Pink Floyd, presenta il suo attesissimo film, Us + Them, caratterizzato da una produzione visiva all’avanguardia e da un sound mozzafiato in questo imperdibile evento cinematografico.

Girato ad Amsterdam nella tappa europea del suo tour, il film sarà l’occasione per tutti i fan dell’artista per rivivere in 4K e Dolby Atmos la potenza di quell’eccezionale live, riascoltando canzoni dei suoi leggendari album dei Pink Floyd (the Dark Side of the Moon, The Wall, Animals, Wish You Were Here) e dal suo ultimo album, “Is This The Life We Wantly Want?”.

Waters collabora ancora una volta con Sean Evans, visionario regista del acclamato “Roger Waters The Wall”, per offrire questo film creativo e pionieristico che ispira con la sua musica potente e il messaggio di diritti umani, libertà e amore.

IL FILM ARRIVERA’ NELLA SALE ITALIANE SOLO IL 7, 8 e 9 OTTOBRE 2019

BIGLIETTI IN VENDITA DAL 17 LUGLIO

Tutte le info e le sale a breve su www.nexodigital.it


Roger Waters: “Non vedo l’ora che sia ottobre. Questo non è il classico concerto rock and roll: alcuni spettatori potrebbero urlare ‘yee haaaa!!!’. Che va benissimo, certo! Ma molti piangeranno. Ed è quello che spero. US + THEM è un invito all’azione. Oggi l’Homo Sapiens si trova ad un bivio: possiamo far sì che l’amore sia l’elemento che ci unisce, possiamo sviluppare la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri e agire collettivamente per il bene del nostro pianeta. Oppure possiamo rimanere comodi e insensibili e continuare, come pecoroni ciechi, a percorrere la nostra marcia omicida verso l’estinzione. US + THEM è un voto all’amore e la vita”.

Sean Evans: “Questo è un grande film: un’incredibile performance messa a punto con cura, densa di emozioni e significato. Non pensavo fosse possibile, ma credo che abbiamo superato The Wall.

www.rogerwatersusandthem.com

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ROGER WATERS: US + THEM – IL FILM AL CINEMA

Uscirà entro questo autunno, il film-concerto della tournée mondiale di Roger Waters “Us+Them”. Trafalgar Releasing ha ottenuto i diritti del film, che è attualmente in produzione ed è ancora sprovvisto di titolo. Il film catturerà momenti da diversi concerti durante il tour.

Il contributo di Roger Waters al panorama musicale non ha eguali“, ha dichiarato Marc Allenby, CEO di Trafalgar. “I suoi spettacoli spettacolari in tutto il mondo, nei più grandi stadi e arene, sono sempre commoventi, pertinenti sia in modo creativo che come paladini dei diritti umani. È un grande onore collaborare nuovamente con Roger e la sua squadra“.

Il film uscirà a livello mondiale questo autunno.

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ROGER WATERS – TOUR OUTDOOR IN ITALIA A LUCCA E ROMA

Dopo la trionfale tournée indoor a Bologna e Milano, Roger Waters torna in Italia, questa volta a Lucca e a Roma, con la “versione estesa” del tour progettata esclusivamente per posti all’aperto:

11 Luglio | Lucca Summer Festival | Mura Storiche
14 Luglio | Rock in Roma | Circo Massimo

Lo spettacolo è stato ideato con Sean Evans, da anni braccio destro di Waters e regista del film-concerto del 2014 “Roger Waters The Wall”, e il direttore tecnico Richard Turner. La risoluzione dei visuals è all’avanguardia e i filmati sono integrati al contenuto live grazie a telecamere 4K. Grande cura è dedicata all’allineamento fra proiezioni ed elementi semoventi, in tutto una ventina. Gli oggetti sono tracciati in modo invisibile in 3D e i movimenti dei proiettori – ce ne sono tre per ogni ciminiera – sono sincronizzati alle loro silhouette in tempo reale in modo che nessuna vibrazione alteri l’effetto visivo. Vedremo sicuramente il maiale volare, magari con nuovi riferimenti a Donald Trump nelle grafiche di Bottom of the Pyram1d. Sul palco, Roger Waters è accompagnato da Dave Kilminster (chitarra e cori), Jonathan Wilson (chitarra e voce), Gus Seyffert (basso e chitarra), Bo Koster (tastiere), Jon Carin (tastiere e lap steel guitar), Joey Waronker (batteria), Ian Ritchie (sassofono), oltre alle coriste Jess Wolfe e Holly Laessig delle Lucius.

Waters arriverà lunedì a Lucca (non si sa se dormirà in provincia o in un’altra città) e farà un sopralluogo dell’area. Intanto, dopo la chiusura del marciapiede e della pista ciclopedonale lungo il lato degli spalti in viale Carducci, da oggi fino ai giorni successivi allo spettacolo sarà chiusa la sortita del baluardo Santa Maria. Da sabato divieto di sosta e transito in via Carrara e nella zona circostante l’ex Palazzo di Giustizia.

Foto di Andrea Faina

Nell’attesa, potete vedervi il concerto di pochi giorni fa ad Hyde Park, ma se volete evitare spoiler (visto che lo spettacolo dovrebbe essere uguale..) passate oltre! 😉

Parte 1

Parte 2

(altro…)