PINK FLOYD: “MAROONED” IN VERSIONE INEDITA PER OMAGGIARE RICHARD WRIGHT

Gli archivi esistono per davvero…. Per omaggiare Richard Wright, nel giorno della sua nascita, i Pink Floyd hanno pubblicato sul canale ufficiale YouTube, una intera jam session di oltre 8 minuti risalente al Gennaio del 1993, quando David Gilmour, Rick Wright, Nick Mason e Guy Pratt, iniziavano a lavorare a The Division Bell. Per David Gilmour, come ha detto su Facebook, fu “un momento magico“. Il brano è “Marooned“, uno dei pezzi strumentali più belli dell’intera discografia floydiana, che nel 1995 fu addirittura premiato con un Grammy Award come miglior brano strumentale.

La nascita di Marooned dalle session dei Pink Floyd del gennaio 1993. Originariamente conosciuto come ‘Cosmic 13’, sono solo Rick, David, Nick e Guy che suonano direttamente su una macchina DAT stereo ai Britannia Row Studios. Foto di Jill Furmanovsky

Shine On!

PINK FLOYD: LIVE 8 – IL RICORDO

Sulla ormai famosa Reunion dei Pink Floyd, al Live 8 del 2005, sono già stati spesi fiumi di inchiostro, ed ogni anno, a Luglio, ogni fan dei Pink Floyd ricorderà sicuramente cosa stava facendo quella sera, se attaccato alla Tv in diretta sulla Rai o a fare altro.. (In questo articolo, uno speciale dedicato all’evento).

In questo post, colgo l’occasione di pubblicare due racconti di lettori del blog, che hanno avuto la fortuna di assistere a questo live più che importante, l’ultima esibizione dei Pink Floyd, nella formazione classica.

Un grazie immenso a Stefano Brandini e Giampaolo Romagnosi!


Stefano Brandini:

Quando la reunion fu confermata e ufficiale non persi tempo. Comprai un biglietto singolo andata e ritorno per Londra. Avevo quasi 30 anni e non avevo mai visto i Pink Floyd. Era un rimpianto troppo grande. La mia ragazza non capiva perché volessi andare. Suo padre sì e mi invidiava. Gli brillavano gli occhi.

I biglietti d’ingresso erano sorteggiati solo in UK quindi non c’era speranza di averne uno ma in un modo o nell’altro sarei entrato. Qualcuno che li rivendeva ci sarà pur stato, mi dicevo. Ricordo infatti che prima di partire ne giravano su Ebay ma a prezzi folli (1000 euro se non ricordo male…). 
Magari qualche buon anima disposta a venderne uno in più a prezzo onesto l’avrei trovata. Erano stati venduti a coppie.
Immaginavo poi anche orde di fan dei Pink Floyd arrivare ad Hyde Park senza biglietto da tutta Europa…ma mi sbagliavo.

Avevo un amico di base a Londra che poteva ospitarmi. Quando arrivai a casa sua era abbastanza incredulo sul fatto che fossi lì, dall’Italia, senza biglietto. 

Venerdì 1′ luglio, la sera prima del concerto, vado ad Hyde Park. 
Pensavo che entrando la notte prima sarei riuscito a intrufolarmi in un modo o nell’altro. L’area del concerto però era transennata benissimo. La girai in gran parte senza trovare entrature di nessun tipo.

In quel periodo l’Europa era con la tensione alle stelle per gli attentati. 
Nel 2004 c’erano state le bombe di Madrid e che qualcosa potesse succedere quell’estate nel Regno Unito era dato per probabile. 
A giorni ci sarebbe stata la scelta della sede delle Olimpiadi del 2012 e il G8 a Edimburgo…

La mia sorpresa fu enorme quando davanti ai cancelli di ingresso invece che orde di hippie trovai solo una ventina di italiani con le tende. 
Ero basito. Pochissimi e tutti italiani. Nessuno aveva il biglietto ovviamente e la speranza di entrare era davvero solo una speranza.

Quando capii che si trattava di una missione davvero complicata uscii, mangiai qualcosa fuori da Hyde Park e rientrai in fretta e furia timoroso che l’intero parco venisse poi interdetto all’ingresso. Cosa che successe infatti dalla mattina. Solo chi aveva il biglietto poteva entrare e dirigersi nell’area concerto dove un altro e ben più serrato controllo li attendeva.

Tornando dal fish&chips sentii una musica familiare e mi resi conto che erano proprio i Pink Floyd che stavano facendo il sound check… Fu un momento incredibile. Raggiunsi gli altri. Ormai il sound check era finito. Me l’ero perso quasi tutto. Erano tutti estasiati. 

Passai la notte in tenda con un bresciano appena maggiorenne che era arrivato lì, senza parlare una parola d’inglese. 
Era entrato nel primo negozio di articoli sportivi e aveva comprato una tenda. Poi era entrato in un supermercato e aveva preso una cassa di birra. Direi che non c’era bisogno d’altro.

Non ricordo molto di quella notte. C’era ansia. Eravamo davvero pochi. Ci avrebbero cacciato subito la mattina??

La mattina arrivò e con lei la gente, prima alla spicciolata, poi incessante, una fiumana. Nessuno vendeva niente. Zero bagarini. Nessuna possibilità di acquistare un biglietto.

Il concerto cominciava alle 14. I Pink Floyd erano la penultima esibizione prima di Paul McCartney e della chiusura collettiva. 
La stanchezza di una notte quasi insonne si mischiava alla tensione, alla paura di non entrare, alla frustrazione.

I controlli all’ingresso infatti erano impressionanti. Molto simili ai check point nei Territori Occupati della Palestina. 
C’erano dei tunnel reticolati dove si entrava uno alla volta, si percorrevano 20 metri per finire davanti ad uno steward che ti perquisiva con un metal detector e poi ti strappava il biglietto.

All’inizio pensammo, noi pochi italiani, di provare a forzare un ingresso ma la cosa era infattibile. 
La sicurezza ormai ci aveva identificato dato che erano ore che ciondolavamo davanti ai cancelli.

Non ricordo come entrò il bresciano. So solo che la mia fortuna fu che un mio amico di Ravenna, vera leggenda negli ingressi da portoghese OVUNQUE, era anche lui a Londra e ci eravamo dati appuntamento ad Hyde Park.

Si presentò con nonchalance direttamente il pomeriggio, dicendo che entrare ad Hyde Park non era stato un problema. Studiò in un attimo la situazione e dato che già diverse persone uscivano dal concerto, anche senza rientrare, chiedemmo loro se ci davano i biglietti già strappati. Ne racimolammo uno e provammo a entrare. La cosa non aveva molto senso. Alla fine la vigilanza, davvero impietosita, fece quasi finta di nulla e fece entrare quelli di noi che ancora erano fuori. 
La nostra frustrazione era tale che già pianificavamo un ultima forzatura tutti insieme ad un ingresso. O la va o la spacca. Non ce ne fu bisogno.

Quando entrammo era ormai sera.

Avevano già suonato, fra gi altri, U2, Coldplay, Elton John e REM. Se non ricordo male entrammo che cantava Annie Lennox. 

Erano più o meno le 18.30…

Prima sorpresa. Amarissima da digerire. Non vendevano birra. Una mazzata incredibile. Ragioni di sicurezza. Un concerto senza birra non è un concerto dai… Seconda sorpresa. Anche questa amara. Il PIT era enorme e anche avvicinandosi alle transenne che lo delimitavano si era comunque parecchio lontani dal palco.

Di chi suonò dopo, più che da Madonna o The Who, rimanemmo impressionati da Robbie Williams che fece cantare tutte le 200.000 persone presenti. Davvero uno show. Capimmo che il pubblico era in larga parte molto giovane. Non proprio quello dei Pink Floyd…

Alle ore 23.23, dopo che ero ad Hyde Park da più di 30 ore, andò in scena la reunion. 24 minuti. Pochi? Tanti? Non era un concerto dei Pink Floyd. Mancava la loro scenografia e tutto il resto. Ma era comunque un momento storico. Di altissima condivisione con i fan. 24 minuti dopo che erano passati 24 anni dall’ultima volta che avevano suonato insieme. Proprio a Londra. A Earls Court. Per noi, pochissimi italiani, giunti lì davanti a quei cancelli senza biglietto rimarrà un ricordo indelebile. Se puoi sognarlo allora puoi anche realizzarlo…

Uscimmo subito dopo, saltando il gran finale, per evitare la calca e per prendere l’ultima metro prima che chiudesse.

Festeggiammo l’evento col mio amico di Ravenna e quello che abitava a Londra andando al Fabric fino al mattino.

Tornai in Italia da vincitore lunedì 4 luglio 2005.

Il 7 luglio 56 persone perdevano la vita negli attentati di Londra.



Giampaolo Romagnosi

Estate 1981: ero un ragazzo di quindici anni appassionato della musica dei Pink Floyd.
Il loro ultimo show “The Wall” aveva già toccato quattro città, voci sicure davano per certe alcune date a Zurigo e io speravo………….

Non sono bastati i concerti di Waters a Zurigo nel’84, a Berlino nel ’90, a Milano e Zurigo nel 2002 e quelli dei Pink Floyd a Modena (2), Londra (2), Manchester nel ’88 e nelle tournée successive a Verona (2), Venezia, Udine e Modena per risanare quell’evento mancato.

Pochi giorni fa un’amico mi dice che per il LIVE 8 i Pink Floyd e Waters suoneranno insieme, gli rispondo: impossibile!.
Per caso, qualche ora dopo, sul giornale leggo l’annuncio. E’ come se avessi ricevuto un pugno nello stomaco, so già che non ci sono più biglietti.
Cerco invano scuse per non pensarci, non trovo i biglietti nemmeno con un paio di contatti a Londra, due figli piccoli, tanti lavori da fare e mille altre storie, ma la cosa diventa insopportabile: il solo pensiero di vederli in tv mi manda fuori di testa.
Chiedo a mia moglie cosa posso fare e lei mi risponde: ……………tanto lo so che ci vai.

Venerdi 1 luglio sono a Londra di mattino presto e mi intrufolo fra i lavori preparativi del LIVE 8 portandomi dritto dritto fin sotto al palco dove una gru sta alzando le scritte “LIVE”.
Si avvicinano un paio di persone su una macchinetta elettrica invitandomi a ritirare la giacca per poter rimanere in quell’area a scattare fotografie, quando però, all’ufficio preposto dietro al palco, si accorgono che non ho alcun pass, mi invitano gentilmente ad abbandonare l’area.
Visito mezza Londra in mezza giornata compresa una puntatina alla mitica “Battersea Power Station” e la National Gallery che custodisce straordinari tesori del rinascimento Italiano.
Verso sera torno a Hyde Park e c’è Sting che fa le prove, intanto hanno chiuso il cerchio dei grandi lamieroni verdi, alti tre metri, che delimitano l’area interna dell’evento. Dal fondo, dove ci sono le griglie delle entrate, si vede il palco da molto lontano e una serie di megaschermi, per il momento spenti. Penso che se c’è Sting che prova, niente vieta che sentirò anche i Floyd. Mi sposto dietro al palco dove entrano gli artisti e poco dopo si ferma per entrare una Audi A8 con passeggero tal Nick Mason, lo saluto, lui è molto cordiale, visibilmente felice, l’avevo già incontrato faccia a faccia diversi anni fa ad una tappa della 1000 miglia a Vicenza, ma qui è tutta un’altra cosa.
Sto aspettando che arrivi un’amico di vecchia data con cui ho passato le mie ferie nell’agosto del’88 a Londra. Lo chiamo, gli dico di venire in quel posto, e poco dopo passano in due auto, una dietro l’altra, David Gilmour e Roger Waters ma sono troppo veloci e facciamo appena in tempo a salutarli.
Subito dopo riconosciamo John Carin e Tim Renwick mentre dalle prove sul palco sentiamo Madonna. Aspettiamo un po’ per vedere se passa anche Wright ma il tempo passa e preferiamo piazzarci sul fondo per vedere l’eventuale prova dei Floyd. Intanto Madonna continua da circa due ore le sue prove e, meraviglia, hanno acceso anche gli schermi. C’è poca gente intorno e regna una calma rilassante mentre noi cominciamo ad averne abbastanza dell’anteprima di Madonna.
Una voce annuncia che il prossimo soundchek sarà quello dei Pink Floyd ma quando finalmente salgono sul palco sembra che le fasi preliminari durino una eternità. Gli schermi mandano immagini del battito cardiaco, della battersea power station oltre a loro sul palco, il tutto è davvero godibile.
Ad un certo punto dopo aver riconosciuto alcuni leitmotiv di brani non in lista ci rimaniamo davvero di stucco quando Roger canta la prima strofa di “Flickerine Flame” (dimostrazione di potere?). Sia Roger che Nick sono gasatissimi mentre una certa tensione sembra impensierire David, Rick addirittura, in un momento di vera furia, sembra voler buttare in aria la sua tastiera e abbandona la sua postazione. Finalmente più tardi cominciano a suonare e, senza alcuna stonatura, propongono i quattro brani che rifaranno la sera successiva. E’ un momento magico, sono loro quattro su un palco dopo tantissimi anni e la differenza riscontrabile fra gli stessi brani suonati nella formazione a tre, e questa, è abissale. Non solo la presenza di Waters offre l’occasione ad una maggior somiglianza agli originali ma anche gli altri tre sembrano suonare meglio, la chitarra di Gilmour vola e ha una sonorità molto simile ai Live degli anni ’70. “Money”, che non sopportavo più nelle versioni dei Floyd recenti, riacquista in questa occasione il suo valore e l’inedito duetto Gilmour/Waters in “Wish you were here” è una vera chicca.
Il finale di “Confortably Numb” è condotto con grande collaborazione da Waters e Mason che non si accorgono di Gilmour che avrebbe probabilmente continuato a suonare per un’altra mezzora.
Rimaniamo increduli di quanto abbiamo visto e sentito e in fondo contenti già a sufficienza di essere venuti a Londra. All’uscita questa volta incappiamo in Dick Parry e più tardi con l’Audi A8 di Wright che salutiamo. Sul sedile posteriore sono comodamente sedute due belle signore bionde più, non so quanti, bambini piccoli biondissimi (3 o 4?). Certamente non si ricorda di me; la sera prima dell’evento di Venezia dell’89 lo riconobbi fra la folla, di presunti floydiani con tanto di magliette, in una piazzetta vicino S. Marco. Ero allibito di come nessuno lo riconoscesse, anche perché era in un vestito bianco elegantissimo e accompagnato ai lati da due bionde a cui avrei dato un’occhiata volentieri anche se non in compagnia di un Floyd!!. Lo chiamai per salutarlo ma lui, sorpreso, e più che seccato direi impaurito, mi invitò ad andarmene. Mi scusai del disturbo e lo seguii a distanza come non avevo mai fatto con nessuno. Si fermò in un locale dove dei ragazzi romani che passavano lo riconobbero e mentre stavano architettando un colpo da papparazzi uno di loro si accorse di me. Capii che erano in dubbio sul da farsi proprio per la mia “strana presenza” così presi la palla al balzo e brandendo in alto il mio voluminoso ombrello gli feci cenno di andarsene; con mia grande sorpresa funzionò! Un po’ dopo, proprio mentre Rick stava per uscire, su Venezia si imbattè un tremendo temporale (invocato da me con grande determinazione), a quel punto aprii l’ombrello e lo offrii ai malcapitati. Rick prese l’ombrello e lo diede alle signore, mi prese per braccio e camminammo per un dieci minuti in riva degli schiavoni, davanti al palco sull’acqua, fino all’Hotel Danieli. In un inglese, a dir poco vergognoso, cercai di parlare con lui che addirittura mi fece delle domande. Fu davvero molto gentile e si divertirono anche le signore che oltre a non essersi bagnate si sorbirono le mie raccomandazioni sul trattar bene quel distinto signore.

Tornando a Londra già quella sera c’era la possibilità di trovare biglietti, due signore ce li hanno proposti per 200 sterline l’uno, io non volevo spenderne più di 100, loro scendono a 150, poi non se ne fa nulla.
La mattina del 2 luglio già alle 8 c’è un flusso continuo di gente ordinatissima che entra in un primo recinto di contenimento, hanno praticamente chiuso tutto il parco, per farli defluire più tardi sul secondo recinto. La cosa mi preoccupa perché con questa ulteriore recinzione, da fuori, non si potranno vedere nemmeno gli schermi giganti. Continuo a cercare biglietti e, come me, incontro tantissimi italiani. Un ragazzo di Perugia e la sua ragazza sono in febbrile agitazione per trovare biglietti, i primi bagarini sparano 300 sterline a biglietto. Trovo dei biglietti, cerco di abbassare il prezzo, ma un bagarino che passa di li caccia fuori i soldi (150 sterline) e sparisce con il biglietto.
Un altro chiede 200, arriva a 125 e io dico 100, niente. Qualche minuto dopo la sicurezza con dei vigili lo beccano in flagrante mentre sta vendendo, gli ritirano i biglietti e se lo portano via.
Intorno alle dieci trovo finalmente il biglietto al mio prezzo. Un po’ più in là tre ragazzi di Trieste sconsolati si lamentano della situazione, gli do il foglio con cui ho cercato il biglietto e gli dico che “se ve ne state qui seduti a bere birra di certo il biglietto non vi cade addosso”. Dopo un’ora li rincontro, hanno trovato un solo biglietto a 10 sterline e ho anche sentito di un italiano che ne ha ricevuto uno in regalo, mentre altri due si sono fatti “fregare” 300 sterline l’uno per vedere l’evento su dei schermi giganti in un’altra area di Hyde Park, tantissimi però sono quelli che non sono riusciti ad entrare e di tutta la gente che ho incontrato senza biglietti c’erano esclusivamente italiani e qualche francese.
Con il biglietto penso che sia meglio aspettare le 14 per entrare, ma la massa di gente, invece che diminuire aumenta sempre di più, così verso le 12,30 ci mettiamo in coda. Siamo riusciti ad entrare dopo che gli U2 avevano già finito (14,30). E’ comunque una giornata ideale, sembra che stia per piovere da un momento all’altro ma non piove mai. Dentro l’area è quasi tutta piena ma la gente mantiene i propri spazi ed è molto facile muoversi avanti ed indietro.
Lo spettacolo vero e proprio però è a favore dei 5000/6000 invitati che hanno l’accesso da dietro il palco, possono entrare quando vogliono e occupano tutto lo spazio dal palco al mixer. Ai fianchi del mixer due transenne debitamente controllate dividono i raccomandati dai 200.000 fortunati vincitori dei biglietti messi in palio per LIVE 8, ma si contano a migliaia diverse sorte di pass, in primis quelli della Aol (mi pare sia la compagnia telefonica del concorso).
L’atmosfera è davvero elettrizzante, tutto lo spettacolo è eccezzionale, amo molto i R.E.M. e Sting che rivedo ben volentieri, non mi dispiacciono i Coldplay (anch’io avrei preferito i Radiohead).
Intanto mi sposto continuamente per fare le mie amate foto in bianco e nero, non delle star, ma della gente comune nello spirito della così detta “Street Photography” (vedi http://www.mignon.it) e mi tocca un’esperienza per niente simpatica: sono fermo da una mezz’oretta seduto fra la gente e guardandomi attorno qua e là ogni tanto faccio uno scatto. Nei biglietti c’è scritto che è consentito fotografare con fotocamere non professionali (e quali sarebbero le une o le altre ?), tutto intorno io vedo qualsiasi tipo di macchina fotografica fra la gente. Dietro di me due ragazzotti obesi con la faccia svogliata, come se fossero ad una lezione di matematica, fumano e buttano la cenere sul giornale dove sono seduto io. Mi giro e in Italiano gli faccio capire che stanno facendo una cazzata, lui mi dice “sorry” e tutto sembra ok. Dopo un po’ mi accorgo che tre della security corrono fra la gente nella mia direzione. Solo per precauzione comincio a mettere via due delle tre fotocamere, con la terza non faccio in tempo perché mi sono piombati addosso. Arrabbiatissimi mi prendono la fotocamera e mi dicono di seguirli, io gli chiedo di calmarsi e di spiegarmi cosa avrei fatto. Quando capiscono che sono italiano sembrano arrabbiarsi ancora di più!!! (fuckin italian) e da quel che capisco secondo loro io stavo li a fotografare bambini !!! allora cerco di spiegargli che io non ho visto bambini nudi in giro da quelle parti e anche se ho fotografato bambini in mezzo alla folla non vedo dove stia il problema. Dappertutto ormai la gente confonde il significato di “privacy” (che è nel privato) con il “pubblico” dove, se non esistono divieti specifici, è consentito fotografare (ulteriori problemi possono nascere dalla pubblicazione o esposizione delle immagini, ma nessuno può sequestrare il materiale durante le riprese). Cerco di fargli capire l’esagerazione di quello che stanno facendo e sembra quasi che io ci sia riuscito, ma appena il capo si gira a guardare i suoi gregari capisco che è stato tutto inutile, vogliono farmi a pezzi. Gli dico: ok cosa devo fare?, mi consegna la fotocamera e mi chiede il rullino, gli e lo do, aprono la barricata e mi fanno andare fuori. Solo un’oretta dopo riesco a collegare ciò che è successo con l’insignificante episodio dei due ciccioni e, quando ritroverò, alle tre di notte, il mio amico lui me ne darà la conferma.(chissà cosa hanno raccontato per farmi cacciar fuori in quel modo!!!)
Stranamente riesco a mantenere la calma, quasi quasi mi diverto, so che il palio in gioco è alto. Sono circa le cinque del pomeriggio stanno e devono suonare alcuni gruppi che non mi interessano ma rientrare è quasi impossibile, nel biglietto è espressamente scritto che una volta usciti non si può più rientrare e non posso certo rivendicare a qualcuno di averlo pagato cento sterline!. Fortunatamente non sono proprio fuori ma sono fra il primo anello, l’intero Hyde Park e il secondo, l’area dello spettacolo, una specie di “No Man’s Land”. Qui c’è solo gente che controlla che lavora o che esce. Controllo l’entrata dei Vip provo con qualche inutile domanda, niente. Giro l’intero anello e mi guardo attorno, alle entrate non passa nessuno e chi insiste viene non molto gentilmente accompagnato fuori (del tutto). Tento almeno in quattro entrate, mostro il biglietto ma davvero niente da fare. All’ultima entrata me ne resto per un dieci minuti fermo fuori, arriva uno con un biglietto tutto sfasciato e chiede di entrare, niente. Dietro di lui una persona parla un po’, quelli alle porte chiamano una specia di sceriffa che lo ascolta e lo fa passare, ne aprofitto chiedo di parlargli, gli spiego che vengo dall’Italia che ho avuto un problema e sono dovuto tornare in Hotel: mi fa passare!!!. Stavolta invece di andare a sinistra me ne sto a destra e in non molto tempo arrivo al fianco del mixer. I tempi si allungano e nonostante il tripudio riservato a Robin Williams quando escono gli WHO sembra che quelli prima di loro nemmeno ci siano stati! E’ un gruppo che conosco molto bene, non gli avevo mai visti, tutti dicono che sono forti dal vivo, nonostante ciò mi hanno stupito e come me tutto il pubblico.
Finalmente, e siamo intorno a mezzanotte, con quattro ore in più sulla scaletta, arrivano loro e un grido liberatorio “PINK FLOYD” mi esce spontaneo. E’ decisamente un bel avvenimento e l’abbraccio finale fra i quattro rimarrà una delle immagini più significative della loro e della mia storia. Rispetto alla sera prima sono tutti e quattro molto felici e fin troppo reattivi, mai visto Rick ma anche Roger e David fare certi gesti (se non fossero loro direi “patetici”). Un evento, che alla luce delle loro vicissitudini, acquista un valore davvero importante soprattutto in funzione del significato di quel giorno, delle motivazioni politiche del LIVE 8. Per cose che interessano tutti dobbiamo essere in grado di accantonare i nostri interessi o posizioni.
Roger Waters è riuscito a stupirmi una volta ancora.
Dopo di loro Paul McCartney fa ancora fuoco e fiamme con “Helter skelter” facendomi pensare a cosa sono serviti tutti quei gruppetti tipo Oasis che hanno suonato prima degli WHO. Alla fine i vecchi dinosauri suonano meglio dei ragazzini.
Alla fine, come faccio spesso, mi piace stare a guardare mentre tutti se ne vanno fin che quelli delle pulizie non mandano via anche me, c’è sempre un’aria particolare alla fine dei concerti.
Passo dall’uscita dei V.I.P. anche per non mettermi in strada con tutta quella gente, ma a parte il chitarrista di McCartney e John Carin, che si sorprende di essere riconosciuto, non c’è traccia di nessun altro.

Il mattino dopo quasi non riesco a camminare, giro per alcune librerie, una visita veloce al British Museum, alla St. Paul e poi via verso casa.
L’ultimo scatto l’ho fatto nella stazione della metropolitana di Liverpool station, stavo camminando e ho notato delle parti di un viso e un braccio su di un manifesto strappato vicino al logo della metropolitana, la mia mente è passata da Leonardo da Vinci a fatti dei nostri tempi niente affatto belli. Solo quattro giorni dopo, proprio in quel luogo, è successo quello che tutti sanno.
All’aeroporto il mio zaino, con all’interno dei sacchi di piombo per proteggere le pellicole dai raggi X, ha insospettito la sicurezza che ha controllato ogni singola cosa alla ricerca di plastico, sono stati molto gentili.

Ora sono a casa e posso guardare alla tv con grande soddisfazione i Pink Floyd, i veri Pink Floyd.
Oltre a continuare ad essere la colonna sonora della mia vita, e dai 10 ai 20 anni in maniera piuttosto preoccupante, sono stati anche un mezzo straordinario per mettermi in relazione con tantissima gente in giro per tutto il mondo, molti dei quali diventati poi amici, e di acquisire un interesse per ciò che ci circonda che non è solo musica, ma vita.

Foto © Giampaolo Romagnosi


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PINK FLOYD: EDIZIONE SPECIALE GIAPPONESE DI “ATOM HEART MOTHER” – HAKONE APHRODITE 1971

E’ in uscita un’edizione speciale, in vendita solo in Giappone (presumibilmente a causa di un accordo di licenza), è un box e celebrativo per il 50° anniversario dei concerti dei Pink Floyd al Fuji-Hakone-Izu National Park, Hakone, Giappone.
Il box comprende: un film originale in 16mm di Atom Heart Mother dagli spettacoli di Hakone Aphrodite del 1971, recentemente riscoperto. È stato speso molto tempo a digitalizzarlo, restaurarlo e rimasterizzarlo, e il box comprende un set di due dischi: un CD e Blu-ray.

Uscirà il 4 Agosto, 2021 esclusivamente in Giappone.

Il disco Blu-ray contiene il filmato restaurato di Atom Heart Mother, che mostra la band sul palco mentre esegue la canzone e viaggia per il Giappone, insieme ad alcuni filmati bonus aggiuntivi dell’equipaggio dei Pink Floyd, dall’allestimento dello spettacolo, alla gestione dei problemi, ecc. , cosa mai vista prima.

Disco1: CD con la versione in studio dell’album Atom Heart Mother

Disco2: Blu-ray con due filmati.

Incluso anche un fotolibro di 60 pagine con foto mai viste prima, la riproduzione del programma, un volantino, un poster e una ristampa del biglietto!

A questo link, la pagina di Amazon Giappone. (Eventuali costi di dogana potrebbero essere aggiunti).

Shine On!

DAVID GILMOUR: NUOVO ALBUM IN LAVORAZIONE!

Nuova intervista di Cory Grow a David Gilmour e Polly Samson per il magazine ‘Rolling Stone (fatta prima del post di Roger Waters su Animals e i nuovi mix), ricca di notizie, tra cui, un nuovo album in cantiere entro i prossimi 2 anni.. Qui i passaggi fondamentali. Consiglio comunque la lettura integrale del pezzo, che potete trovare – in italiano – a questo link.


David, hai scritto degli intermezzi musicali di ispirazione greca per l’audiolibro. Come hai trovato quel suono?

Gilmour: Tutto è iniziato con la musica per quella che è diventata la canzone, “Yes, I Have Ghosts”, che era più ispirata a Leonard, suppongo, che alla musica greca. Ma ho un mandolino qui, che in realtà ho suonato negli spettacoli di the Wall, nella notte dei tempi. E ho uno strumento turco chiamato cümbüş, che è un banjo fretless a 12 corde. Non sono particolarmente abile in queste cose, ma ho iniziato a fare quella prima canzone e ho detto, sai, un mandolino qui sarebbe adorabile.

Samson: E hai passato molto tempo in Grecia.

Gilmour: Ho passato molto tempo della mia vita in Grecia, e conosco e amo la musica greca. E l’intero progetto mi ha spinto un po’ di più verso questo.

“Ho dei fantasmi, non tutti morti” è una linea di dialogo nel libro. In che modo quell’idea è diventata una canzone?

Samson: Di solito, le nostre canzoni iniziano prima con la musica, ma in realtà si trattava prima dei testi. Non appena ho scritto quella riga, sapevo che sarebbe stato un testo. Quell’idea di essere perseguitati da persone che sono ancora vive, quelli sono i veri fantasmi. Chiunque abbia avuto una frattura si identificherà con quella sensazione di pensare costantemente di aver visto qualcuno fuori dal finestrino del treno o passare davanti a te e pensi che sia quella persona con cui avevi una tale connessione o che ti è stata portata via per qualunque sia la ragione: guerra, amori andati male. Li abbiamo tutti. Poiché ero così immersa nel libro, ho appena scritto quella riga su un post-it e sono arrivata piuttosto eccitata e ho detto a David: “Quando avrò finito questo libro, scriverò questo testo”.

Gilmour: Penso che la musica e i testi siano venuti fuori separatamente e insieme, ma hanno funzionato molto bene insieme. Ho passato due o tre giorni a lavorare davvero duramente su qualcosa che pensavo solo “No, non funziona” e l’ho cestinato dopo due o tre giorni. E nel momento in cui l’ho buttato via, quella cosa fondamentale mi è balzata agli occhi, e tutto ha preso forma molto, molto rapidamente da lì.

Tornando all’audiolibro, David, hai detto che pensavi che più musicisti avrebbero dovuto collaborare con gli autori sul formato. Ti vedi a lavorare su altri audiolibri?

Gilmour: Non abbiamo un piano. Voglio dire, Polly scriverà un altro libro uno di questi giorni, e probabilmente farò altra musica uno di questi giorni.

La nuova musica è ‘alla Leonard Cohen’?

Gilmour: Beh, ci sono un certo numero di cose che vengono da prima di tutto questo periodo, da prima del mio ultimo album, che sono le cose con cui sto suonando in una certa misura, così come anche della nuova musica, per rimettermi nel modo di lavoro.

Tra quanto pensi di pubblicare un nuovo album?

Gilmour: Spero di avere un album pronto nel prossimo anno o due. Non sono così veloce. Uno dei problemi, ovviamente, è questa cosa del lockdown. Ora siamo entrambi vaccinati due volte, quindi le cose sembrano un po’ più rosee. Ma convincere altre persone ad ascoltare, aiutare e suonare è stato un po’ impossibile nell’ultimo anno. Non vedo l’ora di suonare effettivamente alcune canzoni con un gruppo di musicisti reali ad un certo punto.

Presumo che tu non abbia lavorato rigorosamente in acustica – sulla scia di “Yes, I Have Ghosts” – ma il lockdown ti ha fatto pensare in modo diverso a come scrivi?

Samson: Guitar and arpa è il tuo prossimo album [ride].

Gilmour: Penso che ci sarà più arpa. E la parte difficile sarà come legare insieme tutti i vari suoni disparati in un insieme omogeneo.

Samson: Sarebbe un peccato non suonare mai più la chitarra elettrica.

Gilmour: Suonerò di nuovo la chitarra elettrica. Ma la chitarra elettrica che sto suonando attualmente non è proprio così “rock god” come ci si potrebbe aspettare.

Samson: Vedi, non avresti dovuto venderle, vero? [Ride.]

Gilmour: Mi sono rimaste un sacco di belle chitarre.

Vuoi tornare in tour?

Gilmour: Non ci ho ancora pensato al momento, ma ci siamo divertiti molto nell’ultimo tour che abbiamo fatto. Ho suonato in Sud America per la prima volta. È stato molto gratificante e adorabile. In questo preciso momento, suonare con un gruppo di 10.000 persone, stipate insieme in un’arena, è un incubo, quindi non vorrei farlo. Dobbiamo lasciar passare un po’ di tempo.

C’è qualcosa in ballo con i Pink Floyd sul fronte degli archivi? Negli ultimi anni si è parlato di una ristampa di Animals.

Gilmour: Beh, è stato fatto un bellissimo remix di Animals, ma qualcuno ha cercato di forzare alcune note di copertina su di esso che non ho approvato e, um, qualcuno si sta dando da fare e non permette che venga pubblicato.

Samson: Ma tu non hai note di copertina, vero?

Gilmour: No, non abbiamo mai avuto note di copertina.

Samson: Perché improvvisamente hai delle note di copertina?

Gilmour: Perché qualcuno le vuole, e hanno convinto un giornalista a scriverne alcune, e io non le ho approvate. E sta solo diventando un po’ ‘arruffato’. Sai com’è, povero ragazzo.

Spero che si possa raggiungere una distensione ad un certo punto.

Gilmour: Abbastanza improbabile, temo. C’è molta disinformazione. E non sono entusiasta di rispondere costantemente a ogni piccola bugia che sento su me stesso e su ciò che sto facendo.

C’è qualcosa che vorresti chiarire?

Samson: Quanto tempo hai? [Entrambi ridono.]

Gilmour: Ci sono un sacco di bugie e informazioni che ho permesso di stare là fuori, ma la mia visione generale è di ingoiare e … tutto andrà bene un giorno, in un modo o nell’altro.

Per concludere le cose con una nota positiva, cosa ti ha dato speranza ultimamente per il futuro?

Samson: Il mondo che torna a qualcosa che non è normale, ma una versione migliore della normalità. Forse le persone hanno imparato qualcosa sulle cose che gli piacciono e sulle cose di cui possono fare a meno.

Gilmour: Questa meravigliosa situazione di Zoom mi sta dando speranza. In precedenza, molte banche e investimenti e Dio solo sa che tipo di uomini d’affari volavano a New York per un incontro e poi tornavano indietro. Si spera che le miglia aeree saranno ridotte considerevolmente da questi progressi tecnologici che ci sono stati imposti.

Sei stato a lungo appassionato di combattere il cambiamento climatico. Forse gli effetti positivi dell’anno passato arriveranno alle persone riluttanti a riconoscere che si tratta di una vera crisi.

Gilmour: Beh, sono molte le persone a cui non arriva. Ma la legge sta diventando sempre più dalla parte della cosa giusta. Si vive nella speranza.


Shine On!

ROGER WATERS: UPDATE SUI NUOVI MIX STEREO E 5.1 DI “ANIMALS”

In un nuovo video, e in un post sui suoi canali social, Roger Waters ha rivelato che i nuovi mix stereo e surround 5.1 di James Guthrie dell’album del 1977 dei Pink Floyd, Animals, stanno per uscire. L’uscita è slittata a causa di disaccordi sulle note di copertina, ma sembra che sia stato raggiunto un accordo.
È importante però notare che non ci sono ancora annunci dettagliati ed “ufficiali” sull’uscita. Nel video che Roger ha postato in cui ne parla, c’è una foto di copertina che non sembra necessariamente essere l’immagine finale (l’adesivo dei contenuti non ha alcuna numerazione di catalogo, che normalmente ci si aspetterebbe).
È probabile che la futura uscita sia composta da un unico cofanetto: 4 dischi in edizione limitata contenenti l’album remixato su LP/CD/Blu-ray e DVD. I Blu-ray e il DVD conterrebbero anche nuovi stereo ad alta risoluzione e 5.1 mix, più il mix stereo originale del 1977. L’immagine fornisce inoltre i dettagli tecnici delle risoluzioni audio offerte: “Blu-ray – stereo (24 bit/192kHz, dts MA [Master Audio]), 5.1 (24 bit/96kHz, dts MA). DVD – Stereo ( LPCM 24-bit/96kHz, dts), 5.1 (dts, Dolby Digital)”. Purtroppo sembrerebbe che nessuna testimonianza del tour live sia stata inserita, di video, non ne parliamo nemmeno..

Anche Jon Carin ha condiviso la notizia sui suoi social, e ad una fan che ha chiesto perché non è prevista una testimonianza dell’In The Flash Tour 77, ha risposto che non è stato registrato, colpa degli anni ’70.

Jon, incalzato da una domanda di Enrico di Floyd Channell ha anche aggiunto: “Un remaster si fa prendendo il nastro mix stereo originale a 2 tracce, re-equalizzandolo, magari aggiungendo un pò di compressione, quindi suonerà esattamente come l’originale ma forse un po’ più pulito, o più forte, o più basso o più acuto .
Un remix significa prendere i nastri master originali a 24 tracce con tutti i singoli strumenti e rifare completamente il mix di nuovo in stereo o 5.1.
Nel caso di Animals, questo è un compito enorme e richiede un sacco di lavoro investigativo perché un assolo di chitarra, ad esempio, può essere distribuito su 5 tracce con una nota proveniente da una traccia, un’altra nota proveniente da un’altra traccia ecc …
I nastri originali sono un disastro totale perché la band stava sperimentando così tanto, mentre stavano registrando.
Quindi, in questo caso, c’è un nuovo mix fresco in stereo e anche un nuovo mix fresco in surround 5.1.
Sì, la batteria non suona più come cappelliere e l’intera cosa suona enorme, pur mantenendo lo spirito dell’atmosfera originale.
Ho sempre e solo sentito James Guthrie farlo con successo.
Fa suonare tutti gli altri come amperometri
.”


Nel post, Roger Waters oltre a fornire dettagli sulla nuova versione, dà la sua visione di quello che è successo con David Gilmour.

A leggere il suo post.. che dire, è proprio vero, la guerra non finisce mai, ne quella vera, ne quella interna ai Pink Floyd..

Roger Waters:

Poiché mi è stato vietato da Dave Gilmour di postare sulla pagina Facebook dei Pink Floyd con i suoi 30.000.000 di iscritti, sto pubblicando questo annuncio qui oggi e per intero sul sito rogerwaters.com.

Per prima cosa, un caloroso bentornato al nostro piccolo gruppo di fratelli e sorelle che hanno sempre mantenuto una mente aperta, speriamo che alcuni dei fan il cui accesso alle mie parole è soppresso da Gilmour trovino la loro strada qui e scoprano qualche verità.

Ciò che ha fatto precipitare la situazione e ha portato a questo post è che ci sono nuovi mix (Stereo e 5.1) dell’album Animals dei Pink Floyd del 1977. Questi mix sono rimasti inediti a causa di una disputa su alcune note di copertina che Mark Blake ha scritto per questa nuova pubblicazione. Gilmour ha posto il veto alla pubblicazione dell’album a meno che queste note di copertina non vengano rimosse. Non contesta la veridicità della storia descritta nelle note di Mark, ma vuole che questa storia rimanga segreta. Questa è una piccola parte di una campagna in corso messa in atto dalla coppia Gilmour/Samson per rivendicare maggiori crediti per Dave (maggiori di quanto sia dovuto) sul lavoro che ha fatto nei Pink Floyd, nel periodo 1967-1985. Sì, era ed è un ottimo chitarrista e cantante. Ma, negli ultimi 35 anni ha raccontato un sacco di pasticci enormi su chi ha fatto cosa nei Pink Floyd quando ero ancora nella band. C’è un sacco di “abbiamo fatto questo” e “abbiamo fatto quello”, e “ho fatto questo” e “ho fatto quello”.

Quindi, due cose:

(1). Sono d’accordo con l’uscita del nuovo remix di Animals, con le note di copertina rimosse. A proposito, buon lavoro James Guthrie e scusa Mark Blake. La bozza finale delle note di copertina è stata controllata e concordata come corretta da me, Nick e Gilmour. Eccole qui, godetevele, non c’è nulla di controverso, solo alcuni semplici fatti.

(2). Sto scrivendo le mie Memorie e inevitabilmente alcune di esse contengono riferimenti ad alcuni dei contenuti di cui sopra. Per chiunque abbia un cuore debole, vi suggerisco di sedervi, ma chiunque ami farsi una bella risata, sedetevi e ululate, cazzo! 😂 🤣 ✊🏼 Mi siederò e ululerò insieme a voi.

All’inizio di questo post sul tema dei pasticci di maiale, dico: “C’è un sacco di “abbiamo fatto questo” e “abbiamo fatto quello”, e “ho fatto questo” e “ho fatto quello”. Giusto? Quindi ecco un breve estratto dalle mie memorie:

“Il caso volle che stessi scavando un po’ in un libro di ritagli di giornale e mi imbattei in un’intervista che David Fricke di Rolling Stone Magazine fece con DG (David Gilmour – NDR) in una stanza d’albergo a New York nel 1982, DG sta parlando del nastro del registratore di cassa per la definizione del ritmo 7/8 su Money. L’intervista fu pubblicata su Musician Magazine, quindi già allora DG stava gettando i semi della falsa narrazione. Cito testualmente questo pezzo dell’articolo:

David Fricke: “Hai registrato i suoni per ‘Money’ su un loop di nastro”. Gilmour spiega: “Stai cercando di ottenere l’impatto del registratore di cassa, ‘the snap, crack, crsssh,” Lo segnavi e poi misuravi quanto tempo volevi che quel ritmo andasse, e quello era il pezzo che usavi. E lo tagliavi insieme. Era per tentativi ed errori. Si tagliavano i nastri insieme e se suonava bene, lo si usava. Se non suona bene, togli una sezione e ne metti un’altra. A volte ne mettevamo uno e lo mettevamo al contrario, perché il taglio diagonale sul nastro, se lo giri, è esattamente lo stesso. Lo inserivamo e invece faceva ‘chung, dum, whoosh’. E suonava benissimo, quindi lo usavamo”.

Bene! La ragione di tutto ciò che DG sta dicendo qui a David Fricke suona come un “pastrocchio” (gobbledygook) è perché è un fottuto “pastrocchio” (gobbledygook). Non ha la minima idea di cosa cazzo stia parlando. Perché?  Perché, a meno che non si sia nascosto sotto quella cazzo di sedia, DG non era lì quando ho fatto quel loop di nastro SFX per Money nello studio che dividevo con mia moglie Judy in fondo al nostro giardino al 187 di New North Road, Islington, accanto al North Pole Pub dove giocavo a freccette!

LA STORIA COMPLETA DI CIÒ CHE È REALMENTE ACCADUTO È NELLE MIE MEMORIE!

Spero che questo stuzzichi il tuo appetito e quello di David e Polly 😂


Queste le note di copertina di Mark Blake che hanno rallentato per tre anni il remix di Animals e che a questo punto, non verranno inserite:

“Nonostante sia stato registrato a Londra durante la lunga ondata di caldo estivo del 1976, Animals dei Pink Floyd rimane un album oscuro. La sua critica al capitalismo e all’avidità ha colto l’umore prevalente in Gran Bretagna: un periodo di lotte industriali, turbolenze economiche, i Troubles in Irlanda del Nord e i disordini razziali di Notting Hill. L’album fu pubblicato il 23 gennaio 1977, ma le radici del decimo album in studio dei Pink Floyd risalgono ad un decennio prima. Dopo il successo di The Dark Side Of The Moon del 1973, i Pink Floyd meditarono la loro prossima mossa. Durante una jam session di due o tre settimane all’inizio del 1974, la band lavorò su idee per tre nuove composizioni. Da queste sessioni la band sviluppò Shine On You Crazy Diamond, (un appassionato tributo a Syd Barrett, parole di Roger Waters…. scusate, non ho potuto farne a meno di specificare) che divenne il fulcro dell’album successivo dei Floyd, Wish You Were Here, e Raving And Drooling (composto da Roger Waters) e You Gotta Be Crazy scritto da Waters e David Gilmour.

Raving And Drooling era una storia di violento disordine sociale, mentre You Gotta Be Crazy raccontava la storia di un uomo d’affari senz’anima che artiglia e imbroglia la sua strada verso il successo. Entrambe le canzoni furono eseguite dal vivo per la prima volta durante il tour invernale dei Floyd del 1974. Furono entrambe considerate per l’album Wish You Were Here, ma Roger insistette che nessuna delle due canzoni era rilevante per l’idea generale, che “Wish You Were Here” era essenzialmente sull’assenza, e poiché nessuna delle due canzoni si adattava alla sua concezione del tema generale del disco, nessuna delle due doveva essere inclusa. La band alla fine fu d’accordo. Andate avanti di due anni, e Roger ha un’idea per il prossimo album dei Pink Floyd. Prese in prestito dal racconto allegorico di George Orwell, La fattoria degli animali, in cui i maiali e gli altri animali da cortile sono stati reimmaginati antropomorficamente. Waters ritrae la razza umana come tre sottospecie intrappolate in un ciclo violento e vizioso, con pecore al servizio di maiali dispotici e cani autoritari. You Gotta be Crazy Raving And Drooling si adattano perfettamente al suo nuovo concetto. Nel frattempo, un anno prima, il gruppo aveva acquistato una serie di edifici di chiese in disuso a Britannia Row, Islington, che avevano convertito in uno studio e in un magazzino. Prima di questo ogni uscita in studio dei Pink Floyd era stata parzialmente o interamente registrata negli studi di Abbey Road. I Pink Floyd avevano anche trovato un nuovo ingegnere di registrazione. Brian Humphries, un ingegnere degli studi Pye, che avevano incontrato mentre registravano la colonna sonora di “More”, un film diretto da Barbet Schroeder. Brian aveva fatto l’ingegnere di Wish You Were Here ad Abbey Road e li aveva anche aiutati in viaggio, così avevano avuto modo di conoscerlo molto bene. Usare il proprio studio segnò un cambiamento significativo nei loro metodi di lavoro. Ci furono battute d’arresto e problemi iniziali, ma anche un grande senso di libertà.

Seguire l’istinto di Roger sulle nuove canzoni ha dato i suoi frutti, le canzoni avevano un bordo aggressivo lontano dai lussureggianti paesaggi sonori di Wish You Were Here. Fu un cambio di direzione tempestivo. Ai Britannia Row, rinominò Raving And Drooling, Sheep e Gotta Be Crazy che divenne Dogs. La narrazione fu completata dall’aggiunta di due nuove canzoni di Waters: Pigs (Three Different Ones) e Pigs On The Wing.

Su Pigs (Three Different Ones), il testo nominava Mary Whitehouse, il capo della National Viewers And Listeners Association. Whitehouse era una critica esplicita del sesso e della violenza nella televisione britannica e un bersaglio attuale per l’ira di Roger. L’argomento era tetro, ma Nick Mason ricordava momenti più leggeri durante il doppiaggio delle canzoni con effetti speciali e rumori da cortile. Mentre Sheep ha anche fatto spazio alla variante di Roger sul Salmo 23: “He maketh me to hang on hooks in high places/ He converteth me to lamb cutlets…” La musica e la performance rispecchiavano l’intensità dei testi. I synth dal suono inquietante del tastierista Richard Wright e l’organo Hammond aumentavano l’inquietudine. Mentre la voce principale condivisa di David Gilmour in Dogs e la sua chitarra in Animals offrivano un sorprendente contrappunto ai testi brutali di Roger. In contrasto, Animals iniziava e finiva con una nota di ottimismo. I versi di Pigs on The Wing erano divisi in due e chiudevano l’album. Il testo di Roger e l’esecuzione vocale dell’intro e dell’outro acustici (“Tu sai che mi interessa quello che ti succede/ E so che anche tu ti interessi a me…”) suggerivano una speranza per l’umanità. L’idea del maiale volante dei Pink Floyd era anche di Roger. Ne aveva già commissionato la costruzione come strumento di scena per il prossimo tour. Storm Thorgerson e Aubrey Powell dello studio Hipgnosis, avevano prodotto una serie di idee di design per una copertina degli Animals e le avevano presentate alla band, ma non piacevano a nessuno della band, e quando Roger aggiunse la sua disapprovazione qualcuno disse, “Beh, perché non te ne esci con qualcosa di meglio allora?” Così lo fece, durante il tragitto dalla sua casa nel sud di Londra a Britannia Row, passava regolarmente davanti alla Battersea Power Station. Era attratto dall’imponente edificio di mattoni e dal numero quattro. Quattro nella banda, quattro ciminiere falliche, e se la centrale veniva capovolta assomigliava a un tavolo con quattro gambe. Perseguì la sua idea e fece fare una maquette, un modello in scala ridotta dell’eventuale maiale gonfiabile in scala reale. Poi prese delle fotografie della centrale elettrica di Battersea e creò un modello fotografico della copertina di un album. Il resto della band lo amò. Storm e Po, che avevano disegnato tutte le copertine dei precedenti album dei Pink Floyd, si offrirono gentilmente di trovare dei fotografi per il servizio fotografico, e lo fecero. Il primo giorno del servizio fotografico, il maiale non riuscì a gonfiarsi. Il secondo giorno, si liberò dai suoi ormeggi e scomparve in un bellissimo cielo cupo, provocando una frenetica chiamata alla polizia e un blocco di tutti i voli in entrata e in uscita da Heathrow. Alla fine il maiale si è schiantato nel campo di un contadino nel Kent. Il giorno seguente, le riprese sono andate avanti senza problemi, grandi scatti del maiale ma nessun cielo che covava pioggia. Così Storm e Po hanno spogliato il terzo giorno del maiale nel cielo del secondo giorno, bingo! La storia. Animals fu un successo, raggiungendo il numero 2 nel Regno Unito e il numero 3 negli Stati Uniti. Il maiale dei Pink Floyd, Algie, fece il suo debutto dal vivo nel loro successivo tour “In The Flesh” nel 1977. Agli spettacoli negli stadi in America, fu affiancato da un’altra idea di Water, una famiglia nucleare gonfiabile che comprendeva una madre, un padre con i figli, circondati dai vizi di uno stile di vita consumistico: una Cadillac gonfiabile, una TV sovradimensionata e un frigorifero. Roger lo chiamò Electric Theatre. Sia l’album che il tour segnarono la strada per la successiva uscita dei Pink Floyd, The Wall, e per le idee sempre più ambiziose di Roger, sia in termini di musica che di narrativa, politica e spettacoli. Ma i suoi temi e le idee esplorate in Animals hanno resistito. A più di 40 anni di distanza l’album è stato remixato in stereo e 5.1. In tempi difficili e in un mondo incerto, Animals è tanto attuale e rilevante quanto lo è mai stato”.

Mark Blake


Shine On!

DAVID GILMOUR: INTERVISTA PER “GUITAR PLAYER”

In questa breve intervista a Guitar Player, intervistato da Mark Ellen, David Gilmour riflette sulla sua carriera nei Pink Floyd.


Schermata 2020-02-26 alle 11.40.10Quando ho intervistato Nick Mason e Roger Waters e ho chiesto della probabilità di una reunion dei Floyd, Nick ha detto: “Adoro i tour e vivo nella speranza“. Roger ha detto che era “fuori questione” …

I Pink Floyd finora sono un’opera in tre atti. Ci sarà mai un quarto atto?

No. Ho finito. Ho avuto una vita nei Pink Floyd per molti anni, e parecchi di quegli anni all’inizio, con Roger. E quegli anni, che sono considerati il nostro periodo di massimo splendore furono al 95% musicalmente appaganti, gioiosi e pieni di divertimento e risate. E di certo non voglio lasciare che l’altro cinque percento colori la mia visione di quello che è stato un tempo lungo e fantastico insieme. Ma ha fatto il suo corso, abbiamo finito, e sarebbe falso tornare indietro e farlo di nuovo. E farlo senza Rick [Wright] sarebbe semplicemente sbagliato. Sono felice per Roger che fa tutto ciò che vuole e si diverte e ottiene la gioia che deve aver avuto da quegli spettacoli di the Wall. Sono in pace con tutte queste cose. Ma non voglio assolutamente tornare indietro. Non voglio andare a suonare negli stadi. Sono libero di fare esattamente quello che voglio e come voglio farlo.

Fammi un esempio di un momento dei Pink Floyd che rivivi nella tua testa più e più volte perché è stato magnifico.

Oh, i grandi momenti sono innumerevoli. Ho migliaia di ricordi di istantanee che sono fantastici. Meddle è stato un grande momento per noi. Ha mostrato la via e ha avuto successo. Ma poi lo era anche A Saucerful of Secrets. The Dark Side of the Moon ovviamente è stato il momento di svolta ed è stato fantastico.

Che ne dici di un momento in cui ti raggomitoli, pensando all’orrore di tutto questo?

Non ho niente di imbarazzante. Anche se quando guardo Live at Pompeii, rabbrividisco.

Cosa ricordi del breve periodo in cui tu e Syd eravate entrambi nel gruppo?

È stato tragico, davvero. C’erano cinque concerti che facevamo insieme e lui … [sospira]. Abbiamo un pò di riprese di Syd in uno spogliatoio da qualche parte in uno di quei concerti, e lui balla questa musica – una piccola danza – e sorride e ride. Ma lo guardi e dici: “Oh Dio, no, tragico”. Povero ragazzo. Non ricordo molto a riguardo. Ero nuovo di zecca e penso che sapessero che avrei preso il controllo.

Quali sono i tuoi ricordi dell’esibizione al Live 8? [Gilmour, Waters, Mason e Wright si sono esibiti per la prima volta in 24 anni all’evento del 2005.]

Mi è piaciuto moltissimo, anche se abbiamo avuto alcuni giorni di prove molto tese. Roger e io non ci parlavamo da anni.

Come hai deciso cosa suonare?

Abbiamo dato suggerimenti e Roger ha dato suggerimenti, e non mi importava dei suggerimenti di Roger. Alla fine, ho pensato, in realtà, siamo i Pink Floyd e lui è nostro ospite, e può semplicemente fare quello che gli diciamo di fare o vaffanculo.

Cosa ha suggerito?

Voleva fare “Money” – cosa che abbiamo fatto tutti in realtà – e “Another Brick in the Wall” e “In the Flesh”.

Ed è stato annullato.

Fondamentalmente sì.

Roger una volta mi ha detto che i musicisti che raggiungono il livello di successo che tu hai raggiunto “devono avere dei buchi nella nostra psiche che solo l’adulazione può riempire”. È una cosa abbastanza onesta da dire.

È una cosa onesta da dire. E penso che abbia ragione, in realtà. Ma spero di non avere più quel buco nella mia psiche, poiché non vedo la necessità di quel tipo di adulazione su quella scala. Inoltre, la cosa strana degli stadi è che non hai modo di sapere se sta andando bene. È una folla – al singolare. Non puoi trattenerli come individui. Il potere e l’energia del loro amore, per così dire, è una meravigliosa droga per aumentare il tuo ego fino al punto in cui è eccessivamente gonfiato.


Fonte: www.guitarplayer.com

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