recensione

RECENSIONI: DAVID GILMOUR – LIVE AT POMPEII – VERSIONE CINEMATOGRAFICA

Era praticamente certo ancora prima del concerto l’uscita su Dvd / Bluray del live che David Gilmour ha tenuto il 7 e 8 luglio 2016 nel leggendario anfiteatro di Pompei, ma nessuno si aspettava una versione cinematografica, andata in onda in tutto il mondo per un solo giorno, mentre in Italia abbiamo fatto le cose in grande ed il film è stato proiettato per tre sere consecutive. La versione del cinema è “tagliata” di qualche canzone per entrare negli “standard orari” cinematografici: Faces of Stone, Money, The Blue, Fat old sun, Coming back to life, On an Island, The Girl InThe Yellow Dress e Today infatti le troveremo solo nella versione Dvd e Blu-ray in uscita a fine settembre.

Ma ora parliamo del contenuto: la mia visione è stata al cinema Multiplex “Le Befane” di Rimini in una sala dotata di Dolby digital surround DTS e Sistema di Proiezione Sony Digital Cinema 4K.

Partendo dal presupposto che questo film (so che è difficile..) non può essere neanche lontanamente paragonato a “quel” Live At Pompeii che i Pink Floyd fecero nel lontano 1971, una opinione su questo concerto deve essere fatta in base al “Rattle That Lock World Tour” che David Gilmour ha portato in giro per il mondo nel 2015 e 2016. La scaletta è stata per lo più la stessa delle altre date, con l’eccezione di “the Great Gig In The Sky” che ha ricevuto molte critiche, ed in effetti è parso anche a me che si sarebbe potuto rischiare qualche altra canzone, perchè “Great Gig..” è molto particolare e farne una versione degna di nota è veramente difficile. L’unica canzone invece eseguita anche nel 1971 è stata “One Of These Days”.

Il film inizia con un mini-documentario dalle prove a Brighton all’arrivo a Pompei, dove mostrano l’inizio dell’assolo di In Any Tongue nel soundcheck, altamente spettacolare, senza nessun pubblico.. Poi si inizia. Non farò un elenco delle sensazioni canzone per canzone ma vi basti sapere che le riprese di Gavin Elder sono altamente spettacolari e danno davvero la sensazione di assistere al concerto, una piccola consolazione per chi -come me- non ha potuto assistere dal vivo a questo evento, senza parlare della parte audio: sinceramente una pulizia del suono così l’ho sentita raramente, tutti gli strumenti sono facilmente riconoscibili, compreso il coro, e per la chitarra di Gilmour non ci sono parole: sembra che stia suonando davanti a me in presa diretta. Sono ancora sconvolto. Vorrei sapere che diavolo di microfono hanno usato per registrarla.. L’esecuzione è stata pressoché perfetta, nessuna sbavatura, e mi pare nessun ritocco evidente dal live originale se non in una strofa di “Rattle That Lock”, ma per la certezza assoluta bisogna parlare con chi al concerto ci è stato dal vivo. Un David molto concentrato sulla performance, spesso ad occhi chiusi in piena “trance” musicale e davvero commovente in “A Boat Lies Waiting” dove sembra cercare Rick nel cielo, senza parlare di Comfortably Numb, In Any Tongue, High Hopes.. La parte di assolo iniziale di “Shine On..” sembra presa direttamente dal disco originale, un suono che.. bo, non lo so descrivere. Insomma avrete capito che a me il concerto è piaciuto parecchio. L’effetto che mi ha fatto vedere Live At Pompeii sul grande schermo è incredibile, mi viene voglia di costruirmene uno tutto mio, le pareti del cinema in Sorrow quasi tremavano e il Dolby Dts ha funzionato alla grande anche se non in versione “Atmos”.

Ora aspettiamo con trepidazione l’uscita su Dvd, Blu-ray, Lp e cd per vedere ed ascoltare anche i pezzi mancanti del concerto, canzoni come “Faces Of Stone”, “Fat Old Sun”, “Coming Back To Life” e le altre che nella versione cinematografica non hanno trovato posto e magari, per i presenti, cercare di riconoscersi! 😉

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Infine un piccolo appunto: non riesco a capire perchè (essendo io molto appassionato di tecnologia) avendo filmato il concerto in 4k non uscirà una versione appunto in Ultra HD 4k, potendo godere appieno anche a casa della massima definizione in cui il concerto è stato filmato.

Shine On!

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IS THIS THE LIFE WE REALLY WANT? – RECENSIONE E TRADUZIONE DEI TESTI

Alla fine, tutto ciò che conta, è se ti commuove o no“. Con questa frase Roger Waters commentava il capolavoro “The Dark Side Of The Moon”, ed è la prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando l’ultimo disco “Is This The Life We Really Want?“. E Roger Waters ci ha beccato in pieno. Sono già state fatte molte recensioni su questo album, alcune negative ed altre, da parte di chi conosce veramente il valore di Roger, più positive. Da parte mia, posso solo dire che questo nuovo lavoro mi ha commosso veramente, la voce di Roger non sarà bella come quella di David Gilmour, non ci sono assoli di chitarra in grado di aprirti mente e anima, ma troveremo tutto quello che ha fatto dei Pink Floyd una delle band più importanti del pianeta: se sotto l’aspetto musicale il richiamo ai Pink Floyd è palese, sotto l’aspetto lirico troviamo un Roger Watars schierato ed “incazzato” come non mai. Personalmente ho apprezzato in pieno questo disco, che a mio avviso necessita di più ascolti -come tutti i lavori floydiani e solisti- per essere apprezzato appieno.

Da ilmanifesto.it – Is This The Life We Really Want? è un progetto dove ancora una volta i testi sono centrali: se The Final Cut – ultimo capitolo targato Pink Floyd ma in realtà primo lavoro da solista, era una sorta di requiem del dopo guerra su cui aleggiava la figura del padre, e Amused to deathraccontava l’autodistruzione della razza umana, questo nuovo capitolo – e il titolo è inequivocabile «è questa la vita che veramente vogliamo?», sembra quasi la definiva resa di Waters all’ineluttabile destino della razza umana. Il cerchio (negativo) si chiude con l’elezione di Trump: il disco esce in ritardo anche perché l’elezione del nuovo presidente americano ha costretto Waters a rimodulare le liriche. Diretto, a tratti furioso, il nuovo album è quindi un manifesto – per stessa ammissione dell’autore – contro Donald Trump, oggetto di pesanti slogan nei suoi concerti(«Trump is a pig»), immortalato in una foto del booklet con le pecette nere e la scritta: «un leader senza cervello», ma anche contro l’arroganza del potere in generale.

Un’investitura generata dalla paura, come recita la drammatica title track introdotta dalla voce dello stesso Trump, il timore di tutto quanto è diverso da noi: «Ogni volta che uno studente – intona nel suo caratteristico recitar/cantando Waters – viene investito da un carro armato, ogni volta che un giornalista viene lasciato a marcire in galera, ogni volta che cala il sipario su qualche vita, noi restiamo fissi davanti a un televisore, silenziosi e indifferenti». E le musiche – alla produzione è supportato per la prima volta non da un chitarrista ma da Nigel Godrich (Radiohead) che conosce filologicamente tutta la produzione pinkfloidiana – non nascondono citazioni continue al passato splendente dei Pink Floyd.

Che cos’è il cupo battito dell’introduttiva When We Were young se non un rimando a The Dark side of the moon…? Ridondante a tratti ma onesto, Is this the life we really want? può non piacere ma non lascia indifferenti.

Shine On!

Per una lettura più approfondita di “Is This The Life We Really Want?” consiglio di leggere la splendida recensione di Nino Gatti del Lunatics cliccando a questo link.

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RECENSIONI: PINK FLOYD – THE EARLY YEARS 1965-1972

È finalmente disponibile il box set THE EARLY YEARS 1965-1972, un’opera monumentale sui primi anni dei Pink Floyd, pre-Dark Side Of The Moon, forse il periodo preferito dai fans di vecchia data e non solo, ma anche il periodo di maggior “sperimentazione musicale”. Questa recensione vuole essere un’opinione personale sulla qualità del box: c’è talmente tanto materiale all’interno che per visionare ed ascoltare con cura tutto, passerebbero mesi… Quindi per ora mi sono limitato a dare uno sguardo -ma con molta attenzione-  ad ogni cd/blu-ray.

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Il “box delle meraviglie” arriva in 3000 copie in Italia e misura 38*22*28 cm. ed il primo problema che si incontra è trovargli una sistemazione in casa… la grafica nera con la riga bianca sta a rappresentare gli inizi della band, quando ancora si chiamavano “Tea Set” e nel gruppo doveva ancora entrare Syd Barrett: andavano in giro con un furgone Bedford colorato proprio come il box. Una volta aperto il cartone dell’imballaggio per prima cosa bisogna estrarre un cd (aggiunto all’ultimo momento, che ha causato anche dei ritardi nelle spedizioni, ed attaccato esternamente al box) ed inserirlo nel cofanetto “Obfusc/ation”: il cd all’interno del box infatti è il “Live At Pompeii” su cd, mentre il disco trovato fuori dalla confezione è quello che va all’interno del box, cioè il remix 2016 di “Obscured By Clouds”. Non starò a descrivervi l’emozione, finalmente gli archivi dei Pink Floyd si aprono, ma vediamo se ne è valsa veramente la pena:

1965-67 CAMBRIDGE ST/ATION Il primo box è dedicato agli anni 1965-1967, la parte audio trova tutte le canzoni uscite nell’Ep in edizione limitata “Their First Recordigs”, più tutti i primi singoli. La qualità audio è elevata e i mix sono del 2010. Non si può dire lo stesso del concerto a Stoccolma del 1967: la musica si sente davvero bene per essere un live molto vecchio, ma la praticamente quasi assenza del cantato di Syd Barrett taglia un pò le ali a quello che poteva essere davvero un grande concerto, naturalmente nei crediti è specificato che la voce è registrata ad un volume molto basso, ma sinceramente speravo di sentire almeno qualcosa… Per quanto riguarda le 9 versioni di “John Latham”, sono per lo più improvvisazioni per l’epoca “avanguardistiche” con alcuni spunti di buoni riff, ma a mio avviso di difficile ascolto. La parte video invece è stata molto curata con una “rigenerazione” delle bobine originali davvero ben fatta. Alcune scene sono di qualità poco inferiore ma visto il tanto tempo trascorso è più che accettabile.

1968 GERMIN/ATION La parte audio del cofanetto contiene alcune canzoni inedite come “Song 1” e “Roger’s Boogie” di rilevante interesse, oltre alle Bbc Session del 1968, buona qualità complessiva. Esagerata invece la parte video. I colori “esplodono”, c’è davvero tanto lavoro in questi video restauri, si può vedere David Gilmour alle “prime armi” al Bouton Rouge, un paio di video registrati in Italia e tanti videoclip divertenti girati in playback.. fantastico!

1969 DRAMATIS/ATION Si parte con le outtakes di “More”, davvero eccezionali, compresa una inedita versione di “More Blues” e la versione dalla vecchia compilation “Picnic” di “Embryo”. Una menzione per la traccia “Seabirds”: come dichiarato dai Pink Floyd stessi, la versione cantata del brano è purtroppo andata perduta, quindi questa versione del box è l’unica registrazione rimasta. Si prosegue con le Bbc Session del 1969 già conosciute a più sotto forma di bootleg, in questo caso l’audio era già ottimo quindi è stato fatto solo un lavoro di pulizia ed equalizzazione. Il cd continua con il concerto ad Amsterdam al Paradiso, anche questo circolava su bootleg da tempo, ma sentirlo così, è tutta un’altra storia, anche se il set suonato in quell’occasione prevedeva solo brani strumentali. Poi arriva uno dei momenti più attesi dai fan: la pubblicazione ufficiale della suite “The Man & The Journey”: la registrazione è quella del “Concertgebouw” di Amsterdam: anche in questo caso i bootleg disponibili erano di ottima qualità e questa versione ufficiale non delude affatto, ma esalta ancor di più a quale livello erano i Floyd nel ’69. Spettacolari versioni di Cymbaline, The Narrow Way, A Saucerful Of Secrets, ed un brano strumentale che ho sempre trovato incredibile e sottovalutato: “Behold The Temple Of Light”. La parte video presenta alcune clip note ai più, come le prove del concerto alla Royal Festival Hall e altro materiale, ma sinceramente mai visto in questa qualità.

1970 DEVI/ATION Il ’70 parte con una delle più belle versioni di “Atom Heart Mother” mai ascoltate: quella dal vivo a Montreux senza orchestra. Spettacolo. Si prosegue con le Bbc Session del 1970: anche in questo caso la qualità è superba. Vengono finalmente pubblicate ufficialmente anche 16 outtakes dalla colonna sonora di “Zabriskie Point”: molte traccie davvero inedite e in qualità sorprendente. Si chiude con una delle prime versioni in studio -inedita- di Atom Heart Mother in cui suona solo la band, senza coro, quasi 20 minuti di improvvisazione di quella che poi diventerà una delle più grandi suite composte dai Pink Floyd. La parte video invece parte con lo show alla Tv di San Francisco KQED: speravo in un miglioramento netto, invece la parte visuale risulta non troppo diversa dalle versioni circolate fin d’ora su bootleg: rivista, corretta e stabilizzata si, ma non con quel miglioramento generale che ci si aspetta visto che le pellicole su cui è stato filmato il video dovrebbero essere professionali. Bellissimi invece i filmati di St. Tropez, che includono anche il soundcheck. Presente anche l’intero audio dell’album “Atom Heart Mother” in versione quadrifonica 4.0 del 1970, oltre alla versione video della suite con orchestra ad Hyde Park, anche se specificato di qualità nettamente inferiore ma presente nel box per il suo valore storico.

1971 REVERBER/ATION Pubblicata anche sul canale YouTube dei Pink Floyd, “Nothing 14” è una delle parti di quello che poi diventerà (a mio modestissimo parere) la canzone più completa e rappresentativa dell’intero catalogo Pink Floyd: Echoes. Non serve aggiungere altro, basta il titolo. Presenti anche le Bbc Session del 1971, il livello è altissimo e l’esecuzione dei pezzi magistrale. Fat Old Sun con la suadente voce di David, una “incazzatissima” One Of These Days, una versione da 10 minuti di Embryo, ed il capolavoro Echoes. La parte video include alcuni filmati girati in Germania più un paio di pezzi live da pelle d’oca all’Abbaye De Royaumont in Francia, oltre ad altri video di interesse storico e la versione audio integrale quadrifonica 4.0 del brano “Echoes”. Alcuni fan hanno dichiarato che “nascosto” nel Bluray, ci sia l’intero “Meddle” in versione 5.1: la versione era prevista ma è stata esclusa dal box-set all’ultimo momento. Pare che “rippando” il bluray per metterlo in un hard disk esterno, si riesca a trovare “magicamente” il file contenente l’audio 5.1 di Meddle, ma al momento sono solo indiscrezioni e non c’è niente di confermato.

1972 OBFUSC/ATION Il cd contenuto nel box del ’72 contiene il remix 2016 dell’intero album “Obscured By Clouds”, l’audio è davvero diverso, si sentono alcune parti di batteria e tastiera in più, il suono della chitarra è più spaziale, c’è più riverbero generale, non so dire con esattezza se sia migliore dei mix passati, ma sul fatto che sia diverso non c’è dubbio. Per quanto riguarda la parte video, c’è una gran raccolta di foto tutte inedite con in sottofondo il brano “Wot’s… Uh the Deal”. Presenti anche un paio di brani già editi dal Brighton Dome ed alcuni documentari sul “Roland Petit Ballett”, anche questi restaurati, oltre al video del “Live At Pompeii” con il mix audio in 5.1 Dts che non ha niente a che vedere con l’audio del dvd 2.0 fino ad ora in commercio, tutti gli strumenti hanno ricevuto un incremento di nitidezza e volume. Stranamente la traccia Echoes non è divisa in due parti, ma come traccia unica alla fine del film.

BONUS CONTINU/ATION Questo cofanetto è presente solo nel box, e non verrà messo in commercio sigolarmente, come invece avverrà per gli altri, nel corso del 2017. Il cd contiene le Bbc Sessions del  1967 e 1968. L’audio non è proprio impeccabile, anzi, da un lavoro di questa caratura ci si aspetterebbe di più ma evidentemente non è stato possibile ripulire la traccie. Pubblicati anche un paio di brani dalla colonna sonora (mai uscita ufficialmente) di “The Comittee” oltre al brano “Moonhead” registrato in occasione dell’allunaggio alla Bbc Tv. Inspiegabilmente è presente anche una versione di “Echoes” registrata live a Wembley nel 1974 (!) che c’entra poco con una raccolta fino al 1972, ma che certamente apprezziamo lo stesso! La parte video è composta da alcuni videoclip alternativi ed esecuzioni live dal ’69, ’70 e ’72, oltre al film “The Committee”, sottotitolato in Italiano. Pubblicati anche i due film con colonna sonora integralmente ad opera dei Pink Floyd “More” e “La Vallee”, inspiegabilmente senza sottotitoli in Italiano. Completano il box una serie di poster e memorabilia più la replica dei singoli “Arnold Layne – Candy And A Currant Bun”, “See Emily Play – The Scarecrow”, “Apples And Oranges – Paintbox, “It Would Be So Nice – Julia Dream”, “Point Me At The Sky – Careful With That Axe, Eugene”. Segnalo che tutti i documentari ed interviste (a parte i film) hanno sottotitoli in Italiano.

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CONCLUSION/ATION  😉

Quello che molti di voi si chiederanno è se ne vale veramente la pena. Non so darvi una risposta netta, perchè se siete fan di lunga data e magari avete già tanto materiale sotto forma di bootleg, l’80% del materiale presente in questo box lo avete sicuramente già visto e sentito, ma mai in questa qualità. Il lavoro fatto è stato enorme e garantisce una “sbornia floydiana” quasi infinita. Personalmente sono molto soddisfatto della qualità generale, la parte audio è per il 90% ottima e la parte video non è da meno, con momenti memorabili, come ad esempio “Interstellar Overdrive” insieme a Frank Zappa, finalmente con una qualità degna della storia che si scriveva in quel momento. Ognuno dei box-set uscirà anche singolarmente (a parte Continu/ation) e questo sarà sicuramente una buona occasione per chi -di questi tempi soprattutto- non può permettersi di comprare un box che sicuramente ha un valore storico immenso, ma che ha un prezzo piuttosto elevato. Prezzo che però è molto variabile, come confermano le prime copie vendute online a 415€ e le copie vendute nei negozi che possono variare da 550 a quasi 600€.

Personalmente sono rimasto parecchie volte a bocca aperta ascoltando e vedendo il contenuto di questo box, molte volte è stato come sentirli e vederli per la prima volta e tanto basta a mio parere per consigliare caldamente questo box a chi come me interessano le performance live, outtakes e demo, tanto quanto gli album ufficiali.

CLICCA QUI per vedere la tracklist completa del Box Set.

Shine On!

DAVID GILMOUR: POMPEI – LA RECENSIONE

Come promesso, pubblico la recensione del concerto di David Gilmour a Pompei, fatta da Fabio, che con Giain, Piopieri e Massimo, tutti frequentatori del blog, hanno assistito a questo evento.

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8 Luglio, Pompei: “Concerto da eruzione del Vesuvio!
5 AM praticamente versione studio, bellissima!
Rattle That Lock molto coinvolgente, basso strepitoso e primo solo tagliente di Gilmour!
Faces Of Stones prima lacrimuccia per un assolo allungato e strepitoso, la chitarra parlava ed era chiaramente un tributo alla mamma!
What Do You Want From Me strepitosa e strepitoso assolo iniziale di Gilmour, ormai è chiaro che è in formissima, compreso con la voce!
The Blue non piace a tutti, ma a me in ogni canzone dove ci sia un solo così come c’è stato ieri sera, non può che piacere!
The Great Gig In The Sky unica nota stonata, mi dispiace dirlo, ma scivolone pazzesco averla scelta con 3 voci, tra cui una maschile. Insomma cori e philliganes, qui non hanno convinto. Peccato davvero, perchè così si storpiano canzoni storiche…
A Boat Lies Waiting tributo a Wright, da pelle d’oca. Steel guitar di Gilmour sempre strepitosa e commovente.
Wish You Were Here emoziona sempre, ma piccoli errori di Kamen all’inizio del riff e di Gilmour. Però questo non ridimensiona nulla! Entrambi strepitosi per tutto il concerto.
Money mamma mia! Allucinante, basso, solo di Gilmour e Mello fuori categoria, fuoriserie!
In Any Tongue ma che assolo ha fatto?! Allungato, ogni giro ricominciava, ispirato, credo molta improvvisazione!
High Hopes canzone sognante, con le immagini di Cambridge e solo alla steel guitar fantastico e anche qui molto ispirato.
Pausa con Gilmour che dopo aver detto che andava a prendere una cup of thea, dice in italiano di aspettare 15 minuti 😀
Intanto si sono accesi i bracieri in tutto il perimetro dell’anfiteatro e questo ci ha fatto sperare un pò…
One Of These Days potente, veramente potente, versione pulse. Inoltre un piccolo sospiro di sollievo, perchè non l’ha proposta sempre e c’era un pò di timore che non la facesse.
Shine On You Crazy Diamond che bella, solenne sulle tastiere di philliganes, stupenda sul solo di Gilmour, da boato sulle 4 note. I 2 sax finali di Mello, da andarlo a ringraziare sul palco….
Fat Old Sun sempre tra le mie preferite, solo finale, anche qui allungato e ispirato. Nel solo la chitarra si sentiva bene, non è stato così in tutti i concerti. Piccola e unica stecca vocale di Gilmour, di tutto il concerto.
Coming Back To Life molto bella, ma anche un pò cambiata rispetto all’originale nei soli.
On An Island altra canzone a chi piace e a chi non piace. A me piace e tanto, anzi mi spingo più in la, per me è una delle più belle tra i suoi album solisti!
The Girl In The Yellow Dress vabbé concediamogliela….
Today Live rende molto ma molto di più. Altra nota prima di today, dopo infinite insistenze del pubblico in prima fila, di fare echoes, Gilmour ha preso la parola, dicendo che echoes non si può fare senza Wright, che era un dialogo tra loro 2. Vabbè io l’inglese non lo parlo, la traduzione precisa non la so, però il senso era quello. Inoltre ha lanciato un’occhiataccia a quei 2 in prima fila.
Sorrow che dire, migliore versione mai ascoltata da quando Gilmour inventò la chitarra! Meglio anche di pulse e ce ne vuole… inizio e fine con la chitarra che faceva vibrare tutto l’anfiteatro, basso che ti entrava dentro e solo di Gilmour lunghissimo e bellissimo, non finiva mai, considerate che la canzone è durata 10 minuti e mezzo! Credo che in tutto il concerto, abbia dato il meglio di se in questo assolo!
Run Like Hell qui tutti i musicisti si sono messi gli occhiali da sole e già questo… troppo coinvolgente questa canzone, potente, tutti i musicisti sono affiatati e suonano all’unisono e Pratt nell’ultimo verso della canzone, sostituisce Lo don con Pompei! Finale pirotecnico in tutti i sensi, con i fuochi d’artificio a rendere la cornice dell’anfiteatro un sogno ad occhi aperti!
Dopo il finto saluto, i musicisti eseguono Time, canzone bellissima che è pur sempre una canzone che contiene uno dei più bei soli di chitarra di Gilmour, che lui esegue perfettamente!
Breathe reprise perfettamente incastonata con time.
Comfortably Numb non so se è la più bella dei Pink Floyd, ma mette troppi brividi. L’assolo finale molto ispirato di Gilmour dura tantissimo e si discosta un pò dall’originale. Molto molto bello. Per me però nessuna versione supererà mai quella di pulse…
Bellissimi i laser su questo assolo, che sembravano vibrare come le corde della chitarra di Gilmour!
Conclusioni: Gilmour già in formissima nei precedenti concerti del 2016, ma qui è sembrato in stato di grazia, forse ispirato dalla magia del posto! Tutti gli assoli sono stati allungati e sono stati tutti molto taglienti e aggressivi e, ovviamente, meravigliosi! Non nego di aver sperato fino all’ultimo in echoes, ma va bene così. Concerto che rimarrà nella storia! Un ringraziamento speciale a Giain, Piopieri e Massimo, per aver condiviso insieme a me, questa emozione!”

Cm52Di4WcAAS7fJUna piccola curiosità: quando il pubblico durante il concerto ha chiesto con insistenza “Echoes”, David si è fermato un attimo e ha detto: “Echoes era una sorta di dialogo fra due persone: Rick ed io. Ora lui non c’è più per cui è impossibile suonarla“. Personalmente non potrei essere più d’accordo. Mi sembra inopportuno chiedere una canzone che ormai da tanto tempo si sa che David non eseguirà più. Anche il bassista Guy Pratt ha postato su facebook qualcosa a riguardo: “E ‘stato davvero fastidioso la quantità di persone che continuano a chiedermi o che mi diceva che avrebbe dovuto suonare Echoes a Pompei. David ha riassunto perfettamente la notte scorsa sul palco quando ha detto “Echoes è una conversazione tra 2 persone, e Rick è morto, quindi non siamo in grado di suonarla.” Tutti coloro che non capiscono questo stanno mostrando un incredibile mancanza di rispetto a Rick“.

A questo link il video di Wish You Were Here da Repubblica.it

A questo link il servizio del Tg1

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Shine On!

DAVID GILMOUR: POMPEI

L’evento che tutti stavamo aspettando è arrivato: dopo aver trascorso un paio di giorni in relax a Ravello sulla Costiera Amalfitana, David Gilmour ha suonato all’Anfiteatro di Pompei! Il concerto è stato ripreso dalle telecamere, molto probabilmente per realizzare una sorta di sequel dell’evento dei Pink Floyd nel 1971.

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Questa la scaletta di Giovedì 7  e Venerdì 8 Luglio:

Primo set: 5am, Rattle That Lock, Faces Of Stone, What Do You Want From Me, The Blue, The Great Gig In The Sky, A Boat Lies Waiting, Wish You Were Here, Money, In Any Tongue, High Hopes.

Secondo Set: One Of These Days, Shine On You Crazy Diamond, Fat Old Sun, Coming Back To Life, On An Island, The Girl In The Yellow Dress, Today, Sorrow, Run Like Hell

Encore: Time / Breathe (reprise), Comfortably Numb.

CLICCA QUI per la recensione dello show!

David Gilmour: “È un posto fantastico e straordinario perché è stato mantenuto esattamente com’era. Ci sono tanti altri siti: se visitate un altro tipo di siti in giro per il mondo, vi accorgerete che sono molto danneggiati da quello che è successo da quando sono stati abbandonati. M questo è stato come sigillato: è come se fosse stato costruito ieri. È un luogo magico, un posto di fantasmi… In modo amichevole. Sono molto onorato e ispirato dall’essere tornato a Pompei. Qui mi sento al sicuro, è come se fossi a casa. All’epoca suonammo alcuni brani più volte. Eravamo ripresi, il che significava poter anche interrompere le riprese per ripetere di nuovo le canzoni. […] Adrian Maben venne da noi con l’idea. E pensammo: ‘Beh, perché no?’. Ma nessuno di noi pensava che quel progetto sarebbe stato accolto così positivamente e che sarebbe rimasto nella mente delle persone per tutto questo tempo. È tutto merito suo. La sua idea è stata fantastica“.

A questo link una bella intervista di Gilmour a Rolling Stone!

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RECENSIONI: DAVID GILMOUR RATTLE THAT LOCK

12030519_10154207657478574_5640598838950321948_oRattle That Lock è un album solista di David Gilmour, questo è quello che bisogna ricordarsi prima di ascoltare il disco. E lo dico fin da subito, in un ipotetico “best of” di David Gilmour da questo album io ci prenderei almeno 5 traccie, e non è poco, visto i dischi che stanno uscendo negli ultimi anni. Chi si ostina a paragonare le carriere soliste di artisti con alle spalle nomi importanti come Pink Floyd, forse non capisce che in un gruppo, con l’andare del tempo, puoi essere “limitato”, e non fare cose che magari ti piacerebbe provare, qualcosa di nuovo, per esempio in Rattle That Lock David ha voluto provare un’esperienza Jazz e Valzer, poi i risultati saranno anche discutibili ma resta il fatto che questo è il suo disco, non dei Pink Floyd e ha registrato quello che si sentiva di farci ascoltare.

La traccia di apertura è 5 am, classico brano  d’atmosfera, potrebbe starci benissimo in “The Division Bell” da quanto è bello, David qui usa la Gibson Les Paul in modo magistrale, con il classico accompagnamento d’orchestra diretta da Zbigniew Preisner. La rivista Rolling Stone (che ha stroncato il disco dandogli 2 stelle) dice in poche parole che fa sempre lo stesso assolo, sinceramente, se il disco fosse tutto come questa canzone, io non mi stancherei mai di ascoltarlo. David Gilmour è uno dei pochissimi artisti che può copiare da se stesso, e non penso gli si possa fare una colpa per questo. La titletrack Rattle That Lock è già da parecchio tempo che la possiamo ascoltare, ha creato pareri diversi, anche per l’ispirazione che ha avuto, il jingle della stazione ferroviaria francese… Resta il fatto che è orecchiabile e uno dei pochi brani ad essere adatto ad un passaggio radiofonico. Faces Of Stone è un pezzo dal sapore Valzer, ma contiene degli assolo tra i più belli di David con un suono che certa gente “darebbe via un rene” per poter avere e soprattutto un testo importantissimo. La canzone è su sua madre e alla malattia che la ha colpita. Essendo io stato coinvolto in prima persona con mia nonna (una seconda mamma per me..) affetta dalla stessa malattia, Alzheimer e Demenza, posso dire che per scriverci sopra una canzone, ci vuole molto coraggio. Fidatevi, chi non ha passato l’esperienza di un caro con questa malattia non potrà mai capire il dolore che si prova. A me la canzone ha commosso ed è una delle più belle del disco. Si prosegue con un altro brano da pelle d’oca: A Boat Lies Waiting dedicato a Richard Wright. Il brano è stato unanimamente riconosciuto come uno dei più toccanti del disco, i cori sono di David Crosby e Graham Nash. Altre parole sono superflue. Dancing Right In Front Of Me, musica e testi interamente di David Gilmour, è un brano più “leggero”, scivola via piacevole con un piccolo cambio d’atmosfera quasi jazz nel mezzo del brano. Gran lavoro dell’orchestra, sembra quai di risentire il “Live in Gdansk”, dove orchestra e chitarra si mescolano perfettamente. La seconda parte di Rattle That Lock si apre con il fischio di In Any Tongue: capolavoro. Avevamo già avuto modo di ascoltarne un estratto parecchio tempo fa e subito era sembrata una nuova “Comfortably Numb”. Dal vivo fa forse ancora più impressione che in studio, la parte cantata “alta” dal vivo la cantano i coristi mentre su disco la canta (paurosamente bene) David. Per un tema importante come quello della guerra, la canzone è perfetta, l’assolo vorresti non finisse mai… Questa canzone non sfigurerebbe affatto in un disco a nome Pink Floyd. A questo punto c’è lo strumentale Beauty, a me è piaciuto subito, mi ha ricordato certe atmosfere di “Obscured By Clouds” e “The Endless River” dei Pink Floyd, uno dei pezzi più belli del disco. The Girl In The Yellow Dress è un brano dal sapore jazz, forse il meno amato del disco, personalmente non sono un amante del genere e non mi sento in grado di giudicare un brano Jazz, resta il fatto che David non si era mai addentrato in questo genere, e anche quando la propone dal vivo la reazione è “tiepida” rispetto ad altre canzoni. Paradossalmente è ritenuta da David steso uno dei brani più belli del disco. Today è il secondo singolo estratto dall’album (prossimamente uscirà anche il video), a molti è piaciuto più del primo singolo “Rattle That Lock”. Il brano è uno di quelli che Phil Manzanera ha creato mettendo insieme dei “bozzetti” di canzone creati da David. Sa quasi di “anni 80”, per i miei gusti un pò troppo esagerati i cori, dal vivo rende molto di più. L’album si chiude con And Then… , un’appendice di “5 am” più complessa e articolata, sempre molto d’effetto. Da lacrime agli occhi l’ultimo assolo alla chitarra Taylor con corde in nylon. Il disco si chiude con il rumore di un camino acceso… Ripeto che io non mi stancherei mai di ascoltare questo genere di canzoni.

In definitiva una delle prove più convincenti della carriera solista di David Gilmour, superiore ad On An Island seppur con qualche “difetto” minore come aver sfumato tutte le canzoni. Personalmente mi sento di consigliare questo disco non tanto per l’opera in se (ogni canzone dell’album può essere ascoltata singolarmente e non è necessario ascoltarlo dall’inizio alla fine per aver un senso compiuto) ma per dei piccoli capolavori che meritano di essere assolutamente ascoltati. Meglio se in cuffia o in Blu-Ray con l’edizione 5.1 Dts.

Grazie di continuare a  regalarci emozioni, David.. E non farci aspettare altri 9 anni, in questo mondo c’è bisogno di te!

Contenuti Extra versione cd+dvd* / cd+bluray

*molte persone hanno segnalato un problema con i sottotitoli in Italiano sbagliati nella versione Dvd. Per la versione Blu-Ray nessun problema riscontrato.

AUDIO-VISUAL

Barn Jam 1, 2, 3 e 4. Sono delle jam create nel 2007 con il compianto Rick Wright, se potete ascoltatele, solo queste meritano davvero i soldi spesi in più per avere la versione Deluxe.

THE ANIMATORS – ALASDAIR + JOCK (Documentary) e THE ANIMATORS – DANNY MADDEN (Documentary) sono due mini-documentari sulla realizzazione dei video delle rispettive Rattle That Lock e The Girl In The Yellow Dress; presenti alla fine di ogni documentario anche i relativi video completi.
POLLY SAMSON & DAVID GILMOUR AT THE BORRIS HOUSE FESTIVAL OF WRITING & IDEAS  (Documentary) è un bellissimo speciale in cui David e Polly parlano sull’ispirazione dell’album e il metodo compositivo dei due. Tra risate e rivelazioni un inaspettato documentario, senza cui non sapremmo che è Polly ad incoraggiare David a scrivere testi per conto suo!

THE MAKING OF THE RATTLE THAT LOCK ALBUM: è il documentario già pubblicato sul canale YouTube di David Gilmour ampliato e sottotitolato.

AUDIO ONLY

RATTLE THAT LOCK Extended Mix contiene alla fine della canzone un assolo di chitarra più lungo.

THE GIRL IN THE YELLOW DRESS Orchestral Version è una suggestiva versione della canzone con solo voce ed orchestra.

RATTLE THAT LOCK Youth Mix12” Extended Radio Dub è una versione remixata della title track, se ne poteva anche fare a meno (a mio parere).

RATTLE THAT LOCK Radio Edit è la versione radiofonica della title track

Se volete ripercorrere la genesi di Rattle That Lock dalle prime indiscrezioni fino all’uscita clicca qui. Per i chitarristi qui troverete le guide ai setup usati da David. Clicca qui per la pagina di Giampaolo Noto, clicca qui per la pagina di Gilmourish.

Shine On!