recensione

RECENSIONI: PINK FLOYD – THE EARLY YEARS 1965-1972

È finalmente disponibile il box set THE EARLY YEARS 1965-1972, un’opera monumentale sui primi anni dei Pink Floyd, pre-Dark Side Of The Moon, forse il periodo preferito dai fans di vecchia data e non solo, ma anche il periodo di maggior “sperimentazione musicale”. Questa recensione vuole essere un’opinione personale sulla qualità del box: c’è talmente tanto materiale all’interno che per visionare ed ascoltare con cura tutto, passerebbero mesi… Quindi per ora mi sono limitato a dare uno sguardo -ma con molta attenzione-  ad ogni cd/blu-ray.

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Il “box delle meraviglie” arriva in 3000 copie in Italia e misura 38*22*28 cm. ed il primo problema che si incontra è trovargli una sistemazione in casa… la grafica nera con la riga bianca sta a rappresentare gli inizi della band, quando ancora si chiamavano “Tea Set” e nel gruppo doveva ancora entrare Syd Barrett: andavano in giro con un furgone Bedford colorato proprio come il box. Una volta aperto il cartone dell’imballaggio per prima cosa bisogna estrarre un cd (aggiunto all’ultimo momento, che ha causato anche dei ritardi nelle spedizioni, ed attaccato esternamente al box) ed inserirlo nel cofanetto “Obfusc/ation”: il cd all’interno del box infatti è il “Live At Pompeii” su cd, mentre il disco trovato fuori dalla confezione è quello che va all’interno del box, cioè il remix 2016 di “Obscured By Clouds”. Non starò a descrivervi l’emozione, finalmente gli archivi dei Pink Floyd si aprono, ma vediamo se ne è valsa veramente la pena:

1965-67 CAMBRIDGE ST/ATION Il primo box è dedicato agli anni 1965-1967, la parte audio trova tutte le canzoni uscite nell’Ep in edizione limitata “Their First Recordigs”, più tutti i primi singoli. La qualità audio è elevata e i mix sono del 2010. Non si può dire lo stesso del concerto a Stoccolma del 1967: la musica si sente davvero bene per essere un live molto vecchio, ma la praticamente quasi assenza del cantato di Syd Barrett taglia un pò le ali a quello che poteva essere davvero un grande concerto, naturalmente nei crediti è specificato che la voce è registrata ad un volume molto basso, ma sinceramente speravo di sentire almeno qualcosa… Per quanto riguarda le 9 versioni di “John Latham”, sono per lo più improvvisazioni per l’epoca “avanguardistiche” con alcuni spunti di buoni riff, ma a mio avviso di difficile ascolto. La parte video invece è stata molto curata con una “rigenerazione” delle bobine originali davvero ben fatta. Alcune scene sono di qualità poco inferiore ma visto il tanto tempo trascorso è più che accettabile.

1968 GERMIN/ATION La parte audio del cofanetto contiene alcune canzoni inedite come “Song 1” e “Roger’s Boogie” di rilevante interesse, oltre alle Bbc Session del 1968, buona qualità complessiva. Esagerata invece la parte video. I colori “esplodono”, c’è davvero tanto lavoro in questi video restauri, si può vedere David Gilmour alle “prime armi” al Bouton Rouge, un paio di video registrati in Italia e tanti videoclip divertenti girati in playback.. fantastico!

1969 DRAMATIS/ATION Si parte con le outtakes di “More”, davvero eccezionali, compresa una inedita versione di “More Blues” e la versione dalla vecchia compilation “Picnic” di “Embryo”. Una menzione per la traccia “Seabirds”: come dichiarato dai Pink Floyd stessi, la versione cantata del brano è purtroppo andata perduta, quindi questa versione del box è l’unica registrazione rimasta. Si prosegue con le Bbc Session del 1969 già conosciute a più sotto forma di bootleg, in questo caso l’audio era già ottimo quindi è stato fatto solo un lavoro di pulizia ed equalizzazione. Il cd continua con il concerto ad Amsterdam al Paradiso, anche questo circolava su bootleg da tempo, ma sentirlo così, è tutta un’altra storia, anche se il set suonato in quell’occasione prevedeva solo brani strumentali. Poi arriva uno dei momenti più attesi dai fan: la pubblicazione ufficiale della suite “The Man & The Journey”: la registrazione è quella del “Concertgebouw” di Amsterdam: anche in questo caso i bootleg disponibili erano di ottima qualità e questa versione ufficiale non delude affatto, ma esalta ancor di più a quale livello erano i Floyd nel ’69. Spettacolari versioni di Cymbaline, The Narrow Way, A Saucerful Of Secrets, ed un brano strumentale che ho sempre trovato incredibile e sottovalutato: “Behold The Temple Of Light”. La parte video presenta alcune clip note ai più, come le prove del concerto alla Royal Festival Hall e altro materiale, ma sinceramente mai visto in questa qualità.

1970 DEVI/ATION Il ’70 parte con una delle più belle versioni di “Atom Heart Mother” mai ascoltate: quella dal vivo a Montreux senza orchestra. Spettacolo. Si prosegue con le Bbc Session del 1970: anche in questo caso la qualità è superba. Vengono finalmente pubblicate ufficialmente anche 16 outtakes dalla colonna sonora di “Zabriskie Point”: molte traccie davvero inedite e in qualità sorprendente. Si chiude con una delle prime versioni in studio -inedita- di Atom Heart Mother in cui suona solo la band, senza coro, quasi 20 minuti di improvvisazione di quella che poi diventerà una delle più grandi suite composte dai Pink Floyd. La parte video invece parte con lo show alla Tv di San Francisco KQED: speravo in un miglioramento netto, invece la parte visuale risulta non troppo diversa dalle versioni circolate fin d’ora su bootleg: rivista, corretta e stabilizzata si, ma non con quel miglioramento generale che ci si aspetta visto che le pellicole su cui è stato filmato il video dovrebbero essere professionali. Bellissimi invece i filmati di St. Tropez, che includono anche il soundcheck. Presente anche l’intero audio dell’album “Atom Heart Mother” in versione quadrifonica 4.0 del 1970, oltre alla versione video della suite con orchestra ad Hyde Park, anche se specificato di qualità nettamente inferiore ma presente nel box per il suo valore storico.

1971 REVERBER/ATION Pubblicata anche sul canale YouTube dei Pink Floyd, “Nothing 14” è una delle parti di quello che poi diventerà (a mio modestissimo parere) la canzone più completa e rappresentativa dell’intero catalogo Pink Floyd: Echoes. Non serve aggiungere altro, basta il titolo. Presenti anche le Bbc Session del 1971, il livello è altissimo e l’esecuzione dei pezzi magistrale. Fat Old Sun con la suadente voce di David, una “incazzatissima” One Of These Days, una versione da 10 minuti di Embryo, ed il capolavoro Echoes. La parte video include alcuni filmati girati in Germania più un paio di pezzi live da pelle d’oca all’Abbaye De Royaumont in Francia, oltre ad altri video di interesse storico e la versione audio integrale quadrifonica 4.0 del brano “Echoes”. Alcuni fan hanno dichiarato che “nascosto” nel Bluray, ci sia l’intero “Meddle” in versione 5.1: la versione era prevista ma è stata esclusa dal box-set all’ultimo momento. Pare che “rippando” il bluray per metterlo in un hard disk esterno, si riesca a trovare “magicamente” il file contenente l’audio 5.1 di Meddle, ma al momento sono solo indiscrezioni e non c’è niente di confermato.

1972 OBFUSC/ATION Il cd contenuto nel box del ’72 contiene il remix 2016 dell’intero album “Obscured By Clouds”, l’audio è davvero diverso, si sentono alcune parti di batteria e tastiera in più, il suono della chitarra è più spaziale, c’è più riverbero generale, non so dire con esattezza se sia migliore dei mix passati, ma sul fatto che sia diverso non c’è dubbio. Per quanto riguarda la parte video, c’è una gran raccolta di foto tutte inedite con in sottofondo il brano “Wot’s… Uh the Deal”. Presenti anche un paio di brani già editi dal Brighton Dome ed alcuni documentari sul “Roland Petit Ballett”, anche questi restaurati, oltre al video del “Live At Pompeii” con il mix audio in 5.1 Dts che non ha niente a che vedere con l’audio del dvd 2.0 fino ad ora in commercio, tutti gli strumenti hanno ricevuto un incremento di nitidezza e volume. Stranamente la traccia Echoes non è divisa in due parti, ma come traccia unica alla fine del film.

BONUS CONTINU/ATION Questo cofanetto è presente solo nel box, e non verrà messo in commercio sigolarmente, come invece avverrà per gli altri, nel corso del 2017. Il cd contiene le Bbc Sessions del  1967 e 1968. L’audio non è proprio impeccabile, anzi, da un lavoro di questa caratura ci si aspetterebbe di più ma evidentemente non è stato possibile ripulire la traccie. Pubblicati anche un paio di brani dalla colonna sonora (mai uscita ufficialmente) di “The Comittee” oltre al brano “Moonhead” registrato in occasione dell’allunaggio alla Bbc Tv. Inspiegabilmente è presente anche una versione di “Echoes” registrata live a Wembley nel 1974 (!) che c’entra poco con una raccolta fino al 1972, ma che certamente apprezziamo lo stesso! La parte video è composta da alcuni videoclip alternativi ed esecuzioni live dal ’69, ’70 e ’72, oltre al film “The Committee”, sottotitolato in Italiano. Pubblicati anche i due film con colonna sonora integralmente ad opera dei Pink Floyd “More” e “La Vallee”, inspiegabilmente senza sottotitoli in Italiano. Completano il box una serie di poster e memorabilia più la replica dei singoli “Arnold Layne – Candy And A Currant Bun”, “See Emily Play – The Scarecrow”, “Apples And Oranges – Paintbox, “It Would Be So Nice – Julia Dream”, “Point Me At The Sky – Careful With That Axe, Eugene”. Segnalo che tutti i documentari ed interviste (a parte i film) hanno sottotitoli in Italiano.

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CONCLUSION/ATION  😉

Quello che molti di voi si chiederanno è se ne vale veramente la pena. Non so darvi una risposta netta, perchè se siete fan di lunga data e magari avete già tanto materiale sotto forma di bootleg, l’80% del materiale presente in questo box lo avete sicuramente già visto e sentito, ma mai in questa qualità. Il lavoro fatto è stato enorme e garantisce una “sbornia floydiana” quasi infinita. Personalmente sono molto soddisfatto della qualità generale, la parte audio è per il 90% ottima e la parte video non è da meno, con momenti memorabili, come ad esempio “Interstellar Overdrive” insieme a Frank Zappa, finalmente con una qualità degna della storia che si scriveva in quel momento. Ognuno dei box-set uscirà anche singolarmente (a parte Continu/ation) e questo sarà sicuramente una buona occasione per chi -di questi tempi soprattutto- non può permettersi di comprare un box che sicuramente ha un valore storico immenso, ma che ha un prezzo piuttosto elevato. Prezzo che però è molto variabile, come confermano le prime copie vendute online a 415€ e le copie vendute nei negozi che possono variare da 550 a quasi 600€.

Personalmente sono rimasto parecchie volte a bocca aperta ascoltando e vedendo il contenuto di questo box, molte volte è stato come sentirli e vederli per la prima volta e tanto basta a mio parere per consigliare caldamente questo box a chi come me interessano le performance live, outtakes e demo, tanto quanto gli album ufficiali.

CLICCA QUI per vedere la tracklist completa del Box Set.

Shine On!

DAVID GILMOUR: POMPEI – LA RECENSIONE

Come promesso, pubblico la recensione del concerto di David Gilmour a Pompei, fatta da Fabio, che con Giain, Piopieri e Massimo, tutti frequentatori del blog, hanno assistito a questo evento.

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8 Luglio, Pompei: “Concerto da eruzione del Vesuvio!
5 AM praticamente versione studio, bellissima!
Rattle That Lock molto coinvolgente, basso strepitoso e primo solo tagliente di Gilmour!
Faces Of Stones prima lacrimuccia per un assolo allungato e strepitoso, la chitarra parlava ed era chiaramente un tributo alla mamma!
What Do You Want From Me strepitosa e strepitoso assolo iniziale di Gilmour, ormai è chiaro che è in formissima, compreso con la voce!
The Blue non piace a tutti, ma a me in ogni canzone dove ci sia un solo così come c’è stato ieri sera, non può che piacere!
The Great Gig In The Sky unica nota stonata, mi dispiace dirlo, ma scivolone pazzesco averla scelta con 3 voci, tra cui una maschile. Insomma cori e philliganes, qui non hanno convinto. Peccato davvero, perchè così si storpiano canzoni storiche…
A Boat Lies Waiting tributo a Wright, da pelle d’oca. Steel guitar di Gilmour sempre strepitosa e commovente.
Wish You Were Here emoziona sempre, ma piccoli errori di Kamen all’inizio del riff e di Gilmour. Però questo non ridimensiona nulla! Entrambi strepitosi per tutto il concerto.
Money mamma mia! Allucinante, basso, solo di Gilmour e Mello fuori categoria, fuoriserie!
In Any Tongue ma che assolo ha fatto?! Allungato, ogni giro ricominciava, ispirato, credo molta improvvisazione!
High Hopes canzone sognante, con le immagini di Cambridge e solo alla steel guitar fantastico e anche qui molto ispirato.
Pausa con Gilmour che dopo aver detto che andava a prendere una cup of thea, dice in italiano di aspettare 15 minuti 😀
Intanto si sono accesi i bracieri in tutto il perimetro dell’anfiteatro e questo ci ha fatto sperare un pò…
One Of These Days potente, veramente potente, versione pulse. Inoltre un piccolo sospiro di sollievo, perchè non l’ha proposta sempre e c’era un pò di timore che non la facesse.
Shine On You Crazy Diamond che bella, solenne sulle tastiere di philliganes, stupenda sul solo di Gilmour, da boato sulle 4 note. I 2 sax finali di Mello, da andarlo a ringraziare sul palco….
Fat Old Sun sempre tra le mie preferite, solo finale, anche qui allungato e ispirato. Nel solo la chitarra si sentiva bene, non è stato così in tutti i concerti. Piccola e unica stecca vocale di Gilmour, di tutto il concerto.
Coming Back To Life molto bella, ma anche un pò cambiata rispetto all’originale nei soli.
On An Island altra canzone a chi piace e a chi non piace. A me piace e tanto, anzi mi spingo più in la, per me è una delle più belle tra i suoi album solisti!
The Girl In The Yellow Dress vabbé concediamogliela….
Today Live rende molto ma molto di più. Altra nota prima di today, dopo infinite insistenze del pubblico in prima fila, di fare echoes, Gilmour ha preso la parola, dicendo che echoes non si può fare senza Wright, che era un dialogo tra loro 2. Vabbè io l’inglese non lo parlo, la traduzione precisa non la so, però il senso era quello. Inoltre ha lanciato un’occhiataccia a quei 2 in prima fila.
Sorrow che dire, migliore versione mai ascoltata da quando Gilmour inventò la chitarra! Meglio anche di pulse e ce ne vuole… inizio e fine con la chitarra che faceva vibrare tutto l’anfiteatro, basso che ti entrava dentro e solo di Gilmour lunghissimo e bellissimo, non finiva mai, considerate che la canzone è durata 10 minuti e mezzo! Credo che in tutto il concerto, abbia dato il meglio di se in questo assolo!
Run Like Hell qui tutti i musicisti si sono messi gli occhiali da sole e già questo… troppo coinvolgente questa canzone, potente, tutti i musicisti sono affiatati e suonano all’unisono e Pratt nell’ultimo verso della canzone, sostituisce Lo don con Pompei! Finale pirotecnico in tutti i sensi, con i fuochi d’artificio a rendere la cornice dell’anfiteatro un sogno ad occhi aperti!
Dopo il finto saluto, i musicisti eseguono Time, canzone bellissima che è pur sempre una canzone che contiene uno dei più bei soli di chitarra di Gilmour, che lui esegue perfettamente!
Breathe reprise perfettamente incastonata con time.
Comfortably Numb non so se è la più bella dei Pink Floyd, ma mette troppi brividi. L’assolo finale molto ispirato di Gilmour dura tantissimo e si discosta un pò dall’originale. Molto molto bello. Per me però nessuna versione supererà mai quella di pulse…
Bellissimi i laser su questo assolo, che sembravano vibrare come le corde della chitarra di Gilmour!
Conclusioni: Gilmour già in formissima nei precedenti concerti del 2016, ma qui è sembrato in stato di grazia, forse ispirato dalla magia del posto! Tutti gli assoli sono stati allungati e sono stati tutti molto taglienti e aggressivi e, ovviamente, meravigliosi! Non nego di aver sperato fino all’ultimo in echoes, ma va bene così. Concerto che rimarrà nella storia! Un ringraziamento speciale a Giain, Piopieri e Massimo, per aver condiviso insieme a me, questa emozione!”

Cm52Di4WcAAS7fJUna piccola curiosità: quando il pubblico durante il concerto ha chiesto con insistenza “Echoes”, David si è fermato un attimo e ha detto: “Echoes era una sorta di dialogo fra due persone: Rick ed io. Ora lui non c’è più per cui è impossibile suonarla“. Personalmente non potrei essere più d’accordo. Mi sembra inopportuno chiedere una canzone che ormai da tanto tempo si sa che David non eseguirà più. Anche il bassista Guy Pratt ha postato su facebook qualcosa a riguardo: “E ‘stato davvero fastidioso la quantità di persone che continuano a chiedermi o che mi diceva che avrebbe dovuto suonare Echoes a Pompei. David ha riassunto perfettamente la notte scorsa sul palco quando ha detto “Echoes è una conversazione tra 2 persone, e Rick è morto, quindi non siamo in grado di suonarla.” Tutti coloro che non capiscono questo stanno mostrando un incredibile mancanza di rispetto a Rick“.

A questo link il video di Wish You Were Here da Repubblica.it

A questo link il servizio del Tg1

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Shine On!

DAVID GILMOUR: POMPEI

L’evento che tutti stavamo aspettando è arrivato: dopo aver trascorso un paio di giorni in relax a Ravello sulla Costiera Amalfitana, David Gilmour ha suonato all’Anfiteatro di Pompei! Il concerto è stato ripreso dalle telecamere, molto probabilmente per realizzare una sorta di sequel dell’evento dei Pink Floyd nel 1971.

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Questa la scaletta di Giovedì 7  e Venerdì 8 Luglio:

Primo set: 5am, Rattle That Lock, Faces Of Stone, What Do You Want From Me, The Blue, The Great Gig In The Sky, A Boat Lies Waiting, Wish You Were Here, Money, In Any Tongue, High Hopes.

Secondo Set: One Of These Days, Shine On You Crazy Diamond, Fat Old Sun, Coming Back To Life, On An Island, The Girl In The Yellow Dress, Today, Sorrow, Run Like Hell

Encore: Time / Breathe (reprise), Comfortably Numb.

CLICCA QUI per la recensione dello show!

David Gilmour: “È un posto fantastico e straordinario perché è stato mantenuto esattamente com’era. Ci sono tanti altri siti: se visitate un altro tipo di siti in giro per il mondo, vi accorgerete che sono molto danneggiati da quello che è successo da quando sono stati abbandonati. M questo è stato come sigillato: è come se fosse stato costruito ieri. È un luogo magico, un posto di fantasmi… In modo amichevole. Sono molto onorato e ispirato dall’essere tornato a Pompei. Qui mi sento al sicuro, è come se fossi a casa. All’epoca suonammo alcuni brani più volte. Eravamo ripresi, il che significava poter anche interrompere le riprese per ripetere di nuovo le canzoni. […] Adrian Maben venne da noi con l’idea. E pensammo: ‘Beh, perché no?’. Ma nessuno di noi pensava che quel progetto sarebbe stato accolto così positivamente e che sarebbe rimasto nella mente delle persone per tutto questo tempo. È tutto merito suo. La sua idea è stata fantastica“.

A questo link una bella intervista di Gilmour a Rolling Stone!

(altro…)

RECENSIONI: DAVID GILMOUR RATTLE THAT LOCK

12030519_10154207657478574_5640598838950321948_oRattle That Lock è un album solista di David Gilmour, questo è quello che bisogna ricordarsi prima di ascoltare il disco. E lo dico fin da subito, in un ipotetico “best of” di David Gilmour da questo album io ci prenderei almeno 5 traccie, e non è poco, visto i dischi che stanno uscendo negli ultimi anni. Chi si ostina a paragonare le carriere soliste di artisti con alle spalle nomi importanti come Pink Floyd, forse non capisce che in un gruppo, con l’andare del tempo, puoi essere “limitato”, e non fare cose che magari ti piacerebbe provare, qualcosa di nuovo, per esempio in Rattle That Lock David ha voluto provare un’esperienza Jazz e Valzer, poi i risultati saranno anche discutibili ma resta il fatto che questo è il suo disco, non dei Pink Floyd e ha registrato quello che si sentiva di farci ascoltare.

La traccia di apertura è 5 am, classico brano  d’atmosfera, potrebbe starci benissimo in “The Division Bell” da quanto è bello, David qui usa la Gibson Les Paul in modo magistrale, con il classico accompagnamento d’orchestra diretta da Zbigniew Preisner. La rivista Rolling Stone (che ha stroncato il disco dandogli 2 stelle) dice in poche parole che fa sempre lo stesso assolo, sinceramente, se il disco fosse tutto come questa canzone, io non mi stancherei mai di ascoltarlo. David Gilmour è uno dei pochissimi artisti che può copiare da se stesso, e non penso gli si possa fare una colpa per questo. La titletrack Rattle That Lock è già da parecchio tempo che la possiamo ascoltare, ha creato pareri diversi, anche per l’ispirazione che ha avuto, il jingle della stazione ferroviaria francese… Resta il fatto che è orecchiabile e uno dei pochi brani ad essere adatto ad un passaggio radiofonico. Faces Of Stone è un pezzo dal sapore Valzer, ma contiene degli assolo tra i più belli di David con un suono che certa gente “darebbe via un rene” per poter avere e soprattutto un testo importantissimo. La canzone è su sua madre e alla malattia che la ha colpita. Essendo io stato coinvolto in prima persona con mia nonna (una seconda mamma per me..) affetta dalla stessa malattia, Alzheimer e Demenza, posso dire che per scriverci sopra una canzone, ci vuole molto coraggio. Fidatevi, chi non ha passato l’esperienza di un caro con questa malattia non potrà mai capire il dolore che si prova. A me la canzone ha commosso ed è una delle più belle del disco. Si prosegue con un altro brano da pelle d’oca: A Boat Lies Waiting dedicato a Richard Wright. Il brano è stato unanimamente riconosciuto come uno dei più toccanti del disco, i cori sono di David Crosby e Graham Nash. Altre parole sono superflue. Dancing Right In Front Of Me, musica e testi interamente di David Gilmour, è un brano più “leggero”, scivola via piacevole con un piccolo cambio d’atmosfera quasi jazz nel mezzo del brano. Gran lavoro dell’orchestra, sembra quai di risentire il “Live in Gdansk”, dove orchestra e chitarra si mescolano perfettamente. La seconda parte di Rattle That Lock si apre con il fischio di In Any Tongue: capolavoro. Avevamo già avuto modo di ascoltarne un estratto parecchio tempo fa e subito era sembrata una nuova “Comfortably Numb”. Dal vivo fa forse ancora più impressione che in studio, la parte cantata “alta” dal vivo la cantano i coristi mentre su disco la canta (paurosamente bene) David. Per un tema importante come quello della guerra, la canzone è perfetta, l’assolo vorresti non finisse mai… Questa canzone non sfigurerebbe affatto in un disco a nome Pink Floyd. A questo punto c’è lo strumentale Beauty, a me è piaciuto subito, mi ha ricordato certe atmosfere di “Obscured By Clouds” e “The Endless River” dei Pink Floyd, uno dei pezzi più belli del disco. The Girl In The Yellow Dress è un brano dal sapore jazz, forse il meno amato del disco, personalmente non sono un amante del genere e non mi sento in grado di giudicare un brano Jazz, resta il fatto che David non si era mai addentrato in questo genere, e anche quando la propone dal vivo la reazione è “tiepida” rispetto ad altre canzoni. Paradossalmente è ritenuta da David steso uno dei brani più belli del disco. Today è il secondo singolo estratto dall’album (prossimamente uscirà anche il video), a molti è piaciuto più del primo singolo “Rattle That Lock”. Il brano è uno di quelli che Phil Manzanera ha creato mettendo insieme dei “bozzetti” di canzone creati da David. Sa quasi di “anni 80”, per i miei gusti un pò troppo esagerati i cori, dal vivo rende molto di più. L’album si chiude con And Then… , un’appendice di “5 am” più complessa e articolata, sempre molto d’effetto. Da lacrime agli occhi l’ultimo assolo alla chitarra Taylor con corde in nylon. Il disco si chiude con il rumore di un camino acceso… Ripeto che io non mi stancherei mai di ascoltare questo genere di canzoni.

In definitiva una delle prove più convincenti della carriera solista di David Gilmour, superiore ad On An Island seppur con qualche “difetto” minore come aver sfumato tutte le canzoni. Personalmente mi sento di consigliare questo disco non tanto per l’opera in se (ogni canzone dell’album può essere ascoltata singolarmente e non è necessario ascoltarlo dall’inizio alla fine per aver un senso compiuto) ma per dei piccoli capolavori che meritano di essere assolutamente ascoltati. Meglio se in cuffia o in Blu-Ray con l’edizione 5.1 Dts.

Grazie di continuare a  regalarci emozioni, David.. E non farci aspettare altri 9 anni, in questo mondo c’è bisogno di te!

Contenuti Extra versione cd+dvd* / cd+bluray

*molte persone hanno segnalato un problema con i sottotitoli in Italiano sbagliati nella versione Dvd. Per la versione Blu-Ray nessun problema riscontrato.

AUDIO-VISUAL

Barn Jam 1, 2, 3 e 4. Sono delle jam create nel 2007 con il compianto Rick Wright, se potete ascoltatele, solo queste meritano davvero i soldi spesi in più per avere la versione Deluxe.

THE ANIMATORS – ALASDAIR + JOCK (Documentary) e THE ANIMATORS – DANNY MADDEN (Documentary) sono due mini-documentari sulla realizzazione dei video delle rispettive Rattle That Lock e The Girl In The Yellow Dress; presenti alla fine di ogni documentario anche i relativi video completi.
POLLY SAMSON & DAVID GILMOUR AT THE BORRIS HOUSE FESTIVAL OF WRITING & IDEAS  (Documentary) è un bellissimo speciale in cui David e Polly parlano sull’ispirazione dell’album e il metodo compositivo dei due. Tra risate e rivelazioni un inaspettato documentario, senza cui non sapremmo che è Polly ad incoraggiare David a scrivere testi per conto suo!

THE MAKING OF THE RATTLE THAT LOCK ALBUM: è il documentario già pubblicato sul canale YouTube di David Gilmour ampliato e sottotitolato.

AUDIO ONLY

RATTLE THAT LOCK Extended Mix contiene alla fine della canzone un assolo di chitarra più lungo.

THE GIRL IN THE YELLOW DRESS Orchestral Version è una suggestiva versione della canzone con solo voce ed orchestra.

RATTLE THAT LOCK Youth Mix12” Extended Radio Dub è una versione remixata della title track, se ne poteva anche fare a meno (a mio parere).

RATTLE THAT LOCK Radio Edit è la versione radiofonica della title track

Se volete ripercorrere la genesi di Rattle That Lock dalle prime indiscrezioni fino all’uscita clicca qui. Per i chitarristi qui troverete le guide ai setup usati da David. Clicca qui per la pagina di Giampaolo Noto, clicca qui per la pagina di Gilmourish.

Shine On!

RECENSIONI: PINK FLOYD “THE ENDLESS RIVER”

713FDVjpbqL._SL1500_2Quando ho aperto questo blog, mai, e ripeto mai avrei pensato di scrivere questo articolo: la recensione a un nuovo album dei Pink Floyd. Ma scherziamo? Mi sarei aspettato di tutto, dai nuovi album solisti a qualche pubblicazione live o rara, ma quel 5 luglio 2014 Polly Samson non la pensò così e fece l’annuncio su Twitter che un nuovo album a nome Pink Floyd era in uscita, che dio mi strafulmini a me si fermò il cuore, e da li all’uscita è sempre stata un’emozione vivere ogni piccola indiscrezione che saltava fuori in rete, fino alla sudata pubblicazione. Devo ammettere che dalle premesse non sono mai stato abbastanza sicuro della riuscita del progetto, per vari motivi, dal fatto che un album prevalentemente strumentale potesse non piacere alla “massa” al fatto che l’album sia stato fatto con sovraincisioni delle registrazioni del 1993/94 scelte da Phil Manzanera. Per me i Pink Floyd sono sempre stati una grande canzone che iniziava con Astronomy Dominè e finiva con High Hopes, quindi il pensiero di un nuovo album è stato come un fulmine a ciel sereno che mi ha reso anche timoroso: avevano chiuso in bellezza con un album (The Division Bell) all’altezza del nome ed un insuperabile tour live da “paese dei balocchi”… Ma ora a noi: “The Endless River“.

Partiamo dalla copertina: discutibile. Appena è apparsa ha suscitato grandi discussioni (come poteva non essere altrimenti?), moltissimi appassionati sono rimasti delusi , personalmente il mio primo pensiero è stato “ma che caxxx?“, non me l’aspettavo, immagine molto pulita e non di particolare “fascino”. Ma sinceramente dopo un pò di tempo mi sta piacendo sempre di più, certo non potrà competere con le altre copertine create dal mito Storm Thorgerson ma avere un’altra immagine allo stesso livello delle precedenti a mio avviso sarebbe stato impossibile, almeno senza deludere nessuno! Certo un giorno sarei curioso di vedere le altre 59 immagini/idee prese in considerazione per la copertina.

Ed ora addentriamoci nella musica. Per prima cosa vorrei fare un plauso alla casa discografica per aver fatto uscire un’edizione deluxe dal principio, con il missaggio in 5.1 ed extra vari senza aver aspettato magari un anno e aver dovuto ricomprare il disco solo per  aver pochi extra in più. L’album è diviso in 4 parti e va ascoltato a mente aperta, se in alcuni momenti il suono puramente “Floyd” si sente, in molti altri è un disco completamente “diverso”, molto ambient e chi diceva che “non è quello che i fan si aspettano” aveva ragione. Qui di seguito vengono descritte le 4 suites, brevemente, perchè non ho voluto fare un elenco passo a passo di quello che accade sul disco, cercate di ascoltarlo e capirete…

PARTE 1

Il disco parte con Things Left Unsaid che rimanda molto a Cluster One da The Division Bell, in sottofondo ci sono le voci di Wright che pronuncia la frase “There’s certainly an unspoken understaning… There’s a lot of things unsaid” (C’è sicuramente un tacito accordo… Ci sono un sacco di cose non dette) e la voce di Gilmour che dice “We shout and argue like everyone else” (Noi gridiamo e sosteniamo come tutti gli altri), infine quella di Mason: The sum is better than the parts” (La somma è migliore rispetto ai singoli componenti). Un inizio in pieno stile Floyd. Poi attacca It’s What We Do e si inizia a fare sul serio con atmosfere alla Shine on you crazy diamond / Welcome To The Machine e la chitarra di Gilmour con effetto whammy che rimanda a Marooned. La prima parte si chiude con Ebb and Flow, Wright al piano e Gilmour alla chitarra con l’effetto Ebow.

PARTE 2

Sum inizia come l’intro di Coming Back To Life ma presto l’atmosfera cambia con la grancassa ossessiva di Mason e la slide di Gilmour, sembra quasi una nuova One Of These Days… Poi arriva Skins dove Mason è il protagonista assoluto con un “drumming” notevole, quasi come la parte 3 di The Grand Vizier’s Garden Party da Ummagumma. Unsung è un piccolo intermezzo di un minuto che come The Last Few Bricks da The Wall fa da ponte per la canzone successiva. La parte 2 si chiude con “Anisina“: è stata ascoltata online già da tempo ed è la canzone che sui social network ha fatto più scalpore per il fatto di essere o meno “floydiana”. La canzone ruota attorno ad un giro di piano suonato da David Gilmour, molto “banale” (passatemi il termine) in cui mano a mano entrano la slide guitar sempre di Gilmour (che suona anche il basso), il sax e il clarinetto di Gilad Atzmon. Il brano chiude su un assolo con una bella distorsione di Gilmour e sfuma con il sax come la fine di “Shine On You Crazy Diamond”.

PARTE 3

The Lost Art of Conversation è un dialogo tra il piano di Wright e la chitarra di Gilmour di breve durata che confluisce in On Noodle Street con in primo piano il Fender Rhodes di Wright. Il basso di Guy Pratt fa sembrare il brano molto vicino alle Barn Jam pubblicate sul “Live In Gdansk” di David Gilmour. Night Light è un passaggio molto ambient con il sinth di Wright e la chitarra di Gilmour con l’effetto Ebow fino ad arrivare alla più “rumorosa” Allons-y (1) che si basa su un riff di chitarra che rimanda molto a “Run Like Hell” in cui sono sovraincise sempre chitarra slide e assoli di Gilmour. Ed ecco arrivare un piccolo capolavoro: Autumn ’68 con l’organo della Royal Albert Hall di Rick in primo piano e la chitarra di Gilmour a fargli da “eco”. La canzone confluisce in Allons-y (2), praticamente un”reprise” della parte 1. La Parte 3 finisce con Talkin’ Hawkin’: piccola gemma di rara bellezza. Atmosfera sospesa e cori di sottofondo che sembrano spingerti in un altra dimensione. Stephen Hawking recita: “Il Dialogo ha permesso la comunicazione di idee, consente agli esseri umani di lavorare insieme per costruire l’impossibile. I più grandi successi del genere umano sono avvenuti parlando. Le nostre più grandi speranze potrebbero diventare realtà in futuro. Con la tecnologia a nostra disposizione, le possibilità sono senza limiti. Tutto quello che dobbiamo fare è essere sicuri che si continui a parlare“.

PARTE 4

L’ultima parte di The Endless River inzia con Calling, con sonorità alla “Orb”: 3 minuti di puro viaggio psichedelico. Eyes To Pearls continua l’atmosfera della traccia precedente ma si aggiungono mano a mano chitarre, batteria e gong che rimandano ad Atom Heart Mother. Il riff di chitarra ossessivo di Gilmour fa sembrare la traccia simile a The Narrow Way Pt2 da Ummagumma. L’atmosfera sale, si sente che sta per succedere qualcosa. Arriva Surfacing con un intro simile a Poles Apart ma questa volta in sottofondo ci sono anche i cori di Gilmour e Durga McBroom. L’album si chiude con la ormai famosa “Louder Than Words“, abbiamo avuto la possibilità di ascoltarla per radio già dal 9 ottobre e ad un ascolto più approfondito mi sento di dire che è veramente bellissima. Una ballata malinconica dal suono puramente Pink Floyd di Gilmour/Wright/Mason. Magari non sarà del livello di High Hopes ma risentire la voce di David che chiude la storia musicale dei Pink Floyd fa venire la pelle d’oca, gli occhi lucidi e una malincoinia sconfinata. Molto belli i cori di sfondo con la voce di David su tutte, il suono del piano di Rick è fantastico con certi passaggi che richiamano ad Echoes e l’assolo finale… bè: lascio a voi i commenti. Il testo è ad opera di Polly Samson che cerca di racchiudere la storia musicale dei Pink Floyd e della loro magia nel momento in cui creano musica insieme. Da notare che al minuto 6.03 di Louder Than Words si sente un voce “metallica” che pronuncia delle parole di difficile comprensione, non si capisce bene e non so se è veramente così ma è bello pensare che dica “Go To Heaven… Wright“.

CONTENUTI EXTRA VERSIONE DVD o BLU-RAY

Audio/Visual: Anisina è una versione differente da quella presente sul disco in quanto non sono presenti nè il sax e clarinetto nè gli assoli di Gilmour. Il video è composto sia da immagini dalle session del 1993/94 che da David in studio di registrazione a suonare il pianoforte. Untitled è un bellissimo video registrato nella sala dell’Astoria. Canzone strumentale di poco superiore al minuto in cui salta all’occhio soprattutto la complicità musicale tra David e Rick, si cercano con gli sguardi e quello che salta fuori è pura magia “floydiana”. Peccato duri così poco. Evrika (a) ed Evrika (b) sono praticamente le prove di “Wearing Inside Out”. La (a) è un video di David mentre cerca l’ispirazione per l’assolo registrato all’Astoria mentre la (b) è registrata insieme a Guy Pratt, Nick Mason e Richard Wright agli Olympic Studios. Nervana è una canzone del tutto inaspettata, quasi “rumorosa” ed inizia con un riff di David e gli altri gli vanno dietro poco a poco. Allons-y è quasi uguale alla versione su disco, una versione di prova con telecamera puntata dietro Rick sullo studio di registrazoine.

AudioTBS9 e TBS14 sono dei bellissimi frammenti audio strumentali stile Barn Jam. (Molto probabile che il titolo stia ad indicare The Big Spliff) mentre la versione di Nervana è molto simile a quella audio/visual, forse registrata meglio e con più assoli.

GIUDIZIO FINALE

All’inizio sono rimasto quasi spiazzato, ma dal terzo, quarto ascolto si comincia davvero a capire il valore di quest’opera, che se non approfondita a dovere può sembrare un’accozzaglia di suono messi lì per puro caso. Così non è. Fidatevi. Non ci saranno gli assoli più ispirati di David Gilmour, ma ho la sensazione che si sia voluto deliberatamente mettere lui al servizio di Richard Wright, che è indubbiamente il protagonista dell’album. E non poteva essere altrimenti essendo a lui dedicato. Se amate i Pink Floyd dovete assolutamente ascoltare questo disco. Non so se Polly Samson aveva ragione nel dire che questa musica non aveva bisogno di parole, resta il fatto che non se ne sente la mancanza. Questo album è come una specie di sguardo indietro a quello che i Pink Floyd hanno creato, ma allo stesso tempo uno sguardo al presente e al futuro per ribadirci una volta di più che noi abbiamo bisogno di loro. Potrà piacere o meno al grande pubblico, ma ai fan piacerà di sicuro. In definitiva le emozioni che ci hanno fatto provare in questi mesi sono il testamento dei Pink Floyd e del loro potere. Notti in bianco a pensare a questo ultimo evento colossale e a quel maledetto 7 novembre che sembrava non arrivare mai. “The Endless River” rappresenta una boccata d’aria fresca in un ambiente musicale che non ha più niente da dire da ormai tanto tempo. Ascoltare nuove canzoni da questi “mostri sacri” della musica, seppur non a livello della miglior produzione della band, è la cosa più bella e inaspettata che potesse capitarci.

Voto: 8/10

Se volete dare un’occhiata alla “genesi” di “The Endless River” potete rileggervi l’articolo dell’annuncio, dal primo tweet di Polly Samson fino alle ultime indescrizioni e l’annuncio ufficiale con tutti i dettagli!

P.s. Un’ultimo pensiero su chi critica questo album: naturalmente ognuno ha il suo pensiero ed io considerandomi abbastanza obbiettivo capisco tutti i motivi di chi crede che questo album non doveva uscire. Bè ragazzi non comprate l’album, punto. Non c’è bisogno di insultare (come succede spesso su Facebook) chi ha aspettato questo momento da 20 anni. Molti sono dell’idea che i Pink Floyd siano finiti nel 1979, altri nel 1971 e altri ancora addirittura nel 1967: i Pink Floyd proprio come ogni essere umano sono cambiati, si sono evoluti e hanno continuato ad esistere fino ad ora. Quindi (come li ha definiti qualcuno) se prima come leader c’era Syd Barrett –il pifferaio magico alle porte dell’alba– e poi Roger Waters –un uomo con così tanti incubi da costruirci un muro-, dal 1985 ad oggi abbiamo David Gilmour –l’operaio che tiene aperta la fabbrica dei sogni-. Ed io amo incondizionatamente ogni album, epoca e membro.

PINK FLOYD, GRAZIE DI ESISTERE!

Shine On!

Ed ecco il video di “Louder Than Words” Radio Version: 

Alcune immagini che durante questi ultimi mesi hanno accompagnato l’uscita di “The Endless River“:

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